MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma
Lo 0,2 per cento dei ragazzi ricoverati ha meno di 15 anni di età
Quattro anni per 1 grammo hascisc
Questa la condanna del tribunale di Torino a un marocchino
(ANSA) - TORINO, 6 NOV - Cede 1 grammo di hashish e lo condannano a
4 anni e 2 mesi:a Torino un giudice ha applicato la riforma 'Fini-
Giovanardi' sugli stupefacenti.
L'imputato, il marocchino Mohammed N., era stato fermato
domenica nella zona di Porta Palazzo mentre consegnava a un
acquirente 1,3 grammi di hashish: una dose minima che gli e' costata un processo per
direttissima e una condanna severa perche' il giudice ha tenuto
conto del fatto che aveva dei precedenti.
La Cassazione: sì alla marijuna in casa
se è coltivata come pianta ornamentale

ROMA
(31 ottobre) – Se coltivare marijuana è un hobby per dimostrare il
proprio pollice verde si può fare: la canapa indiana può essere
coltivata in piccole piantagioni domestiche e venduta come pianta
ornamentale. Una sentenza della Cassazione, la 40362, ha confermato
l'assoluzione di un uomo che vendeva, sistemate in vasetti con tanto di
lumini, piantine di marijuana prodotte in casa e fatte crescere nella
vasca da bagno. In particolare la Suprema Corte ha respinto il ricorso
presentato dalla Procura della Corte di Appello di Genova contro
l'assoluzione - pronunciata sia in primo che in secondo grado - di
Luciano M., un uomo di 57 anni nella cui abitazione erano state trovate
cinque piante di canapa, l'ultima delle quali ancora “a dimora” nella
vasca da bagno.
Per il pg di Genova - che ha protestato a
Piazza Cavour contro il verdetto assolutorio - «non è possibile
ipotizzare che un privato possa lecitamente coltivare piante di canapa
indiana per scopi ornamentali, in quanto il legislatore considera
pericolosa per la salute ogni forma di diffusione della droga». Gli
“ermellini” non hanno condiviso questa tesi e la hanno giudicata
«infondata» sottolineando che «la coltivazione di piante, da cui
possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si configuri come
coltivazione in senso tecnico-agrario rimane nell'ambito della
coltivazione domestica» e non costituisce reato. Così il reclamo del
magistrato ligure è stato rigettato.
VERITA’ PER ALDO
Il carcere? sicuro da morire!
SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea*
Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono stati separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8,15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante. Indaffarati a sperimentare modelli di governance escludenti, a scagliarsi contro ambulanti, lavavetri, vagabondi, non hanno trovato, non stanno trovando, non trovano il tempo per superare l’alone di impunità, per denunciare chi umilia le persone sotto custodia, infligge sofferenze fisiche e psichiche ai detenuti, uccide.
E' tempo per noi di prendere posizione, spazio e voce. Di raccontare. Di mantenere viva la memoria collettiva. Di evitare pericolosi insabbiamenti e difendere le nostre esistenze e le nostre pratiche identitarie da abusi, repressioni e pestaggi, “venduti”come atti di legalità. E’ tempo di disinnescare le “paranoie” securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi. Di resistere alla criminalizzazione degli stili di vita, alla violenza dell’intolleranza, all’esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, alla manipolazione dell’informazione.
E’ tempo di agire, di porre interrogativi a chiunque desideri verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali. Marcello Lonzi. E’ tempo di reclamare la scarcerazione immediata dei 5 ragazzi di Spoleto, vittime di una perversa applicazione del 270bis, strumento di controllo e intimidazione preventiva utilizzato ormai per sedare qualunque forma di dissenso.
E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, di ottenere verità e giustizia sugli omicidi di stato, di abrogare la legge Fini-Giovanardi e reclamare la fine di ogni proibizionismo, di contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi espressione fuori dalla norma, di farci carico delle sorti dei processi per il g8 di Genova rispondendo ai pruriti vendicativi del potere con una manifestazione nazionale che contrasti e interrompa la costruzione di processi di oblio e rimozione collettiva.
SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea*
Un appuntamento nazionale contro tutte le intolleranze
Perchè un paese intollerante e’ tutto tranne che un paese sicuro!
Perchè per una pianta d’erba in cella non si deve finire!
Perché in carcere non si deve morire!
Verità per Aldo!
Via ai test antidroga per i lavoratori dei trasporti
e per chi svolge mansioni a rischio

ROMA
(30 ottobre) - Test obbligatori antidroga obbligatori per i lavoratori
del settore dei trasporti (conducenti di autobus, treni, navi, piloti
di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di
movimentazione terra e merci, ecc.) e per quanti maneggiano sostanze
pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d'artificio. La
Conferenza Unificata ha ratificato oggi l'intesa che prevede controlli
periodici sull'eventuale uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, a
garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori con mansioni che
possono comportare rischi per sé o per i cittadini.
Dopo la
pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'intesa, entro 90 giorni
dovranno essere emanate le norme sulle procedure dei test, dopo di che
i controlli entreranno in vigore. L'intesa, voluta dal ministro della
Salute, Livia Turco, colma una lacuna normativa andata avanti per ben
17 anni e permette l'attuazione della legge del 1990, il Testo unico
delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza.
I controlli, i cui costi sono a carico del
datore di lavoro, prevedono visite mediche ed esami di laboratorio. Il
provvedimento è rivolto ai lavoratori che svolgono mansioni
particolarmente delicate per la sicurezza collettiva, come appunto chi
lavora nel settore dei trasporti. L'obiettivo è quello di prevenire
infortuni e incidenti, con l'immediata sospensione temporanea
dell'idoneità di chi risulta positivo ai test, ma anche di favorire il
recupero della tossicodipendenza del lavoratore, avviandolo verso
programmi di riabilitazione, al termine dei quali sarà possibile la
riammissione alle sue mansioni.
L'intesa non prevede il
licenziamento per i lavoratori in difficoltà che accettino il percorso
di riabilitazione. Infatti, in caso di positività ai test, il datore di
lavoro è tenuto a sospendere il lavoratore, ma la libera accettazione
da parte del lavoratore di sottoporsi a percorsi di recupero, fornisce
ampie garanzie della conservazione del posto di lavoro per tutto il
periodo necessario per il recupero. Qualora sia accertato un uso solo
occasionale, il medico competente può riconsiderare l'inidoneità del
lavoratore, dopo parere favorevole in tal senso del Sert, ma saranno
previsti ulteriori controlli. E' prevista anche la possibilità per il
lavoratore di essere adibito a mansioni diverse. Per la natura
sperimentale dell'accordo stesso è stato previsto che, in base alle
esperienze acquisite e all'evoluzione delle conoscenze scientifiche, le
disposizioni possano essere aggiornate.
published sabato 28 luglio 2007 14:17, di encod . update mercoledì 1 agosto 2007 02:15
Il 6 luglio 2007 la Corte d’Appello Federale Svizzera (Kassationshof) a confermato la sentenza di 29 mesi di reclusione contro André Furst, proprietario della ditta Chanvre-Info e membro del Comitato Direttivo dell’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD).
André Furst è stato condannato per la coltivazione di Cannabis e la manifattura di prodotti della canapa da essere usati come alimenti, nella cura del corpo e della salute, o come sostituti delle materie plastiche. Chanvre-info è una delle società europee maggiormente rispettate che si occupano della promozione della pianta della canapa, la sua cultura ed il suo valore per il genere umano. La ditta è riconosciuta per il suo alto livello professionale e non ha mai fatto mistero delle sue attività.
Sfortunatamente, sembra che il reale crimine di André Furst sia il modo trasparente e aperto in cui ha svolto il suo lavoro. Chanvre-info ha allestito e preparato mostre sulla canapa in numerose conferenze ufficiali, compreso il Parlamento Europeo, ospita un sito web multilinguale con informazioni aggiornate sulle qualità e gli utilizzi della canapa e sostiene l’attivismo politico contro la sua proibizione.
Nel giugno 2007 André è stato eletto membro del Comitato Direttivo dell’Encod, una piattaforma composta da 150 organizzazioni di 26 Paesi Europei che lottano per una lobby politica e svolgono attività per porre fine alla guerra alle droghe. Nella comunità degli esperti di politiche sulle droghe è conosciuto per il suo impegno nel promuovere politiche sulle droghe che riducano realmente al minimo il danno per il consumatore e chi gli sta vicino.
Senza dubbio André Furst adesso diventerà un altro prigioniero della guerra contro le piante, in un Paese che è di solito considerato come uno dei più razionali in Europa riguardo la politica sulle droghe. La giustizia svizzera ha seminato vento, ma raccoglieranno tempesta.
ENCOD non può accettare la carcerazione di André Furst. Nelle prossime settimane prepareremo la presentazione del caso alle Corti Internazionali, non soltanto per l’interesse del nostro amico e collega, ma per l’interesse dei milioni di persone che corrono il rischio di essere criminalizzati e rovinati ogni giorno a causa della proibizione di una pianta che ha accompagnato e aiutato il genere umano per più di 10.000 anni.
Quando le leggi sono così ingiuste, la resistenza diventa un obbligo.
André e’ stato arrestato e da sabato è in sciopero della fame.Alcuni gli chiedono di smettere ma ricordiamo che in Svizzera e in Germania militanti antiproibizionisti e non hanno vinto alcune battaglie con mesi di sciopero ma non senza conseguenze come ricordano giustamente alcuni.
Potete scrivergli una lettera o una cartolina che gli farà molto piacere anche per sollecitare la sua liberazione come quella di altri attivisti a livello europeo e mondiale. Come sapete i casi in Italia si sono peraltro moltiplicati con l’esecuzione di Aldo a Perugia e vari arresti in alcune città italiane. Addirittura a Bologna dove in questo momento stanno sgomberando anche le case occupate nel Quartiere di San Donato dopo l'operazione di ieri al Parco Sud- sede del collettivo Open the Space
Andrè Fuerst ha iniziato a scontare la sua sentenza di 29 mesi di carcere con l’accusa di aver distribuito la canapa ai malati. Molto probabilmente Andrè potrebbe essere rilasciato in semilibertà tra 8-10 mesi per permettergli di occuparsi della sua fattoria che nel frattempo è stata assalita durante una delle prime notti durante il suo arresto da un gruppo di una dozzina di uomini armati.(cfr. www.encod.org). Ma ora ne va della sua vita .mandate lettere e cartoline in francese tedesco/inglese e italiano.
André Fürst
Prison centrale de Fribourg
CH-1700 Fribourg
Svizzera
Da Fuoriluogo, di Francesco Maisto - 28 ottobre 2007
Ricordate la famosa scena di
Super Totò in cui il grande artista si muove mettendo insieme movimenti
disarticolati delle braccia e delle gambe? Ecco, questa è l’impressione
che si ricava dalla lettura della bozza del cosiddetto “pacchetto
sicurezza”: scelte scoordinate, assemblaggio di norme di grande rilievo
(come quelle antimafia e di tutela dei minorenni e di protezione
dell’ambiente) con norme semplicemente e solamente repressive, dannose
per i giovani e i deboli.
Nella scia del primo “fatale” pacchetto
sicurezza del 26 marzo del 2001 (del precedente governo di
centro-sinistra), aumenta l’elenco dei delitti per cui è obbligatorio
l’arresto ed è obbligatoria la custodia cautelare in carcere (anche
dopo la sentenza di appello), mentre sono vietate la scarcerazione e la
sospensione dell’esecuzione della pena detentiva, introdotta dalla
legge Simeone-Saraceni approvata all’unanimità dal Parlamento nel 2000.
Ora però, “l’assolutizzazione” del penale, a seguito di preoccupazioni
per la sicurezza comprensibili, ma deliberatamente stimolate ed
amplificate fino a divenire “ossessioni securitarie”, si innesta –
senza discontinuità ed anzi con un’azione di rinforzo – su quelle leggi
“odiose” della maggioranza di centro-destra, come la Fini-Giovanardi e
la ex Cirielli (già ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale in
due punti), che questo governo si era impegnato a superare: si erano
viste le prime avvisaglie positive col disegno di legge Mastella di
modifica del codice di procedura penale e con la bozza di codice
penale, elaborata dalla commissione ministeriale presieduta da Giuliano
Pisapia.
A titolo di esempio, è sufficiente evidenziare che il
pacchetto sicurezza, pur non modificando esplicitamente la normativa
sulla droga, è destinato ugualmente ad aggravarne il danno penale:
tanto per le minime condotte predatorie commesse da tossicodipendenti
al pari di altri giovani “devianti”; quanto per le condotte illecite di
cessione e di traditio (passaggio di sostanze non a fine di lucro)
previste dalla Fini-Giovanardi, commesse anche da chi è da poco
maggiorenne nei confronti del quasi coetaneo minorenne (col richiamo
indiscriminato alle aggravanti previste dall’art. 80 del Testo Unico
sugli stupefacenti). Ad esempio un ragazzo di 18 anni che cede uno
spinello ad un gruppo di amici, fra cui un minorenne, andrà
immediatamente in carcere dopo l’arresto. Aumenteranno dunque le
carcerazioni, e saranno più difficili le scarcerazioni e la sospensione
dell’esecuzione della pena detentiva, sì che la custodia cautelare in
carcere segnerà l’inversione cronologica tra colpa e pena. Si realizza
così quella «…logica anticipatoria della pena insita nel trattamento
peggiore per l’imputato di reato più grave…» mentre si cancella «un
nuovo spazio entro il quale il giudice poteva tener conto delle
esigenze effettivamente connesse all’andamento del processo…» come
insegnava il prof. Giuliano Amato nel Commentario alla Costituzione.
Il
paventato intervento legislativo, dunque, appare più un vicolo cieco
che una manovra risolutiva. Facendo affidamento sulla fragile e
disintegrata (ma in sé preziosa) risorsa penale anche per queste
tipologie di condotte devianti, il pacchetto sicurezza è destinato non
solo all’insuccesso, ma anche a creare l’illusione che l’intervento
penale sia in grado di ridurre la realtà e la percezione
dell’insicurezza. La promessa strutturalmente inattuabile si tramuterà
in delusione cocente e quindi, in nuove richieste, come in una spirale
perversa, in cui chi perde è il bugiardo.
Evo Morales
DATI PERSONALI ed INCARICHI in ATTO

ADENTI Francesco [ MAIL ]
Nato a BEREGUARDO( PAVIA ) il 19 gennaio 1961
Laurea in giurisprudenza; dipendente di azienda privata - funzionario
Eletto nella circoscrizione V (LOMBARDIA 3)Lista di elezione: POPOLARI UDEUR
Proclamato il 22 aprile 2006
Iscritto ai gruppi parlamentari:
|
CAMERA DEI DEPUTATI
|
N. 1729 |
1. Dopo l'articolo 18 del testo unico leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
«Art. 18-bis. - 1.
Il responsabile dell'organizzazione di manifestazioni musicali aperte
al pubblico organizzate da privati cittadini in luoghi non predisposti
per il pubblico spettacolo è tenuto alla presentazione di una specifica
richiesta al questore. Tale richiesta deve contenere la dichiarazione
della data e del luogo ove si intende tenere la manifestazione, della
durata della stessa, l'indicazione della previsione del numero dei
partecipanti e dei mezzi destinati a garantire l'ordine pubblico, la
sicurezza e l'incolumità dei partecipanti, di quanti prestano la loro
opera lavorativa nello svolgimento della manifestazione, nonché la
dichiarazione di rispetto e conformità alla legislazione vigente in
materia di inquinamento acustico. Devono altresì essere dichiarati i
mezzi adottati al fine di garantire l'igiene pubblica e il rispetto
ambientale del territorio in cui avviene la manifestazione. Alla
dichiarazione deve essere allegata anche l'autorizzazione a occupare il
terreno da parte del proprietario, qualora il terreno sia di proprietà
privata.
2. È facoltà del
questore, qualora i mezzi indicati nella dichiarazione di cui al comma
1 siano ritenuti insufficienti per il corretto svolgimento della
manifestazione, convocare il responsabile dell'organizzazione al fine
di individuare le misure adatte a garantire l'ordine pubblico, la
sicurezza, l'igiene pubblica, il rispetto ambientale e il rispetto
delle leggi vigenti. È altresì facoltà del questore, di comune accordo
con il responsabile dell'organizzazione, individuare un altro luogo più
riscontriamo qualche confusione sulla definizione della manifestazione del 20 ottobre, a cui non aderiamo collettivamente, da parte di million marijuana march. questo che segue è il comunicato con cui si chiede la partecipazione allla manifestazione come se fosse un corteo contro la legge antirave.
In realtà il corteo stesso è indirizzato alla richiesta di rispetto del programma elettorale da parte del governo ed è convocato dai giornali "il manifesto" e "liberazione" e da varie altre figure di riferimento della sinistra come Pietro Ingrao.
da parte nostra, nonostante le distanze che ci separano dalla stessa, invitiamo a parteciparvi, ma con chiarezza negli intenti
* pRiMa kE Si BrUcIno PeRfIno Le vIgNe *
--- MaNiFeStAzIoNe KoNtRo La
pRoPoStA dI LeGgE aNtI RaVe ---
h 14.30 pIaZzA DeLLa
RePuBbLiCa
Aderiamo all’appello firmato da Forum Droghe, Ass. Antigone,
Ass. San
Benedetto, Coordinamento operatori servizi bassa soglia del
Piemonte…
eccetera, che pone tra i vari punti della manifestazione del 20
Ottobre la questione della richiesta di applicazione anche di quella
parte del programma elettorale dell’Unione che prevede la
cancellazione
della legge Fini / Giovanardi. Aderiamo con entusiasmo
riconoscendoci in
tutti i punti dell’appello, anche se solo pochi
giorni prima, scusandoci
del ritardo, ma per noi adesione significa
partecipazione e fino all’ultimo
non eravamo ancora sicuri di poter
organizzare un Camion Sound per lo
spezzone antiproibizionista.
Sabato saremo in piazza per nulla preoccupati
dalla presenza di
ministri alla manifestazione ma moltissimo preoccupati
dal
comportamento di tutti gli altri ministri che non ci saranno e che
avrebbero fortemente voluto che la manifestazione non si facesse. Non
saremo in piazza per complimentarci con il governo per il lavoro fin
qui svolto ma per esigere l’applicazione del programma nella parte
che
da consumatori di sostanze ci riguarda quotidianamente, costretti
dall’isteria proibizionista a esistenze semiclandestine e talmente
precarie che a volte uscendo di casa non sappiamo se potremo farvi
ritorno o se cadremo in una maglia della legge 49 del 2006. L’aria
che
respiriamo è satura di “sindrome da proibizionismo” che provoca
innumerevoli arresti e il sequestro di centinaia di migliaia di
piante
di cannabis settimanalmente (http://droghe.aduc.it/php/
prezzoquot.php), l’attuale governo non solo applica la legge 49/2006
disattendendo l’impegno programmatico pre-elettorale, ma punta
all’inasprimento progressivo della stessa con dichiarazioni della
ministra della salute che non paga di decenni di disastri delle
politiche proibizioniste, scavalcando a destra la destra, propone i
NAS
nelle scuole e si esalta facendo sua la proposta del sindaco
Moratti di
inviare alle “famiglie” kit per gli esami antidroga. Certa
stampa allineata
e il servizio pubblico hanno sciacallato sulla
tragedia di un sedicenne
morto a scuola a causa del crack inventando
il primo morto per cannabinoidi
nella storia dell’umanità. Perfino
dopo il risultato dell’autopsia alcuni
hanno continuato a seminare
menzogne spacciando la versione che la morte
sarebbe dovuta a “uno
spinello nel quale, si teme, sia stata inserita una
sostanza
altamente tossica.”, ignorando che, scusate il tecnicismo, il
crack
non si può fumare in uno spinello dove non brucerebbe e si usano
apposite pipette inserite in bottiglie, tanto che nel gergo degli
adepti l’atto è denominato “sbottigliata”. L’attuale riforma del
codice
della strada prevede il ritiro della patente se sorpresi alla
guida si
risulta positivi al test antidroga o all’alcol, fissando per
quest’ultimo
dei parametri talmente bassi che basta aver bevuto un
Campari o una birra
per superarli, senza tenere conto inoltre che se
l’assunzione di cocaina e
oppiacei è riscontrabile nelle 72 ore
successive, i cannabinoidi nelle
urine rimangono per circa 40 giorni,
determinando l’assurda situazione per
cui ci si può vedere ritirare
la patente per una “canna” fumata settimane
prima. La storia del
proibizionismo ci ha insegnato che nella clandestinità
aumentano i
rischi per la salute e che senza nessuna possibilità di
controllo
qualitativo diminuisce la possibilità della consapevolezza di ciò
che
si assume e qualsiasi azione di riduzione del danno risulta monca.
Per questo motivo suscita molta preoccupazione la proposta “anti
rave”
n. 1729 del deputato Adenti (udeur) che prevede l’arresto fino
a sei mesi e
una ammenda da 100.000 a 200.000 euro per gli
organizzatori e da 50.000 a
100.000 euro per i partecipanti,
addirittura se il luogo dove si svolge la
festa è privato. Tale
delirante proposta è momentaneamente bloccata in
commissione dove è
stata diverse volte discussa dato il contrasto con
l’articolo 17
della Costituzione e il parere sostanzialmente negativo
della
relatrice Cinzia Dato dell’Ulivo, che però ritiene opportuno un
intervento legislativo in materia, tanto che nell’ultima seduta
tenutasi l’11 luglio ha dato mandato al deputato Adenti di formulare
una nuova proposta che tenesse conto delle formulazioni dedotte dalla
commissione. Tenuto conto che della stessa commissione fa parte il
solito Giovanardi e le ampie convergenze “bipartisan” che la proposta
suscita, visto il clima di progressiva riduzione del diritto di
cittadinanza, sebbene ci battiamo da anni all’interno di un movimento
mondiale che rivendica il diritto all’autocoltivazione del proprio
consumo, la fine delle persecuzioni penali e amministrative dei
consumatori e il diritto all’uso terapeutico della Cannabis,
riteniamo
sia di vitale importanza scendere in piazza per chiedere
almeno il rispetto
del programma prima di svegliarsi un giorno in un
paese dove si bruciano
perfino le vigne. Sabato 20 Ottobre saremo in
piazza e dato che siamo in
periodo di raccolto invitiamo i
coltivatori e le coltivatrici a portare in
piazza in clima di
condivisione il frutto della nostra disobbedienza
civile, dando luogo
a una festa del raccolto itinerante. Il proibizionismo
è la tassa
posta da governi collusi e conniventi con le narcomafie a cui
affidano il monopolio della produzione, importazione e smercio delle
sostanze illegali sulla pelle di milioni di consumatori e
consumatrici.
MILLION MARIJUANA MARCH (Italia) www.millionmarijuanamarch.info
Legalizzare tutte le droghe. Il parere pragmatico di Brunstrom al governo locale
Il capo della polizia del Galles:
«Il proibizionismo? Immorale»
di Francesca Marretta
Londra
Non legalizzare le droghe, incluse eroina e cocaina, è «immorale». Lo dice il capo della polizia del
Galles del Nord Richard Brunstrom, che ha invitato il governo britannico a mettere fine alla «fallimentare»
guerra ai narcotici illegali.
In una dettagliata analisi presentata il 15 ottobre alla North Wales Police Authority, da inoltrare a Westminster
e alla Welsh Assembly (governo locale gallese) in risposta alla richiesta da parte del ministero dell’Interno
dell’espressione di pareri di esperti al fine di elaborare una strategia di lotta al narcotraffico per iprossimi 10 anni,
Brunstrom sostiene che «se le politiche sulle droghe per il futuro auspicano ad essere pragmatiche, piuttosto che
moraliste, mosse da principi etici e non da dogmi, allora l’attuale approccio proibizionista va messo da
parte in quanto inefficiente e immorale e rimpiazzato con un sistema unificato basato su riscontri (che includano
specificamente alcol e tabacco), allo scopo di minimizzare i danni per la società». (Continua)
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