STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

I rave party secondo il Corsera
2008/04/28,10:42

Dopo intimidazioni e sgomberi nei confronti di feste più o meno illegali che servono ebvidentemente a far capire quale sia la nuova aria che tira nel paese  anche il potente Corsera manda segretamente i suoi inviati a scoprire cosa si cela dietro i  rave illegali.

Eccone la fantasiosa cronaca con finale splatter:

Dentro un rave illegale, dall'sms alle anfetamine. Ecco cosa accade

I raver appartengono ad un villaggio tribale: ci siamo infiltrati dentro i sentieri nella notte

 

COMO – A poco più di un mese dalla morte di Nunzio Lo Castro, il diciannovenne di Castellanza che ha perso la vita al rave party di Segrate, ci siamo infiltrati in un rave illegale organizzato all'ultimo momento tra Alzate Brianza e Cantù, mentre è ancora viva la polemica politica sulla opportunità di vietare, o quantomeno regolamentare questo genere di raduni a base di musica techno.

--> -->GOABASE E SMS - Il tam tam è partito nel pomeriggio grazie ad uno dei siti di riferimento per i «ravernauti» che si chiama Goabase. Qui si possono trovare tutti i rave party in programma in Italia e nel resto del mondo, comprese le istruzioni su come arrivare in un determinato luogo segreto a poche ore prima dell'evento. Ma non ci sono solo i siti specializzati, l'altro passaparola più diffuso sono gli sms a catena che si ricevono durante la giornata per gli aggiornamenti. Per confonderci, abbiamo indossato la felpa con il cappuccio in stile «Paranoik Park» e ci siamo introdotti tra alcuni ragazzi diretti al party segreto. Durante il tragitto in auto, un sms ci ha avvisato che la località del rave era ad Alzate Brianza in provincia di Como, in un bosco lontano dalle aree industriali o dai centri abitati. L'appuntamento è nella notte. Sono le 24 e il buio è quasi totale. Raggiungiamo a fatica il luogo nascosto del rave che riconosciamo subito dalla presenza di camper e dalle numerose file di macchine posteggiate in qualche modo ai bordi del rettilineo principale. Da lontano si intravede qualche luce psichedelica verde, diluita dalla fitta presenza di abeti e soprattutto si sentono le percussioni assordanti della musica techno che ci guidano come fossero lampioni.

LOCATION TOP SECRET - Attraversiamo a piedi 1 km di un campo incolto cercando di non finire nel fango. Non siamo i soli, tra i sentieri incontriamo tantissimi ragazzi che si fanno strada con l'illuminazione del telefonino. Hanno i sacchi a pelo e gli zainetti per passare la notte, perché il rave finirà il giorno successivo. Improvvisamente, si apre davanti a noi lo scenario del luogo «top secret» che è suddiviso naturalmente in due piazzole, con un sentiero che funge da collegamento. Nelle due aree ci sono due consolle con i dj all'opera protetti dalle tende da campeggio. A metà del sentiero c'è un bar di fortuna con tutti gli alcolici in bella vista. Centinaia di ragazzi con il cappuccio della felpa sopra la nuca ballano a due dita dalle casse e dai diffusori di techno. Lo faranno per ore senza staccarsi mai, sotto l'effetto dell'ectasy o della anfetamina che dura anche 12 ore. Qui, la droga di ogni genere si consuma ritualmente: in coppia, a gruppi, da soli. Sono le quasi le 3 di notte e qualcuno cerca di scaldarsi con i due fuochi accesi per affrontare il freddo che è ancora proibitivo.

IL LORO MANIFESTO – I raver appartengono ad un villaggio tribale e il loro credo è l'abbattimento della legalità, come recita il rave pensiero: «La nostra dipendenza è la tecnologia. La nostra religione è la musica. La nostra moneta è la conoscenza. La nostra politica è nessuna. La nostra società è un'utopia che sappiamo non sarà mai. Potete odiarci. Potete ignorarci. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell'incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati...».
Alle 4 il cielo era stellato, molti di loro erano stesi per terra.

Ambra Craighiero
Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale
2008/04/20,21:51

Droghe: dibattito Tv, poliziotto aggredisce esponente Radicale

(Agenzia Radicale, 16 aprile 2008) Michele Bortoluzzi, 40 anni, membro della Giunta Nazionale di Radicali Italiani e Segretario dell’Associazione Radicale Veneta Loris Fortuna, è uscito dagli studi di Canale Italia la notte passata alle 2,30 in barella, trasportato al nosocomio di Padova per un sospetto trauma cranico procurato da una testata sferrata da un ospite del dibattito condotto dal giornalista Gianluca Versace. L’aggressore, invitato in qualità "di poliziotto, membro di scorte, e responsabile di una sigla del Sindacato di Polizia" ha inveito contro i Radicali, quali "Partito della marijuana, dei drogati". All’obiezione del Segretario dell’Associazione Fortuna, nel dibattito acceso, il poliziotto ha reagito con una testata sull’arcata sopracciliare a Michele Bortoluzzi.
Bortoluzzi, ghandianamente, ha alzato la fronte insanguinata ed ha continuato a parlare, pur in evidente stato di difficoltà, fino all’arrivo dell’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale, dove è stato dimesso dopo alcuni controlli. L’episodio va stigmatizzato: Bortoluzzi, nel suo intervento iniziale alla trasmissione, aveva infatti pregato tutti di cercare di trovare le comuni ragioni sul sostegno al Governo Italiano incaricato dai cittadini, al di là del voto dato a destra o sinistra, pregando tutti di mantenere il dibattito su un piano costruttivo. L’aggressione continua ai Radicali, le invettive "partito dei drogati, avete rovinato l’Italia", e il clima che si è creato in studio hanno portato all’accensione di un dibattito al quale ovviamente il dirigente radicale ha cercato di mettere un freno, spiegando le ragioni di 50 anni di storia radicale.
Queste ragioni, evidentemente, non sono gradite ad una parte che si sente oggi molto sicura di poter applicare la legalità in una forma nuova, con meno inibizioni, senza limiti, aggredendo e minacciando il più debole. In merito all’increscioso episodio, la Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, si è detta preoccupata per questo segnale di intolleranza verso chi la pensa in modo diverso dai forcaioli, punizionisti e proibizionisti e preannuncia una manifestazione per la mattina del 24 aprile a Roma, in Piazza Cavour, quando si riuniranno le Sezioni Unite della Cassazione per pronunciarsi in modo univoco sulla punibilità o meno della coltivazione domestica di marijuana.

Verso Canapisa 2008
2008/04/18,18:29
LEGGE FINI...NUNTEREGGAE PIU'
  2 giorni antiproibizionisti

giovedl 24 aprile 2008 CONFERENZA  al Rebeldia in via C. Battisti, 51 Pisa

Peggio le droghe o il proibizionismo?
Discussione sull'attualit` dei servizi per la tossicodipendenza (Ser.T.), in
teoria e in pratica, e gli effetti della legge Fini-Giovanardi su di essi e
sul
contesto sociale.
Una riflessione sul futuro ruolo del movimento antiproibizionista nella
definizione e nella realizzazione di una nuova cultura sulle  sostanze.

Ne parliamo con N. Santalucia (tossicologo), M. Pini (psicologo), R. Piz
(psicologo)

Promuove: OSSERVATORIO ANTIPROIBIZIONISTA
                   CANAPISA CREW


sabato 26 aprile 2008 CRITICAL MASS ANTIPRO ore 17 meeting point REBELDIA
FESTA BENEFIT per Canapisa al Rebeldia ore 23

In movimento verso  Canapisa -  sabato 31 maggio 2008  STREET PARADE
www.osservatorioantipro.org
L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'
2008/04/11,09:51

 

 

L'incredibile scoperta: si fuma cannabis 'per rilassarsi e per il piacere che provoca'

 
La cannabis viene consumata per rilassarsi e per il piacere che provoca, l'ecstasy viene consumato per divertimento e curiosita', la cocaina, oltreche' per curiosita', anche per aumentare le proprie performance (il 10% degli intervistati ha affermato di aver consumato cocaina sul lavoro). Sono dati preliminari della ricerca nazionale 'Pcs: Percezione del rischio, comportamenti protettivi, significati attribuiti da parte del consumatore di cocaina', finanziata dal ministero degli Affari sociali, coordinata dall'Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche, dell'Ausl di Bologna, e diretta da Raimondo Maria Pavarin. La ricerca, che sara' presentata domani nel corso del convegno: 'Tra percezione del rischio e ricerca del piacere: i significati attribuiti all'uso delle sostanze.', all'ospedale Maggiore di Bologna, si focalizza sull'approccio alle droghe da parte della popolazione tra i 15 e i 55 anni, che frequenta locali pubblici, feste private, scuole medie superiori, universita', servizi pubblici e privati, analizzando in particolare la percezione dei rischi e dei benefici da parte di chi consuma droghe e lo scopo per cui le droghe vengono consumate. Le variabili prese in considerazione sono relative a reddito, eta', sesso, professione. Dalla ricerca, che ha interessato finora 1.873 persone residenti in Emilia-Romagna, e che verra' allargata ad altre 20.000 circa, sparse in tutta Italia, emerge un quadro che conferma solo in parte una serie di luoghi comuni in materia: per esempio, anche questa ricerca conferma che molti cominciano dalla cannabis per poi provare altre droghe, piu' pesanti, ma al tempo stesso emerge che l'80% di quelli che provano cocaina smettono molto presto. Per quanto riguarda le motivazioni, lo studio ne evidenzia 16, tra le principali: la ricerca del piacere, del benessere, la curiosita', lo svago, lo stare insieme agli altri, l'evasione dalla realta'. Anche l'analisi della relazione tra reddito e scelta di sostanze conferma qualche giudizio consolidato: i piu' ricchi (al di sopra dei 1.100 euro al mese) preferiscono la cocaina, i meno ricchi (tra i 400 e i 500 euro) si 'accontentano' dell'ecstasy. Il 20% degli uomini e il 10% delle donne spende piu' del 10% del suo reddito in cocaina, mentre, per quanto riguarda i rischi, il 40% ha guidato sotto l'effetto dell'alcol, il 20% ha guidato dopo aver assunto alcol e droga.   
Kriminal hertz@strike: ridare dignità alla cultura tekno
2008/04/09,18:02

Dopo la morte del ragazzo durante il rave di segrate la stampa ha messo di nuovo
la cultura rave sotto accusa.

Sta a noi salvaguardare il nostro divertimento ed i nostri spazi liberati.

Purtroppo, la scena tekno negli ultimi anni è cresciuta nei numeri
ma si è sistematicamente svuotata di messaggi positivi,
input indispensabili a creare il piacere di un’esperienza collettiva di riappropriazione del tempo, che appare ormai ingabbiato in un sistema che ci rende tutt@ precari.
Per sopravvivere serve più consapevolezza, informazione, e non repressione o leggi AntiRAVE.
Per ridare dignità alla cultura tekno bisogna ritrovare il rispetto per gli spazi e per la musica.
Per divertirsi ad una festa bisogna avere cura di se stessi e delle persone che ti ballano vicino!!

19 aprile 2008 kriminalhertz@strike presentazione del primo disco autoprodotto da kmh
 

Una bella giornata
2008/04/09,15:26

breve comunicato post semina:


Nonostante una giornata non proprio assolata e un clima non del tutto
favorevole, si è tenuta la festa della semina 2008 al Forte Prenestino di
Roma.

Una giornata all'insegna della condivisione.
Condivisione di saperi, di fiori e piante e delle tecniche per farli venire
su forti e rigogliosi.
Una giornata divertente, ma anche una giornata di lotta antiproibizionista
nel modo che più ci piace:
quello cioè dell'antiproibizionismo realizzato, dello scambio non
commerciale, del consumo senza ansie di repressione e di acquisizione.
Una giornata di giochi e di seminari, di cibi e di musica, di gioia e relax
tesa a ribadire ancora una volta che...

GIUSTO O SBAGLIATO NON PUO' ESSERE REATO!

dedicata a Aldo Bianzino, ad Alberto, a Giuseppe e a tutte le vittime da
proibizionismo.

I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
2008/04/08,16:28
07-04-2008, ore 18:45:03
 
Italia. I garanti dei detenuti: leggi sulla droga riempiono le carceri
 
  Il coordinamento nazionale dei garanti dei diritti delle persone limitate nella liberta' ha chiesto da Bologna maggiore impegno al mondo politico italiano in tema di carceri. Tra le rivendicazioni, quella di modificare in modo sensibile il codice penale per non riempire le prigioni di detenuti colpevoli di reati sociali e la speranza che non si interrompa l'iter legislativo per la creazione del garante nazionale, figura presente in quasi tutti i paesi europei.
'Meta' delle persone che entrano in carcere ha a che fare con la legge contro le droghe - ha spiegato Franco Corleone, garante dei detenuti di Firenze - una percentuale che aumenta ancora di piu' se si considerano anche gli immigrati regolari'.
Cambiare le pene per questi reati, secondo i garanti, e' una necessita': 'Serve un nuovo codice penale che preveda misure rapide, efficaci e credibili per sanare le ferite sociali, come nel modello spagnolo', la richiesta di Corleone.
Con lui si e' schierata anche la collega bolognese Desi Bruno: 'Il sovraffollamento delle carceri e' un tema devastante per i detenuti, gli operatori e la polizia penitenziaria stessa che, a Bologna, e' sotto organico di 200 unita''. E i detenuti sono 1.056 anziche' i 483 della capienza massima prevista, scrive Il Sole 24 Ore di oggi, spiegando che La Dozza di Bologna e' prima in Italia per affollamento (219%), davanti a Milano San Vittore e a Firenze Sollicciano.
Dunque, la richiesta dei garanti e' di 'rivedere le leggi in materia di droghe, immigrazione e recidiva'. Anche perche', come ha spiegato il capo della segreteria del sottosegretario alla giustizia Stefano Anastasia, la polemica sull'indulto e' pretestuosa: 'Non diamogli responsabilita' che non ha: in un anno e mezzo sono rientrati in carcere 7.460 detenuti dei 27.314 scarcerati, mentre sono 92.000 gli incarcerati totali nello stesso periodo'. Nella Finanziaria 2008, il Governo aveva stanziato circa sette milioni per la creazione del garante nazionale dei detenuti e di una commissione di cinque elementi che tutelasse gli abitanti delle carceri italiane. Ma, dopo l'approvazione alla Camera, il progetto si e' arenato in Senato: 'Ci sarebbe una corsia privilegiata, ma visti i provvedimenti mancati, questo e' stato l'anno del disincanto', e' l'accusa di Corleone. Secondo Mauro Palma, presidente del comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene, le 'inadempienze italiane sono scioccanti': l'Italia, infatti, non ha mai ratificato il protocollo firmato del 2003 che prevedeva l'istituzione di un'autorita' di controllo entro un anno. Anzi, 'nel 2004 c'era una lista di provvedimenti che non sono mai stati legiferati e l'attuazione del regolamento penitenziario europeo e' in gran parte evaso'.
Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
2008/04/04,22:20
03-04-2008, ore 13:47:19
 
Italia. Regione Marche da' via libera a rimborso farmaci a base di cannabis
 
La Regione Marche apre alla cannabis per uso terapeutico. La giunta ha autorizzato i servizi di farmacia delle Aziende ospedaliere, dell'Inrca e delle Asur a garantire l'erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale.

Attualmente non sono disponibili in Italia formulazioni commerciali registrate, basate su principi attivi e su derivati di sintesi dei cannabinoidi. Questi farmaci sono reperibili solo in alcuni Paesi europei e Nordamericani, in Israele e in Sudafrica.

Il ministero della Salute ha inserito lo scorso anno alcuni derivati naturali o di sintesi dei cannabinoidi nella nuova classificazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Questo fa sì che alle farmacie ospedaliere sia consentita l'importazione di tali medicinali purchè abbiano acquisito la prescrizione medica, l'assunzione di responsabilità del medico e l'autorizzazione all'importazione concessa dall'Ufficio centrale stupefacenti del Ministero della Salute.

L'uso di questi farmaci è indicato nella spasticità secondaria a malattie neurologiche, nella nausea e nel vomito non sufficientemente controllati indotti da chemioterapia o radioterapia, nel dolore cronico neuropatico.
6 aprile: Festa della semina
2008/03/30,14:28

al Forte Prenestino dal pranzo al tramonto:

 

Abbiamo deciso di festeggiare la semina quest'anno dedicando la giornata ai liberi coltivatori d'Italia.

Sono sempre di più, infatti, coloro che volendosi tenere lontani da proibizionismo e, soprattutto, dalle narcomafie decidono di autocoltivarsi la propria pianta e di godere dei frutti della propria fatica.

Ci chiamano "esercito di coltivatori", come  recitava un allarmato servizio di "repubblica" di pochi mesi fa da cui si evinceva che, specialmente al sud, è diffusissima la pratica della produzione in proprio della marijuana.

Ovviamente i dati sono quelli della polizia e hanno origine dalla stima della sostanza sequestrata come una parte minima di quella effettivamente circolante.

Si pensa così che a fronte di qualche centinaio di coltivatori denunciati siano, in realtà migliaia quelli in azione così come a fronte di più di un milione di piante sequestrate solo nel 2007 siano in realtà almeno un numero 5 volte superiore quelle non intercettate.

Si stima che siano ormai circa 10 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi il 25% dei giovani tra i 18 e 35 anni (uno su quattro).

Appare evidente come il proibizionismo stia fallendo. Come le leggi iperpunizioniste come la Fini-Giovanardi siano un inutile accanimento nei confronti dei consumatori, come l'unica volontà dello stato sia quella di sorvegliare e punire: negli anni che vanno dal 1993 al 2006 più di 500000 persone, in gran parte giovanissimi, sono state segnalate come consumatrici di sostanze stupefacenti.

Sappiamo benissimo, ovviamente, che tra i coltivatori ve ne è una parte importante che lo fa a scopo di lucro. Si calcola che in questo regime proibizionistico una pianta arrivi a fruttare anche 1000 euro ed è facilmente comprensibile che a qualcuno questa appaia come una delle soluzioni più facili per fare soldi presto e senza far male a nessuno (anche se vanno inclusi nel discorso mafiosi e bastardi senza scrupoli che puntano a massimizzare la produzione gonfiando le piante di veleni e concimi...già sentito, non vi pare?).

Comunque non è certamente a questo genere di coltivatori che va la nostra giornata, ma a figure come quella di Aldo Bianzino, falegname quarantenne che viveva in Umbria e che arrestato per poche piante non ha fatto più ritorno a casa, o ad Alberto e Giuseppe, giovani coltivatori suicidatisi per la gogna penale e mediatica a cui sono stati sottoposti per il possesso di pochi germogli di erba.

A loro e a tutte le vittime di proibizionismo dedichiamo una giornata di lotta, di condivisione, di scambio di informazioni e tecniche affinchè i coltivatori possano affinarsi e moltiplicarsi.

Contro ogni proibizionismo.

Contro le narcomafie.

Giusto o sbagliato non può essere reato

Giusto o sbagliato...ormai ho seminato

Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
2008/03/30,12:45
29-03-2008, ore 16:02:26
 
Italia. Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
 
  (Agi) I giovani sempre piu' consumatori: un quarto degli adolescenti, tra i 15 e i 19 anni, fa uso di cannabis, mentre un significativo 5% e' ormai passato alla cocaina. Sono i dati pubblicati nella Relazione del Ministero della Salute sullo Stato Sanitario del Paese relativa agli anni 2005-2006. Come peraltro emerso anche a proposito del consumo di alcool, le fasce d'eta' piu' giovani sono quelle piu' a rischio per i comportamenti trasgressivi e per le tossicodipendenze: sotto il profilo dell'assistenza sono ancora i consumatori di eroina a costituire la tipologia di consumatori di sostanze piu' rappresentata (il 72,3% del totale) tra i soggetti in carico ai SERT, per un'eta' media complessiva di 33 anni circa. Tuttavia, avverte il rapporto, non vanno sottovalutati i trend che emergono a proposito dei consumi, che vedono un aumento complessivo della quota di utilizzatori di tutte le sostanze considerate nel periodo 2001-2005. E se nella fascia d'eta' 15-19 anni la tendenza all'aumento appare meno evidente, va comunque considerato il fatto che le quote di consumatori risultano sensibilmente piu' alte tra i piu' giovani: la cannabis, usata dal 13% circa dei 15-44enni nel 2005, raggiunge tra i 15-19enni il 24% circa, mentre l'uso di cocaina rimane di poco al di sotto del 5% tra i piu' giovani, contro il 3% circa dei 15-44enni. E i giovani si confermano categoria fragile anche per le malattie mentali: la classe di eta' 25-44 e' quella piu' rappresentata sul totale dei ricoveri riconducibili a questo genere di patologie (33,8%), e la mancanza di un informazione sistematica sull'efficacia e la diffusione dei servizi per la salute mentale rende ancora piu' complessa la gestione di un fenomeno e di una serie di patologie il cui peso rischia di ricadere interamente sulla famiglia. Secondo lo studio PRISMA (Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti), che ha indagato la prevalenza dei disturbi psichici tra i preadolescenti, il 3,7% dei preadolescenti presenta comportamenti significativamente a rischio per depressione, il 4,9% dei maschi ed il 2,5% delle femmine, mentre il 10,6% presenta comportamenti significativi per disturbi della serie ansiosa, con una prevalenza piu' che doppia nel sesso maschile (14,4% contro il 6,3% nelle femmine). 
Appello Canapisa 2008
2008/03/28,10:12

APPELLO
Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di tutti.

L'assunzione di sostanze che modificano la coscienza è un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture.
 Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne è stato proibito l'uso, dando vita a  tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto  con sempre maggiore repressione. Nasce così il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi,  per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la "guerra alla droga". Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni,  che è bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinità milioni di esseri umani.
Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantità tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perché combattuta su fronti sparsi nell'intero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per  aver coltivato una pianta.  Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è possibile avere enormi profitti, e paradossalmente,  nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione,  anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti più repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Società libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi  creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di  Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalità organizzate,  alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi più rischiosi di assumerle.
In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in sé, per esempio: impossibilità di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed  il tipo stesso di sostanze con le quali è stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga è una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perché se un'automobile è sempre un'automobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dall'Afganistan all'Italia diventano venti chili.
 Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia  è condotta  da una delle normative mondiali più dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di un'azione di riduzione dei danni, resi già difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli),  sono stati letteralmente travolti da un'azione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale.
       Questo appello ha l'obiettivo non solo di far  riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre più insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler  contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E' sempre più urgente un'opposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare un'alternativa concreta ad un tale stato di cose.
Il superamento del proibizionismo non solo è possibile ma è diventato indispensabile.
 Crediamo fermamente che  una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sull'informazione,  possano concretamente  superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinità in cui il proibizionismo costringe ad agire.
Non c'è mai stata questa possibilità, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione,  sono stati preferiti  fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione.
 Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle.
Se è in ballo la nostra libertà e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinché il diritto all'autodeterminazione non rimanga lettera morta.
Né malati, né criminali, ma gioiosamente illegali.
Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 -  MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA
SABATO 31 MAGGIO -  PISA
Dedicata ad Aldo Bianzino.

 

 per adesione e partecipazione   e-mail:     canapisa@inventati.org
 

Mamma fuma marijuana una volta al giorno per un mese intero.
2008/03/27,11:16

Fuma marijuana una volta al giorno per un mese intero. Per vedere l'effetto che fa

L'inglese Nicky Taylor non nuova a queste «imprese»: l'anno scorso non si lavò per sei settimane

 

Nicky Taylor (da Bbc.co.uk)
LONDRA - Paranoia, attacchi di panico, ansia, apatia, aumento di peso e assoluta mancanza di concentrazione anche per fare le cose più semplici. Sono le conseguenze di un «esperimento» messo in atto da Nicky Taylor: fumare marijuana una volta al giorno per un mese intero. Il tutto filmato in un documentario della Bbc. L'inglese, madre di tre figli, si è anche fatta iniettare tetraidrocannabinolo (thc), il principio attivo della marijuana, per vedere gli effetti di una dose massiccia assunta tutta insieme. L'esperimento della Taylor prende spunto da un altro documentario, Super Size Me, in cui l'americano Morgan Spurlock mangiava per un mese intero tre volte al giorno solo da McDonald's con il risultato di ingrassare di undici chili e riportare gravi danni a livello epatico.

SKUNK - Sin dalla prima canna fatta con lo skunk, la variante più potente di cannabis che si fuma oggi, la Taylor ha iniziato ad avere paranoie, paure e incapacità a fare le cose più semplici. «Ero terrorizzata. Subito sono diventata paranoica, con attacchi di panico. A un certo punto avevo il terrore di alzarmi dalla sedia. È stato uno dei momenti peggiori della mia vita», ha detto la donna, non nuova a queste imprese. Lo scorso anno, per esempio, non si è lavata per sei settimane, sempre seguita dalle telecamere. Al termine dell'esperimento, la donna - che aveva fumato marijuana l'ultima volta quando era studentessa vent'anni fa - è anche ingrassata, ha registrato apatia e mancanza assoluta di concentrazione. Test condotti a metà dell'esperimento hanno notato livelli di psicosi superiori rispetto agli schizofrenici. Nicky era consapevole del fatto che oggi la marijuana, causa le modifiche genetiche che hanno creato la variante detta skunk, è molto più potente e pericolosa di quella fumata in gioventù: «In quella naturale c'è il 3-5% di thc, nello skunk c'è il 10-15%». Nel Regno Unito c'è ormai da qualche anno il dibattito sull'opportunità di riconsiderare la depenalizzazione della cannabis: quando fu declassata infatti non era potente come la sostanza che circola oggi.

 

Bollettino di guerra (alla droga) 2007: in aumento morti e carcerati
2008/03/27,11:14
Italia. Bollettino di guerra (alla droga) 2007: in aumento morti e carcerati
 
  Sono 589 i morti per droga in Italia nel 2007, 38 in piu' dell'anno scorso. Il dato emerge dalla Prelazione annuale relazione annuale della Direzione centrale servizi antidroga, pubblicata oggi.
Dei 589 morti, il piu' giovane aveva soltanto 16 anni mentre il piu' vecchio ne aveva 71; gli stranieri deceduti sono invece 44. Prendendo in considerazione le statistiche relative ai quattro anni precedenti c'e' stato dunque un aumento del numero dei morti rispetto al 2006, una diminuzione rispetto sia al 2005 sia al 2004 (in entrambi gli anni sono state 653 le vittime) e un incremento nei confronti del 2003, quando furono 517 i morti per droga.
Dalla relazione emerge poi che le fasce di eta' piu' a rischio sono quelle che vanno dai 30 ai 34 anni e dai 35 ai 39: nella prima sono morti per droga 117 uomini e 9 donne; nella seconda 117 uomini e 7 donne. La maggior parte delle vittime le ha fatte l'eroina: 234 casi su 589; 36 sono invece morti per abuso di cocaina, uno ciascuno per oppio, hashish, barbiturici e anfetamine. 315 sono invece i casi in cui la sostanza non e' stata indicata.
Analizzando i dati divisi territorialmente si scopre poi che oltre la meta dei morti, 319, si sono registrati in sole quattro regioni: Campania (112), Lazio (105), Lombardia (55) ed Emilia Romagna (47). Quanto alle province, Roma (83), Napoli (68), Perugia (32) e Milano (23) raccolgono ben 206 vittime su 589: in pratica un morto ogni tre per droga (il 31,07 per cento) a livello nazionale si registra a Roma, Napoli e Perugia.

SEGUESTRI -
Nel 2007 in Italia sono stati sequestrati complessivamente 31.680 kg di sostanze stupefacenti, il 4,49% in meno rispetto all'anno precedente con un forte incremento, pero', dei sequestri di droghe sintetiche (+193,67%) e di eroina (+42,96%).
Lieve aumento anche per i sequestri di hashish (+0,42%), mentre in calo risultano i sequestri di cocaina (-15,32%) e di marijuana (-8,77%), "forse determinati - spiegano gli analisti - dai numerosi e significativi risultati positivi registrati negli ultimi anni dalle forze di polizia che potrebbero avere indotto i narcotrafficanti a un momentaneo rallentamento dei flussi".
"I sequestri di droghe sintetiche - avverte la relazione - non indicano probabilmente l'effettiva consistenza delle importazioni e dello smercio di queste sostanze trattandosi di un traffico alquanto frammentato, spesso gestito da soggetti estranei alla cerchia macrocriminale, che mutano frequentemente e che rendono pertanto piu' difficile l'individuazione dei traffici".
Sempre piu' in evoluzione il mercato delle droghe meno diffuse: in particolare si segnalano i sequestri di 1.030.000 compresse di diazepam, di 1.478 kg di khat, di 37.020 dosi di amfepramone propione, nonche' di 4,81 kg, 45 litri e 3.621 dosi di metadone e di 2,24 kg di psilocibina.
I narcotrafficanti operanti in Italia "si sono riforniti per lo piu' presso il mercato colombiano per la cocaina, transitata principalmente per l'Ecuador, l'Olanda, la Spagna e l'Argentina; quello afgano per l'eroina, transitata soprattutto per la Turchia e l'Albania; quello marocchino per l'hashish, transitato in particolare per la Spagna e l'Olanda; quello olandese per le droghe sintetiche". Anche la marijuana e' in gran parte giunta in Italia transitando per l'Olanda.
Una curiosita': sempre nel 2007, non e' stato scoperto nel nostro paese alcun laboratorio clandestino in uso ai narcotrafficanti, a conferma della "predilezione all'import della droga gia' raffinata da parte dei gruppi criminali nazionali".

SEGNALAZIONI E ARRESTI - Nel corso del 2007 le persone segnalate all'autorita' giudiziaria per violazioni della normativa sulla droga sono state complessivamente 35.238, in crescita del 6,68/% rispetto all'anno precedente. Il dato viene citato nella Relazione annuale: se disarticolato e' la somma di 27.490 arresti, 7.305 denunciati in stato di liberta' e 443 irreperibili.
Il primato per numero di segnalati alla magistratura spetta alla Lombardia (5.952), seguita dal Lazio (3.877) e Campania (3.793).

OPPIO AFGANO - Il 93% dell'eroina mondiale viene oggi prodotto in Afghanistan e tale produzione eccede, di circa il 30%, la domanda globale.
"E', quindi, ragionevole attendersi in Europa, nell'arco dei prossimi due anni,  una nuova ondata di eroina caratterizzata da un verosimile abbassamento dei prezzi e da un superiore grado di purezza, fattori che potrebbero causare un nuovo aumento del numero delle tossicodipendenze ed una possibile crescita dei decessi per overdose".
La produzione di eroina in Afghanistan rappresenta una sostanziale novita'. In passato, infatti, l'oppio afgano veniva esportato nella sua forma grezza e le successive fasi di lavorazione e trasformazione, prima in morfina e poi in eroina, avvenivano nel tragitto verso i mercati di consumo, ed in particolare in Pakistan e Turchia. Oggi, al contrario, si stima che circa il 70% dell'oppio afgano subisca i procedimenti di raffinazione all'interno dell'Afghanistan stesso per poi essere indirizzato verso i mercati di destinazione, in particolare russo, europeo, cinese ed americano, alimentando anche quelli delle aree di transito, sempre piu' afflitte dal fenomeno delle tossicodipendenze e delle infezioni dal virus dell'HIV.
Secondo alcune stime ufficiali, nella coltivazione del papavero e nella produzione di oppio sono coinvolti 2,9 milioni di persone in Afghanistan, vale a dire il 13 per cento della popolazione.
Ecco i preservativi e le cartine per fumare arcobaleno
2008/03/19,23:32
 
 I giovani della Sinistra arcobaleno lanciano la loro campagna elettorale presentando due 'gadget' destinati a fare polemica: "preservativi arcobaleno e cartine per fumare arcobaleno".
In Italia, hanno denunciato gli esponenti di Network giovani dell'Arcobaleno, in una conferenza stampa a Montecitorio con Wladimir Luxuria e Francesco Caruso, "il 25% dei giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di cannabis e, quindi, secondo l'attuale legislazione un ragazzo su 4 in Italia e' considerato un criminale e merita di andare in galera. Tutto questo mentre le grandi organizzazioni criminali continuano ad arricchirsi impunemente, producendo un mercato illegale che si aggira intorno al 3% del Pil. Vogliamo parlare a questi ragazzi, lanciando un messaggio: autocoltivazione contro tutte le mafie".
Discorso analogo per i preservativi "in un paese dove le liberta' sessuali sono calpestate ogni giorno dalle encicliche papali e dalle filippiche di Ruini. Abbiamo voluto dire che si puo' scegliere liberamente, e che lo stato deve garantire la salute dei cittadini. Vogliamo la pillola del giorno dopo gratuita in tutte le farmacie, l'introduzione della pillola abortiva Ru486, il riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti a costituire una famiglia di qualsiasi orientamento sessuale".
Due gadget per due temi che non esauriscono l'impegno dei giovani della Sinistra arcobaleno, come dimostra la candidatura di Ciro Argentino, giovane operaio della Thyssen. "I diritti non sono di parte eppure solo una parte ne chiede l'estensione: la Sinistra arcobaleno". E quindi "lotta a ogni forma di precarieta', liberta' delle donne, tutela dell'ambiente, accesso ai saperi, diritto alla casa, antiproibizionismo e lotta alle mafie", tutte "questioni che riguardano da vicino la nostra generazione. Giovani, precari e precarie, studenti e studentesse, ragazzi e ragazze: la nostra campagna per la Sinistra arcobaleno parla la lingua di una generazione che vuole cambiare la politica".
Come ti muovi ti impasticco
2008/03/19,13:56

Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering  

Mauro Croce, Gian Paolo Di Loreto
Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering . E' una strategia utilizzata dall'industria farmaceutica per incrementare gli utili attraverso una serie di specifiche azioni, ad esempio indirizzare l'attenzione clinica e di ricerca su patologie croniche e di forte diffusione (con buona pace delle persone affette da malattie rare il cui "poco mercato" non merita grandi investimenti), abbassando i livelli-soglia di rischio, ma alzando quelli di redditività di farmaci che non devono essere somministrati ai fini della guarigione, ma per mantenere gli assuntori "sotto cura e sotto controllo" praticamente per tutta la vita.
Ma non è sufficiente abbassare le soglie di rischio. Ecco che allora ciò che sino a qualche anno fa era considerato normale ora viene considerato patologico, e pertanto vengono individuate "nuove malattie". La lista è lunghissima, sino a contemplare la "sindrome delle gambe irrequiete", sindrome che necessita prima di essere "scoperta", quindi di essere combattuta tramite l'individuazione di un farmaco ad hoc ed infine, inevitabilmente, richiede di trovare "pazienti" affetti da tale sindrome. Non è un caso che gli investimenti in marketing da parte delle aziende farmaceutiche si rivelino di molto superiori a quelli in ricerca.
Ancora, desta una notevole impressione la recente notizia che un farmaco come il Prozac non risulterebbe efficace nei casi di depressione lieve, impressione che si accentua al sospetto che tale mancanza di efficacia possa derivare non tanto da un'azione farmacologicamente carente, quanto dalla scadenza del brevetto (con la conseguenza che le case farmaceutiche tenderebbero a svalutare il Prozac per poter poi lanciare sul mercato altri brevetti).
Fatto sta che leggendo come patologiche numerose manifestazioni della vita normale e facendo leva sulla paura della morte, si incentiva il continuo ricorso a strutture sanitarie e al sovratrattamento farmacologico di ogni sintomo da parte di un cittadino stretto fra il timore della malattia e l'aspettativa nel potere salvifico della medicina.
Di converso, anche comportamenti e scelte (o forse non scelte…) soggettive ben si prestano a suscitare un certo interesse da parte della medicina e delle aziende farmaceutiche: eccessi o inibizioni sul piano sessuale, nell'uso di internet, nel lavoro, nel gioco d'azzardo, nelle relazioni e negli affetti, negli acquisti ed anche nello sport diventano sempre più punto di osservazione, di studio, di interesse da parte della medicina, ed eccoli quindi inseriti a pieno diritto nelle "nuove patologie" o, nello specifico, nelle "nuove sindromi da addiction", sempre più consone ad inglobare momenti ed eccessi tipici della vita di ognuno di noi. L'operazione è semplice. Il primo passo sta nel creare un allarme sociale (nuove malattie, nuove sindromi di cui ognuno potenzialmente è a rischio); in secondo luogo ci si appropria di questo campo (questi comportamenti sono individuati, spiegati e di dominio della medicina), in terzo luogo vengono catalogati (inserimento nei manuali diagnostici) e finalmente giunge la rassicurazione che sono in corso ricerche, sono o saranno a disposizione farmaci, linee guida.
Questo non significa che il problema del rischio, dei costi sociali, delle problematiche aperte da tali questioni non esistano. Anzi. Piuttosto si pone la questione se tali problemi siano di competenza della medicina o meno. Come nota infatti Eliot Freidson nel saggio La dominanza medica «la professione medica si arroga il diritto di decidere cosa sia la malattia e a che cosa sia collegata, nonostante la sua incapacità di trattarla efficacemente. Questo ci dimostra che l'acquisizione di importanza sociale di un valore come la salute va di pari passo con la nascita di un veicolo per questo valore, una categoria organizzata di professionisti che ne reclamano la giurisdizione. Una volta ottenuta ufficialmente tale giurisdizione, la professione è pronta a creare i propri concetti specializzati per definire che cosa sia la malattia. Benché la medicina non sia indipendente dalla società in cui opera, nel momento in cui diventa il veicolo di valori sociali, giunge ad assumere un ruolo fondamentale nella formazione e nella definizione dei significati sociali che tali valori contengono. Resta da vedere quale sia la portata di questo ruolo».

Non punire, ma sedurre
Quest'ultima notazione ci introduce all'interno di un più ampio piano di lettura del fenomeno, che tenta di dar conto della medicalizzazione della devianza come processo diffuso, nonché chiave di volta per comprendere l'affermazione di un certo potere sottile, discreto e pervasivo. È quello che ci rammenta Michel Foucault in Sorvegliare e punire evidenziando il fatto che proprio su strumenti come l'esame, su modalità operative quali la catalogazione, la classificazione, la documentazione e l'individualizzazione, si sia fondato il passaggio verso un certo modello di società del controllo e della disciplina. Questi elementi, che trovarono terreno di coltura proprio in ambito clinico (cioè in quei "laboratori" che sono gli ospedali del XVIII secolo), non limiteranno poi il proprio raggio d'azione al manicomio e all'ospedale, ma si riveleranno ben funzionali alla gestione ed organizzazione di altre comunità "necessarie" e totalizzanti, quali sicuramente la caserma, il carcere e per molti versi la fabbrica.
Da qui, dalle istituzioni totali, il sistema "medicalizzante" troverà poi progressiva diffusione nel resto della società, rendendo sistematiche le procedure di normalizzazione e controllo fino a farne la spina dorsale di un preciso modello di regolazione socioeconomico e politico o, per meglio dire, biopolitico.
Ma sarebbe ingenuo pensare oggi che la diffusione della medicalizzazione, anche di quella della devianza, sia rimasta ancorata ad un mero presupposto disciplinare ed organizzativo. Prova ne sia che se da un lato vi è ormai la stabile acquisizione che il processo di medicalizzazione collettiva della vita (ben prima che della devianza!) sia un processo necessario ed ineluttabile, in quanto rispondente ad esigenze di carattere medico-sociale (tutt'altro che scevre, come sopra rimarcato, da pressioni economiche), dall'altro i processi di individualizzazione che hanno avuto luogo in occidente negli ultimi 30-40 anni non hanno affatto sgretolato i dispositivi di controllo basati sulla medicalizzazione, piuttosto li hanno sottoposti ad una certa mutazione. L'individuo tardo-moderno o post-moderno, differenziato, autonomizzato ed isolato, rappresenta difatti un "oggetto" di attenzione ancor più esposto alle manipolazioni di un potere mai così raffinato, in grado di esprimere controllo sociale non tanto per il diretto ricorso a disciplinarità e sanzioni, quanto attraverso la mirata stimolazione di desideri e la incessante proposizione di modelli, all'interno dei quali l'input alla salute ed al benessere diviene generale, inevitabile e doveroso fondamento del principio di successo individuale.
A ciò si aggiunga che questa volontarietà alla base dell'attuale biopotere si raccorda perfettamente con la volontarietà dell'accesso a certi benefici o servizi erogati proprio in quegli ambiti bio-socio-tecnologici volti a regolare, organizzare e monitorare il comportamento umano.
È chiaro, quindi, come ciò che oggi si definisce come controllo non si focalizza su pratiche costrittive, né su espressioni e comportamenti oppressivi, ma nell'organizzazione e nella contestualizzazione di ciò che è spesso progettato o addirittura desiderato da un libero soggetto: nell'indicargli modelli di vita, di consumo, di prestazione. Salvo poi ritenerlo malato se "non riesce a controllarsi" nei consumi e negli eccessi. Salvo poi stigmatizzarlo se "eccede". Salvo poi colpevolizzarlo se non ricorre alle cure per il suo disturbo.
Il meccanismo opera in particolare sul piano delle sostanze o dei comportamenti "non illegali", dove il consumo è libero, non ostacolato o spesso addirittura costruito attorno a comportamenti socialmente incentivati, senza che tuttavia vengano minimamente messi in discussione i modelli culturali e l'organizzazione sociale ed economica che gravitano proprio attorno a questi consumi.
Ed è a questo punto che intervengono i "saperi esperti" i quali, come ha evidenziato sempre Foucault (vedi Tecnologie del sé ), divengono di centrale importanza nei processi di normalizzazione che partono dalla individuazione delle possibili buone condizioni di salute e dalla definizione delle corrette regole di comportamento a cui i soggetti sono chiamati a conformarsi. Non si tratta più quindi di "sorvegliare e punire" (apparato che richiama paranoici modelli ottocenteschi o modelli inapplicabili) ma di prevenire e curare, preferibilmente all'interno di un approccio riduzionista che si declina in prevalenza su un versante biologico-individuale, riconducendo cioè l'essere umano ad una "semplice questione somatica": ecco infatti che quotidianamente sui giornali leggiamo come sia stato scoperto in un qualche laboratorio il gene, il meccanismo biologico, il tratto somatico di tutto ciò che ci dà fastidio negli altri o che vogliamo giustificare in noi (la violenza, l'aggressività, la tossicodipendenza), o che vogliamo cambiare o di cui ci vergogniamo. Ed ecco allora la pillola - già anticipata e pubblicizzata - che risolverà il problema, e che rappresenta anche la chiusura di un cerchio già delineato.

Dal peccato alla malattia
«Una volta rimosse etichette come crimine e peccato, ciò che viene fatto al deviante è per il suo bene, per aiutarlo invece che punirlo, anche se il trattamento può, in alcune circostanze, rappresentare una pratica restrittiva. Le opinioni del deviante non vengono tenute in considerazione perché egli è considerato un profano inesperto, privo della conoscenza specializzata o del distacco che gli darebbero il diritto di fare sentire la sua voce» (la descrizione è ancora di Freidson).
Il progressivo slittamento di molti comportamenti considerati devianti, incomprensibili, disturbanti dal dominio della Chiesa (è peccato), a quello del Diritto (è reato), per giungere a quello della Medicina (è malattia), comporta tuttavia i rischi di un controllo più strisciante, più subdolo, la cui sostanziale accettazione sociale garantisce spazi di manovra e di legittimazione in territori prima stranieri. Se ieri un uomo doveva essere pio e timorato di Dio, e quindi rispettoso delle leggi e delle convenzioni, oggi l'ideale è quello di un uomo "sano" e la salute (o la mancanza di essa) diventa il luogo ove scoprire e svelare il peccato, la colpa o i propri limiti ed inadeguatezze: si pensi ad esempio al "caso Viagra". Le "nuove sindromi" sono costruite e definite da una algebrica sommatoria di più criteri comportamentali che non si interrogano circa la comprensione dei meccanismi, dei significati, dei vissuti, delle evoluzioni e dei bisogni che tali "dipendenze" sembrano allo stesso tempo circolarmente soddisfare e creare. I problemi e gli ostacoli che le persone incontrano diventano, quindi, diagnosi e il processo prevede la trasformazione e l'accettazione del passaggio da trasgressore a malato.

Oltre la cura: la statistica "preventiva"
Ma lo scenario si va frastagliando, e inizia a sorgere più di un dubbio circa il fatto che la medicalizzazione della società in generale, e la medicalizzazione della devianza in particolare, governino da sole gli attuali processi di controllo sociale. Forse non è un caso che le tendenze nel crime control e nel contrasto alla devianza degli ultimi trenta anni abbiano via via spostato l'attenzione dalle caratteristiche cliniche e sociali dell'autore del delitto alle concrete modalità di commissione dei reati ed alle situazioni ed al contesto fisico ove il reato viene perpetrato.
Così come non è casuale l'emersione di un approccio preventivo cosiddetto attuariale, volto ad operare su una base quantitativa e probabilistica e tendente al controllo tramite una valutazione anticipata del rischio, rinvenibile sia nelle specifiche caratteristiche individuali del singolo soggetto, quanto in quelle generali della classe o del gruppo di cui fa parte, secondo un criterio preventivo, astratto e statistico che non ha più alcun bisogno di quella finalità trattamentale o risocializzante che accompagna, in buona parte, proprio certi processi di medicalizzazione.
Sembrerebbe pertanto configurarsi uno scenario tardo-moderno nel quale il biopotere sa muoversi ed agire in modo fluido ed adattabile, utilizzando strumenti diversi in base alle diverse caratteristiche dei soggetti da controllare: su alcuni di essi può essere più efficace medicalizzare e "trattare", oppure indurre e stimolare; su altri rimane preferibile valutare il rischio ed escludere.


19/03/2008


 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS Powered by NoBlogs.org and A/I Collective