Quanto tira la classe operaia (da Il Manifesto)
2008/05/15,08:46
Inchiesta
Quanto tira la classe operaia
La cocaina va a ruba nelle fabbriche tra i più giovani. Prima puntata
Alla
Sevel in Val di Sangro un operaio su due consuma sostanze stupefacenti.
Lo stesso avviene dove l'età media è molto bassa. Si sniffa per reggere
«un lavoro e una vita di merda», perché così fan tutti, perché la
fabbrica non è più una comunità. Lo spaccio, i furti, i blitz. La
polvere bianca cambia il rapporto con il lavoro e il sindacato Al
montaggio ci sono stati casi di ragazze che si prostituivano per
pagarsi la dose. Adesso meno e solo quando finisce lo stipendio
Loris Campetti
Atessa (Chieti)
«Il proletariato non è soltanto una classe
che soffre... La vergognosa situazione economica nella quale si trova
lo spinge irresistibilmente in avanti e lo incita a lottare per la sua
emancipazione definitiva». Così scriveva nel 1840 Friedrich Engels
nella sua magistrale «Indagine sulla condizione della classe operaia in
Inghilterra». E' un'idea semplice quanto straordinaria quella di Engels
e Marx, che ha mosso centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il
pianeta nel corso dei due secoli alle nostre spalle. Un'idea che ha
cambiato il mondo, emancipando grandi masse da una condizione di
miseria e subalternità attraverso la lotta di classe, il «motore della
storia».
A che punto è la storia, 170 anni dopo l'indagine di
Engels? Questa domanda ci è sorta spontanea al termine della nostra
inchiesta sul consumo e la diffusione delle droghe nelle fabbriche
italiane, e siamo andati a risfogliare i testi classici, memori delle
operaie tessili di Manchester poco più che bambine, costrette ad
avvelenarsi con «cherry, porto e caffè» per reggere un ritmo di lavoro
disumano per 15-16 ore al giorno. Nel 2008 ci sono realtà industriali
importanti in cui addirittura il 50% dei lavoratori si fa di cocaina e,
in misura minore, di eroina e di ogni sostanza capace di rendere più
tollerabile una «vita di merda», o meglio, di far sognare
un'improbabile fuga da essa. Di merda è il lavoro così come la
normalità delle relazioni in paesi privi di vita sociale, che concedono
ben poco alle speranze di futuro e di cambiamento, ci raccontano le
tute blu. Ci si fa per lavorare, per sballare, per fare l'amore. Ci si
fa alla catena di montaggio, in discoteca con gli amici, a letto con la
moglie per migliorare le prestazioni sessuali; poi arriva la dipendenza
e con essa lo spaccio per pagarsi la dose. Operai e operaie, capi e
sorveglianti, adescati in fabbrica da altri operai: una «pista» nei
cessi della fabbrica tanto per provare, l'esaltazione e il cuore che
batte a mille, l'adrenalina che all'inizio fa persino aumentare la
produzione, infine la consuetudine. Si lavora di notte per guadagnare
trecento euro in più, 1.400 invece di 1.100 euro buoni per affrontare
l'astinenza e la crisi della quarta settimana. La notte ci sono meno
controlli, «tu fai i picchi di produzione e i capi non ti rompono il
cazzo». Qualche ragazza può persino arrivare a prostituirsi per pagarsi
la dose, per fortuna casi sporadici.
Dall'officina al muretto
Dalla
fabbrica la droga arriva nei paesi di provenienza dei lavoratori in una
spirale perversa di cui, oltre alle forze dell'ordine, si occupano in
pochi: operatori sociali, Ser.T, qualche livello istituzionale. Le
aziende nascondono finché possono il fenomeno per salvare la faccia;
quando un caso esplode, magari dopo l'ennesimo blitz dei carabinieri,
scelgono la repressione attraverso il licenziamento o le «dimissioni
spontanee», a volte aiutano il recupero dei tossicodipendenti. I
sindacati, anch'essi, rimuovono, cosa che non riescono più a fare i
delegati il cui impegno rischia di cambiare natura, assorbito dal
lavoro di aiuto ai ragazzi finiti nella spirale. Ragazzi - anche
iscritti al sindacato, persino delegati - che non vivono, se non molto
parzialmente, il lavoro come emancipazione, come veicolo per costruirsi
un futuro, ma come pura fonte di introito per continuare a sniffare
coca o a iniettarsi eroina, oppure a fumarla «come fa un gruppo di
ragazze del mio turno», dice Arturo che da anni prova a disintossicarsi
e ci ricade ogni volta, nonostante il suo appuntamento quotidiano al
Ser.T di Pescara. Lui dal sindacato (è iscritto alla Fiom) si aspetta
«solo un aiuto per difendermi dai capi che mi ricattano, mi
perseguitano, mi danno giorni e giorni di sospensione per poi tenerli
nel cassetto e tirarli fuori ogni volta che provo ad alzare la testa».
Arturo alterna lavoro in fabbrica, assenze per malattia e molto d'altro
per tirare avanti. Ha abbandonato l'università in seguito a un grande
trauma, il terremoto al suo paese, San Giuliano di Puglia, e ha
cominciato a farsi.
Abbiamo iniziato il nostro viaggio alla Sevel di
Atessa, Val di Sangro, Abruzzo. Assegneremo nomi di fantasia a molti
interlucutori, ragazzi e ragazze che usano sostanze stupefacenti,
delegati sindacali che chiedono l'anonimato, operatori delle forze
dell'ordine impegnati nell'antidroga. La Sevel è la principale fabbrica
italiana della Fiat per numero di addetti dopo Mirafiori. Vi si
costruiscono i furgoni Ducato per la multinazionale torinese e per la
francese Psa (Peugeot e Cytroen), un prodotto che non sta risentendo
della crisi internazionale dell'automobile. Dalla nascita, nel 1980, la
Sevel ha progressivamente aumentato la sua capacità produttiva e oggi
dà lavoro a 6.500 persone sui tre turni, mattino, pomeriggio, notte, a
cui si aggiungono quasi duemila operai di ditte esterne che operano nel
perimetro dello stabilimento e migliaia di addetti dell'indotto. Solo
in Val di Sangro sono 10 mila le famiglie che vivono di Sevel, tra i 10
e i 15 milioni di euro al mese che rappresentano la principale fonte di
reddito della valle. Inutile dire che al peso economico dell'azienda si
aggiunge quello politico. Una situazione per molti aspetti analoga a
quella determinatasi in Basilicata con l'arrivo della Fiat-Sata.
L'azienda procede con assunzioni massicce - ci racconta la nostra
guida, il delegato Fiom Antonio Di Tonno - grandi infornate di ragazzi
e ragazze diciottenni selezionati alla bell'e meglio. Il bacino
primario ormai non è più sufficiente a soddisfare la domanda Fiat e
sono sempre più numerose le assunzioni effettuate in tutto il Chietino,
il Pescarese, il Molise, la Puglia, la Campania. Età media bassissima,
alto turnover perché qui «si fatica sodo»: «I giovani vivono in modo
estraniante il rapporto con la fabbrica e il sindacato, per non parlare
della politica. Pensano al pallone, alla pizza, alla discoteca. E alla
cocaina. C'è chi fa di tutto per non farsi confermare al termine del
periodo di prova, così da poter dire ai genitori: "io ho provato, non è
colpa mia se non mi hanno preso". Vuoi per questo atteggiamento, vuoi
per una diffusione della droga fuori controllo, adesso la Sevel sta
assumendo persone un po' più grandi, tra i 25 e i 28 anni». Tanto i
delegati quanto un ufficiale dell'antidroga che in fabbrica è di casa,
con blitz notturni alla ricerca quasi sempre fruttuosa di sostanze,
valutano che un dipendente su due sia coinvolto con maggiore o minore
frequenza e dipendenza nel giro della cocaina. Fino a poco tempo fa,
dosi massicce di droga venivano trovate negli armadietti degli operai.
Ci raccontano di sequestri di molte dosi di coca, di eroina e mattoni
fino a un chilo di peso di hashish. In tanti sono stati beccati, ora
tutti si sono fatti più accorti.
Il silenzio è d'oro
Non sempre i
rapporti delle forze dell'ordine con la sicurezza aziendale sono
idilliaci, così ai blitz interni allo stabilimento si aggiungono quelli
fuori, a colpo sicuro. Perché tossici e spacciatori sono ricattabili,
ed è da loro che arrivano le soffiate a Ps e Cc. E all'azienda, che
talvolta utilizza le spiate per poi compromettere gli spioni facendo a
sua volta spiate ai i loro compagni di lavoro. Ci sono stati arresti,
ma tutto resta sotto traccia, e la stampa, anche quella locale, tace.
La Procura si muove con i piedi di piombo, a volte neanche sostiene il
lavoro dei Pm che autorizzano l'utilizzo delle cimici nel tentativo di
arginare il fenomeno. «In fabbrica - dice Antonio - è saltato l'ordine.
E l'azienda, dopo aver lavorato con costanza a neutralizzare il
sindacato, ora lamenta la mancanza di un'interlocuzione con noi, nel
senso che non siamo più un interlocutore forte di una conoscenza
approfondita della fabbrica, degli operai, dei problemi».
Questi
giovani operai e operaie sono completamente diversi dalla classe
operaia che conosciamo e raccontiamo. I «vecchi» con vent'anni e più di
servizio in Sevel, sono furiosi con le nuove generazioni in tuta blu:
«Se le cercano, non vogliono fare un cazzo, ti contattano solo per
farsi spostare in postazioni migliori. Sono individualisti e non ci
rispettano, la droga li ha svuotati dentro. Invece del lavoro - dicono
- hanno in testa la cocaina». Su una cosa vecchi e giovani
sembrerebbero uniti: votano in maggioranza a destra, per Fini e
Berlusconi, o non votano, anche molti di quelli che avevano investito
sul governo Prodi e sono rimasti delusi. Anche qualche iscritto ai
sindacati, persino un po' di delegati possono votare a destra: «Con la
tessera difendono il salario dal padrone, con il voto a destra lo
difendono dallo stato che ci massacra con le tasse». «La fabbrica è
diventato un supermercato, si vende di tutto: puoi acquistare un motore
Alfa, un paracarro, uno stereo, ogni tipo di droga proveniente
soprattutto da Napoli attraverso i camionisti che portano in fabbrica
componenti e materiale necessario alla produzione dei furgoni. La roba
finisce in mano agli spacciatori interni e, di mano in mano, raggiunge
tutti i reparti, poi esce dalla fabbrica e arriva nei paesi dove tutti
consumano droghe leggere e tanti, forse addirittura l'80%, si fanno di
coca, dai 14 ai 40 anni», racconta un addetto alla repressione esterna
e ci confermano i ragazzi con cui parliamo, nonché il segretario della
Fiom abruzzese, Marco Di Rocco: «Una piaga sociale».
Ma il processo
di trasformazione culturale riguarda innanzitutto la fabbrica: ci si fa
sulla linea di montaggio, si sniffa nelle pause vicino all'armadietto e
al cesso ci si buca. Qualche volta, ci dice un ufficiale, «sono stati
beccati dei ragazzi esaltati che facevano l'amore dentro i furgoni che
costruiscono». I furti negli armadietti non si contano, «riescono a
svuotarne così tanti perché operano in squadre organizzate», ci dice un
altro delegato. Ma spariscono anche i sifoni dei bagni, gli specchi.
«Tutto per quattro soldi, per un quartino». Il quartino è una dose da
un quarto di grammo di coca, con una ventina di euro te la porti a casa
o alla catena. Il suo prezzo, da Napoli ad Atessa, può anche triplicare.
Ricatti e minacce
Perché
lo fanno? «Perché sono uguali ai loro coetanei che studiano o
vivacchiano in paese. Qualcuno - ci dice chi si occupa di droga nel
territorio di Lanciano - all'inizio tira coca per reggere un lavoro
molto pesante, ma non è questa la motivazione prevalente. Lo fanno
soprattutto la notte perché la sorveglianza è minore. E se chi spaccia
è ricattabile, i sorveglianti interni non hanno strumenti per
intervenire e vengono minacciati». Giulietta e Romeo sono due operai in
trattamento da qualche anno al Ser.T. Eroinomani, ora vivono con la
loro dose quotidiana di metadone e giurano di esserne fuori. Giulietta
ha ereditato un'epatite C dal tempo in cui si bucava, è stata
trasferita dalla linea a un posto più umano solo dopo quattro
svenimenti. Ora lavora in verniciatura, che non è l'ideale per chi ha
il fegato compromesso. Il nostro delegato Fiom si impegna di fronte a
noi ad aiutarla a farsi trasferire in un posto compatibile con il suo
stato di salute. Questo fanno i delegati, spesso chiamati a «dare una
mano» con i capi, per ottenere turni o postazioni migliori: «Mi
arrivano in casa - dice Antonio - i genitori di ragazzi finiti nella
spirale. Chiedono aiuto». Molti sono giovani con contratti atipici. Si
subisce il turno di notte perché sei precario e ricattabile, o lo si
sceglie per guadagnare 300 euro in più, o perché «ci si può drogare
senza troppe rotture di coglioni». I «pipistrelli» spesso vivono la
notte come un «regalo», e lavorano a testa bassa per difenderlo.
Il
Ser.T di Lanciano ha 220 utenti, la metà sono operai Sevel. «Non ci si
fa per reggere la fatica. Molti arrivano in fabbrica già legati alla
coca o all'eroina. All'inizio può darti un po' di carica, se la
controlli ti aiuta ma se ne fai un uso eccessivo non riesci più a
lavorare. Il fisico regge meglio l'eroina - sostiene Romeo - che dà
assuefazione solo psicologica. Con l'ero e poi passando al metadone
riesci a fare la tua vita. Con la coca è peggio, 30 euro al giorno per
la dose è tutto quello che cerchi. Si sente dire che al montaggio c'è
stato qualche caso di ragazze che si prostituivano per tirar su i
soldi». Questo è un tabù, anche chi è disposto a raccontarti tutto
finge di non sapere, di non aver capito la domanda. Si sa «ma non si
dice, sono solo voci che corrono». Corrono in fretta. Ripeti la domanda
e allora la risposta è obbligata: «Una volta succedeva, adesso meno e
solo a fine mese quando lo stipendio è finito». Rimozione o pudore?
Forse entrambe le cose. Giulietta dice di dover ringraziare un capo che
l'ha aiutata quando era ridotta molto male e pesava 38 chili: «Ero
arrivata a consumare anche 80 euro al giorno per l'eroina, e a quel
punto non ti resta che spacciare», se di prostituirti non vuoi sentir
parlare. Che cos'è il lavoro per questi ragazzi? Per Romeo «è la cosa
principale, mi dà un senso, un'identità» e invece per Giulietta «non è
possibile identificarsi con questo lavoro. Se potessi me ne andrei
domani. Ma non in un'altra fabbrica, tutto sommato la Sevel è il
miglior posto di lavoro in zona. Vorrei fare altro nella vita». E il
sindacato? «Ho un buon rapporto, è importante il sindacato. Però -
ammette Romeo - raramente partecipo agli scioperi». E Giulietta: «Io
non ho rapporti, i miei delegati sono pappa e ciccia col padrone. Solo
la Fiom si salva. Però agli scioperi aderisco, almeno a quelli di otto
ore così mi risparmio la fatica di andare in fabbrica». Perché vi fate?
«Prova tu a vivere in questi paesi, poi lo capisci e ti fai anche tu».
Non ha dubbi Giulietta. Ora riesce a vivere decentemente insieme al suo
compagno. «Ormai siamo fuori. Ma non dal metadone, quello te lo porti
dietro tutta la vita». Romeo non ha rinunciato all'idea di liberarsi
anche del metadone, «una volta ci ho provato, forse proverò ancora».
Sono due utenti modello, da cinque anni non si bucano e riescono a
farsi le vacanze fuori: prima però passano al Ser.T, si portano le dosi
quotidiane e poi via, alla ricerca di una vita normale. Con chiunque
parli ti senti ripetere che con la cocaina non c'è problema, «puoi
smettere quando vuoi». Fatto sta che non smettono. In pochi ammettono
di essere tossicodipendenti. Lo raccontano a noi o a se stessi?
La crisi della comunità
L'impressione
che si trae da questo primo giro è che la «diversità» operaia sia
finita, i giovani in tuta sono uguali a quelli senza perché la fabbrica
non è più una comunità, un luogo identitario, di aggregazione. Si
condivide una stessa condizione di lavoro ma è più facile mettersi
insieme per sniffare che per lottare contro il padrone. La fabbrica è
sempre più un luogo di transito per i giovani. E un luogo di consumo,
di spaccio. (1/continua)
RESISTENZA ANTIPROIBIZIONISTA! CANAPISA STREETPARADE
2008/05/14,10:32
Per l'ottavo anno il carnevale antipro si appresta a invadere il centro di Pisa
Vi aspettiamo il 31 maggio con meeting point in P.zza SanAntonio(zona stazione)
alle ore 17:00
IN MOVIMENTO VERSO CANAPISA08
<< EVENTI MAGGIO >>
>>Giovedi 15 maggio
CIRCOLO TERRITORIALE DI MONTEMAGNO IN MOVIMENTO VERSO CANAPISA08
VIA B.BUOZZI N. 3 ANGOLO - VIA S.PIERO CALCI (PISA)
CENA BENEFIT..ORE 20.30
PROIEZIONI VIDEO ANTIPROIBIZIONISTE..ORE 22.00
-----------
>>Giovedi 22 maggio
Università di Pisa
presso Polo didattico Carmignani
(Piazza dei Cavalieri-davanti la Fascetti-dietro la Normale)
Conferenza
*ALLE RADICI DEL PROIBIZIONISMO*
Programma
Ore 17.30 Presentazione dell’Osservatorio Antiproibizionista
Ore 18 DIBATTITO
Con Peter Cohen* (sociologo dell’Università di Amsterdam)
e Guido Blumir (sociologo dell’Università di Torino)
Conduce Nunzio Santalucia
A seguire aperitivo buffet e proiezioni video
*La cultura del bando della cannabis.
Da Fuoriluogo, di Peter Cohen - 27 aprile 2008
Versione integrale: http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/arretrati/2008/aprile/la_cultura_del_bando_della_cannabis
PER ADESIONI CONTATTATE canapisa@inventati.org
per maggiori informazioni www.osservatorioantipro.org
Ancora sulla MMM dal manifesto
2008/05/06,08:47
Roma, movimento a sorpresa
A pochi giorni dalla vittoria di Alemanno,
in decine di migliaia sfilano per la Million marijuana march. E urlano:
«Questa è una città sicura»
Angelo Mastrandrea
Andrea Tornago
Roma
Non se lo aspettava nessuno, nemmeno gli
organizzatori. Che a meno di una settimana dalla consegna delle chiavi
del Campidoglio alla destra più di cinquantamila giovani e giovanissimi
comparissero in piazza così, come sbucati dal nulla, per rivendicare la
propria alterità e una propria idea di città opposta a quella della
«tolleranza zero» promessa dal neosindaco di An. «Roma è una città
sicura», seguito a ruota da «Alemanno non è il nostro sindaco», gli
slogan più gettonati tra una canna e l'altra, un sorso di vino o di
birra, il reggae di un sound system e la techno di quello successivo.
Li avesse visti, il sindaco, chissà cosa avrebbe pensato.
Il
pretesto? La «Million marijuana march», tradizionale appuntamento
internazionale che da otto anni fa tappa anche a Roma il primo sabato
di maggio. Quest'anno l'occasione era ghiotta: la vittoria di Alemanno
che manda in allarme centri sociali e case occupate, il padre della
legge liberticida sulle droghe Gianfranco Fini alla presidenza della
Camera e il ritorno dello spauracchio Berlusconi. Eppure di quello che
si andava organizzando si sono accorti in pochissimi: non i mezzi di
informazione, tutti senza eccezione alcuna, non i partiti della
sinistra impegnati a raccogliere i cocci della disfatta elettorale. E
così sotto un sole già semiestivo si sono ritrovati in tantissimi,
molto più che negli anni passati.
Per chi è abituato a seguire i
cortei di «movimento», colpisce che non sfili nemmeno un politico,
nemmeno della sinistra ormai extraparlamentare. Ed è la prima novità.
La seconda è la quasi totale assenza di bandiere di partito, tranne
qualche bandiera rossa e qualcun'altra di Rifondazione. Vanno per la
maggiore, se mai, i simboli dell'anarchia. La terza novità è che si
tratta di una manifestazione profondamente politica e non meramente
antiproibizionista. Alessandro «Mefisto» Buccolieri è uno degli storici
esponenti del movimento romano. «Quella che vedi è la Roma
antifascista, libertaria e democratica. Che esiste anche se ha vinto
Alemanno e se viene oscurata dai media. Vedi quanta gente? È qui perché
è cominciata una nuova fase, quella della resistenza», dice.
Il
leit motiv del corteo è quello della sicurezza, già a partire dallo
striscione di apertura che declina il tema in modo molto diverso dalla
vulgata comune. «Sicuri da morire», c'è scritto, e a portarlo sono gli
amici di Aldo Bianzino, morto misteriosamente in carcere a Perugia dove
era stato portato per qualche piantina di marijuana, nel novembre
scorso.
Come spesso accade per questo tipo di street parade, ad
aggregare è soprattutto il piano estetico-musicale. E così, migliaia di
liceali che sanno a malapena cos'è la legge Fini-Giovanardi sfilano
trascinati dall'aria della festa, per il gusto di contrastare un
divieto che percepiscono semplicemente assurdo. E forse più simile agli
assurdi divieti che subiscono ogni giorno tra i banchi di scuola o in
famiglia piuttosto che nei centri sociali o nei collettivi. È un corteo
politico che non vuol prendere la parola nel politico.
Mentre via
Cavour in tutta la sua lunghezza è ormai stracolma di gente che balla e
cammina dietro i camion i turisti e i passanti si fermano a lato e
sorridono. Alcuni non riescono a credere a tutta quella marijuana e si
affrettano a sfoderare la macchina fotografica. Due turiste olandesi
che incontrano il corteo per caso si sentono a casa e si uniscono
sfilando a piedi scalzi, tra gli applausi della gente. Arrivati
all'incrocio tra via Cavour e i Fori Imperiali, tre giovani mascherati
da Berlusconi, Fini e Giovanardi inscenano un rogo di testi
antiproibizionisti.
Il confronto con il corteo del 25 aprile sorge
spontaneo. «Nuove resistenze» è la frase lanciata dal camion che porta
lo striscione «Resistenza psicoattiva», e sembra un rimprovero alla
festa della Liberazione che appena una settimana fa a Roma, dopo la
vittoria della destra alle politiche e sul filo del ballottaggio al
comune, aveva raccolto meno gente e soprattutto non aveva la stessa
forza. La marijuana tira. Ma non è solo una questione di fumo, e forse
la sinistra extraparlamentare dovrebbe guardare con preoccupazione un
corteo così imponente, spontaneo, «desiderante», che non la riguarda.
Migliaia alla Million Marijuana March 2008
2008/05/05,09:49
Sabato 5 Maggio 2008, a pochi giorni dalla
sentenza delle sezioni riunite della cassazione che ribadisce l'essere
reato della coltivazione anche di una sola pianta, si è tenuta a Roma
la VIII edizione della MMM.
Nonostante l'oscurantismo massmediatico e la disattenzione della
Politica decine di migliaia di antiproibizionisti più e meno giovani
sono scesi in strada a chiedere ancora una volta la fine del
proibizionismo, la fine della persecuzione per i consumatori, la
liberazione di una pianta parte del patrimonio botanico di questo
maledetto paese.
di seguito l'articolo su liberazione di Domenica:
A Roma la tappa italiana della Million marijuana march, evento in
contemporanea con altre 237 città
E' un fiume di antiproibizionisti
il primo corteo nell'era Alemanno
Checchino Antonini
Dedicata ad Aldo Bianzino, l'ebanista poco più che quarantenne arrestato per
qualche pianta di marijuana che aveva seminato nel suo casale in Umbria e
morto il giorno dopo in galera per cause ancora da chiarire. L'ottava volta
in Italia della Million marijuana march scende da piazza della Repubblica
col suo carico di decibel techno e reggae e migliaia di persone, perlopiù
giovani e giovanissimi di diverse città tenuti insieme da tre parole
d'ordine condivise, nello stesso momento, da persone simili in altre 237
città di tutto il mondo: fine delle persecuzioni per i consumatori; diritto
all'uso terapeutico della Cannabis; diritto a coltivare liberamente una
pianta che è parte del patrimonio botanico del pianeta. All'arrivo, qualche
ora dopo, alla Bocca della Verità, i promotori contano di superare le 35mila
presenze dello scorso anno.
E' dal '99 che l'idea di Dana Beal, reduce del Vietnam, attivo dal '66 per
la legalizzazione dell'erba e fondatore di Cures not wars (Cure non guerre)
è diventata un evento planetario nato per contrastare le retate di massa di
consumatori newyorkesi da parte di un «sindaco fascista, Rudolph Giuliani»,
così lo definiva Beal.
E Roma, un sindaco fascista ce l'ha davvero. E questa è la prima
manifestazione dalla sua elezione. Gli accordi per l'occupazione di suolo
pubblico, spiegano gli organizzatori, erano già stati presi. «D'ora in poi,
probabilmente, si dovrà pagare per avere le autorizzazioni dal Campidoglio e
manifestare sarà uno status symbol», spiega Mefisto, il coordinatore
italiano dell'evento, 48 anni, romano, postelegrafonico. Ma anche prima di
Alemanno, tre leggi proibizioniste a vario titolo (Bossi-Fini,
Fini-Giovanardi e Cirielli) hanno incrementato gli arresti di mille al mese.
E dopo una serie di sentenze contrastanti, la Cassazione, a sezioni riunite,
ha appena vietato la coltivazione domestica anche di una sola pianta. E
funzionerà da ulteriore moltiplicatore di galera. Anche per chi adopera
marijuana per curare decine di patologie (epilessia, sclerosi, Hiv,
glaucoma, Parkinson ecc...): «Può sostituire ben più nocivi farmaci da banco
e per questo infastidisce l'industria farmaceutica», spiega Alessandra
Viazzi, 36 anni, presidente di Pic, associazione di "pazienti impazienti".
E' possibile, ma molto costoso e lungo, importare erba in barattolo
dall'Olanda con un giro vizioso di carte tra medici di base, farmacie
territoriali e ministero. «Se va bene ci mette 3 mesi, ma spesso è così
lenta che scade l'autorizzazione». L'ideale sarebbero i "Cannabis social
club", per la coltivazione diretta e la vendita ai soci maggiorenni senza
scopo di lucro, come avviene in Belgio, Svizzera, Spagna.
Chi invece il proibizionismo lo ringrazia sono i trafficanti di eroina,
tornata in auge con la Fini-Giovanardi, e quelli di coca, mai così popolare.
«I pischelli che fanno business preferiscono rischiare con sostanze più
redditizie dell'erba», va avanti Mefisto mentre tre maschere di Fini,
Giovanardi e Berlsuconi bruciano libri sulla cannabis all'incrocio tra i
Fori Imperiali e via Cavour. Ogni riferimento al fascismo è puramente
voluto. La parola più diffusa sui da-tse-bao che spiccano dai camion è
resistenza, sebbene nella sua accezione psicoattiva. Altri striscioni
salutano Albert Hofmann, scienziato, scopritore dell'Lsd, morto a 102 anni
quattro giorni fa.
E' l'abuso di proibizionismo ad uccidere, non le sostanze. Per questo la
dedica a Bianzino (l'anno prima fu per Federico Aldrovandi, e prima ancora
per Giuseppe Ales), per far marciare una narrazione alternativa a quella
sicuritaria e autoritaria dominante: sicuri sì, ma da morire. Prossimo
appuntamento il 31 maggio per CanaPisa nella città toscana dove il sindaco
Pd appena eletto vuole sgomberare il centro sociale Rebeldia e le 24
associazioni che ospita per fare posto a un parcheggio di bus dal sinistro
nome: Cpt. La tradizionale street parade di Bologna, invece, non si farà. Lì
c'è da tempo, un Alemanno di "sinistra".
I rave party secondo il Corsera
2008/04/28,10:42
Dopo intimidazioni e sgomberi nei confronti di feste più o meno illegali che servono ebvidentemente a far capire quale sia la nuova aria che tira nel paese anche il potente Corsera manda segretamente i suoi inviati a scoprire cosa si cela dietro i rave illegali.
Eccone la fantasiosa cronaca con finale splatter:
Dentro un rave illegale, dall'sms alle anfetamine. Ecco cosa accade
I raver appartengono ad un villaggio tribale: ci siamo infiltrati dentro i sentieri nella notte
COMO – A poco più di un mese dalla morte di Nunzio Lo Castro, il diciannovenne di Castellanza che ha perso la vita al rave party di Segrate,
ci siamo infiltrati in un rave illegale organizzato all'ultimo momento
tra Alzate Brianza e Cantù, mentre è ancora viva la polemica politica
sulla opportunità di vietare, o quantomeno regolamentare questo genere
di raduni a base di musica techno.
-->
-->GOABASE E SMS - Il tam tam è partito nel pomeriggio grazie ad uno dei siti di riferimento per i «ravernauti» che si chiama Goabase.
Qui si possono trovare tutti i rave party in programma in Italia e nel
resto del mondo, comprese le istruzioni su come arrivare in un
determinato luogo segreto a poche ore prima dell'evento. Ma non ci sono
solo i siti specializzati, l'altro passaparola più diffuso sono gli sms
a catena che si ricevono durante la giornata per gli aggiornamenti. Per
confonderci, abbiamo indossato la felpa con il cappuccio in stile
«Paranoik Park» e ci siamo introdotti tra alcuni ragazzi diretti al
party segreto. Durante il tragitto in auto, un sms ci ha avvisato che
la località del rave era ad Alzate Brianza in provincia di Como, in un
bosco lontano dalle aree industriali o dai centri abitati.
L'appuntamento è nella notte. Sono le 24 e il buio è quasi totale.
Raggiungiamo a fatica il luogo nascosto del rave che riconosciamo
subito dalla presenza di camper e dalle numerose file di macchine
posteggiate in qualche modo ai bordi del rettilineo principale. Da
lontano si intravede qualche luce psichedelica verde, diluita dalla
fitta presenza di abeti e soprattutto si sentono le percussioni
assordanti della musica techno che ci guidano come fossero lampioni.
LOCATION TOP SECRET - Attraversiamo a piedi 1 km di un campo
incolto cercando di non finire nel fango. Non siamo i soli, tra i
sentieri incontriamo tantissimi ragazzi che si fanno strada con
l'illuminazione del telefonino. Hanno i sacchi a pelo e gli zainetti
per passare la notte, perché il rave finirà il giorno successivo.
Improvvisamente, si apre davanti a noi lo scenario del luogo «top
secret» che è suddiviso naturalmente in due piazzole, con un sentiero
che funge da collegamento. Nelle due aree ci sono due consolle con i dj
all'opera protetti dalle tende da campeggio. A metà del sentiero c'è un
bar di fortuna con tutti gli alcolici in bella vista. Centinaia di
ragazzi con il cappuccio della felpa sopra la nuca ballano a due dita
dalle casse e dai diffusori di techno. Lo faranno per ore senza
staccarsi mai, sotto l'effetto dell'ectasy o della anfetamina che dura
anche 12 ore. Qui, la droga di ogni genere si consuma ritualmente: in
coppia, a gruppi, da soli. Sono le quasi le 3 di notte e qualcuno cerca
di scaldarsi con i due fuochi accesi per affrontare il freddo che è
ancora proibitivo.
IL LORO MANIFESTO – I raver appartengono ad un villaggio tribale e il loro credo è l'abbattimento della legalità, come recita il rave pensiero:
«La nostra dipendenza è la tecnologia. La nostra religione è la musica.
La nostra moneta è la conoscenza. La nostra politica è nessuna. La
nostra società è un'utopia che sappiamo non sarà mai. Potete odiarci.
Potete ignorarci. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di
liberarci dal peso dell'incertezza di un futuro che voi non siete stati
capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le
nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che
avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di
riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal
primo momento che siamo nati...».
Alle 4 il cielo era stellato, molti di loro erano stesi per terra.
Ambra Craighiero
Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale
2008/04/20,21:51
Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale
(Agenzia Radicale, 16 aprile
2008) Michele Bortoluzzi, 40 anni, membro della Giunta Nazionale di
Radicali Italiani e Segretario dell’Associazione Radicale Veneta Loris
Fortuna, è uscito dagli studi di Canale Italia la notte passata alle
2,30 in barella, trasportato al nosocomio di Padova per un sospetto
trauma cranico procurato da una testata sferrata da un ospite del
dibattito condotto dal giornalista Gianluca Versace. L’aggressore,
invitato in qualità "di poliziotto, membro di scorte, e responsabile di
una sigla del Sindacato di Polizia" ha inveito contro i Radicali, quali
"Partito della marijuana, dei drogati". All’obiezione del Segretario
dell’Associazione Fortuna, nel dibattito acceso, il poliziotto ha
reagito con una testata sull’arcata sopracciliare a Michele Bortoluzzi.
Bortoluzzi,
ghandianamente, ha alzato la fronte insanguinata ed ha continuato a
parlare, pur in evidente stato di difficoltà, fino all’arrivo
dell’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale, dove è stato dimesso
dopo alcuni controlli. L’episodio va stigmatizzato: Bortoluzzi, nel suo
intervento iniziale alla trasmissione, aveva infatti pregato tutti di
cercare di trovare le comuni ragioni sul sostegno al Governo Italiano
incaricato dai cittadini, al di là del voto dato a destra o sinistra,
pregando tutti di mantenere il dibattito su un piano costruttivo.
L’aggressione continua ai Radicali, le invettive "partito dei drogati,
avete rovinato l’Italia", e il clima che si è creato in studio hanno
portato all’accensione di un dibattito al quale ovviamente il dirigente
radicale ha cercato di mettere un freno, spiegando le ragioni di 50
anni di storia radicale.
Queste ragioni, evidentemente, non sono
gradite ad una parte che si sente oggi molto sicura di poter applicare
la legalità in una forma nuova, con meno inibizioni, senza limiti,
aggredendo e minacciando il più debole. In merito all’increscioso
episodio, la Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, si è
detta preoccupata per questo segnale di intolleranza verso chi la pensa
in modo diverso dai forcaioli, punizionisti e proibizionisti e
preannuncia una manifestazione per la mattina del 24 aprile a Roma, in
Piazza Cavour, quando si riuniranno le Sezioni Unite della Cassazione
per pronunciarsi in modo univoco sulla punibilità o meno della
coltivazione domestica di marijuana.
Verso Canapisa 2008
2008/04/18,18:29
LEGGE FINI...NUNTEREGGAE PIU'
2 giorni antiproibizionisti
giovedl 24 aprile 2008 CONFERENZA al Rebeldia in via C. Battisti, 51 Pisa
Peggio le droghe o il proibizionismo?
Discussione sull'attualit` dei servizi per la tossicodipendenza (Ser.T.), in
teoria e in pratica, e gli effetti della legge Fini-Giovanardi su di essi e
sul
contesto sociale.
Una riflessione sul futuro ruolo del movimento antiproibizionista nella
definizione e nella realizzazione di una nuova cultura sulle sostanze.
Ne parliamo con N. Santalucia (tossicologo), M. Pini (psicologo), R. Piz
(psicologo)
Promuove: OSSERVATORIO ANTIPROIBIZIONISTA
CANAPISA CREW
sabato 26 aprile 2008 CRITICAL MASS ANTIPRO ore 17 meeting point REBELDIA
FESTA BENEFIT per Canapisa al Rebeldia ore 23
In movimento verso Canapisa - sabato 31 maggio 2008 STREET PARADE
www.osservatorioantipro.org
L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'
2008/04/11,09:51
L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'

La cannabis viene consumata per rilassarsi e per il piacere che
provoca, l'ecstasy viene consumato per divertimento e curiosita', la
cocaina, oltreche' per curiosita', anche per aumentare le proprie
performance (il 10% degli intervistati ha affermato di aver consumato
cocaina sul lavoro). Sono dati preliminari della ricerca nazionale
'Pcs: Percezione del rischio, comportamenti protettivi, significati
attribuiti da parte del consumatore di cocaina', finanziata dal
ministero degli Affari sociali, coordinata dall'Osservatorio
epidemiologico sulle dipendenze patologiche, dell'Ausl di Bologna, e
diretta da
Raimondo Maria Pavarin. La ricerca, che sara'
presentata domani nel corso del convegno: 'Tra percezione del rischio e
ricerca del piacere: i significati attribuiti all'uso delle sostanze.',
all'ospedale Maggiore di Bologna, si focalizza sull'approccio alle
droghe da parte della popolazione tra i 15 e i 55 anni, che frequenta
locali pubblici, feste private, scuole medie superiori, universita',
servizi pubblici e privati, analizzando in particolare la percezione
dei rischi e dei benefici da parte di chi consuma droghe e lo scopo per
cui le droghe vengono consumate. Le variabili prese in considerazione
sono relative a reddito, eta', sesso, professione. Dalla ricerca, che
ha interessato finora 1.873 persone residenti in Emilia-Romagna, e che
verra' allargata ad altre 20.000 circa, sparse in tutta Italia, emerge
un quadro che conferma solo in parte una serie di luoghi comuni in
materia: per esempio, anche questa ricerca conferma che molti
cominciano dalla cannabis per poi provare altre droghe, piu' pesanti,
ma al tempo stesso emerge che l'80% di quelli che provano cocaina
smettono molto presto. Per quanto riguarda le motivazioni, lo studio ne
evidenzia 16, tra le principali: la ricerca del piacere, del benessere,
la curiosita', lo svago, lo stare insieme agli altri, l'evasione dalla
realta'. Anche l'analisi della relazione tra reddito e scelta di
sostanze conferma qualche giudizio consolidato: i piu' ricchi (al di
sopra dei 1.100 euro al mese) preferiscono la cocaina, i meno ricchi
(tra i 400 e i 500 euro) si 'accontentano' dell'ecstasy. Il 20% degli
uomini e il 10% delle donne spende piu' del 10% del suo reddito in
cocaina, mentre, per quanto riguarda i rischi, il 40% ha guidato sotto
l'effetto dell'alcol, il 20% ha guidato dopo aver assunto alcol e
droga.
Kriminal hertz@strike: ridare dignità alla cultura tekno
2008/04/09,18:02
Dopo la morte del ragazzo durante il rave di segrate la stampa ha messo di nuovo
la cultura rave sotto accusa.
Sta a noi salvaguardare il nostro divertimento ed i nostri spazi liberati.
Purtroppo, la scena tekno negli ultimi anni è cresciuta nei numeri
ma si è sistematicamente svuotata di messaggi positivi,
input indispensabili a creare il piacere di un’esperienza collettiva di
riappropriazione del tempo, che appare ormai ingabbiato in un sistema
che ci rende tutt@ precari.
Per sopravvivere serve più consapevolezza, informazione, e non repressione o leggi AntiRAVE.
Per ridare dignità alla cultura tekno bisogna ritrovare il rispetto per gli spazi e per la musica.
Per divertirsi ad una festa bisogna avere cura di se stessi e delle persone che ti ballano vicino!!
19 aprile 2008 kriminalhertz@strike presentazione del primo disco autoprodotto da kmh
Una bella giornata
2008/04/09,15:26
breve comunicato post semina:
Nonostante una giornata non proprio assolata e un clima non del tutto
favorevole, si è tenuta la festa della semina 2008 al Forte Prenestino di
Roma.
Una giornata all'insegna della condivisione.
Condivisione di saperi, di fiori e piante e delle tecniche per farli venire
su forti e rigogliosi.
Una giornata divertente, ma anche una giornata di lotta antiproibizionista
nel modo che più ci piace:
quello cioè dell'antiproibizionismo realizzato, dello scambio non
commerciale, del consumo senza ansie di repressione e di acquisizione.
Una giornata di giochi e di seminari, di cibi e di musica, di gioia e relax
tesa a ribadire ancora una volta che...
GIUSTO O SBAGLIATO NON PUO' ESSERE REATO!
dedicata a Aldo Bianzino, ad Alberto, a Giuseppe e a tutte le vittime da
proibizionismo.
I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
2008/04/08,16:28
07-04-2008, ore 18:45:03
Italia. I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
Il coordinamento nazionale dei garanti dei diritti delle persone
limitate nella liberta' ha chiesto da Bologna maggiore impegno al mondo
politico italiano in tema di carceri. Tra le rivendicazioni, quella di
modificare in modo sensibile il codice penale per non riempire le
prigioni di detenuti colpevoli di reati sociali e la speranza che non
si interrompa l'iter legislativo per la creazione del garante
nazionale, figura presente in quasi tutti i paesi europei.
'Meta' delle persone che entrano in carcere ha a che fare con la legge contro le droghe - ha spiegato
Franco Corleone, garante dei detenuti di Firenze - una percentuale che aumenta ancora di piu' se si considerano anche gli immigrati regolari'.
Cambiare le pene per questi reati, secondo i garanti, e' una
necessita': 'Serve un nuovo codice penale che preveda misure rapide,
efficaci e credibili per sanare le ferite sociali, come nel modello
spagnolo', la richiesta di Corleone.
Con lui si e' schierata anche la collega bolognese
Desi Bruno:
'Il sovraffollamento delle carceri e' un tema devastante per i
detenuti, gli operatori e la polizia penitenziaria stessa che, a
Bologna, e' sotto organico di 200 unita''. E i detenuti sono 1.056
anziche' i 483 della capienza massima prevista, scrive Il Sole 24 Ore
di oggi, spiegando che La Dozza di Bologna e' prima in Italia per
affollamento (219%), davanti a Milano San Vittore e a Firenze
Sollicciano.
Dunque, la richiesta dei garanti e' di 'rivedere le leggi in materia di
droghe, immigrazione e recidiva'. Anche perche', come ha spiegato il
capo della segreteria del sottosegretario alla giustizia Stefano
Anastasia, la polemica sull'indulto e' pretestuosa: 'Non diamogli
responsabilita' che non ha: in un anno e mezzo sono rientrati in
carcere 7.460 detenuti dei 27.314 scarcerati, mentre sono 92.000 gli
incarcerati totali nello stesso periodo'. Nella Finanziaria 2008, il
Governo aveva stanziato circa sette milioni per la creazione del
garante nazionale dei detenuti e di una commissione di cinque elementi
che tutelasse gli abitanti delle carceri italiane. Ma, dopo
l'approvazione alla Camera, il progetto si e' arenato in Senato: 'Ci
sarebbe una corsia privilegiata, ma visti i provvedimenti mancati,
questo e' stato l'anno del disincanto', e' l'accusa di Corleone.
Secondo Mauro Palma, presidente del comitato europeo per la prevenzione
della tortura e delle pene, le 'inadempienze italiane sono scioccanti':
l'Italia, infatti, non ha mai ratificato il protocollo firmato del 2003
che prevedeva l'istituzione di un'autorita' di controllo entro un anno.
Anzi, 'nel 2004 c'era una lista di provvedimenti che non sono mai stati
legiferati e l'attuazione del regolamento penitenziario europeo e' in
gran parte evaso'.
Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
2008/04/04,22:20
03-04-2008, ore 13:47:19
Italia. Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
La
Regione Marche apre alla cannabis per uso terapeutico. La giunta ha
autorizzato i servizi di farmacia delle Aziende ospedaliere, dell'Inrca
e delle Asur a garantire l'erogazione dei cannabinoidi a carico del
Servizio sanitario regionale.
Attualmente non sono disponibili in Italia formulazioni commerciali
registrate, basate su principi attivi e su derivati di sintesi dei
cannabinoidi. Questi farmaci sono reperibili solo in alcuni Paesi
europei e Nordamericani, in Israele e in Sudafrica.
Il ministero della Salute ha inserito lo scorso anno alcuni derivati
naturali o di sintesi dei cannabinoidi nella nuova classificazione
delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Questo fa sì che alle
farmacie ospedaliere sia consentita l'importazione di tali medicinali
purchè abbiano acquisito la prescrizione medica, l'assunzione di
responsabilità del medico e l'autorizzazione all'importazione concessa
dall'Ufficio centrale stupefacenti del Ministero della Salute.
L'uso di questi farmaci è indicato nella spasticità secondaria a
malattie neurologiche, nella nausea e nel vomito non sufficientemente
controllati indotti da chemioterapia o radioterapia, nel dolore cronico
neuropatico.
6 aprile: Festa della semina
2008/03/30,14:28
al Forte Prenestino dal pranzo al tramonto:
Abbiamo deciso di festeggiare la semina quest'anno dedicando la giornata ai liberi coltivatori d'Italia.
Sono
sempre di più, infatti, coloro che volendosi tenere lontani da
proibizionismo e, soprattutto, dalle narcomafie decidono di
autocoltivarsi la propria pianta e di godere dei frutti della propria
fatica.
Ci chiamano "esercito di coltivatori", come recitava
un allarmato servizio di "repubblica" di pochi mesi fa da cui si
evinceva che, specialmente al sud, è diffusissima la pratica della
produzione in proprio della marijuana.
Ovviamente
i dati sono quelli della polizia e hanno origine dalla stima della
sostanza sequestrata come una parte minima di quella effettivamente
circolante.
Si
pensa così che a fronte di qualche centinaio di coltivatori denunciati
siano, in realtà migliaia quelli in azione così come a fronte di più di
un milione di piante sequestrate solo nel 2007 siano in realtà almeno
un numero 5 volte superiore quelle non intercettate.
Si
stima che siano ormai circa 10 milioni i consumatori di cannabis in
Italia, tra questi il 25% dei giovani tra i 18 e 35 anni (uno su
quattro).
Appare
evidente come il proibizionismo stia fallendo. Come le leggi
iperpunizioniste come la Fini-Giovanardi siano un inutile accanimento
nei confronti dei consumatori, come l'unica volontà dello stato sia
quella di sorvegliare e punire: negli anni che vanno dal 1993 al 2006
più di 500000 persone, in gran parte giovanissimi, sono state segnalate
come consumatrici di sostanze stupefacenti.
Sappiamo
benissimo, ovviamente, che tra i coltivatori ve ne è una parte
importante che lo fa a scopo di lucro. Si calcola che in questo regime
proibizionistico una pianta arrivi a fruttare anche 1000 euro ed è
facilmente comprensibile che a qualcuno questa appaia come una delle
soluzioni più facili per fare soldi presto e senza far male a nessuno
(anche se vanno inclusi nel discorso mafiosi e bastardi senza scrupoli
che puntano a massimizzare la produzione gonfiando le piante di veleni
e concimi...già sentito, non vi pare?).
Comunque
non è certamente a questo genere di coltivatori che va la nostra
giornata, ma a figure come quella di Aldo Bianzino, falegname
quarantenne che viveva in Umbria e che arrestato per poche piante non
ha fatto più ritorno a casa, o ad Alberto e Giuseppe, giovani
coltivatori suicidatisi per la gogna penale e mediatica a cui sono
stati sottoposti per il possesso di pochi germogli di erba.
A loro
e a tutte le vittime di proibizionismo dedichiamo una giornata di
lotta, di condivisione, di scambio di informazioni e tecniche affinchè
i coltivatori possano affinarsi e moltiplicarsi.
Contro ogni proibizionismo.
Contro le narcomafie.
Giusto o sbagliato non può essere reato
Giusto o sbagliato...ormai ho seminato
Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
2008/03/30,12:45
29-03-2008, ore 16:02:26
Italia. Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
(Agi) I giovani sempre piu' consumatori: un quarto degli adolescenti,
tra i 15 e i 19 anni, fa uso di cannabis, mentre un significativo 5% e'
ormai passato alla cocaina. Sono i dati pubblicati nella Relazione del
Ministero della Salute sullo Stato Sanitario del Paese relativa agli
anni 2005-2006. Come peraltro emerso anche a proposito del consumo di
alcool, le fasce d'eta' piu' giovani sono quelle piu' a rischio per i
comportamenti trasgressivi e per le tossicodipendenze: sotto il profilo
dell'assistenza sono ancora i consumatori di eroina a costituire la
tipologia di consumatori di sostanze piu' rappresentata (il 72,3% del
totale) tra i soggetti in carico ai SERT, per un'eta' media complessiva
di 33 anni circa. Tuttavia, avverte il rapporto, non vanno
sottovalutati i trend che emergono a proposito dei consumi, che vedono
un aumento complessivo della quota di utilizzatori di tutte le sostanze
considerate nel periodo 2001-2005. E se nella fascia d'eta' 15-19 anni
la tendenza all'aumento appare meno evidente, va comunque considerato
il fatto che le quote di consumatori risultano sensibilmente piu' alte
tra i piu' giovani: la cannabis, usata dal 13% circa dei 15-44enni nel
2005, raggiunge tra i 15-19enni il 24% circa, mentre l'uso di cocaina
rimane di poco al di sotto del 5% tra i piu' giovani, contro il 3%
circa dei 15-44enni. E i giovani si confermano categoria fragile anche
per le malattie mentali: la classe di eta' 25-44 e' quella piu'
rappresentata sul totale dei ricoveri riconducibili a questo genere di
patologie (33,8%), e la mancanza di un informazione sistematica
sull'efficacia e la diffusione dei servizi per la salute mentale rende
ancora piu' complessa la gestione di un fenomeno e di una serie di
patologie il cui peso rischia di ricadere interamente sulla famiglia.
Secondo lo studio PRISMA (Progetto Italiano Salute Mentale
Adolescenti), che ha indagato la prevalenza dei disturbi psichici tra i
preadolescenti, il 3,7% dei preadolescenti presenta comportamenti
significativamente a rischio per depressione, il 4,9% dei maschi ed il
2,5% delle femmine, mentre il 10,6% presenta comportamenti
significativi per disturbi della serie ansiosa, con una prevalenza piu'
che doppia nel sesso maschile (14,4% contro il 6,3% nelle femmine).
Appello Canapisa 2008
2008/03/28,10:12
APPELLO
Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di
tutti.
L'assunzione di sostanze che modificano la coscienza è un fatto
che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture.
Nel corso
del tempo, per alcune di queste sostanze ne è stato proibito l'uso, dando vita
a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con sempre
maggiore repressione. Nasce così il problema droga. Sono state promulgate leggi
e istituiti imponenti apparati repressivi, per affrontare la questione a
livello globale, che hanno dichiarato la "guerra alla droga". Una persecuzione
infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti,
blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni, che è bene
ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo
alla clandestinità milioni di esseri umani.
Mai nessuna legge ha prodotto
nella storia del genere umano una quantità tale di sofferenze. Definibile come
la terza guerra mondiale, perché combattuta su fronti sparsi nell'intero
pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad
infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari
solo per aver coltivato una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il
mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è
possibile avere enormi profitti, e paradossalmente, nonostante i loro continui
fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle
droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione,
anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti più repressivi, arrivando
ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto
ideale di Società libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella
casse di apparati repressivi creati ad ok, che hanno messo in campo le loro
politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al
rafforzamento delle criminalità organizzate, alla diffusione delle sostanze
stesse e dei modi più rischiosi di assumerle.
In un regime proibizionista i
rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben
oltre ai rischi connessi alla sostanza in sé, per esempio: impossibilità di
sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il
tipo stesso di sostanze con le quali è stata tagliata. Molti non pensano al
fatto che la merce droga è una Merce Speciale, non una merce come tutte le
altre, perché se un'automobile è sempre un'automobile, una pistola sempre una
pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina,
grazie alla magia del proibizionismo, dall'Afganistan all'Italia diventano venti
chili.
Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia è condotta da una delle
normative mondiali più dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle
sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo
stesso piano e i timidi tentativi di un'azione di riduzione dei danni, resi già
difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono
stati letteralmente travolti da un'azione repressiva totale. Le conseguenze sono
state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una
questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e
penale.
Questo appello ha l'obiettivo non solo di far riflettere su
una situazione che diventa giorno per giorno sempre più insostenibile, di un
proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche
che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche quello di costruire
una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di
sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E' sempre più
urgente un'opposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue
ragioni e la sua voce al fine di fondare un'alternativa concreta ad un tale
stato di cose.
Il superamento del proibizionismo non solo è possibile ma è
diventato indispensabile.
Crediamo fermamente che una riflessione sincera
di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno,
ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate
sull'informazione, possano concretamente superare le problematiche attuali
connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate
dalla clandestinità in cui il proibizionismo costringe ad agire.
Non c'è mai
stata questa possibilità, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale
legalizzazione, sono stati preferiti fallimenti concreti e tangibili e le
immani sofferenze causate dalla repressione.
Qualcuno sta giocando con le
nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle.
Se è in ballo la nostra
libertà e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le
danze, dobbiamo lottare affinché il diritto all'autodeterminazione non rimanga
lettera morta.
Né malati, né criminali, ma gioiosamente
illegali.
Autoproduzione unica soluzione.
CANAPISA 2008 -
MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA
SABATO 31 MAGGIO - PISA
Dedicata ad
Aldo Bianzino.
per adesione e partecipazione e-mail: canapisa@inventati.org