MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma
CAMPAGNA (Salerno) - Matrimonio annullato perché lei non era a conoscenza che il marito facesse uso di sostanze stupefacenti. La sentenza è della Corte di Appello di Salerno che, con una decisione di cui non risulterebbero precedenti specifici, si è uniformata all'annullamento del Tribunale ecclesiastico. Protagonisti della vicenda due giovani originari di Campagna, nel Salernitano i quali, dopo il matrimonio celebrato nel 1993, si erano separati per la scoperta, fatta dalla donna, che il marito usava droghe leggere.
LA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO - Dopo l'annullamento disposto dal Tribunale ecclesiastico, i due hanno quindi chiesto che venisse dichiarata efficace, da parte della Repubblica Italiana, la sentenza di nullità del matrimonio concordatario. Da qui la decisione della Corte di Appello di Salerno, che ha accolto la richiesta rendendo efficace, nello Stato italiano, la sentenza ecclesiastica. La donna, «ragazza di provincia cresciuta in una famiglia all'antica - si legge nella sentenza del Presidente relatore Angelo Rossi - voleva che il marito fosse un uomo integro sotto ogni aspetto». Nonostante l'errore sulle qualità personali del coniuge non sia incluso dall'Ordinamento statale come causa di nullità del matrimonio, la Corte ha però confermato che la nullità del Tribunale eccelsiastico non è «in contrasto con l'ordine pubblico». La Corte d'Appello ha quindi accolto la richiesta dei due giovani, dichiarando esecutiva nella Repubblica italiana la sentenza di annullamento pronunciata dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano salernitano.
15 febbraio 2008
Piante di cannabis sequestrate dalla polizia
Roma: coltivano marijuana a casa, tre arresti
ROMA
(14 febbraio) - Tre spacciatori arrestati e una piantagione casalinga
di marijuana sequestrata. E' il bilancio di un'operazione della Polizia
della capitale al Casilino Nuovo, che questa mattina ha portato al
sequestro di 10 piante di marijuana, di cui 5 alte circa un metro, di
mezzo chilo di sostanze stupefacenti, tra marijuana e hascisc e
numerosi strumenti per la coltivazione, come lampade alogene e timer.
Le tre persone arrestate erano fino ad ora incensurate e si tratta di
una coppia di romani di 30 e 24 anni e il fratello diciannovenne del
ragazzo. La coppia era stata condannata ad otto mesi di reclusione, per
detenzione ai fini di spaccio, ma è stata quasi subito rimessa in
libertà, mentre il fartello minore è stato assolto.
Il
dirigente del commissariato, Bruno Failla ha spiegato che «l'operazione
rientra nelle attività di controllo del territorio per l'individuazione
di punti di spaccio nel quartiere. Abbiamo individuato un via vai di
persone in una piazza nei pressi di un bar, che si recavano lì per
comprare stupefacenti e la coppia che spacciava tutte le sere. Nella
perquisizione dell'appartamento abbiamo trovato una serra rudimentale
ma efficace, ricavata in una stanza. Li abbiamo stroncati sul nascere,
poiché pare che spacciassero da dicembre».
Scoperto dai carabinieri con uno spinello
li aggredisce: arrestato un algerino
ROMA
( 14 febbario) - I Carabinieri della compagnia Roma Eur, hanno
arrestato un algerino di 26 anni per resisenza al pubblico ufficiale,
ed ubriachezza molesta. Il giovane, stava confezionando uno spinello,
quando ha visto passare una pattuglia dell'Arma che si stava
avvicinando.
Temendo di essere sorpreso con lo stupefacente,
il 26enne, si è scagliato contro i militari per guadagnare una via di
fuga ed evitare di essere identificato, ma gli agenti sono riusciti, a
bloccarlo e ad ammanettarlo.
L'esagitato algerino, che è stato
trovato in possesso di alcune dosi di hashish, è stato anche segnalato
alle autorità competenti.
Palermo, coltivavano un milione e mezzo
di piante di cannabis: sei arresti
PALERMO
(14 febbraio) - Un milione e 500 mila piante di cannabis sequestrate
coltivate su oltre cinque ettari di terreno a San Giuseppe Jato e San
Cipirello. La maxi piantagione è stata sequestrate dai carabinieri del
Gruppo di Monreale che hanno eseguito sei ordinanze di custodia
cautelare in carcere nei confronti di presunti componenti di della
banda del palermitano.
I provvedimenti sono stati richiesti
dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I sei
arrestati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata
alla produzione e al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo
mafioso.
I medici legali della procura dicono che Aldo morì per un aneurisma. Cause naturali dunque. Ma troppe zone d’ombra dai contorni confusi restano senza risposta. Tocca ora al magistrato decidere come procedere per scoprire una verità senza macchie e interrogativi.
Aldo Bianzino morì per cause naturali. La perizia medico legale depositata dai dottori Anna Aprile e Luca Lalli sembra non avere grandi dubbi e tutti i dati "depongono per una emorragia sub-aracnoidea dovuta a rottura aneuristica" che produsse "un’insufficienza cardio-respiratoria". Che uccise Aldo. Inoltre il suo corpo non riporta traumi evidenti il che fa scrivere ai due medici che "la possibilità che Bianzino possa avere subito un insulto traumatico anche modesto in grado di produrre la rottura dell’aneurisma cerebrale deve essere considerata un’ipotesi non supportata da alcun dato biologico".
Un trauma per la verità c’è, al fegato. Che risulta strappato e lacerato. Ma, come attesta la letteratura medica, casi di massaggio cardiaco che hanno portato a questi risultati, pur se rari, ne se trovano.
Aldo Bianzino entrò nel carcere Perugino di Capanne il 12 ottobre dell’anno scorso. Stava bene. Era "calmo e tranquillo". Poi la mattina del 14 un aneurisma, un piccolo rigonfiamento di un vettore sanguigno, esplode. Viene soccorso alle 8 dopo che una guardia si accorge del suo corpo inanimato sul lettino della cella. I medici del carcere le provano tutte: gli fanno anche un massaggio cardiaco che dura 22 minuti. Inavvertitamente gli fanno a pezzi il fegato. Ma non c’è nulla da fare. Quando arrivano i dottori del 118 c’è solo, alle 8.30, da constatare il decesso. Tutto è chiaro, limpido quasi certo.
La perizia ammette alcune zone d’ombra. Si spinge addirittura a scrivere che "può ascriversi a lata ipotesi" l’idea che Aldo "possa essere stato colpito con modalità in grado di mascherare lesività esterne". Suggerisce che forse, visto che tra l’emorragia e la morte passarono alcune ore, da due a otto, qualcosa si poteva fare pur se resta difficile determinare cosa. Forse.
In buona sostanza Bianzino aveva nel corpo una bomba a tempo che prima o poi sarebbe esplosa: fu colpa del carcere se accadde in quel momento? La perizia non sembra escluderlo ma esclude che vi sia stato un evidente elemento scatenante. A restare alle parole fredde della perizia, e ai commenti a caldo delle guardie penitenziarie di Capanne che hanno accolto con sollievo le conclusioni dei due medici incaricati dalla procura, tutto sembra procedere senza una grinza. Un uomo condannato dal suo destino vascolare entra in carcere così come sarebbe potuto entrare in pasticceria.
La bomba a tempo lavora contro di lui. Esplode quando meno se la aspetta. Muore nel suo letto forse senza un lamento chissà se chiamando aiuto (gli altri detenuti dicono che lo fece) durante un lasso di tempo di due-otto ore. Sconvolto decide anche, chissà come, di mettersi completamente nudo. O furono i medici a spogliarlo forse cercando l’origine del male oscuro in momenti di tensione che, per massaggiargli il cuore, fecero loro lacerare il fegato a un uomo già morto? Il 118 lo trova nudo in corridoio, altra bizzarria descritta dai referti.
Alle 8.30 ne constata il decesso e poi però, tre quarti d’ora dopo, un funzionario del carcere va a chiedere a Roberta Radici se suo marito ha inghiottito qualcosa perché è in coma. Una finzione apparentemente senza senso per una morte naturale. Ma tutto ciò è ora compito del magistrato che ha in mano una perizia che non risolve se non il particolare che Bianzino morì di aneurisma. Una sacca di sangue che si rompe per maturità o per un aumento della pressione arteriosa dovuto, dice la letteratura, a svariate cause: dall’attività sessuale a un forte stato di tensione emotiva, di ansia. Dopo tanti "si dice" la perizia medica adesso c’è. Ma troppe domande restano ancora senza risposta.
Due giorni fa Roberta Radici ha incontrato Franca Rame. L’ex senatrice le ha promesso che seguirà il suo caso con attenzione e farà tutto il possibile per aiutarla nella sua ricerca della verità sulla morte del compagno. La Rame aveva già annunciato la sua intenzione di dare vita ad un grande spettacolo teatrale, i cui proventi saranno devoluti interamente ai figli ed alla compagna di Aldo.
La perizia è "generica e lacunosa"secondo Massimo Zaganelli, legale di Roberta Radici: "lascia aperti troppi interrogativi. E non mi piace un clima orientato a una generica omissione di soccorso per la quale tutto si può risolvere in sede civile. Paga lo stato e il caso è chiuso"
La perizia esclude traumi e dice che Bianzino morì per un aneurisma...
Cominciamo dai traumi. La perizia parla chiaramente di quelli al fegato: distacco e lacerazione.
Dovute a massaggio cardiaco...
Si citano autorevoli ricerche scientifiche ma bisogna leggerle: casi rarissimi che lasciano del tutto indifferenti. Si può escludere un evento violento perché nella letteratura c’è qualche caso di massaggio mal fatto?
Ma fu l’aneurisma la causa della morte…
Possibile certamente, ma la stessa perizia fa emergere molteplici casi che possono produrlo. Quale fu per Bianzino l’elemento scatenante? Non certo uno "stress" per limitazione della libertà. Tutti sanno che nel suo caso si esce di prigione dopo due giorni. E Bianzino, al suo ingresso in carcere era, "calmo, lucido, collaborante....". Poi però quella notte succede qualcosa. Cosa? Pare che sia uscito dalla cella almeno tre volte... Ma c’è altro.
Cosa?
Bianzino viene trovato dai medici del 118 nel corridoio vicino alla cella. Nudo. Nudo e in corridoio? E come si spiega la cicatrice nella regione sacrale che compagna, moglie e figli dicono di non avere mai visto? Troppi misteri irrisolti che vanno oltre la perizia, alla quale manca, mi lasci dire, il parere di un neurochirurgo.
Come che sia ci fu omissione di soccorso?
Se lei vuol dire che Bianzino poteva essere salvato, mi pare evidente. Un aneurisma, preso in tempo, e qui si la letteratura aiuta, può essere fermato. Clippato, come si dice. La perizia ammette che, dal momento iniziale al decesso potrebbero essere passate da due a otto ore. Un tempo enorme. Cosa accadde in quel lasso di tempo?
In caso di archiviazione?
Ci opporremo. Bisogna vederci chiaro in queste zone d’ombra che restano al momento troppo estese
LOS ANGELES - Il visto per gli Stati Uniti è arrivato troppo tardi, ma la forzata assenza non ha impedito alla cantante britannica Amy Winehouse di stravincere alla cinquantesima edizione dei Grammy Awards, gli Oscar della musica: ne ha vinti cinque.
La Winehouse,24 anni, ha vinto i premi della canzone dell'anno, artista rivelazione dell'anno, disco dell'anno, miglior interprete pop femminile, miglior album pop. Dopo il conferimento dei premi, l'artista ha cantato via satellite da Londra.
Non era a Los Angeles perché le era stato rifiutato il visto per gli Stati Uniti e quando finalmente è arrivato, la cantante, appena uscita da una clinica per trattamenti di disintossicazione, ha detto che ormai era troppo tardi per partire.
Gianluca Grignani: si', ho usato cocaina
Gianluca Grignani
torna a parlare, dopo un anno e mezzo di silenzio, dell'indagine della
polizia sul traffico di cocaina che lo ha visto coinvolto lo scorso
agosto.
Diritto alle cure per detenuti anche se dipendenza e' solo psicologica
La sua dipendenza dalla cocaina e' meramente psicologica, e non piu'
fisica, come hanno accertato i medici del carcere di Pavia e quella
dipendenza e' sufficiente per ottenere la scarcerazione e darle accesso
all'affidamento terapeutico. Protagonista della vicenda e' una donna di
43 anni con una condanna per traffico di stupefacenti che sarebbe
scaduta nel marzo dell'anno prossimo, e che ora e' libera di lavorare
di giorno in un ristorante dell'hinterland di Milano con il solo
obbligo di tornare a dormire in una comunita' e soprattutto di
sottoporsi alle cure per disintossicarsi pienamente.
SYDNEY
(6 febbraio) - Non solo polmoni e memoria. La cannabis danneggia anche
le gengive. A indicarlo è una ricerca neozelandese della Scuola di
Medicina di Dunedin pubblicata sull'ultimo numero della rivista
dell'American Medical Association. I ricercatori hanno seguito oltre
900 persone di età fra 18 e 32 anni, monitorando regolarmente il loro
consumo di cannabis e i controlli dentari. E' la prima volta che una ricerca
dimostra i danni della cannabis sulle gengive. In passato si era
indicato soltanto il fumo di tabacco come causa della malattia
peridentaria.
Quali sono i rischi. Secondo lo studio la
malattia peridentaria che fa retrocedere le gengive e, nei casi più
gravi, causa la perdita dei denti, colpisce più severamente chi fuma
più spesso: una persona su quattro ha contratto una condizione cronica
entro l'età di 32 anni. La malattia peridentaria colpisce normalmente
persone di mezza età ed è la seconda causa di perdita dei denti dopo le
cavità.
I dati. La malattia si è manifestata nel 6,5% dei
casi nei non fumatori di cannabis, nell'11% fra chi fuma spinelli
occasionalmente, e nel 24% fra chi ha ammesso di fumare cannabis
regolarmente sin dall'età di 18 anni. Fra i fumatori abituali, ossia
quelli che fumano in media 41 o più spinelli l'anno, fra 18 e 32 anni,
il rischio di contrarre la malattia è del 60% superiore alla media
della popolazione.
L'appello del ricercatore. Secondo
il ricercatore Murray Thomson «le autorità sanitarie, i dentisti e i
medici dovrebbero intervenire per sollevare la consapevolezza della
forte probabilità che chi fuma regolarmente cannabis causa danno ai
tessuti che sostengono i denti».
MILANO (6 febbraio) - Mohamed Zaafarani,nordafricano, è stato condannato oggi a 24 anni di reclusione . La sentenza è stata emessa, dalla quarta corte d'appello, davanti alla quale sono stati giudicati 4 immigrati , accusati di associazione a delinquere, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Due degli imputati hanno chiesto il patteggiamento e hanno avuto condanne da 7 a 10 anni di reclusione, ma le condanne più pesanti sono andate a Zaafarani e a Farid Ferchid a cui sono stati dati 21 anni di reclusione. Alla lettura del dispositivo, da parte del presidente Cesare Beretta, gli imputati hanno alzato la voce, protestando.
ROMA
(31 gennaio) - Quattro pitbull e cento serpenti per proteggere la droga
in una insospettabile villa a Roma. È quanto si sono trovati davanti,
la scorsa notte, i carabinieri della compagnia Eur che hanno fatto
irruzione nella villa arrestando poi il proprietario ed un altro
complice. Gli investigatori dei carabinieri hanno sequestrato 10 chili
di hashish e un centinaio di dosi di cocaina, oltre ad una pressa ed al
materiale per il taglio dello stupefacente.
Nell'operazione
antidroga è stata necessario l'intervento delle unità cinofile e di
personale altamente addestrato che ha avuto il compito di distrarre i
quattro bitbull e tenere a bada i cento serpenti.
(da Il Messagero)
E' giovane, maschio, fa uso soprattutto di cannabis ma non disdegna i
mix anche con l'alcol, usa le sostanze in modo occasionale, e' single,
per lo piu' occupato o studente. Questo l'identikit dei consumatori di
sostanze stupefacenti segnalati alle prefetture -tra cui sono sempre
piu' numerosi i minorenni- contenuto in uno studio del Ministero
dell'interno che analizza i mutamenti del consumo di droga negli ultimi
15 anni (dal '91 al 2006) da quando la legge 309 del 1990 ha istituito
i Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze delle Prefetture (Not).
Gli attivisti dell'Xm24
di Bologna accusano duramente l'Amministrazione comunale dopo che, due
giorni fa, un ragazzo e' morto di overdose proprio a pochi metri dal
loro centro sociale, nell'area dismessa dell'ex mercato ortofrutticolo
di via Fioravanti. Poche ore dopo, inoltre, nel quartiere Porto
un'altra persona in overdose era stata salvata per un soffio
dall'intervento del 118. "La responsabilita' principale- si legge in
una nota dell'Xm24- va ricondotta ad un'ideologia proibizionista dalla
legge Fini-Giovanardi, che condanna all'invisibilita' sociale e
all'isolamento i consumatori di queste sostanze". Cio' non toglie,
pero', che "questo e' anche il risultato del progressivo smantellamento
delle unita' di strada, delle equipe che fanno intervento, informazione
tempestiva e riduzione del danno, che questa amministrazione comunale
sta portando avanti investendo tutto in forze di polizia e
repressione". Scelta che secondo l'Xm24 non paga, visto che in
quell'area abbandonata "lo spaccio d'eroina prosegue indisturbato
giorno e notte", accompagnato da "pratiche di violenze di ogni tipo".
Il vero degrado, prosegue la nota, "consiste nel continuo abbandono di
aree della citta' alla sola logica di una speculazione edilizia
esclusivamente interessata alla crescita della rendita del suolo
edificabile".
ROMA (27 gennaio) - Due componenti dei Negramaro sono stati segnalati dalla Guardia di Finanza all'Ufficio territoriale de L'Aquila perché, fermati per un controllo al casello di Pratola Peligna prima del concerto di sabato sera a Sulmona, sono stati trovati in possesso di pochi grammi di hashish. I finanzieri hanno usato tre unità cinofile che hanno fiutato la presenza di stupefacenti all'interno dell'autovettura del gruppo: i cani sono andati dritti verso due dei giovani musicisti.
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