STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

Quanto tira la classe operaia (da Il Manifesto)
2008/05/15,08:46
Inchiesta
Quanto tira la classe operaia
La cocaina va a ruba nelle fabbriche tra i più giovani. Prima puntata
Alla Sevel in Val di Sangro un operaio su due consuma sostanze stupefacenti. Lo stesso avviene dove l'età media è molto bassa. Si sniffa per reggere «un lavoro e una vita di merda», perché così fan tutti, perché la fabbrica non è più una comunità. Lo spaccio, i furti, i blitz. La polvere bianca cambia il rapporto con il lavoro e il sindacato Al montaggio ci sono stati casi di ragazze che si prostituivano per pagarsi la dose. Adesso meno e solo quando finisce lo stipendio
Loris Campetti
Atessa (Chieti)

 «Il proletariato non è soltanto una classe che soffre... La vergognosa situazione economica nella quale si trova lo spinge irresistibilmente in avanti e lo incita a lottare per la sua emancipazione definitiva». Così scriveva nel 1840 Friedrich Engels nella sua magistrale «Indagine sulla condizione della classe operaia in Inghilterra». E' un'idea semplice quanto straordinaria quella di Engels e Marx, che ha mosso centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il pianeta nel corso dei due secoli alle nostre spalle. Un'idea che ha cambiato il mondo, emancipando grandi masse da una condizione di miseria e subalternità attraverso la lotta di classe, il «motore della storia».
A che punto è la storia, 170 anni dopo l'indagine di Engels? Questa domanda ci è sorta spontanea al termine della nostra inchiesta sul consumo e la diffusione delle droghe nelle fabbriche italiane, e siamo andati a risfogliare i testi classici, memori delle operaie tessili di Manchester poco più che bambine, costrette ad avvelenarsi con «cherry, porto e caffè» per reggere un ritmo di lavoro disumano per 15-16 ore al giorno. Nel 2008 ci sono realtà industriali importanti in cui addirittura il 50% dei lavoratori si fa di cocaina e, in misura minore, di eroina e di ogni sostanza capace di rendere più tollerabile una «vita di merda», o meglio, di far sognare un'improbabile fuga da essa. Di merda è il lavoro così come la normalità delle relazioni in paesi privi di vita sociale, che concedono ben poco alle speranze di futuro e di cambiamento, ci raccontano le tute blu. Ci si fa per lavorare, per sballare, per fare l'amore. Ci si fa alla catena di montaggio, in discoteca con gli amici, a letto con la moglie per migliorare le prestazioni sessuali; poi arriva la dipendenza e con essa lo spaccio per pagarsi la dose. Operai e operaie, capi e sorveglianti, adescati in fabbrica da altri operai: una «pista» nei cessi della fabbrica tanto per provare, l'esaltazione e il cuore che batte a mille, l'adrenalina che all'inizio fa persino aumentare la produzione, infine la consuetudine. Si lavora di notte per guadagnare trecento euro in più, 1.400 invece di 1.100 euro buoni per affrontare l'astinenza e la crisi della quarta settimana. La notte ci sono meno controlli, «tu fai i picchi di produzione e i capi non ti rompono il cazzo». Qualche ragazza può persino arrivare a prostituirsi per pagarsi la dose, per fortuna casi sporadici.
Dall'officina al muretto
Dalla fabbrica la droga arriva nei paesi di provenienza dei lavoratori in una spirale perversa di cui, oltre alle forze dell'ordine, si occupano in pochi: operatori sociali, Ser.T, qualche livello istituzionale. Le aziende nascondono finché possono il fenomeno per salvare la faccia; quando un caso esplode, magari dopo l'ennesimo blitz dei carabinieri, scelgono la repressione attraverso il licenziamento o le «dimissioni spontanee», a volte aiutano il recupero dei tossicodipendenti. I sindacati, anch'essi, rimuovono, cosa che non riescono più a fare i delegati il cui impegno rischia di cambiare natura, assorbito dal lavoro di aiuto ai ragazzi finiti nella spirale. Ragazzi - anche iscritti al sindacato, persino delegati - che non vivono, se non molto parzialmente, il lavoro come emancipazione, come veicolo per costruirsi un futuro, ma come pura fonte di introito per continuare a sniffare coca o a iniettarsi eroina, oppure a fumarla «come fa un gruppo di ragazze del mio turno», dice Arturo che da anni prova a disintossicarsi e ci ricade ogni volta, nonostante il suo appuntamento quotidiano al Ser.T di Pescara. Lui dal sindacato (è iscritto alla Fiom) si aspetta «solo un aiuto per difendermi dai capi che mi ricattano, mi perseguitano, mi danno giorni e giorni di sospensione per poi tenerli nel cassetto e tirarli fuori ogni volta che provo ad alzare la testa». Arturo alterna lavoro in fabbrica, assenze per malattia e molto d'altro per tirare avanti. Ha abbandonato l'università in seguito a un grande trauma, il terremoto al suo paese, San Giuliano di Puglia, e ha cominciato a farsi.
Abbiamo iniziato il nostro viaggio alla Sevel di Atessa, Val di Sangro, Abruzzo. Assegneremo nomi di fantasia a molti interlucutori, ragazzi e ragazze che usano sostanze stupefacenti, delegati sindacali che chiedono l'anonimato, operatori delle forze dell'ordine impegnati nell'antidroga. La Sevel è la principale fabbrica italiana della Fiat per numero di addetti dopo Mirafiori. Vi si costruiscono i furgoni Ducato per la multinazionale torinese e per la francese Psa (Peugeot e Cytroen), un prodotto che non sta risentendo della crisi internazionale dell'automobile. Dalla nascita, nel 1980, la Sevel ha progressivamente aumentato la sua capacità produttiva e oggi dà lavoro a 6.500 persone sui tre turni, mattino, pomeriggio, notte, a cui si aggiungono quasi duemila operai di ditte esterne che operano nel perimetro dello stabilimento e migliaia di addetti dell'indotto. Solo in Val di Sangro sono 10 mila le famiglie che vivono di Sevel, tra i 10 e i 15 milioni di euro al mese che rappresentano la principale fonte di reddito della valle. Inutile dire che al peso economico dell'azienda si aggiunge quello politico. Una situazione per molti aspetti analoga a quella determinatasi in Basilicata con l'arrivo della Fiat-Sata. L'azienda procede con assunzioni massicce - ci racconta la nostra guida, il delegato Fiom Antonio Di Tonno - grandi infornate di ragazzi e ragazze diciottenni selezionati alla bell'e meglio. Il bacino primario ormai non è più sufficiente a soddisfare la domanda Fiat e sono sempre più numerose le assunzioni effettuate in tutto il Chietino, il Pescarese, il Molise, la Puglia, la Campania. Età media bassissima, alto turnover perché qui «si fatica sodo»: «I giovani vivono in modo estraniante il rapporto con la fabbrica e il sindacato, per non parlare della politica. Pensano al pallone, alla pizza, alla discoteca. E alla cocaina. C'è chi fa di tutto per non farsi confermare al termine del periodo di prova, così da poter dire ai genitori: "io ho provato, non è colpa mia se non mi hanno preso". Vuoi per questo atteggiamento, vuoi per una diffusione della droga fuori controllo, adesso la Sevel sta assumendo persone un po' più grandi, tra i 25 e i 28 anni». Tanto i delegati quanto un ufficiale dell'antidroga che in fabbrica è di casa, con blitz notturni alla ricerca quasi sempre fruttuosa di sostanze, valutano che un dipendente su due sia coinvolto con maggiore o minore frequenza e dipendenza nel giro della cocaina. Fino a poco tempo fa, dosi massicce di droga venivano trovate negli armadietti degli operai. Ci raccontano di sequestri di molte dosi di coca, di eroina e mattoni fino a un chilo di peso di hashish. In tanti sono stati beccati, ora tutti si sono fatti più accorti.
Il silenzio è d'oro
Non sempre i rapporti delle forze dell'ordine con la sicurezza aziendale sono idilliaci, così ai blitz interni allo stabilimento si aggiungono quelli fuori, a colpo sicuro. Perché tossici e spacciatori sono ricattabili, ed è da loro che arrivano le soffiate a Ps e Cc. E all'azienda, che talvolta utilizza le spiate per poi compromettere gli spioni facendo a sua volta spiate ai i loro compagni di lavoro. Ci sono stati arresti, ma tutto resta sotto traccia, e la stampa, anche quella locale, tace. La Procura si muove con i piedi di piombo, a volte neanche sostiene il lavoro dei Pm che autorizzano l'utilizzo delle cimici nel tentativo di arginare il fenomeno. «In fabbrica - dice Antonio - è saltato l'ordine. E l'azienda, dopo aver lavorato con costanza a neutralizzare il sindacato, ora lamenta la mancanza di un'interlocuzione con noi, nel senso che non siamo più un interlocutore forte di una conoscenza approfondita della fabbrica, degli operai, dei problemi».
Questi giovani operai e operaie sono completamente diversi dalla classe operaia che conosciamo e raccontiamo. I «vecchi» con vent'anni e più di servizio in Sevel, sono furiosi con le nuove generazioni in tuta blu: «Se le cercano, non vogliono fare un cazzo, ti contattano solo per farsi spostare in postazioni migliori. Sono individualisti e non ci rispettano, la droga li ha svuotati dentro. Invece del lavoro - dicono - hanno in testa la cocaina». Su una cosa vecchi e giovani sembrerebbero uniti: votano in maggioranza a destra, per Fini e Berlusconi, o non votano, anche molti di quelli che avevano investito sul governo Prodi e sono rimasti delusi. Anche qualche iscritto ai sindacati, persino un po' di delegati possono votare a destra: «Con la tessera difendono il salario dal padrone, con il voto a destra lo difendono dallo stato che ci massacra con le tasse». «La fabbrica è diventato un supermercato, si vende di tutto: puoi acquistare un motore Alfa, un paracarro, uno stereo, ogni tipo di droga proveniente soprattutto da Napoli attraverso i camionisti che portano in fabbrica componenti e materiale necessario alla produzione dei furgoni. La roba finisce in mano agli spacciatori interni e, di mano in mano, raggiunge tutti i reparti, poi esce dalla fabbrica e arriva nei paesi dove tutti consumano droghe leggere e tanti, forse addirittura l'80%, si fanno di coca, dai 14 ai 40 anni», racconta un addetto alla repressione esterna e ci confermano i ragazzi con cui parliamo, nonché il segretario della Fiom abruzzese, Marco Di Rocco: «Una piaga sociale».
Ma il processo di trasformazione culturale riguarda innanzitutto la fabbrica: ci si fa sulla linea di montaggio, si sniffa nelle pause vicino all'armadietto e al cesso ci si buca. Qualche volta, ci dice un ufficiale, «sono stati beccati dei ragazzi esaltati che facevano l'amore dentro i furgoni che costruiscono». I furti negli armadietti non si contano, «riescono a svuotarne così tanti perché operano in squadre organizzate», ci dice un altro delegato. Ma spariscono anche i sifoni dei bagni, gli specchi. «Tutto per quattro soldi, per un quartino». Il quartino è una dose da un quarto di grammo di coca, con una ventina di euro te la porti a casa o alla catena. Il suo prezzo, da Napoli ad Atessa, può anche triplicare.
Ricatti e minacce
Perché lo fanno? «Perché sono uguali ai loro coetanei che studiano o vivacchiano in paese. Qualcuno - ci dice chi si occupa di droga nel territorio di Lanciano - all'inizio tira coca per reggere un lavoro molto pesante, ma non è questa la motivazione prevalente. Lo fanno soprattutto la notte perché la sorveglianza è minore. E se chi spaccia è ricattabile, i sorveglianti interni non hanno strumenti per intervenire e vengono minacciati». Giulietta e Romeo sono due operai in trattamento da qualche anno al Ser.T. Eroinomani, ora vivono con la loro dose quotidiana di metadone e giurano di esserne fuori. Giulietta ha ereditato un'epatite C dal tempo in cui si bucava, è stata trasferita dalla linea a un posto più umano solo dopo quattro svenimenti. Ora lavora in verniciatura, che non è l'ideale per chi ha il fegato compromesso. Il nostro delegato Fiom si impegna di fronte a noi ad aiutarla a farsi trasferire in un posto compatibile con il suo stato di salute. Questo fanno i delegati, spesso chiamati a «dare una mano» con i capi, per ottenere turni o postazioni migliori: «Mi arrivano in casa - dice Antonio - i genitori di ragazzi finiti nella spirale. Chiedono aiuto». Molti sono giovani con contratti atipici. Si subisce il turno di notte perché sei precario e ricattabile, o lo si sceglie per guadagnare 300 euro in più, o perché «ci si può drogare senza troppe rotture di coglioni». I «pipistrelli» spesso vivono la notte come un «regalo», e lavorano a testa bassa per difenderlo.
Il Ser.T di Lanciano ha 220 utenti, la metà sono operai Sevel. «Non ci si fa per reggere la fatica. Molti arrivano in fabbrica già legati alla coca o all'eroina. All'inizio può darti un po' di carica, se la controlli ti aiuta ma se ne fai un uso eccessivo non riesci più a lavorare. Il fisico regge meglio l'eroina - sostiene Romeo - che dà assuefazione solo psicologica. Con l'ero e poi passando al metadone riesci a fare la tua vita. Con la coca è peggio, 30 euro al giorno per la dose è tutto quello che cerchi. Si sente dire che al montaggio c'è stato qualche caso di ragazze che si prostituivano per tirar su i soldi». Questo è un tabù, anche chi è disposto a raccontarti tutto finge di non sapere, di non aver capito la domanda. Si sa «ma non si dice, sono solo voci che corrono». Corrono in fretta. Ripeti la domanda e allora la risposta è obbligata: «Una volta succedeva, adesso meno e solo a fine mese quando lo stipendio è finito». Rimozione o pudore? Forse entrambe le cose. Giulietta dice di dover ringraziare un capo che l'ha aiutata quando era ridotta molto male e pesava 38 chili: «Ero arrivata a consumare anche 80 euro al giorno per l'eroina, e a quel punto non ti resta che spacciare», se di prostituirti non vuoi sentir parlare. Che cos'è il lavoro per questi ragazzi? Per Romeo «è la cosa principale, mi dà un senso, un'identità» e invece per Giulietta «non è possibile identificarsi con questo lavoro. Se potessi me ne andrei domani. Ma non in un'altra fabbrica, tutto sommato la Sevel è il miglior posto di lavoro in zona. Vorrei fare altro nella vita». E il sindacato? «Ho un buon rapporto, è importante il sindacato. Però - ammette Romeo - raramente partecipo agli scioperi». E Giulietta: «Io non ho rapporti, i miei delegati sono pappa e ciccia col padrone. Solo la Fiom si salva. Però agli scioperi aderisco, almeno a quelli di otto ore così mi risparmio la fatica di andare in fabbrica». Perché vi fate? «Prova tu a vivere in questi paesi, poi lo capisci e ti fai anche tu». Non ha dubbi Giulietta. Ora riesce a vivere decentemente insieme al suo compagno. «Ormai siamo fuori. Ma non dal metadone, quello te lo porti dietro tutta la vita». Romeo non ha rinunciato all'idea di liberarsi anche del metadone, «una volta ci ho provato, forse proverò ancora». Sono due utenti modello, da cinque anni non si bucano e riescono a farsi le vacanze fuori: prima però passano al Ser.T, si portano le dosi quotidiane e poi via, alla ricerca di una vita normale. Con chiunque parli ti senti ripetere che con la cocaina non c'è problema, «puoi smettere quando vuoi». Fatto sta che non smettono. In pochi ammettono di essere tossicodipendenti. Lo raccontano a noi o a se stessi?
La crisi della comunità
L'impressione che si trae da questo primo giro è che la «diversità» operaia sia finita, i giovani in tuta sono uguali a quelli senza perché la fabbrica non è più una comunità, un luogo identitario, di aggregazione. Si condivide una stessa condizione di lavoro ma è più facile mettersi insieme per sniffare che per lottare contro il padrone. La fabbrica è sempre più un luogo di transito per i giovani. E un luogo di consumo, di spaccio. (1/continua)
RESISTENZA ANTIPROIBIZIONISTA! CANAPISA STREETPARADE
2008/05/14,10:32

 
Per l'ottavo anno il carnevale antipro si appresta a invadere il centro di Pisa
Vi aspettiamo il 31 maggio con meeting point in P.zza SanAntonio(zona stazione)
alle ore 17:00
 
 IN MOVIMENTO VERSO CANAPISA08
 << EVENTI MAGGIO >>
 

>>Giovedi 15 maggio

CIRCOLO TERRITORIALE DI MONTEMAGNO IN MOVIMENTO VERSO CANAPISA08

VIA B.BUOZZI N. 3 ANGOLO - VIA S.PIERO CALCI (PISA)


CENA BENEFIT..ORE 20.30

PROIEZIONI VIDEO ANTIPROIBIZIONISTE..ORE 22.00

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>>Giovedi 22 maggio

 Università di Pisa

presso Polo didattico Carmignani

(Piazza dei Cavalieri-davanti la Fascetti-dietro la Normale)

Conferenza

*ALLE RADICI DEL PROIBIZIONISMO*

Programma
Ore 17.30 Presentazione   dell’Osservatorio Antiproibizionista

Ore 18 DIBATTITO

Con Peter Cohen* (sociologo dell’Università di Amsterdam)

e Guido Blumir (sociologo dell’Università di Torino)
Conduce Nunzio Santalucia

A seguire aperitivo buffet e proiezioni video

*La cultura del bando della cannabis.

Da Fuoriluogo, di Peter Cohen - 27 aprile 2008

Versione integrale: http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/arretrati/2008/aprile/la_cultura_del_bando_della_cannabis

 PER ADESIONI CONTATTATE                                  canapisa@inventati.org
per maggiori informazioni      www.osservatorioantipro.org
 
Ancora sulla MMM dal manifesto
2008/05/06,08:47
Roma, movimento a sorpresa
A pochi giorni dalla vittoria di Alemanno, in decine di migliaia sfilano per la Million marijuana march. E urlano: «Questa è una città sicura»
Angelo Mastrandrea
Andrea Tornago
Roma

Non se lo aspettava nessuno, nemmeno gli organizzatori. Che a meno di una settimana dalla consegna delle chiavi del Campidoglio alla destra più di cinquantamila giovani e giovanissimi comparissero in piazza così, come sbucati dal nulla, per rivendicare la propria alterità e una propria idea di città opposta a quella della «tolleranza zero» promessa dal neosindaco di An. «Roma è una città sicura», seguito a ruota da «Alemanno non è il nostro sindaco», gli slogan più gettonati tra una canna e l'altra, un sorso di vino o di birra, il reggae di un sound system e la techno di quello successivo. Li avesse visti, il sindaco, chissà cosa avrebbe pensato.
Il pretesto? La «Million marijuana march», tradizionale appuntamento internazionale che da otto anni fa tappa anche a Roma il primo sabato di maggio. Quest'anno l'occasione era ghiotta: la vittoria di Alemanno che manda in allarme centri sociali e case occupate, il padre della legge liberticida sulle droghe Gianfranco Fini alla presidenza della Camera e il ritorno dello spauracchio Berlusconi. Eppure di quello che si andava organizzando si sono accorti in pochissimi: non i mezzi di informazione, tutti senza eccezione alcuna, non i partiti della sinistra impegnati a raccogliere i cocci della disfatta elettorale. E così sotto un sole già semiestivo si sono ritrovati in tantissimi, molto più che negli anni passati.
Per chi è abituato a seguire i cortei di «movimento», colpisce che non sfili nemmeno un politico, nemmeno della sinistra ormai extraparlamentare. Ed è la prima novità. La seconda è la quasi totale assenza di bandiere di partito, tranne qualche bandiera rossa e qualcun'altra di Rifondazione. Vanno per la maggiore, se mai, i simboli dell'anarchia. La terza novità è che si tratta di una manifestazione profondamente politica e non meramente antiproibizionista. Alessandro «Mefisto» Buccolieri è uno degli storici esponenti del movimento romano. «Quella che vedi è la Roma antifascista, libertaria e democratica. Che esiste anche se ha vinto Alemanno e se viene oscurata dai media. Vedi quanta gente? È qui perché è cominciata una nuova fase, quella della resistenza», dice.
Il leit motiv del corteo è quello della sicurezza, già a partire dallo striscione di apertura che declina il tema in modo molto diverso dalla vulgata comune. «Sicuri da morire», c'è scritto, e a portarlo sono gli amici di Aldo Bianzino, morto misteriosamente in carcere a Perugia dove era stato portato per qualche piantina di marijuana, nel novembre scorso.
Come spesso accade per questo tipo di street parade, ad aggregare è soprattutto il piano estetico-musicale. E così, migliaia di liceali che sanno a malapena cos'è la legge Fini-Giovanardi sfilano trascinati dall'aria della festa, per il gusto di contrastare un divieto che percepiscono semplicemente assurdo. E forse più simile agli assurdi divieti che subiscono ogni giorno tra i banchi di scuola o in famiglia piuttosto che nei centri sociali o nei collettivi. È un corteo politico che non vuol prendere la parola nel politico.
Mentre via Cavour in tutta la sua lunghezza è ormai stracolma di gente che balla e cammina dietro i camion i turisti e i passanti si fermano a lato e sorridono. Alcuni non riescono a credere a tutta quella marijuana e si affrettano a sfoderare la macchina fotografica. Due turiste olandesi che incontrano il corteo per caso si sentono a casa e si uniscono sfilando a piedi scalzi, tra gli applausi della gente. Arrivati all'incrocio tra via Cavour e i Fori Imperiali, tre giovani mascherati da Berlusconi, Fini e Giovanardi inscenano un rogo di testi antiproibizionisti.
Il confronto con il corteo del 25 aprile sorge spontaneo. «Nuove resistenze» è la frase lanciata dal camion che porta lo striscione «Resistenza psicoattiva», e sembra un rimprovero alla festa della Liberazione che appena una settimana fa a Roma, dopo la vittoria della destra alle politiche e sul filo del ballottaggio al comune, aveva raccolto meno gente e soprattutto non aveva la stessa forza. La marijuana tira. Ma non è solo una questione di fumo, e forse la sinistra extraparlamentare dovrebbe guardare con preoccupazione un corteo così imponente, spontaneo, «desiderante», che non la riguarda.
Migliaia alla Million Marijuana March 2008
2008/05/05,09:49

Sabato 5 Maggio 2008, a pochi giorni dalla sentenza delle sezioni riunite della cassazione che ribadisce l'essere reato della coltivazione anche di una sola pianta, si è tenuta a Roma la VIII edizione della MMM.
Nonostante l'oscurantismo massmediatico e la disattenzione della Politica decine di migliaia di antiproibizionisti più e meno giovani sono scesi in strada a chiedere ancora una volta la fine del proibizionismo, la fine della persecuzione per i consumatori, la liberazione di una pianta parte del patrimonio botanico di questo maledetto paese.
di seguito l'articolo su liberazione di Domenica:

A Roma la tappa italiana della Million marijuana march, evento in
contemporanea con altre 237 città
E' un fiume di antiproibizionisti
il primo corteo nell'era Alemanno

Checchino Antonini
Dedicata ad Aldo Bianzino, l'ebanista poco più che quarantenne arrestato per
qualche pianta di marijuana che aveva seminato nel suo casale in Umbria e
morto il giorno dopo in galera per cause ancora da chiarire. L'ottava volta
in Italia della Million marijuana march scende da piazza della Repubblica
col suo carico di decibel techno e reggae e migliaia di persone, perlopiù
giovani e giovanissimi di diverse città tenuti insieme da tre parole
d'ordine condivise, nello stesso momento, da persone simili in altre 237
città di tutto il mondo: fine delle persecuzioni per i consumatori; diritto
all'uso terapeutico della Cannabis; diritto a coltivare liberamente una
pianta che è parte del patrimonio botanico del pianeta. All'arrivo, qualche
ora dopo, alla Bocca della Verità, i promotori contano di superare le 35mila
presenze dello scorso anno.
E' dal '99 che l'idea di Dana Beal, reduce del Vietnam, attivo dal '66 per
la legalizzazione dell'erba e fondatore di Cures not wars (Cure non guerre)
è diventata un evento planetario nato per contrastare le retate di massa di
consumatori newyorkesi da parte di un «sindaco fascista, Rudolph Giuliani»,
così lo definiva Beal.
E Roma, un sindaco fascista ce l'ha davvero. E questa è la prima
manifestazione dalla sua elezione. Gli accordi per l'occupazione di suolo
pubblico, spiegano gli organizzatori, erano già stati presi. «D'ora in poi,
probabilmente, si dovrà pagare per avere le autorizzazioni dal Campidoglio e
manifestare sarà uno status symbol», spiega Mefisto, il coordinatore
italiano dell'evento, 48 anni, romano, postelegrafonico. Ma anche prima di
Alemanno, tre leggi proibizioniste a vario titolo (Bossi-Fini,
Fini-Giovanardi e Cirielli) hanno incrementato gli arresti di mille al mese.
E dopo una serie di sentenze contrastanti, la Cassazione, a sezioni riunite,
ha appena vietato la coltivazione domestica anche di una sola pianta. E
funzionerà da ulteriore moltiplicatore di galera. Anche per chi adopera
marijuana per curare decine di patologie (epilessia, sclerosi, Hiv,
glaucoma, Parkinson ecc...): «Può sostituire ben più nocivi farmaci da banco
e per questo infastidisce l'industria farmaceutica», spiega Alessandra
Viazzi, 36 anni, presidente di Pic, associazione di "pazienti impazienti".
E' possibile, ma molto costoso e lungo, importare erba in barattolo
dall'Olanda con un giro vizioso di carte tra medici di base, farmacie
territoriali e ministero. «Se va bene ci mette 3 mesi, ma spesso è così
lenta che scade l'autorizzazione». L'ideale sarebbero i "Cannabis social
club", per la coltivazione diretta e la vendita ai soci maggiorenni senza
scopo di lucro, come avviene in Belgio, Svizzera, Spagna.
Chi invece il proibizionismo lo ringrazia sono i trafficanti di eroina,
tornata in auge con la Fini-Giovanardi, e quelli di coca, mai così popolare.
«I pischelli che fanno business preferiscono rischiare con sostanze più
redditizie dell'erba», va avanti Mefisto mentre tre maschere di Fini,
Giovanardi e Berlsuconi bruciano libri sulla cannabis all'incrocio tra i
Fori Imperiali e via Cavour. Ogni riferimento al fascismo è puramente
voluto. La parola più diffusa sui da-tse-bao che spiccano dai camion è
resistenza, sebbene nella sua accezione psicoattiva. Altri striscioni
salutano Albert Hofmann, scienziato, scopritore dell'Lsd, morto a 102 anni
quattro giorni fa.
E' l'abuso di proibizionismo ad uccidere, non le sostanze. Per questo la
dedica a Bianzino (l'anno prima fu per Federico Aldrovandi, e prima ancora
per Giuseppe Ales), per far marciare una narrazione alternativa a quella
sicuritaria e autoritaria dominante: sicuri sì, ma da morire. Prossimo
appuntamento il 31 maggio per CanaPisa nella città toscana dove il sindaco
Pd appena eletto vuole sgomberare il centro sociale Rebeldia e le 24
associazioni che ospita per fare posto a un parcheggio di bus dal sinistro
nome: Cpt. La tradizionale street parade di Bologna, invece, non si farà. Lì
c'è da tempo, un Alemanno di "sinistra".

I rave party secondo il Corsera
2008/04/28,10:42

Dopo intimidazioni e sgomberi nei confronti di feste più o meno illegali che servono ebvidentemente a far capire quale sia la nuova aria che tira nel paese  anche il potente Corsera manda segretamente i suoi inviati a scoprire cosa si cela dietro i  rave illegali.

Eccone la fantasiosa cronaca con finale splatter:

Dentro un rave illegale, dall'sms alle anfetamine. Ecco cosa accade

I raver appartengono ad un villaggio tribale: ci siamo infiltrati dentro i sentieri nella notte

 

COMO – A poco più di un mese dalla morte di Nunzio Lo Castro, il diciannovenne di Castellanza che ha perso la vita al rave party di Segrate, ci siamo infiltrati in un rave illegale organizzato all'ultimo momento tra Alzate Brianza e Cantù, mentre è ancora viva la polemica politica sulla opportunità di vietare, o quantomeno regolamentare questo genere di raduni a base di musica techno.

--> -->GOABASE E SMS - Il tam tam è partito nel pomeriggio grazie ad uno dei siti di riferimento per i «ravernauti» che si chiama Goabase. Qui si possono trovare tutti i rave party in programma in Italia e nel resto del mondo, comprese le istruzioni su come arrivare in un determinato luogo segreto a poche ore prima dell'evento. Ma non ci sono solo i siti specializzati, l'altro passaparola più diffuso sono gli sms a catena che si ricevono durante la giornata per gli aggiornamenti. Per confonderci, abbiamo indossato la felpa con il cappuccio in stile «Paranoik Park» e ci siamo introdotti tra alcuni ragazzi diretti al party segreto. Durante il tragitto in auto, un sms ci ha avvisato che la località del rave era ad Alzate Brianza in provincia di Como, in un bosco lontano dalle aree industriali o dai centri abitati. L'appuntamento è nella notte. Sono le 24 e il buio è quasi totale. Raggiungiamo a fatica il luogo nascosto del rave che riconosciamo subito dalla presenza di camper e dalle numerose file di macchine posteggiate in qualche modo ai bordi del rettilineo principale. Da lontano si intravede qualche luce psichedelica verde, diluita dalla fitta presenza di abeti e soprattutto si sentono le percussioni assordanti della musica techno che ci guidano come fossero lampioni.

LOCATION TOP SECRET - Attraversiamo a piedi 1 km di un campo incolto cercando di non finire nel fango. Non siamo i soli, tra i sentieri incontriamo tantissimi ragazzi che si fanno strada con l'illuminazione del telefonino. Hanno i sacchi a pelo e gli zainetti per passare la notte, perché il rave finirà il giorno successivo. Improvvisamente, si apre davanti a noi lo scenario del luogo «top secret» che è suddiviso naturalmente in due piazzole, con un sentiero che funge da collegamento. Nelle due aree ci sono due consolle con i dj all'opera protetti dalle tende da campeggio. A metà del sentiero c'è un bar di fortuna con tutti gli alcolici in bella vista. Centinaia di ragazzi con il cappuccio della felpa sopra la nuca ballano a due dita dalle casse e dai diffusori di techno. Lo faranno per ore senza staccarsi mai, sotto l'effetto dell'ectasy o della anfetamina che dura anche 12 ore. Qui, la droga di ogni genere si consuma ritualmente: in coppia, a gruppi, da soli. Sono le quasi le 3 di notte e qualcuno cerca di scaldarsi con i due fuochi accesi per affrontare il freddo che è ancora proibitivo.

IL LORO MANIFESTO – I raver appartengono ad un villaggio tribale e il loro credo è l'abbattimento della legalità, come recita il rave pensiero: «La nostra dipendenza è la tecnologia. La nostra religione è la musica. La nostra moneta è la conoscenza. La nostra politica è nessuna. La nostra società è un'utopia che sappiamo non sarà mai. Potete odiarci. Potete ignorarci. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell'incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati...».
Alle 4 il cielo era stellato, molti di loro erano stesi per terra.

Ambra Craighiero
Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale
2008/04/20,21:51

Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale

(Agenzia Radicale, 16 aprile 2008) Michele Bortoluzzi, 40 anni, membro della Giunta Nazionale di Radicali Italiani e Segretario dell’Associazione Radicale Veneta Loris Fortuna, è uscito dagli studi di Canale Italia la notte passata alle 2,30 in barella, trasportato al nosocomio di Padova per un sospetto trauma cranico procurato da una testata sferrata da un ospite del dibattito condotto dal giornalista Gianluca Versace. L’aggressore, invitato in qualità "di poliziotto, membro di scorte, e responsabile di una sigla del Sindacato di Polizia" ha inveito contro i Radicali, quali "Partito della marijuana, dei drogati". All’obiezione del Segretario dell’Associazione Fortuna, nel dibattito acceso, il poliziotto ha reagito con una testata sull’arcata sopracciliare a Michele Bortoluzzi.
Bortoluzzi, ghandianamente, ha alzato la fronte insanguinata ed ha continuato a parlare, pur in evidente stato di difficoltà, fino all’arrivo dell’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale, dove è stato dimesso dopo alcuni controlli. L’episodio va stigmatizzato: Bortoluzzi, nel suo intervento iniziale alla trasmissione, aveva infatti pregato tutti di cercare di trovare le comuni ragioni sul sostegno al Governo Italiano incaricato dai cittadini, al di là del voto dato a destra o sinistra, pregando tutti di mantenere il dibattito su un piano costruttivo. L’aggressione continua ai Radicali, le invettive "partito dei drogati, avete rovinato l’Italia", e il clima che si è creato in studio hanno portato all’accensione di un dibattito al quale ovviamente il dirigente radicale ha cercato di mettere un freno, spiegando le ragioni di 50 anni di storia radicale.
Queste ragioni, evidentemente, non sono gradite ad una parte che si sente oggi molto sicura di poter applicare la legalità in una forma nuova, con meno inibizioni, senza limiti, aggredendo e minacciando il più debole. In merito all’increscioso episodio, la Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, si è detta preoccupata per questo segnale di intolleranza verso chi la pensa in modo diverso dai forcaioli, punizionisti e proibizionisti e preannuncia una manifestazione per la mattina del 24 aprile a Roma, in Piazza Cavour, quando si riuniranno le Sezioni Unite della Cassazione per pronunciarsi in modo univoco sulla punibilità o meno della coltivazione domestica di marijuana.

Verso Canapisa 2008
2008/04/18,18:29
LEGGE FINI...NUNTEREGGAE PIU'
  2 giorni antiproibizionisti

giovedl 24 aprile 2008 CONFERENZA  al Rebeldia in via C. Battisti, 51 Pisa

Peggio le droghe o il proibizionismo?
Discussione sull'attualit` dei servizi per la tossicodipendenza (Ser.T.), in
teoria e in pratica, e gli effetti della legge Fini-Giovanardi su di essi e
sul
contesto sociale.
Una riflessione sul futuro ruolo del movimento antiproibizionista nella
definizione e nella realizzazione di una nuova cultura sulle  sostanze.

Ne parliamo con N. Santalucia (tossicologo), M. Pini (psicologo), R. Piz
(psicologo)

Promuove: OSSERVATORIO ANTIPROIBIZIONISTA
                   CANAPISA CREW


sabato 26 aprile 2008 CRITICAL MASS ANTIPRO ore 17 meeting point REBELDIA
FESTA BENEFIT per Canapisa al Rebeldia ore 23

In movimento verso  Canapisa -  sabato 31 maggio 2008  STREET PARADE
www.osservatorioantipro.org
L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'
2008/04/11,09:51

 

 

L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'

 
La cannabis viene consumata per rilassarsi e per il piacere che provoca, l'ecstasy viene consumato per divertimento e curiosita', la cocaina, oltreche' per curiosita', anche per aumentare le proprie performance (il 10% degli intervistati ha affermato di aver consumato cocaina sul lavoro). Sono dati preliminari della ricerca nazionale 'Pcs: Percezione del rischio, comportamenti protettivi, significati attribuiti da parte del consumatore di cocaina', finanziata dal ministero degli Affari sociali, coordinata dall'Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche, dell'Ausl di Bologna, e diretta da Raimondo Maria Pavarin. La ricerca, che sara' presentata domani nel corso del convegno: 'Tra percezione del rischio e ricerca del piacere: i significati attribuiti all'uso delle sostanze.', all'ospedale Maggiore di Bologna, si focalizza sull'approccio alle droghe da parte della popolazione tra i 15 e i 55 anni, che frequenta locali pubblici, feste private, scuole medie superiori, universita', servizi pubblici e privati, analizzando in particolare la percezione dei rischi e dei benefici da parte di chi consuma droghe e lo scopo per cui le droghe vengono consumate. Le variabili prese in considerazione sono relative a reddito, eta', sesso, professione. Dalla ricerca, che ha interessato finora 1.873 persone residenti in Emilia-Romagna, e che verra' allargata ad altre 20.000 circa, sparse in tutta Italia, emerge un quadro che conferma solo in parte una serie di luoghi comuni in materia: per esempio, anche questa ricerca conferma che molti cominciano dalla cannabis per poi provare altre droghe, piu' pesanti, ma al tempo stesso emerge che l'80% di quelli che provano cocaina smettono molto presto. Per quanto riguarda le motivazioni, lo studio ne evidenzia 16, tra le principali: la ricerca del piacere, del benessere, la curiosita', lo svago, lo stare insieme agli altri, l'evasione dalla realta'. Anche l'analisi della relazione tra reddito e scelta di sostanze conferma qualche giudizio consolidato: i piu' ricchi (al di sopra dei 1.100 euro al mese) preferiscono la cocaina, i meno ricchi (tra i 400 e i 500 euro) si 'accontentano' dell'ecstasy. Il 20% degli uomini e il 10% delle donne spende piu' del 10% del suo reddito in cocaina, mentre, per quanto riguarda i rischi, il 40% ha guidato sotto l'effetto dell'alcol, il 20% ha guidato dopo aver assunto alcol e droga.   
Kriminal hertz@strike: ridare dignità alla cultura tekno
2008/04/09,18:02

Dopo la morte del ragazzo durante il rave di segrate la stampa ha messo di nuovo
la cultura rave sotto accusa.

Sta a noi salvaguardare il nostro divertimento ed i nostri spazi liberati.

Purtroppo, la scena tekno negli ultimi anni è cresciuta nei numeri
ma si è sistematicamente svuotata di messaggi positivi,
input indispensabili a creare il piacere di un’esperienza collettiva di riappropriazione del tempo, che appare ormai ingabbiato in un sistema che ci rende tutt@ precari.
Per sopravvivere serve più consapevolezza, informazione, e non repressione o leggi AntiRAVE.
Per ridare dignità alla cultura tekno bisogna ritrovare il rispetto per gli spazi e per la musica.
Per divertirsi ad una festa bisogna avere cura di se stessi e delle persone che ti ballano vicino!!

19 aprile 2008 kriminalhertz@strike presentazione del primo disco autoprodotto da kmh
 

Una bella giornata
2008/04/09,15:26

breve comunicato post semina:


Nonostante una giornata non proprio assolata e un clima non del tutto
favorevole, si è tenuta la festa della semina 2008 al Forte Prenestino di
Roma.

Una giornata all'insegna della condivisione.
Condivisione di saperi, di fiori e piante e delle tecniche per farli venire
su forti e rigogliosi.
Una giornata divertente, ma anche una giornata di lotta antiproibizionista
nel modo che più ci piace:
quello cioè dell'antiproibizionismo realizzato, dello scambio non
commerciale, del consumo senza ansie di repressione e di acquisizione.
Una giornata di giochi e di seminari, di cibi e di musica, di gioia e relax
tesa a ribadire ancora una volta che...

GIUSTO O SBAGLIATO NON PUO' ESSERE REATO!

dedicata a Aldo Bianzino, ad Alberto, a Giuseppe e a tutte le vittime da
proibizionismo.

I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
2008/04/08,16:28
07-04-2008, ore 18:45:03
 
Italia. I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
 
  Il coordinamento nazionale dei garanti dei diritti delle persone limitate nella liberta' ha chiesto da Bologna maggiore impegno al mondo politico italiano in tema di carceri. Tra le rivendicazioni, quella di modificare in modo sensibile il codice penale per non riempire le prigioni di detenuti colpevoli di reati sociali e la speranza che non si interrompa l'iter legislativo per la creazione del garante nazionale, figura presente in quasi tutti i paesi europei.
'Meta' delle persone che entrano in carcere ha a che fare con la legge contro le droghe - ha spiegato Franco Corleone, garante dei detenuti di Firenze - una percentuale che aumenta ancora di piu' se si considerano anche gli immigrati regolari'.
Cambiare le pene per questi reati, secondo i garanti, e' una necessita': 'Serve un nuovo codice penale che preveda misure rapide, efficaci e credibili per sanare le ferite sociali, come nel modello spagnolo', la richiesta di Corleone.
Con lui si e' schierata anche la collega bolognese Desi Bruno: 'Il sovraffollamento delle carceri e' un tema devastante per i detenuti, gli operatori e la polizia penitenziaria stessa che, a Bologna, e' sotto organico di 200 unita''. E i detenuti sono 1.056 anziche' i 483 della capienza massima prevista, scrive Il Sole 24 Ore di oggi, spiegando che La Dozza di Bologna e' prima in Italia per affollamento (219%), davanti a Milano San Vittore e a Firenze Sollicciano.
Dunque, la richiesta dei garanti e' di 'rivedere le leggi in materia di droghe, immigrazione e recidiva'. Anche perche', come ha spiegato il capo della segreteria del sottosegretario alla giustizia Stefano Anastasia, la polemica sull'indulto e' pretestuosa: 'Non diamogli responsabilita' che non ha: in un anno e mezzo sono rientrati in carcere 7.460 detenuti dei 27.314 scarcerati, mentre sono 92.000 gli incarcerati totali nello stesso periodo'. Nella Finanziaria 2008, il Governo aveva stanziato circa sette milioni per la creazione del garante nazionale dei detenuti e di una commissione di cinque elementi che tutelasse gli abitanti delle carceri italiane. Ma, dopo l'approvazione alla Camera, il progetto si e' arenato in Senato: 'Ci sarebbe una corsia privilegiata, ma visti i provvedimenti mancati, questo e' stato l'anno del disincanto', e' l'accusa di Corleone. Secondo Mauro Palma, presidente del comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene, le 'inadempienze italiane sono scioccanti': l'Italia, infatti, non ha mai ratificato il protocollo firmato del 2003 che prevedeva l'istituzione di un'autorita' di controllo entro un anno. Anzi, 'nel 2004 c'era una lista di provvedimenti che non sono mai stati legiferati e l'attuazione del regolamento penitenziario europeo e' in gran parte evaso'.
Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
2008/04/04,22:20
03-04-2008, ore 13:47:19
 
Italia. Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
 
La Regione Marche apre alla cannabis per uso terapeutico. La giunta ha autorizzato i servizi di farmacia delle Aziende ospedaliere, dell'Inrca e delle Asur a garantire l'erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale.

Attualmente non sono disponibili in Italia formulazioni commerciali registrate, basate su principi attivi e su derivati di sintesi dei cannabinoidi. Questi farmaci sono reperibili solo in alcuni Paesi europei e Nordamericani, in Israele e in Sudafrica.

Il ministero della Salute ha inserito lo scorso anno alcuni derivati naturali o di sintesi dei cannabinoidi nella nuova classificazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Questo fa sì che alle farmacie ospedaliere sia consentita l'importazione di tali medicinali purchè abbiano acquisito la prescrizione medica, l'assunzione di responsabilità del medico e l'autorizzazione all'importazione concessa dall'Ufficio centrale stupefacenti del Ministero della Salute.

L'uso di questi farmaci è indicato nella spasticità secondaria a malattie neurologiche, nella nausea e nel vomito non sufficientemente controllati indotti da chemioterapia o radioterapia, nel dolore cronico neuropatico.
6 aprile: Festa della semina
2008/03/30,14:28

al Forte Prenestino dal pranzo al tramonto:

 

Abbiamo deciso di festeggiare la semina quest'anno dedicando la giornata ai liberi coltivatori d'Italia.

Sono sempre di più, infatti, coloro che volendosi tenere lontani da proibizionismo e, soprattutto, dalle narcomafie decidono di autocoltivarsi la propria pianta e di godere dei frutti della propria fatica.

Ci chiamano "esercito di coltivatori", come  recitava un allarmato servizio di "repubblica" di pochi mesi fa da cui si evinceva che, specialmente al sud, è diffusissima la pratica della produzione in proprio della marijuana.

Ovviamente i dati sono quelli della polizia e hanno origine dalla stima della sostanza sequestrata come una parte minima di quella effettivamente circolante.

Si pensa così che a fronte di qualche centinaio di coltivatori denunciati siano, in realtà migliaia quelli in azione così come a fronte di più di un milione di piante sequestrate solo nel 2007 siano in realtà almeno un numero 5 volte superiore quelle non intercettate.

Si stima che siano ormai circa 10 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi il 25% dei giovani tra i 18 e 35 anni (uno su quattro).

Appare evidente come il proibizionismo stia fallendo. Come le leggi iperpunizioniste come la Fini-Giovanardi siano un inutile accanimento nei confronti dei consumatori, come l'unica volontà dello stato sia quella di sorvegliare e punire: negli anni che vanno dal 1993 al 2006 più di 500000 persone, in gran parte giovanissimi, sono state segnalate come consumatrici di sostanze stupefacenti.

Sappiamo benissimo, ovviamente, che tra i coltivatori ve ne è una parte importante che lo fa a scopo di lucro. Si calcola che in questo regime proibizionistico una pianta arrivi a fruttare anche 1000 euro ed è facilmente comprensibile che a qualcuno questa appaia come una delle soluzioni più facili per fare soldi presto e senza far male a nessuno (anche se vanno inclusi nel discorso mafiosi e bastardi senza scrupoli che puntano a massimizzare la produzione gonfiando le piante di veleni e concimi...già sentito, non vi pare?).

Comunque non è certamente a questo genere di coltivatori che va la nostra giornata, ma a figure come quella di Aldo Bianzino, falegname quarantenne che viveva in Umbria e che arrestato per poche piante non ha fatto più ritorno a casa, o ad Alberto e Giuseppe, giovani coltivatori suicidatisi per la gogna penale e mediatica a cui sono stati sottoposti per il possesso di pochi germogli di erba.

A loro e a tutte le vittime di proibizionismo dedichiamo una giornata di lotta, di condivisione, di scambio di informazioni e tecniche affinchè i coltivatori possano affinarsi e moltiplicarsi.

Contro ogni proibizionismo.

Contro le narcomafie.

Giusto o sbagliato non può essere reato

Giusto o sbagliato...ormai ho seminato

Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
2008/03/30,12:45
29-03-2008, ore 16:02:26
 
Italia. Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
 
  (Agi) I giovani sempre piu' consumatori: un quarto degli adolescenti, tra i 15 e i 19 anni, fa uso di cannabis, mentre un significativo 5% e' ormai passato alla cocaina. Sono i dati pubblicati nella Relazione del Ministero della Salute sullo Stato Sanitario del Paese relativa agli anni 2005-2006. Come peraltro emerso anche a proposito del consumo di alcool, le fasce d'eta' piu' giovani sono quelle piu' a rischio per i comportamenti trasgressivi e per le tossicodipendenze: sotto il profilo dell'assistenza sono ancora i consumatori di eroina a costituire la tipologia di consumatori di sostanze piu' rappresentata (il 72,3% del totale) tra i soggetti in carico ai SERT, per un'eta' media complessiva di 33 anni circa. Tuttavia, avverte il rapporto, non vanno sottovalutati i trend che emergono a proposito dei consumi, che vedono un aumento complessivo della quota di utilizzatori di tutte le sostanze considerate nel periodo 2001-2005. E se nella fascia d'eta' 15-19 anni la tendenza all'aumento appare meno evidente, va comunque considerato il fatto che le quote di consumatori risultano sensibilmente piu' alte tra i piu' giovani: la cannabis, usata dal 13% circa dei 15-44enni nel 2005, raggiunge tra i 15-19enni il 24% circa, mentre l'uso di cocaina rimane di poco al di sotto del 5% tra i piu' giovani, contro il 3% circa dei 15-44enni. E i giovani si confermano categoria fragile anche per le malattie mentali: la classe di eta' 25-44 e' quella piu' rappresentata sul totale dei ricoveri riconducibili a questo genere di patologie (33,8%), e la mancanza di un informazione sistematica sull'efficacia e la diffusione dei servizi per la salute mentale rende ancora piu' complessa la gestione di un fenomeno e di una serie di patologie il cui peso rischia di ricadere interamente sulla famiglia. Secondo lo studio PRISMA (Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti), che ha indagato la prevalenza dei disturbi psichici tra i preadolescenti, il 3,7% dei preadolescenti presenta comportamenti significativamente a rischio per depressione, il 4,9% dei maschi ed il 2,5% delle femmine, mentre il 10,6% presenta comportamenti significativi per disturbi della serie ansiosa, con una prevalenza piu' che doppia nel sesso maschile (14,4% contro il 6,3% nelle femmine). 
Appello Canapisa 2008
2008/03/28,10:12

APPELLO
Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di tutti.

L'assunzione di sostanze che modificano la coscienza è un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture.
 Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne è stato proibito l'uso, dando vita a  tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto  con sempre maggiore repressione. Nasce così il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi,  per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la "guerra alla droga". Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni,  che è bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinità milioni di esseri umani.
Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantità tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perché combattuta su fronti sparsi nell'intero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per  aver coltivato una pianta.  Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è possibile avere enormi profitti, e paradossalmente,  nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione,  anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti più repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Società libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi  creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di  Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalità organizzate,  alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi più rischiosi di assumerle.
In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in sé, per esempio: impossibilità di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed  il tipo stesso di sostanze con le quali è stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga è una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perché se un'automobile è sempre un'automobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dall'Afganistan all'Italia diventano venti chili.
 Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia  è condotta  da una delle normative mondiali più dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di un'azione di riduzione dei danni, resi già difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli),  sono stati letteralmente travolti da un'azione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale.
       Questo appello ha l'obiettivo non solo di far  riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre più insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler  contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E' sempre più urgente un'opposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare un'alternativa concreta ad un tale stato di cose.
Il superamento del proibizionismo non solo è possibile ma è diventato indispensabile.
 Crediamo fermamente che  una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sull'informazione,  possano concretamente  superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinità in cui il proibizionismo costringe ad agire.
Non c'è mai stata questa possibilità, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione,  sono stati preferiti  fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione.
 Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle.
Se è in ballo la nostra libertà e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinché il diritto all'autodeterminazione non rimanga lettera morta.
Né malati, né criminali, ma gioiosamente illegali.
Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 -  MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA
SABATO 31 MAGGIO -  PISA
Dedicata ad Aldo Bianzino.

 

 per adesione e partecipazione   e-mail:     canapisa@inventati.org
 

 
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