MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma
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(11 luglio 2007) (da Repubblica.it)
DROGA: 70% STUDENTI SA DOVE TROVARE SPINELLO (ANSA) - ROMA, 11 LUG -
Sette
studenti su dieci sanno dove poter trovare uno spinello. Per circa la
metà
di questi (46%), il luogo deputato all'acquisto è la strada. Mentre per
il
44% è la scuola. Lo afferma la Relazione sullo stato
delle
tossicodipendenze in Italia, presentata oggi al Parlamento dal
ministro
della solidarietà sociale Paolo Ferrero. La discoteca è, invece,
indicata
come il luogo privilegiato dagli studenti per l'acquisto della
cocaina. È
un'opinione in forte aumento visto che a pensarla così era il 27%
nel
2000, è arrivato al 46% nel 2006. La scuola è percepita come sede
di
possibile spaccio di cocaina solo dall'11% degli studenti. Anche
per
l'eroina, la discoteca è luogo di occasioni. Così come la scuola che
è
considerata un'opportunità di acquisto solo dal 7% degli studenti.
(ANSA).
DROGA: CANNABIS È RISCHIO?PER 5 MLN ITALIANI NON LO È PIÙ
(ANSA) - ROMA,
11 LUG - Quasi cinque milioni di italiani hanno cambiato il
proprio
giudizio nei confronti della pericolosità per l'uso della cannabis:
da
un'opinione del tutto negativa sono arrivati, in quattro anni, ad
un
giudizio di non esplicita disapprovazione. Lo sottolinea la
Relazione
annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze,
presentata oggi.
La cannabis, ritenuta dannosa per la salute dal 70% degli
intervistati, è
però considerata tale da un numero sempre minore di persone.
E se nel
2001, il 71% degli uomini e l'80% delle donne esprimeva una
forte
disapprovazione, nel 2005 invece queste percentuali sono scese al 64% e
al
68%. L'eroina è la droga percepita da tutti come la più dannosa
(95%),
segue la cocaina. Il tabacco è considerato rischioso per la propria
salute
da oltre l'85% delle persone; si registra però una
diminuzione
significativa nella percezione del rischio tra il 2003 e il 2005
tra le
persone con età fra i 25 e 44 anni
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER OVERDOSE, 24MILA DECESSI LEGATI AD ALCOL
=
RELAZIONE ANNUALE AL PARLAMENTO, FENOMENO PRETTAMENTE MASCHILE Roma,
11
lug. - (Adnkronos) - Nel 2006 in Italia si sono registrati 517
decessi
dovuti ad intossicazione acuta da overdose. Dopo il picco massimo
toccato
nel 1996 (con 1.556 deceduti), si è registrata una progressiva
diminuzione
dei decessi fino al 2003 (in cui si sono contati 517 decessi) a
cui ha
fatto seguito una breve inversione di tendenza nel biennio 2004-2005
(con
un dato annuale attestato intorno alle 650 unità) ed una nuova
riduzione
nel 2006, di circa il 20%, rispetto all'anno precedente. È quanto
emerge
dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle
tossicodipendenze
in Italia, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal
ministro per la
Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. La relazione rileva poi
che dal 2001,
l'età al decesso è progressivamente aumentata: se all'inizio
del periodo
considerato circa il 36% dei decessi era costituito da over
35enni, nel
2006 tale quota sfiora il 50%. Relativamente costanti, invece,
rimangono le
morti per intossicazione acuta tra gli under 19enni che,
nell'intero
periodo, costituiscono circa il 2-3% dei casi (20 casi/anno). In
base ai
dati forniti dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga
(DCSA)
attraverso il Registro Speciale di Mortalità del Ministero
dell'Interno,
che rappresenta, seppur con alcuni limiti, la fonte più
aggiornata dei
dati, la Relazione spiega che la mortalità acuta per droga è
un fenomeno
prevalentemente maschile (si contano mediamente circa 10 decessi
tra gli
uomini per ogni decesso tra le donne): la percentuale delle donne
sul
totale dei decessi, dopo aver toccato il picco massimo del 12,2% nel
2003,
è passata dal 7,8% nel biennio successivo, all'11,4% nel 2006.
(segue)
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER OVERDOSE, 24MILA DECESSI LEGATI AD
ALCOL (2)
= (Adnkronos) - La Relazione, però, punta anche a correlare
queste
dimensioni con quelle delle morti attribuibili a sostanze legali come
alcol
e tabacco. Secondo le ultime stime dell'Istituto Superiore di Sanità,
ogni
anno in Italia circa 24.000 decessi sono associati all'alcol e
riguardano
più di 17.000 uomini e circa 7.000 donne. Si evidenzia un tasso
di
mortalità di 35 decessi su 100.000 abitanti per i maschi e di 8,4
decessi
per le donne attribuibili all'alcol. Le condizioni che presentano la
più
elevata frequenza di mortalità alcol-attribuibile sono la cirrosi
epatica
e gli incidenti. L'Istituto Superiore di Sanità stima, inoltre, che
circa
80.000 decessi ogni anno sono attribuibili al fumo, pari a circa il 14%
di
tutte le morti. Più del 34% di tutte le cause di morte attribuibili
al
fumo di sigaretta colpisce soggetti di 35-69 anni. Inoltre, coloro
che
muoiono a causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di
vita.
Sono numerose le patologie associate al fumo di tabacco. La principale
è
il carcinoma polmonare, la patologia più temuta per chi fuma:
provoca
circa 30mila morti l'anno. Negli uomini il fumo è responsabile del
91% di
tutte le morti per cancro al polmone e nelle donne nel 55% dei casi.
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER OVERDOSE, 24MILA DECESSI LEGATI AD ALCOL
(3)
= (Adnkronos) - Per quanto riguarda la classificazione delle Regioni
in
base ai tassi di overdose e di consumatori problematici di
sostanze
stupefacenti, sono il Lazio e la Liguria le aree che, rispetto alle
altre,
presentano coerentemente valori particolarmente elevati di entrambi
i
tassi, a cui seguono, con analoga coerenza, Campania e Marche. A fronte
di
un elevato impatto della mortalità per overdose, l'Umbria ha invece
una
posizione intermedia relativamente alla prevalenza stimata di
utilizzatori
problematici di sostanze, mentre in Toscana si rileva una
situazione
inversa. Nel 48% dei casi rilevati nel 2006 la causa di morte -
che si
ricorda non è basata su indagini tossicologiche ma su
elementi
circostanziali - non è stata riconducibile con ragionevole sicurezza
ad
alcuna sostanza precisa, mentre nel 41% e nel 9% dei decessi questa
è
stata attribuita rispettivamente all'eroina ed alla cocaina. Se
l'età
media al decesso è pari a 35 anni per entrambe le sostanze, nella
metà
dei casi i soggetti deceduti per eroina non avevano più di 35 anni,
mentre
quelli per cocaina non più di 32. Dal 2001 la quota di morti
attribuite ad
intossicazione da eroina rimane sostanzialmente costante,
mentre quella
riconducibile alla cocaina è passata, nello stesso lasso
temporale, da
circa il 2% al 9%; ciò significa, riferendosi ai dati assoluti,
un
incremento di circa 3 volte. (segue)
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER
OVERDOSE, 24MILA DECESSI LEGATI AD ALCOL (4)
= (Adnkronos) - Nella metà dei
casi attribuiti all'effetto di una
specifica sostanza, il decesso è avvenuto
presso l'abitazione; nei
restanti casi, tra le overdose da eroina, il 16% è
avvenuto in strada, il
10% in locali pubblici e solo il 5% in ospedale,
mentre diversa
distribuzione si osserva nel caso dei decessi per cocaina,
avvenuti nel 7%
dei casi in strada, nel 13% in locali pubblici e nel 20% in
ospedale. Se si
confrontano i dati delle Forze dell'Ordine con quelli del
Gruppo Italiano
Tossicologi Forensi, relativi a sei città italiane per il
2005, che si
basano su riscontri analitico-tossicologici effettuati nei casi
di decesso
in cui sia stata disposta perizia medioco legale da parte
della
magistratura, si evidenzia una quota del 38,5% di morti con meno di
30
anni, attribuiti alla cocaina, a fronte dell'11,8% della quota
dei
corrispondenti soggetti rilevata dalla Dcsa per causa probabile.
Quindi,
rileva la relazione i decessi per overdose da cocaina rilevati su
elementi
circostanziali dal Registro della Dcsa sembrano sottostimare in
modo
rilevante l'effettiva mortalità legata all'abuso di tale sostanza.
Dai
dati emersi dallo studio longitudinale prospettico VEdeTTE, volto
a
valutare l'efficacia degli interventi effettuati dai Ser.T. italiani
nel
trattamento della tossicodipendenza da eroina nella prevenzione
della
mortalità per overdose e nella ritenzione in trattamento, si evidenzia
che
nel periodo di osservazione (in media 26 mesi), su una platea di
10.376
tossicodipendenti, si sono verificati complessivamente 190 decessi
(l'80,5%
è costituito da maschi ed il 19,5% da femmine).
(segue)
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER OVERDOSE, 24MILA DECESSI LEGATI AD
ALCOL (5)
= (Adnkronos) - Il 36,8% dei decessi è stato causato da overdose,
seguono
l'Aids e le cause violente che rappresentano rispettivamente il 20% e
il
15,8% delle cause di morte. Lo Studio VEdeTTE ha dimostrato il
potente
effetto protettivo sul rischio mortalità acuta esercitato dai
trattamenti
erogati dal sistema dei Servizi; tra i tossicodipendenti da
eroina usciti
dal trattamento (concluso o interrotto) il rischio di decesso
acuto è 11
volte superiore a quello rilevato tra coloro che sono rimasti
in
trattamento. Il rischio di morte per overdose è più elevato nei primi
30
giorni dall'uscita dal trattamento, in seguito all'alta frequenza
di
ricadute nell'uso di eroina. Se il rischio di morire è pari all'1
per
mille durante il trattamento, nel primo mese dall'uscita questo sale a
23
per mille, valore che scende al 7 per mille dopo più di 60
giorni
dall'uscita. Qualora il trattamento sia di breve durata (per esempio
un
breve trattamento di disintossicazione orientato all'astinenza o
un
qualsiasi altro tipo di trattamento interrotto prematuramente),
l'effetto
protettivo del trattamento viene vanificato dal notevole eccesso di
morte
nel primo mese successivo alla sua fine. Trattamenti di breve
durata,
rileva quindi la relazione, potrebbero quindi essere paradossalmente
più
pericolosi rispetto alla morte improvvisa da overdose dell'assenza
di
trattamento. La chiave di volta della protezione dalla mortalità acuta
da
overdose sembra quindi essere rappresentata dalla ritenzione
in
trattamento. (segue)
DROGA: NEL 2006 517 MORTI PER OVERDOSE, 24MILA
DECESSI LEGATI AD ALCOL (6)
= (Adnkronos) - Il fattore predittivo più
significativo della ritenzione
in trattamento è il tipo di terapia, con una
minor ritenzione per le
terapie orientate all'astinenza, che terminano nel
50% dei casi dopo circa
100 giorni, e per le quali il rischio di abbandono è
più di tre volte
più alto rispetto al mantenimento con metadone ad elevati
dosaggi. Il 50%
degli utenti incidenti risulta ancora in trattamento dopo
circa 300 giorni,
sia nel caso della comunità terapeutica residenziale che
del mantenimento
con metadone. Per il mantenimento con metadone, la
ritenzione in
trattamento è influenzata dal dosaggio del farmaco: più alta è
la dose
media giornaliera, maggiore è la ritenzione. Indipendentemente dal
tipo di
terapia, la ritenzione risulta maggiore nei trattamenti
integrati;
l'assenza di un trattamento psicosociale associato, raddoppia il
rischio di
lasciare il trattamento. In conclusione, lo studio VEdeTTE ha
evidenziato
l'importanza della durata del trattamento nel prevenire la morte.
Rispetto
alla capacità di mantenere in carico il paziente, i trattamenti
presentano
invece ampie differenze. I trattamenti di mantenimento con
metadone (in
particolare se con dosi superiori a 60 mg al giorno e integrati
da un
supporto psicosociale o da una psicoterapia), rivelano la massima
capacità
di mantenere in trattamento. La comunità terapeutica è risultata
poco
inferiore al mantenimento con metadone nella ritenzione, almeno per
quanto
riguarda i nuovi utenti, mentre tutti gli altri trattamenti, hanno
mostrato
una minore capacità di ritenzione.
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