STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

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Ancora sulla MMM dal manifesto
2008/05/06,08:47
Roma, movimento a sorpresa
A pochi giorni dalla vittoria di Alemanno, in decine di migliaia sfilano per la Million marijuana march. E urlano: «Questa è una città sicura»
Angelo Mastrandrea
Andrea Tornago
Roma

Non se lo aspettava nessuno, nemmeno gli organizzatori. Che a meno di una settimana dalla consegna delle chiavi del Campidoglio alla destra più di cinquantamila giovani e giovanissimi comparissero in piazza così, come sbucati dal nulla, per rivendicare la propria alterità e una propria idea di città opposta a quella della «tolleranza zero» promessa dal neosindaco di An. «Roma è una città sicura», seguito a ruota da «Alemanno non è il nostro sindaco», gli slogan più gettonati tra una canna e l'altra, un sorso di vino o di birra, il reggae di un sound system e la techno di quello successivo. Li avesse visti, il sindaco, chissà cosa avrebbe pensato.
Il pretesto? La «Million marijuana march», tradizionale appuntamento internazionale che da otto anni fa tappa anche a Roma il primo sabato di maggio. Quest'anno l'occasione era ghiotta: la vittoria di Alemanno che manda in allarme centri sociali e case occupate, il padre della legge liberticida sulle droghe Gianfranco Fini alla presidenza della Camera e il ritorno dello spauracchio Berlusconi. Eppure di quello che si andava organizzando si sono accorti in pochissimi: non i mezzi di informazione, tutti senza eccezione alcuna, non i partiti della sinistra impegnati a raccogliere i cocci della disfatta elettorale. E così sotto un sole già semiestivo si sono ritrovati in tantissimi, molto più che negli anni passati.
Per chi è abituato a seguire i cortei di «movimento», colpisce che non sfili nemmeno un politico, nemmeno della sinistra ormai extraparlamentare. Ed è la prima novità. La seconda è la quasi totale assenza di bandiere di partito, tranne qualche bandiera rossa e qualcun'altra di Rifondazione. Vanno per la maggiore, se mai, i simboli dell'anarchia. La terza novità è che si tratta di una manifestazione profondamente politica e non meramente antiproibizionista. Alessandro «Mefisto» Buccolieri è uno degli storici esponenti del movimento romano. «Quella che vedi è la Roma antifascista, libertaria e democratica. Che esiste anche se ha vinto Alemanno e se viene oscurata dai media. Vedi quanta gente? È qui perché è cominciata una nuova fase, quella della resistenza», dice.
Il leit motiv del corteo è quello della sicurezza, già a partire dallo striscione di apertura che declina il tema in modo molto diverso dalla vulgata comune. «Sicuri da morire», c'è scritto, e a portarlo sono gli amici di Aldo Bianzino, morto misteriosamente in carcere a Perugia dove era stato portato per qualche piantina di marijuana, nel novembre scorso.
Come spesso accade per questo tipo di street parade, ad aggregare è soprattutto il piano estetico-musicale. E così, migliaia di liceali che sanno a malapena cos'è la legge Fini-Giovanardi sfilano trascinati dall'aria della festa, per il gusto di contrastare un divieto che percepiscono semplicemente assurdo. E forse più simile agli assurdi divieti che subiscono ogni giorno tra i banchi di scuola o in famiglia piuttosto che nei centri sociali o nei collettivi. È un corteo politico che non vuol prendere la parola nel politico.
Mentre via Cavour in tutta la sua lunghezza è ormai stracolma di gente che balla e cammina dietro i camion i turisti e i passanti si fermano a lato e sorridono. Alcuni non riescono a credere a tutta quella marijuana e si affrettano a sfoderare la macchina fotografica. Due turiste olandesi che incontrano il corteo per caso si sentono a casa e si uniscono sfilando a piedi scalzi, tra gli applausi della gente. Arrivati all'incrocio tra via Cavour e i Fori Imperiali, tre giovani mascherati da Berlusconi, Fini e Giovanardi inscenano un rogo di testi antiproibizionisti.
Il confronto con il corteo del 25 aprile sorge spontaneo. «Nuove resistenze» è la frase lanciata dal camion che porta lo striscione «Resistenza psicoattiva», e sembra un rimprovero alla festa della Liberazione che appena una settimana fa a Roma, dopo la vittoria della destra alle politiche e sul filo del ballottaggio al comune, aveva raccolto meno gente e soprattutto non aveva la stessa forza. La marijuana tira. Ma non è solo una questione di fumo, e forse la sinistra extraparlamentare dovrebbe guardare con preoccupazione un corteo così imponente, spontaneo, «desiderante», che non la riguarda.

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