MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma
Armi in equipaggiamento. E' quanto chiede il sindacato della polizia
municipale di Roma dopo l'inchiesta dell'emittente Retesole sullo
spaccio a Colle Oppio. "L'intervento dei vigili urbani al Colle Oppio a
Roma che ha portato al fermo di alcuni nordafricani sospettati di
essere spacciatori di droga -spiega il segretario del Sulpm della
capitale, Alessandro Marchetti- cosi come testimoniato
dall'inchiesta del Tg-Roma di Retesole che si trovava sul posto per
documentare quanto facile sia acquistare droga in quel parco, dimostra
che la polizia municipale e' entrata pienamente e perfettamente nel
ruolo di vera polizia di prossimita', ruolo che chiedono e vogliono i
cittadini e l'opinione pubblica".(Notiziario Aduc) Forniva lei
stessa droga ai suoi figli per evitare che i due adolescenti si
cacciassero in qualche guaio, comprandola da loschi spacciatori. E nei
guai c'e' finita lei Nicola Cooper, 43 anni, residente nel Suffolk, che
ha rischiato il carcere per aver fatto fumare qualche spinello ai suoi
figli, che all'epoca dei fatti avevano 16 e 18 anni.
La donna,
tuttavia, se la cavera' con 200 ore di lavoro in comunita' e una multa
di 90 euro perche' al giudice David Cooper, stando a quanto dichiara il
Daily Telegraph, e' piaciuto 'il suo bel carattere'.
Nicola Cooper,
ex insegnante ausiliaria che ha perso il lavoro proprio per la
faccenda, ha mostrato lei stessa ai poliziotti il sacchetto contenente
116 grammi di marijuana e quindi ad ammettere davanti al giudice di
farne uso e di averla data ai figli adolescenti. Ma con il solo intento
di evitare loro di entrare in contatto con persone poco raccomandabili.
E' stato assolto con formula piena Matteo Filla, titolare di Mariuana.it, il sito sulla canapa finito sotto accusa l'anno scorso per istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti. Contini (antiproibizionisti.it): "una sentenza storica che tutela la libertà di espressione".
ROMA, 11 ottobre 2007 – Fuoriluogo.it si associa alla soddisfazione di antiproibizionisti.it per la sentenza pronunciata stamane dal Giudice Monocratico di Rovereto, che, accogliendo le argomentazioni dell'Avv. Zaina, ha assolto Matteo Filla (titolare del sito mariuana.it, accusato di istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti) perché "il fatto non sussiste".
Marco Contini, segretario di antiproibizionisti.it, l'associazione che più ha seguito il caso di Filla ha dichiarato: "sin dal primo momento abbiamo espresso preoccupazione per le gravi accuse che avevano portato all'arresto di Filla e all'oscuramento del sito perché configuravano, a nostro giudizio, una grave limitazione della libertà di espressione, non soltanto nei confronti dei soggetti direttamente coinvolti nell'episodio specifico, ma di tutti i cittadini. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, ribadiamo l'importanza di questa pronuncia, destinata certamente a fare storia."
Libera metropoli – libera tutt*
per una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie
La sicurezza è oggi la cifra paradigmatica del governo delle metropoli.
Il nascente Partito Democratico ha individuato nel controllo sociale il
terreno su cui superare la crisi ormai permanente della rappresentanza
politica. La sinistra radicale, all’interno di un terreno di piena
compatibilità con questo modello, salvo poche eccezioni, a sua volta si
rende docile nei confronti di sperimentazioni intollerabili: è il caso
del Muro di Via Anelli a Padova. La destra di An, ormai del tutto
superata in termini di efficacia degli esperimenti repressivi, prova a
recuperare il passo convocando a Roma il 13 ottobre una manifestazione
per richiedere più polizia, più arresti, più espulsioni di migranti.
Dentro questo contesto si inseriscono i fatti che stanno caratterizzando
in queste settimane città importanti come Bologna e Roma. La città di
Bologna continua ad essere il luogo in cui trovano maggiore applicazione
i dispositivi securitari. Nel corso di pochi mesi una sequenza di
sgomberi ha duramente attaccato il movimento bolognese: prima le case
occupate, poi il Livello 57, infine, prima dell’estate, lo sgombero del
centro sociale Crash, lo scorso sabato rioccupato da un corteo di
migliaia di giovani. In concomitanza l’attacco a studenti (divieto
antibivacco) e migranti (venditori ambulanti, lavavetri).
Se a Bologna, ma anche a Padova o Firenze, il meccanismo securitario è
applicato senza troppe mediazioni, a Roma il modello di governo della
metropoli sembra essere più aleatorio, pertanto più insidioso. Un
modello che in molti casi interseca controllo e consenso, socializzando
il meccanismo securitario a parti della popolazione. «Sicurezza
partecipata», questo lo slogan che accompagna gli “interventi
chirurgici” di polizia nei quartieri della città. Attraverso la
definizione di precise campagne mediatiche, l’attivismo più o meno
genuino di comitati di residenti, l’affiancamento di qualche
“pubblicitario” intervento di solidarietà sociale, risulta possibile
isolare interi quartieri, con grate o con blindati, con un parziale
consenso (o, se non altro, con una scarsa opposizione) e sotto l’insegna
della lotta al «degrado», divenuta nuova parola magica della governance
metropolitana.
A Trastevere, però, è stata utilizzata la mano pesante. Un segnale di
forza ed una sperimentazione che, condizionata dalla speculazione
immobiliare e finanziaria, vuole trasformare il quartiere in una
cartolina per ricchi turisti e qualche privilegiato nostrano. Un
quartiere interamente militarizzato – presidi della celere nelle piazze,
ronde degli agenti antisommossa, fermi e perquisizioni, caccia a tutto
quello che risulta essere una “nota disturbante” (dal pischello con la
chitarra al clochard, dall’ambulante a chi si fa una canna). Una mano
pesante simile a quella che, mesi fa, venne utilizzata in piazza Campo
de’Fiori dove si ripeterono cariche dei reparti antisommossa quasi tutti
i week-end. Adesso è più chiaro che si trattò di una specie di prova
generale di quanto sarebbe accaduto anche altrove. La repressione
violenta da una parte e la feroce campagna mediatica dall’altra,
riuscirono nell’intento di svuotare quella piazza dai soggetti
indesiderati senza provocare particolare scandalo, ad eccezione di
alcuni settori dei collettivi studenteschi.
Anche S. Lorenzo non è immune da questo processo che si sta esprimendo
con tattiche differenti, anche per via della specificità del territorio.
Sul Venerdì di Repubblica, infatti, un dirigente della Questura di Roma
si vantava di essere riuscito a riportare il controllo della piazza non
con interventi evidenti, che avrebbero sicuramente creato
contrapposizioni, ma con espedienti come quello di montare grate a
protezione degli stands.
Questi esempi costituiscono già la conferma che il dispositivo di
controllo riguarda l’intera metropoli, ed in particolare tutti i luoghi
di aggregazione e socialità. I blitz nelle vie del centro e della
periferia, le telecamere che vengono installate in ogni angolo, ma anche
la grande caccia a chi non paga il biglietto, con tornelli e
controllori; l’attacco sempre reiterato ai migranti, dai media alle
concrete pratiche di polizia in territori come Piazza Vittorio.
Dentro questa nuova strategia della sicurezza luoghi di aggregazione di
massa e fucine di comportamenti “devianti” come le scuole non rimangono
di certo illesi. Dopo l’aggressione a mezzo di sgomberi e processi, si
sta provando ad applicare un modello di controllo diffuso. Telecamere
negli istituti, cartellini elettronici, controlli di polizia
all’ingresso e all’uscita, corsi sulla legalità, estensione dei
provvedimenti disciplinari. Fino all’iniziativa milanese dei licei
controllati da poliziotti in pensione. Ed infatti il Ministro Fioroni,
nuovo paladino della «serietà», ha imposto a livello nazionale un
irrigidimento dei regolamenti di disciplina, reintroducendo il voto di
condotta e avviando, attraverso la campagna sul «bullismo», la
repressione di ogni forma di comportamento non conforme.
Non basta dire che ci troviamo di fronte ad una svolta neo-autoritaria e
repressiva. Uno sguardo attento ci permette di cogliere la qualità
strutturale, non certo congiunturale, delle nuove forme di controllo. E’
proprio la molteplicità irriducibile (e irrapresentabile) dei
comportamenti sociali, l’ingovernabilità delle nuove forme di vita
metropolitana, ad essere posta sotto attacco dai dispositivi di sicurezza.
La precarietà, infatti, è terreno non riconducibile alle vecchie forme
della politica. I modelli disciplinari imposti dalla fabbrica e dal
lavoro normato sono completamente spiazzati da un’esperienza lavorativa
dislocata nello spazio e nel tempo. Dove la disciplina non può più nulla
interviene il controllo con il suo carattere diffuso, modulare,
aleatorio e flessibile.
Una strategia complessiva che tiene assieme misure repressive e
costituzione del consenso, laddove i media si impegnano con quotidiana e
assassina pervicacia a definire i parametri della devianza, del public
enemy e del moral panic, della marginalità e dei suoi pericoli
incontrastabili. Sollecitare esplosioni razziste e xenofobe per imporre
maggiore sicurezza, dunque minore libertà: è questo il biglietto da
visita per vivacchiare nella scena giornalistica italiana!
Aprire una battaglia contro i dispositivi securitari, le politiche
proibizioniste, le nuove forme di controllo significa partire da questi
nodi.
Una battaglia che ci impegna in primo luogo nella riappropriazione dei
nostri spazi, dei tempi di vita, delle nostre forme di socialità. Aprire
una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie vuol
dire cogliere la radicale opposizione tra “sicurezza” e libertà, le due
cose non viaggiano assieme, ma definiscono una linea di rottura.
Nello spirito di questo ragionamento – parziale e da estendere, va da sè
– e sulla scorta di un percorso di mobilitazione molto significativo che
si è aperto nel quartiere di Trastevere, invitiamo tutt*, venerdì 12
ottobre a partire dalle ore 20:00, ad un aperitivo e spinellata di massa
a Piazza Trilussa. Un momento di musica e di comunicazione sociale, di
riapertura di uno spazio di condivisione tra studenti, giovani precari,
antiproibizionisti.
Collettivi giovanili e studenteschi di Roma, UniRiot – Rete per l’autoformazione (Roma), Mdma (Roma), Esc – atelier occupato, Horus Occupato, Astra 19, csoa Forte Prenestino, Stike Spa
Roma: squadristi di AN assaltano un canapaio
...sempre + sorelle e sempre + fratelli coltivano la
pianta più amata e
i fascisti passano alle maniere forti
comunicato
stampa di Hemporium (grow shop di Roma)
Venerdì pomeriggio, alle ore
16.30 circa, un gruppo di circa 20
militanti di Azione Giovani,
probabilmente appartenenti alla sede di AN
in via di Torpignattara, hanno
dato vita ad un presidio, trasformatosi
poi in un'aggressione fisica,
davanti il grow shop sito in Via Ciro da
Urbino a Roma. Motivo
dell'iniziativa: chiudere i covi degli
spacciatori. Durante il presidio sono
stati divulgati volantini nei
quali si asserisce che i Grow Shop sono luoghi
di spaccio di sostanze
narcotiche e allucinogene, ragion per cui andrebbero
chiusi. Nel nostro
grow shop non è in vendita nessun tipo di sostanza,
neanche quelle
legali che si trovano negli smart shop. Il gruppo era
composto da
ragazzini capitanati dal colui che alla stampa si è presentato
come il
responsabile romano di Azione Giovani Federico Iadicicco.
All'interno
del negozio, si trovava una collaboratrice in stato evidente di
gravidanza e una sua amica che, avendo con se una telecamera
amatoriale,
ha girato un filmato di quanto stava avvenendo. Le riprese
non sono state
gradite dai promotori dell'iniziativa, tant'è che mentre
la ragazza tornava
verso casa, approfittando del fatto che i
carabinieri sopraggiunti si
trovavano all'interno del negozio, é stata
raggiunta presumibilmente dal
sopracitato Federico Iadicicco e da un
suo scagnozzo che l'hanno aggredita
con spintoni e strattoni per
impossessarsi del filmato. Riuscita a
divincolarsi e a tornare nel
negozio, riferiva l'episodio alla polizia, gli
agenti hanno ascoltato
il racconto ma non sono intervenuti in merito
all'episodio.
Siamo ormai abituati ad ascoltare discorsi fuorvianti e
demonizzanti
su chi fa uso di Cannabis, iniziando dai media che con articoli
e
servizi giornalistici diffondono notizie faziose come l'episodio
riproposto per settimane dalle cronache nazionali del ragazzino di
quindici anni morto l'estate scorsa dopo aver fumato uno spinello,
mentre a seguito dell'autopsia si è scoperto che la causa della morte
non aveva nulla a che fare con l'assunzione di Hashish o Marjuana, ma
che il ragazzo in questione aveva assunto Crack, ovvero una sostanza
stupefacente derivata dalla cocaina. Siamo anche abituati a vedere
criminalizzati indistintamente l'uso e il consumo di qualsiasi
sostanza,
l'entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi (con la quale
è stato
cancellato il referendum popolare con il quale si abrogava la
legge
Craxi-Iervolino-Vassalli), infatti, cancella il confine tra
consumo e
spaccio e accomuna in un'unica tabella tutte le sostanze
stupefacenti. Nel
clima generale caratterizzato dal giustizialismo,
sono molteplici i
tentativi di sfruttare in ogni campo la
disinformazione per alimentare i
pregiudizi, l'odio, l'intolleranza e
dare vita a nuovi spauracchi. Ecco,
allora, che la canapa (o Marjuana,
per chi preferisce), pianta medicinale
coltivata da millenni per gli
usi più disparati che vanno dalla fibra
tessile alla produzione di
carburanti, materiali plastici e per
l'ecoedilizia, diviene una droga
diabolica assimilabile all'eroina, alla
cocaina, al crack e i Grow
Shop, attività nelle quali si vendono articoli
per la coltivazione
biologica, oggetti in fibra di canapa e articoli per
fumatori,
divengono luoghi di spaccio.
Non siamo disposti a stare al
gioco di chi organizza campagne
disinformative e finto-moraliste tese a
criminalizzare alcuni
comportamenti sociali con la precisa intenzione di
oscurare le
nefandezze e i privilegi delle caste. Precisando che in tutta
umiltà
riteniamo di non aver nulla da imparare da chi diffonde la cultura
dell'intolleranza e della violenza (vedi l'aggressione di cui sopra),
suggeriamo ai disattenti promotori del presidio sopracitato, di
costituire un comitato per l'abolizione dell'oleandro: pianta
velenosissima comunemente coltivata nei giardini e parchi pubblici
frequentati da ignari bambini che potrebbero ingerirne una fogliolina
che sarebbe sufficiente a provocarne il decesso...
Ringraziamo
moltissimi per l'ampia solidarietà dimostrataci
Hemporium
Team
Related Link: http://www.encod.org/info/PETIZIONE-INTERNAZIONALE-A.html
Da Fuoriluogo.it, - 1 ottobre 2007
Roma, 1 ottobre - Liberalizzazione totale della produzione, commercializzazione e consumo di ogni tipo di droga è questo l'oggetto di uno dei tre testi di legge presentati dal senatore a vita Francesco Cossiga.
La provocazione dell'ex Presidente della Repubblica (le altre riguardano i costi della politica ed il terrorismo islamico), peraltro annunciata da tempo, prende spunto dalla cronaca delle ultime settimane, come ad esempio la sentenza del tribunale di Cagliari, che ha assolto un giovane denunciato dai Carabinieri per coltivazione di marijuana nel proprio appartemento.
Nel ddl di due soli articoli, Cossiga spiega che il testo e' stato elaborato per fornire "un contributo alla politica del ministero dell'Interno e della Salute per garantire ai cittadini tranquillita' e sicurezza ed evitare speculazioni in materia di sostanze stupefacenti o assimilate". Quindi liberta' di fabbricare, di importare, esportare, commerciare, detenere e consumare anche in pubblico ogni tipo di sostanza stupefacente, purche' i soggetti-consumatori abbiano un'eta' superiore ai dodici anni.
L'articolo 2 prevede l'abrogazione di tutte le sanzioni e cancella ogni reato relativo all'uso, alla produzione e allo spaccio.
Di Enrico Fletzer
Bologna- La verità è semplice, per una volta é rivoluzionaria e sta tutta scritta in un pizzino. Il termine è stato utilizzato da un collega durante la conferenza in Comune del collettivo Open the Space in preparazione della manifestazione di sabato: la stret space parade promossa contro la giunta comunale e per la riapertura dei posti chiusi in omaggio ad un nuovo ibrido giuridico politico frutto di collaborazioni tra destra centro-sinistra , quello che a Bologna si chiama la legge Fini-Giovagnoli dal nome del magistrato che persegue gli antiproibizionisti. Sappiamo che la mafia non apprezzerà anche perché il pizzino era la minuta del capo della Digos di Bologna che proponeva a Rosario Picciolo, portavoce del collettivo, un corteo autorizzato anche se “alleggerito” per le vie del centro e che Ciarambino avrebbe sottoposto ai capi.
La differenza di stile tra lui e il questore è notevole. Anche se il dottor Vincenzo Ciarambino è una persona affabile e di gran talento, i capi-bastone non hanno apprezzato e la “proposta di riduzione del danno nei confronti ” di una manifestazione poco consona ha fatto il resto . Peccato .Questi agenti a differenza di altri sanno cos’è la realtà ed hanno un approccio realistico . Questa sarebbe la politica ma a fare il funerale alla politica di Cofferati è proprio il signor Ciarambino uno degli eroi della manifestazione e che la sinistra radicale potrebbe proporre come Questore.
Lo hanno capito tutti chi se ne deve andare : in primis Cofferati ma anche l’attuale Questore Francesco Cirillo appare come una persona ormai compromessa con la clique di “falce e carrello”, in una città dove anche la verità è diventata cash’n carry. Ciarambino e il suo pizzino ha dimostrato perlomeno di sapere e volere ragionare e di questi tempi a Bologna di cervello legale ce n’è disponibile solo a destra : come quel maiale invitato alla manifestazione antimoschea di FI,Lega e AN che poi, forse per ragioni di I.Q. non si è presentato al concentramento islamofobo in Piazza Maggiore. Un meeting peraltro autorizzato proprio da Cirillo&Cofferati . Come direbbe Veltroni è un No alla Moschea tutto volto a favore dell’ordine pubblico e della libertà di culto, di riunione e di pensiero dei Cristiani Integralisti mangiamortadella
Nel frattempo anche grazie al carattere radicale della settimana di lotta per gli spazi che sfocerà il prossimo sabato, delle piccole crepe hanno incrinato le facce dei sindaci più carogna che erano rappresentati al funerale del Pratello. Come si evince dagli striscioni dei laici accorsi numerosi per ribellarsi al Sindaco, questo conduce una conventio ad excludendum contro le espressioni del pensiero laico e dell’autodeterminazione tuttora sottoposte al vaglio incrociato di Curia, Questura, Comune,Partito e Magistratura con tutti i soggetti attanagliati in un groviglio inestricabile e che pretendono di definire come “ordine pubblico” la propria rappresentazione ideologica di quel che é giusto e che confina con la Gesinnungsjustiz, la giustizia ideologica dei nazisti. Intanto il pesce puzza dalla testa a cominciare dalla Questura.
Questo intreccio proibizionista, liberticida e anche suicida ,sembra definire l’ordine del mondo qui a Bologna ma soprattutto costituisce una ipotetica quadra,un possibile orizzonte alla legge& ordine , in realtà falsa coscienza e possibile identità di un partito che non c'é. Il tutto a beneficio o meglio a detrimenti di Rudolph Giuliani in corsa con i Repubblicani americani.
Bologna per quanto ancora prigioniera di un mish-mash di fondamentalismo e stalinismo è insorta al Pratello con notevoli segni d’insofferenza e la parola d’ordine “Cofferati Carogna Via da Bologna” ha mandato un segnale chiaro a chi sta cincischiando Ma la cosa curiosa che ormai la guerra a Cofferati l'aveva già vinta Abramo Lincoln nel 1864 :
“Una volta che hai perso la stima dei tuoi concittadini, non potrai più recuperare il loro rispetto e la loro stima E’ vero che puoi prendere in giro tutti per un po’di tempo e puoi anche prenderne in giro un po’ per tutto il tempo. Ma non puoi prendere in giro tutti tutto il tempo”
Questa frase poi ripresa da Bob Marley in Stand Up Get Up ha mosso i manifestanti alla conquista della Città Proibita. Anche se perchè se é vero come dice Ilvo Diamanti che la politica urbana dei comuni italiani non esiste più , la non politica ha portato alla costruzione in Italia di tanti set virtuali che ricordano i villaggi russi costruiti in onore del principe Grigori Alexandrovič Potëmkin. Secondo la leggenda, l’aristocratico aveva fatto costruire dei villaggi di cartone lungo le rive del Dniepr. Stiamo parlando di territori riconquistati all'Impero Ottomano come poi fece Cofferati sul Lungo Reno nei confronti dei Rumeni. Il tutto per impressionare una signorina, Caterina II di Russia durante il suo viaggio in Crimea nel 1787. Proprio come Cofferati che parlava di soli “maschi adulti” e non di “ donne e bambini” durante i rastrellamenti da lui ordinati.
Il villaggio Potëmkin
In questo set russo, che per l’enorme
estensione il fumettista tedesco Gerhard Seyfried aveva definito il più grande
mercato mondiale dei comix, i villaggi erano di cartapesta, e c’erano attori che si
atteggiavano a falsi pastori e fingevano di vivere una vita facile e felice.
L'imperatrice fu stupita di vedere in questa regione anche un esercito ben
organizzato e una intera flotta a Sevastopoli. Nel suo viaggio Caterina II era
accompagnata dai numerosi ambasciatori stranieri. Uno di questi diplomatici,
l’ambasciatore Gelbig, è considerato l'autore della leggenda. L'episodio è
narrato infatti in un suo libro-pamphlet dal titolo "Potëmkin Tavrkiceskij". Il
pamphlet è stato pubblicato ad Amburgo ed ebbe una vasta diffusione in Olanda e
Gran Bretagna. Nel suo libro Gelbig accusa il conte Potëmkin di aver sottratto
il denaro ricevuto per la provincia e di aver organizzato una messa in scena per
non farsi scoprire dall’ Imperatrice. In particolare avrebbe impiegato trucchi
quali spostare gli stessi greggi di pecore lungo il percorso dell'Imperatrice e
di aver dipinto diversi mercantili da navi militari presentandoli come la flotta
di Sevastopoli.
Via del Pratello, i collettivi celebrano
il 'funerale' di Bologna
Bologna, 29 settembre 2007 -Una bara nera con tanto di candele attorno, una ghirlanda di fiori e una messa funebre: così in piazzetta San Rocco, in via del Pratello a Bologna è iniziata la Street space parade organizzata dai Collettivi autonomi contro il sindaco di Bologna Sergio Cofferati per «celebrare i funerali di una città razzista e proibizionista». Attorno alla bara tre striscioni: «da Bologna viva a Bologna morta»; «Cofferati vergogna riprendiamoci Bologna»; «Zona temporaneamente liberata».
La protesta è contro il divieto di effettuare la tradizionale Street Parade con i camion che diffondo musica ad altissimo volume lungo le strade del centro cittadino. Al momento in via del Pratello sono presenti circa 200 No global e membri di Collettivi ma, dicono gli organizzatori, il numero è destinato a crescere. La Questura di Bologna, prendendo atto di quanto deciso dal Comitato per l'ordine pubblico, aveva vietato la sfilata per le vie del centro proponendo un percorso alternativo che avrebbe dovuto partire da piazza XX Settembre per arrivare al Parco Nord. I Collettivi hanno comunque deciso di riunirsi in via del Pratello, a ridosso del centro di Bologna. Il leader del Livello 57, Rosario Picciolo ha definito «un grande successo» il fatto di essere riusciti ad organizzare la manifestazione antiCofferati in via del Pratello e annunciato l'intenzione di dirigersi verso il centro, ma questo dipenderà dalla contrattazione con la polizia.
Probabilmete il corteo punterà ad arrivare in piazza XX Settembre,
vicino alla Stazione ferroviaria. Intanto, si aspetta la «celebrazione
dei funerali della città»: i sei 'becchinì con indosso la maschera di
Cofferati porteranno in spalla la bara. «È Cofferati - ha spiegato
Picciolo - che simbolicamente celebra i funerali della città».
Cagliari, coltivare droga in casa non è reato
"se si dimostra che l'uso è personale"
CAGLIARI - Coltivare due piantine di marijuana nel terrazzo della propria
casa non è reato. Ma solo se si dimostra che la piantagione serve a
soddisfare le esigenze personali di consumo. Il Tribunale di Cagliari
questa mattina ha assolto un giovane denunciato dai carabinieri lo scorso
agosto perchè nella sua abitazione erano state trovate due piante di
marijuana.
L'imputato, giudicato col rito abbreviato, è stato assolto perchè il
fatto non sussiste. Le motivazioni si conosceranno tra trenta giorni, ma è
probabile che il giudice abbia accolto le argomentazioni del suo difensore,
l'avvocato Giovanni Battista Gallus, che ha richiamato una sentenza della
Cassazione dello scorso maggio e una, di analogo contenuto, del Gup di
Cagliari, risalente a giugno. La Suprema Corte aveva individuato una netta
differenza tra la coltivazione in senso tecnico-giuridico e quella
"domestica" di poche piantine. Equiparando, insomma, la piantagione
casalinga alla detenzione per uso personale.
(28 settembre 2007)
(Tratto da L'Espresso.it di Agnese Codignola) Aumentano i consumi di medicine per combattere ansia e depressione, attacchi di panico e disturbi alimentari. Al ritmo dell'8 per cento l'anno. E si abbassa l'età di chi cerca nelle pillole il rimedio contro le difficoltà della vita. Con molti rischi (Continua)
STREET SPACE PARADE
Bologna 29 settembre 2oo7
Ho visto
La paura
L'ignoranza
L'intolleranza
L'ottusità
Il proibizionismo
La repressione
Ho visto
Un sindaco ossessionato dalla legalità fare scuola a livello nazionale
sulle politiche securitarie e del controllo sociale. L'ho visto sempre
scortato dai gorilla perché il più insicuro è proprio lui.
Ho visto
Bologna morire di una morte neanche troppo lenta ma sicuramente dolorosa.
Una città unica diventare improvvisamente banale. Banale come un'altra
multa per divieto di sosta, per divieto di transito.
Intollerabile tolleranza zero: vogliamo accessibilità e diciamo basta ai
divieti insensati. Perché vogliamo transitare e sostare nelle piazze e
nelle strade che sono anche nostre, di quelli che non hanno paura del
diverso, anzi sono ansiosi di confrontarsi con le diversità. Di quelli che
vengono qui perché vogliono imparare, di quelli che lavorano e lavoreranno
in questa città, di quelli che lavorano per questa città. Di quelli senza
tessera, di quelli che più sicurezza non vuol dire più polizia. Di quelli
che sono vittime della polizia, per aver trasgredito le regole inique
frutto di una politica repressiva fondata sulla paura.
Ancora una volta nelle strade, nelle piazze, sotto i portici, persino sui
muri STREET SPACE PARADE! Perché per creare percorsi di vita liberi da
logiche consumistiche o elettorali abbiamo bisogno di spazi sociali. Z T L
saranno Zone Temporaneamente Liberate dalla paura, dall'ignoranza,
dall'intolleranza, dall'ottusità, dal proibizionismo attraverso i nostri
corpi, i nostri progetti, le nostre passioni. Zone finalmente accessibili
alla condivisione, e scusateci se faremo rumore, se il fermento della vita
fa rumore!
Autunno è qui comincia adesso....
Open the space
'L'intervento dei Nas potrebbe servire non solo a individuare la
presenza di droga nelle scuole, ma anche a sostenere presidi e
insegnanti nell'attivita' preventiva ed educativa'. Lo ha detto il
ministro della Salute Livia Turco intervenendo in diretta alla trasmissione 'Viva Voce', in onda questa mattina su Radio24.Da Notiziario Aduc, - 27 agosto 2007
Il consumo di cannabis non e'
associabile a comportamenti violenti, secondo uno studio pubblicato
sulla rivista scientifica Addictive Behaviors.
I ricercatori del
Centro studi sulle dipendenze dell'Universita' di Victoria hanno
studiato la frequenza con cui coloro che commettono atti di violenza
hanno in precedenza consumato cocaina, alcol e/o cannabis. Nella loro
analisi, gli studiosi hanno tenuto conto anche del carattere
individuale dei soggetti (covariabili come la tendenza alla
irascibilita', alla violenza, al rischio, al non rispetto della legge).
I
ricercatori sono giunti alla seguente conclusione: "Una volta prese in
considerazioni le covariabili, il frequente uso di alcol e cocaina e'
connesso in maniera significativa alla violenza; questo suggerisce un
effetto farmacologico che potrebbe stimolare la violenza. La frequenza
del consumo di cannabis, invece, non e' legato in maniera significativa
alla violenza quando si prendono in considerazione le covariabili".
Lo
studio conferma due indagini in cui si confuta ogni legame fra l'uso di
cannabis ed il comportamento violento. La prima, condotta dal Senato
canadese nel 2002, ha riscontrato che "l'uso della cannabis non induce
i consumatori a commettere altre forme di reato. Il consumo di cannabis
non aumenta l'aggressivita' ed il comportamento antisociale".
Il
secondo studio, pubblicato dalla commissione del Governo britannico
sull'abuso di droghe, riporta: "La cannabis differisce dall'alcol in
maniera significativa. Essa non incentiva i comportamenti a rischio.
Questo significa che la cannabis raramente contribuisce alla violenza
verso altri o se' stessi, mentre il consumo di alcol e' un fattore
importante negli episodi di autolesionismo, incidenti domestici e
violenti".
Piu' recentemente, uno studio su un migliaio di
ricoverati per traumi pubblicato sulla rivista scientifica Journal of
TRAUMA Injury, Infection, and Critical Care ha rivelato che l'uso di
cannabis non e' associabile ad infortuni violenti e non violenti che
richiedono il ricovero in ospedale. Al contrario, alcol e cocaina sono
associabili ad infortuni derivati da atti di violenza.
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