STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

In carcere per due piante di marijuana
2008/10/01,15:54

In carcere per due piante di marijuana

Coltivava marijuana in casa: il gip lo manda a Sollicciano
di Franca Selvatici
Coltivava due piante di marijuana nel giardino di una villa dell´Impruneta: una alta due metri, l´altra più stentata. Giovedì è stato arrestato in flagranza (lo prevede la legge) e ieri, in sede di convalida, il giudice delle indagini preliminari ha confermato la custodia in carcere. Quindi il giovane, 31 anni, è stato ricondotto a Sollicciano almeno finché non saprà indicare una casa, diversa da quella dell´amico che lo ospitava all´Impruneta, dove dovrà rimanere agli arresti domiciliari.

Ieri mattina in tribunale si è così avuta una dimostrazione pratica degli effetti della sentenza del 24 aprile 2008 con la quale le Sezioni Unite della Cassazione hanno sposato la linea intransigente contro chi coltiva anche piccole quantità di cannabis. Le Sezioni Unite hanno stabilito che «costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata di cannabis». In precedenza singole sezioni della Cassazione avevano invece ritenuto penalmente irrilevante il comportamento di chi coltiva qualche pianta per uso personale. All´udienza del 24 aprile, del resto, il rappresentante della procura generale presso la Corte, Vitaliano Esposito, aveva sostenuto che la coltivazione domestica di cannabis non dovrebbe essere perseguita penalmente, assimilandola in sostanza all´uso personale. Ma proprio sul punto le Sezioni Unite sono state chiare: non vi è nesso immediato fra coltivazione e uso personale, non si può determinare a priori la potenzialità del principio attivo ricavabile dalle piante e in ogni caso la legge «vieta la produzione di specie vegetali idonee a produrre l´agente psicotropo, indipendentemente dal principio attivo estraibile».

«Sono indignato», protesta l´avvocato Alessandro Traversi, che difende l´incauto coltivatore con la collega Veronica Saltini: «La coltivazione di sostanze stupefacenti è equiparata per legge alla importazione. Ma la legge è astratta e i giudici esistono per interpretarla in modo equo. Invece siamo a questo punto: uno che coltiva due piante di cannabis è trattato come un trafficante internazionale bloccato a Peretola con tre chili di cocaina. Anche ai fini della pena: minimo otto anni».



«C´è una distorsione di valori», prosegue l´avvocato: «A parte che in alcuni paesi europei il consumo della cannabis è libero, io chiedo: dov´è il danno per la salute del coltivatore? Un pacchetto di sigarette è più nocivo. In secondo luogo: come si fa a ipotizzare uno spaccio con il ricavato di due piante? Dov´è la pericolosità sociale di questo comportamento? Terzo: mi sembra un´ingiustizia enorme, checché ne dica la legge, checché ne dica la Suprema Corte, che vada in carcere uno che coltiva due piante di cannabis, mentre in questo Paese non va in carcere nessuno, né i truffatori, né chi guida in stato di ebbrezza e uccide sulla strada, né gli imprenditori che se ne infischiano delle norme di sicurezza e che, se qualcuno dei loro operai muore in un infortunio, non rischiano neppure gli arresti domiciliari».
(30 settembre 2008)
Fabrizio Pellegrini (P.I.C) è di nuovo a casa, anche se agli arresti, e ringrazia tutti.
2008/08/01,10:22

 

 

Fabrizio Pellegrini è di nuovo a casa, anche se agli arresti, e ringrazia tutti. Ma andiamo con ordine.

Il 3 luglio la gip aveva negato gli arresti domiciliari.
Ha "ritenuto che l' unica misura idonea .... è quella, allo stato, della custodia in carcere,
atteso che la più blanda misura degli arresti domiciliari non può garantire la impossibilità di rifornimento di droga e di conseguente spaccio."

Si alza il tiro e si parla di spaccio, per motivare il diniego. Come potrebbe infatti Fabrizio, anche volendo, "reiterare il reato" di coltivazione sul balcone, dato che siamo a fine luglio, e non ad marzo?

Viene da ridere ma rischia praticamente il carcere a vita, grazie alle varie leggi sicurezza, ed a 2 condanne definitive (pena sospesa) in attesa di esecuzione, con in più questo e tutti i procedimenti aperti che procedono inesorabili nei vari gradi di giudizio.
E alla sicurezza, alla salute di Fabrizio chi ci pensa?
"..Ritenuto che la patologia "dolore muscolo-scheletrico, depressione" cui è affetto l' indagato può essere curato con farmaci scientificamente validati.."
Be', a parte il fatto che il THC è ora in tab. II sez. B, quindi per la legge italiana possiede effetti terapeutici ed è prescrivibile, e che i farmaci a base di cannabinoidi disponibili nelle farmacie estere sono assolutamente validati scientificamente, tant' è vero che si possono importare in Italia su richiesta medica, come può un magistrato dar giudizi medici sui farmaci prescritti, interferendo con la libera scelta terapeutica in scienza e coscienza di medico e paziente?
Fabrizio ha scritto al Ministero, alla direzione della Asl, all' Assessore Regionale alla Sanità, per chiedere che lo esentassero dal pagamento della terapia con Bedrocan.
ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile nelle sue condizioni per potersi curare legalmente, ed anche di più,
sottoponendosi a stress emotivo-burocratici-giudiziari che si sono rivelati inutili ma lo hanno profondamente segnato.
Cosa avrebbe dovuto fare ancora? Obbligare un cittadino a scegliere tra rinunciare a curarsi
o rischiare la propria libertà personale, non è incostituzionale?
Tanto più che solo dopo il 24 aprile di quest' anno (data in cui presumibilmente la coltivazione era già in atto),
la piccola coltivazione casalinga è diventata sanzionabile penalmente. Fabrizio avrebbe dovuto uccidere le sue piantine proprio il giorno del 25 aprile, ed andare a comprare in strada, per essere in regola.

Non solo non ha mai rubato o spacciato, ma non beve e non fuma sigarette, non cerca lo sballo, non assume psicofarmaci nè droghe, non mangia carne, e della Cannabis ha più di una prescrizione medica.
In tanti anni di controlli e perquisizioni non gli hanno mai contestato denaro o cocaina o una centrale di spaccio di Cannabis. Sempre e solo: un sacchetto di foglie, poca erba pronta, semi, qualche piantina. Ogni volta, senza eccezioni. Non ha mai fatto mistero di detenere piante di canapa in casa, con gli agenti. Gli avevano detto che non aveva ricetta medica, e lui subito si è premunito, con due medici diversi, per poi scoprire l' anno successivo che lo arrestavano ugualmente. Ancora non si capacita del perchè gli succede tutto questo.

"Ritenuto che l' acclarata detenzione e coltivazione di un numero non trascurabile di piante e semi di sostanza stupefacente è sintomatica di una detenzione finalizzata alla produzione e alla cessione a più persone
Ritenuto insomma che il materiale detenuto dall' indagato è difficilmente compatibile con un eventuale ed esclusivo uso personale..."
"rilevato che l' indagato ha precedenti penali specifici e che è attualmente privo di una stabile attività lavorativa, circostanza, quest' ultima, che conduce, legittimamente, a ritenere che l' attività di spaccio costituisca la sua unica fonte di sostentamento...".

Eppure dovrebbero averlo capito che Fabrizio ne ha realmente bisogno, a costo di subire anni di umiliazioni e persecuzioni senza mollare.
Invece si chiude il cerchio: dato che (chissà perchè) nella sua città non riesce più a lavorare guadagnando, allora gli offrono una lunga permanenza in cella, gratis per fortuna perchè è molto più costosa della cura col Bedrocan.
Con quello che costano negli anni all' apparato investigativo, giudiziario e penale, 12 o 13 procedimenti contro un cittadino...

Lunedì 14 luglio è stata presentata una nuova istanza di riesame delle misure cautelari, ma al tribunale della libertà de L' Aquila, dove
lunedì 28 scorso c' è stata l' udienza, e gli sono stati concessi i domiciliari.
Ha subito ripreso Bach da dove lo aveva lasciato, preparandosi al pianoforte per un eventuale concerto, con le finestre spalancate alla brezza.
Ora che Fabrizio è fuori dal carcere il primo obiettivo minimo è raggiunto, anche se in modo provvisorio e precario.
Ma, dobbiamo ancora riuscire ad evitare che venga seppellito irrimediabilmente e definitivamente da una valanga di condanne, sempre per lo stesso unico reiterato reato senza vittime.
Se nessuno dice niente, da noi diventerà come a Seattle o peggio.

Chi vuole scrivergli può farlo all' indirizzo:
F.P.
Via L.M.Mucci 61
66100 Chieti

Possiamo ancora osare sperare in un' Italia diversa?

Cassazione: portare cannabis fuori casa non e' reato se per uso personale
2008/07/29,11:08
 
Le droghe leggere, in piccole quantita', si possono portare fuori dalla propria abitazione e il loro possesso, da parte di chi ne fa uso, non puo' essere scambiato come indizio di spaccio in quanto non vi e' nessuna 'massima di esperienza' che imponga di affermare che 'portare fuori casa hashish e marijuana non ha altro senso se non quello di spacciare'. Lo sottolinea la Cassazione che ha assolto un giovane milanese condannato a nove mesi di reclusione e 4.500 euro di multa dopo essere stato sorpreso in macchina con gli amici con un grammo di hashish e uno di marijuana. La Suprema corte ha accolto il ricorso di Dario D.V., di 32 anni. In casa del giovane, inoltre, era stato trovato un altro grammo di marijuana e 9 grammi di hashish. Sia in primo sia in secondo grado era stato condannato per spaccio. Ma gli Ermellini - con la sentenza 31441 della IV Sezione penale - hanno accolto la tesi difensiva in base alla quale aver portato fuori casa la droga non significava che Dario fosse un pusher. In proposito la Cassazione osserva che sulla scia di 'inesistenti massime di esperienza' i giudici di merito avevano condannato il giovane milanese sottolineando che i 'progetti serali di natura 'commerciale', anziche' di mero svago' erano dimostrati dalla mancanza di strumenti per fumare subito gli spinelli e dal fatto che la droga fosse stata portata fuori di casa. A giudizio di Piazza Cavour non e' 'significativa' dell'attivita' di spaccio la 'mancanza di strumenti per il consumo diretto', come le cartine o il tabacco. Inoltre gli Ermellini aggiungono che 'non e' dato comprendere sulla base di quale massima di esperienza sia possibile affermare che portare fuori casa quella droga non aveva altro senso se non quello di destinarla allo spaccio'. Anche gli amici di Dario avevano piccole quantita' di droga leggera. Anche la procura di Piazza Cavour aveva chiesto l'assoluzione di Dario.   


ciao Simone
2008/07/29,11:02

ciao Simone, a te va il nostro pensiero, ai fratelli e sorelle di Nbt un abbraccio forte.

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=159288797
DROGA/ BLUMIR: PER I RAVE BISOGNA FARE COME AUSTRIA E GERMANIA
2008/07/22,08:04

 

 

DROGA/ BLUMIR: PER I RAVE BISOGNA FARE COME AUSTRIA E GERMANIA 

"Cifra 589  morti comprende tutte le sostanze, non solo ecstasy"

Roma, 21 lug. 
(Apcom) - Le droghe sintetiche sono meno pericolose di quel che 
sembrano, se viene fatta una giusta campagna di sensibilizzazione 
proprio in quei luoghi dove più facilmente è facile trovare le famose 
e pericolose pillole colorate a base di allucinogeni. Guido Blumir, 
sociologo, presidente del comitato libertà e droga, 
antiproibizionista, interviene in merito alla vicenda della ragazza 
deceduta dopo aver partecipato ad un rave party. "Bisogna seguire 
l'esempio di Austria e Germania dove sono riusciti a ridurre in modo 
drastico non solo le morti da droghe sintetiche, ma anche i malori, 
gli incidenti". Secondo il professor Blumir, autore di libri e saggi 
fondamentali sulle sostanze dello 'sballo', il metodo seguito nei due 
paesi europei è stato sul terreno dell'assistenza, della comprensione 
e non della messa all'indice. "In occasione dei rave party - ha 
continuato - sono presenti associazioni e chimici dell'università che 
liberamente analizzano ed informano sulle pillole che in quel momento 
vengono messe in vendita. La parola d'ordine deve essere 
informazione". L'esempio che questo metodo funziona è venuto dalla 
'Love parade' di Dortmund, dove un 1 milione e 400mila persone hanno 
sfilato e ballato e "grazie alla presenza di medici e personale 
specializzato" non ci sono stati morti - informa Blumir - ed è stato 
molto ridotto il numero dei collassi. "La sostanza più pericolosa 
rimane la cocaina - ha detto ancora Blumir - Il numero di 589 vittime 
in un anno non va riferito all'assunzione solo dell'ecstasy. In base 
alla relazione annuale fatta al parlamento dal Cnr, a giugno, sulle 
sostanze stupefacenti quel numero di morti, in Italia, va per il 90 
per cento addebitato all'eroina. Poi per alcune decina alla cocaina e 
solo per 15-20 casi alle sostanze sintetiche". Significa che non sono 
così pericolose? "Lo sono. Ma la diffusione della cocaina e la 
penetrazione in strati sociali prima sconosciuti a questa sostanza, 
ha fatto capire ormai la sua pervasività ed il fatto che riesce ad 
essere ancora percepita come una droga del sabato sera. Quando invece 
da dipendenza".

Giovanardi: da settembre test antidroga prima di avere la patente
2008/07/17,10:48
Italia. Giovanardi: da settembre test antidroga prima di avere la patente
 
Un test per verificare se si e' consumatori di droga e alcol e per chi risulta positivo non ci sara' il rilascio di patente o patentino. Parte a settembre una nuova campagna per la sicurezza stradale promossa dal Dipartimento per le Politiche Antidroga in 4 citta' campione: Verona, Perugia, Foggia e Cagliari per ora le prescelte. La campagna si basa su un'iniziativa europea che scattera' nel 2011 ma che l'Italia mette in campo con tre anni di anticipo per prevenire le stragi su strada.  Ad annunciarla e' il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, droga e servizio civile, Carlo Giovanardi, che ne ha anticipato i contenuti nell'ambito della conferenza "Sicurezza stradale: invertiamo la rotta", promossa oggi a Roma da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani nell'ambito dell'iniziativa "BastaUnAttimo". 

"La campagna promossa dal Dipartimento e' un'iniziativa che punta sulla prevenzione contro l'uso di droghe e alcol per chi si mette al volante. I test verranno realizzati in 4 citta' campione, scelte tra Nord, Centro, Sud e Isole maggiori, e verranno effettuati su tutti i giovani che faranno richiesta di patente auto o patentino per guidare moto e motorini. Chi risultera' positivo al test non avra' il documento di guida.   

"I numeri dei morti, dei giovani che perdono la vita e di tutti quelli che rimangono invalidi a causa di un incidente su strada parlano chiaro: siamo difronte ad una 'grande guerra', le cifre sono impressionanti" dice ancora Giovanardi sottolineando che si tratta di "un fenomeno terribile. Questi ragazzi escono di casa la sera tutti vitali e non tornano piu' alle loro famiglie. Per non parlare poi di quelli che rimangono invalidi".

"I provvedimenti assunti dal precedente governo, quelli che sta prendendo l'attuale governo, come lo stop alla vendita di alcolici dopo le 2 del mattino, hanno prodotto un calo di vittime sensibile e tra gli emendamenti c'e' anche la richiesta di vietare la vendita di alcolici non solo per le discoteche o i locali di ritrovo, ma anche per i ristoranti". "Non c'e' dubbio -dice il Sottosegretario- che va messa in campo una maggiore severita', ma ci sono resistenze fortissime. Volevamo portare il divieto ben oltre le 2 del mattino, fino alle 3, ma le categorie coinvolte non si sono rese disponibili ad alcun accordo".

"Non mi sembra -sottolinea- un modo di collaborare per la sicurezza di giovani e non". "Inoltre, cito per tutti il caso di Ravenna, il Prefetto ha fatto chiudere un locale inadempiente, ma il giudice di Pace ha rinviato il provvedimento a marzo-aprile 2009 quando e' in questa stagione, e' adesso il maggior problema. Spesso si ritirano patenti e si calano punti sulla patente per infrazioni gravi alla sicurezza stradale, poi arriva il giudice di Pace e annulla la sanzione. Bisogna guardare alla vita e alla sicurezza di chi sta in strada".
Droga: Giovanarni presenta la relazione sulle tossicodipendenze
2008/06/27,09:47


Da Ansa, - 25 giugno 2008

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega in materia di tossicodipendenze, Senatore Carlo Giovanardi, ha presentato oggi alla stampa la "Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia per l’anno 2007". Dall'Ansa il riepillogo della conferenza stampa.

PER GLI STUDENTI PIU' FACILE TROVARLA, ANCHE A SCUOLA

Gli studenti italiani hanno una maggiore facilita' a reperire una qualsiasi droga rispetto agli adulti, e la scuola e' uno dei luoghi dove piu' di frequente i ragazzi riescono a procacciarsela, soprattutto cannabis ed eroina. Il dato emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata oggi. Il 31,3% degli italiani (tra i 15 e i 64 anni) e il 51% degli studenti (tra i 15 e i 19 anni) ritiene ''facile'' o ''piuttosto facile'' reperire in breve tempo una qualsiasi sostanza psicoattiva illegale. La sostanza maggiormente accessibile e' la cannabis, seguita da cocaina, stimolanti, eroina e allucinogeni. E' la discoteca il luogo dove gli studenti riescono a trovare con facilita' tutte le sostanze (il 15% riferisce di potervi comprare eroina, il 25% cocaina, oltre il 30% cannabis). A seguire, la casa dello spacciatore e la strada. Per quanto riguarda la scuola, viene indicata come luogo di possibile spaccio in modo diverso per le sostanze: il 12% riesce a trovarvi facilmente eroina, il 26,4% la cannabis, il 5,7% gli stimolanti e il 4% gli allucinogeni.

AUMENTANO I MORTI, STABILE EROINA MA INCREMENTO COCAINA

Sale il numero delle persone che muoiono a causa di overdose: nel 2007, con 589 decessi, si e' registrato un incremento del 6% rispetto all'anno precedente, quando erano stati 551. E aumenta la percentuale dei decessi per cocaina. E' quanto rileva la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata oggi. L'eta' media dei decessi e' progressivamente aumentata (dai 33 anni del 2001 ai 35 del 2007). Il rapporto maschi-femmine e' di 9 a 1. Relativamente costante rimane la proporzione delle morti per intossicazione acuta tra gli under 19enni, che costituiscono l'1-2% del totale. La quota di morti attribuibili a intossicazione da sostanze vede l'eroina stabile al 40%, mentre quella riconducibile alla cocaina e' passata dal 2,3% del 2001 al 6,1% del 2007.

SI ATTENUA TREND AUMENTO COCAINA MA NON CANNABIS

Sembra essersi attenuato il trend pluriennale di aumento del consumo di cocaina registrato negli ultimi anni: nel 2007, infatti, il consumo di polvere bianca non ha avuto sostanziali differenze rispetto al 2006. Aumenta invece la diffusione dell'uso di cannabis, sia a livello occasionale che quotidiano, e' stabile quello di eroina. E' quanto si rileva dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata oggi dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Per quanto riguarda la cocaina, 1 persona su mille ha dichiarato di farne un uso frequente, 8 su mille sporadico. Ben 14 italiani su mille, invece, di eta' compresa tra 15 e 64 anni, consuma cannabis ogni giorno, mentre il 14% lo ha fatto in modo sporadico, e in questo caso l'incremento maggiore si e' registrato nella popolazione femminile. Leggero decremento, invece, del consumo di cannabis tra gli studenti. Il 20% di chi ha provato la cannabis lo ha fatto a 15 anni o meno, il 50% fra i 16 ed i 20 anni ed il restante 30% dopo i 20 anni. A fare piu' uso di hashish e marijuana sono i giovani (15-24 anni), mentre il consumo decresce con l'eta'. Diffuso il policonsumo, e soprattutto il mix droga-alcol, e dalla ricerca di evince che i consumatori di droghe hanno un rischio una volta e mezza piu' elevato di essere anche consumatori di alcol. Per quanto riguarda stimolanti e allucinogeni, 6 persone su mille ne ha fatto uso almeno una volta nel corso del 2007.

AUMENTANO SOGGETTI SEGNALATI A PREFETTURE PER POSSESSO

E' in aumento, dal 1990 in cui entro' in vigore la legge 309, il numero dei soggetti segnalati alle Prefetture per possesso di droga. Nel 2007 sono stati 32.413, la maggior parte per possesso di cannabis (73%), seguiti da cocaina (16%) ed eroina (8%). Il dato emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata oggi. Negli ultimi anni, comunque, si e' registrata una diminuzione della percentuale di segnalati per possesso di cannabis (dall'84% del 2002 al 73% del 2007), mentre e' in netto aumento la quota dei segnalati per cocaina (dal 9% al 16%), con un lieve aumento anche per l'eroina (dal 7 al 9%). I segnalati nel 2007 sono per la maggior parte di sesso maschile (93%), con un'eta' media di 26 anni. La classe d'eta' piu' rappresentata e' quella tra i 15 e i 24 anni (51%). In aumento anche il numero di denunce per reati previsti dalla legge 309, che nel 2007 e' salito a 35.238 superando il massimo storico di 34.133 registrato nel 2001. Sono andate in carcere invece 26.985 persone, un terzo dei 90 mila ingressi annui totali. Stabile il numero di ingressi in carcere di persone tossicodipendenti, pari a circa il 27% del totale degli ingressi.

AUMENTATI DEL 200% NEL 2007 CONTROLLI SU GUIDATORI

Il numero di controlli svolti dalle forze dell'ordine sui guidatori, per verificare se si erano messi al volante in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe, nel 2007 e' cresciuto del 200% rispetto all'anno precedente. Lo si rileva nella Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata oggi. Sempre a livello di prevenzione, l'anno scorso si e' intervenuti soprattutto nelle scuole (l'82% ha attivato progetti per l'anno scolastico 2007-2008), nelle famiglie (programmi di incontri) e nelle comunita' locali (centri di counselling, spazi ricreativi e culturali). In tutte le Regioni sono state poi condotte attivita' di reinserimento sociale di tossicodipendenti.

EROINA E COCAINA COSTANO SEMPRE MENO, AUMENTA CANNABIS

Cocaina ed eroina costano sempre meno, mentre aumentano i prezzi dell'Lsd e della cannabis. Costa meno anche la singola pasticca di ecstasy, passata da una media di 24 euro del 2006 a una media di 18 euro. Lo rileva la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata oggi. E cosi' per un grammo di cocaina si spende (dati 2007) da un minimo di 71 a un massimo di 93 euro, per uno di eroina bianca tra 59 e 87 euro, per quella nera tra 42 e 59, per marijuana e hashish tra 5 e poco piu' di 9 euro. Tra 28 e 30 euro per una dose di Lsd. Per quanto riguarda la purezza delle sostanze, dal 2001 al 2007 la percentuale media di principio attivo rilevata nei campioni analizzati si e' ridotta, passando dal 66% al 47% per la cocaina e da circa il 29% al 17% per l'eroina. Sostanzialmente stabile la percentuale di principio attivo (Thc) presente nei cannabinoidi che, dopo il picco rilevato nel 2005 (circa l'8%), nell'ultimo anno si e' attestata al 6% con un valore massimo del 10%. Infine, con 21.898 operazioni antidroga condotte sul territorio nazionale nel 2007, si conferma l'aumento del numero di interventi cominciato nel 2004.

AUMENTANO CONSUMATORI COCAINA IN CURA, MENO EROINOMANI

La novita' del 2007, per quanto riguarda la cura delle tossicodipendenze, e' l'incremento dei consumatori di cocaina che hanno avuto bisogno di cura. In diminuzione, invece, i consumatori di eroina. Il dato emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata oggi a Palazzo Chigi dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Complessivamente, nel 2007, hanno avuto bisogno di cure poco meno di 320 mila consumatori, di cui 205 mila per eroina e 154 mila per cocaina. Hanno ricevuto un trattamento presso i Sert (servizi pubblici per le dipendenze) 171.771 persone, di cui 16.433 sono state inviate presso le comunita'. Quasi 2.000 coloro che si sono rivolti direttamente a queste ultime senza passare dai Sert. Gli altri 130 mila consumatori bisognosi di cura non sono invece stati in carico presso i servizi. Si conferma anche nel 2007 la preponderanza di utenti dei Sert con abuso di oppiacei (74% dell'utenza complessiva). Seguono la cocaina (16%) e la cannabis (8%). L'eta' media delle persone in trattamento e' di circa 35 anni, quasi un terzo e' disoccupato e l'8% senza fissa dimora, percentuali che aumentano tra gli stranieri. Il 64% riceve trattamenti farmacologici insieme a interventi psicosociali, mentre il 36% riceve solo questi ultimi. Il 12% degli utenti dei Sert nel 2007 e' risultato positivo al test Hiv.

Out of Control - Venerdì 13 ore 13 al Liceo Virgilio
2008/06/11,15:11
Out of Control - Venerdì 13 ore 13 al Liceo Virgilio
ingresso lungotevere de tebaldi



Pochi giorni fa, carabinieri in borghese entravano nell'istituto Virgilio e portavano via quattro studenti, colpevoli di avere con sè due canne. Un intervento delirante, che neppure le forze dell'ordine - dopo la immediata reazione degli studenti - sono riuscite del tutto a difendere.

Un intervento dall'alto valore simbolico, anche per la scelta di un istituto protagonista questi mesi delle mobilitazioni studentesche. Un intervento che ha avuto una immediata rivendicazione da niente meno che l'on.Gasparri, che ha auspicato che simili azioni si moltiplichino ed ha attaccato chi si era subito mobilitato.

Un intervento che dà il segnale che qualcuno vorrebbe militarizzare le scuole, così come ogni altro luogo di aggregazione (come le piazze, sempre piu' disseminate di improbabili presidi fissi), ed in generale tutta la metropoli.

E proprio in questi giorni, la visita di Bush sta evidenziando come qualcuno ritenga la città una sua proprietà privata, di cui disporre a piacimento. Stade chiuse, zone off-limits, migliaia di agenti nostrani ed esteri ovunque, limitazione al diritto di manifestazione.

Perfino squadre antiwriters che dovranno garantire che il Nostro non incontri scritte che, ricordandoli cosa tutti e tutte pensano di lui, possano ferirne la sensibilità.

Qualcuno, insomma, vorrebbe disegnare una città prigione. Anche a noi piace disegnare, un mondo diverso. Lo facciamo tutti giorni, e intendiamo farlo anche in questi giorni.

vENERDì 13 "usciranno i quadri" del Liceo Virgilio. Nomento simbolico e culmine della peggiore cultura spenta, nozionistica, accademica e classista che proprio pochi giorni fa il neoministro ha deciso di rilanciare, dietro la dicitura da sempre vaga ed ambivalente di "meritocrazia", ignorando peraltro che la dinamica dei debita sta generando caos e facilitando abusi, autoritarismi, ipocrisie. Nel frattempo, Bush sarà in Vaticano, per incontrasi con uno che al suo pari tenta di determinare le nostre vite senza che nessuno lo abbia chiesto.

Invitiamo tutti gli studenti e le studentesse, i giovani precari, i compagni e le compagni, i professori, i pacifisti e chiunque altro ad una iniziativa di comunic/azione all'ingresso del Liceo Virgilio, proprio al centro di questa città che qualcuno vorrebbe vetrina e che invece vive, e si ribella, inevitabilmente e nonostante tutto.

CONTRO LA MILITARIZZIONE DELLE SCUOLE, DELLE PIAZZE, DELLA CITTA'
ROMA LIBERA


collettivo autorganizzato del virgilio ---------- collettivi studenteschi e giovanili di roma
Giovedì 12 giugno iniziativa antipro' studenti medi
2008/06/08,08:20
 
 
Italia. Gasparri vuole i Carabinieri nelle scuole. Gli studenti: assurdo, no alla militarizzazione
 
  'Ben vengano iniziative come quella attuata nei giorni scorsi a Roma nel liceo Virgilio, dove sono entrati i carabinieri per fare dei controlli anti droga'. Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. 'Sconcerta che ci siano studenti che protestino per una iniziativa che va moltiplicata, conforta il ringraziamento all'Arma del genitore di un minorenne che portava droga a scuola. La lotta alla droga merita applausi, non proteste. Aprano gli occhi docenti e personale delle scuole, prezioso presidio educativo'.

Gli studenti del Virgilio hanno replicato alle dichiarazioni dell'on. Gasparri. "Riteniamo assurdo che l'onorevole Gasparri giudichi lodevole l'iniziativa dei carabinieri che in grande stile sono entrati fin dentro l'istituto per prelevare minorenni e contestargli una sanzione amministrativa.
Vogliamo portare inoltre l'attenzione sula modalità con cui si è svolto il fermo. Lungi dall'essere discreto le perquisizioni agli studenti sono avvenute all'interno dell'istituto sotto gli occhi di tutti i docenti. Nonostante tre dei fermati fossero senza alcuna droga addosso sono stati portati via dall'istituto. Le autorità scolastiche, come d'altronde i genitori dei ragazzi, non sono state informate del fatto che gli studenti venissero portati via, tanto che senza il nostro intervento l'episodio sarebbe passato completamente sotto silenzio.
Gli studenti sono stati caricati su una gazzella senza che gli fosse concesso di chiamare le proprie famiglie e alla richiesta su dove venissero condotti i militari si sono rifiutati di rispondere.
Denunciamo il grave abuso delle forze dell'ordine contro studenti minorenni. Infatti in caserma i CC hanno cercato di far firmare ai fermati e alle famiglie un verbale falso in cui gli studenti dovevano affermare di essere stati fermati "nel piazzale antistante all'istituto". Solo la prontezza della madre di uno dei fermati ha impedito che i carabinieri dichiarassero il falso.
Inoltre i carabinieri sono riusciti miracolosamente a moltiplicare per quattro (ci spiegassero come!) lo spinello che uno degli studenti stava fumando al momento del fermo avendolo imputato singolarmente ad ognuno dei fermati, al fine di giustificare il fermo di tre persone che semplicemente non avevano sostanze droganti è sulla loro persona nè nel proprio domicilio.
Rispondiamo alle calunnie della testata giornalistica "Il Giornale" che ha dichiarato che i collettivi studenteschi protestavano perchè "non ci lasciano drogare". Abbiamo posto una questione politica ben precisa che riguarda le modalità del fermo e il cliam di tensione che le forze dell'ordine stanno cercando di creare in vari istituti di Roma.
L'invito che rivolgiamo a presidi, ai docenti e al personale delle scuole, a differenza dell'onorevole Gasparri, è quello di non rinunciare al proprio ruolo educativo e di non rompere il rapporto di fiducia con gli studenti attraverso gli inutili interventi repressivi delle forze dell'ordine ma anzi di affrontare l'argomento "droghe" in maniera chiara e senza allarmismi.
Inoltre ricordiamo all'On. Gasparri che solo un genitore dei quattro fermati ha espresso soddisfazione per il fermo dei carabinieri, mentre un'altra madre ha espresso profondo risentimento per il modo in cui suo figlio è stato portato via dal liceo e per i motivi evidentemente pretestuosi del fermo.

 Questa la replica dei collettivi studenteschi di Roma, che annunciano per giovedì 12 giugno, una "iniziativa di massa e cittadina antiproibizionista, per affrontare la questione delle sostanze e della militarizzazione degli istituti":
- ci stupiamo non abbia di meglio di fare, in un paese disastrato, che occuparsi di due canne al liceo virgilio, sospettiamo la solerzia del senatore derivano unicamente dalla caratterizzazione "rossa" del Virgilio, ed al suo essere protagonista delle lotte
- la operazione dei carabinieri è stata ridicola, spropositata, inefficace e pertanto risulta essere una provocazione od una intimidazione
- al di là di un genitore, sia i docenti che i genitori (oltre che gli studenti tutti) hanno criticato le modalità dell'intervento
- le politiche proibizioniste hanno dimostrato tutta la loro inefficacia in questi anni, e pensare di militarizzare le scuole oltre che far crescere la tensione non servirà ad un ben nulla
- il ministro gasparri si preoccupasse, invece, del livello di tensione raggiunto nelle scuole per l'operato dei neofascisti, spesso con la oggettiva copertura delle forze dell'ordine - e si preoccupasse di capire perchè il Prefetto Mosca, rappresentante del governo, abbia deciso di seguire una linea di scontro diretto con gli studenti che non potrà che peggiorare la situazione
Perde l'auto per uno spinello
2008/06/04,09:29
Codice della strada, scatta il giro di vite. Vettura confiscata dopo un incidente
CLAUDIO VIMERCATI
SAVONA
Guidava l’auto dopo essersi fumato uno spinello: gli hanno sequestrato l’auto e forse non la riavrà mai più. E’ successo a un giovane lombardo in Liguria: Alessandro B., 21 anni, dopo aver perso il controllo della sua Audi A2 è rimasto coinvolto in un incidente senza gravi conseguenze per la sua salute. Ben diverse, invece, sono state quelle penali, perché Alessandro B. non solo è stato denunciato alla procura della Repubblica, ma si è visto sequestrare ai fini della confisca anche l’auto, come prevede il decreto legge in vigore dal 23 maggio scorso e che ha modificato alcune norme del Codice della strada e inasprito le sanzioni a carico di chi guida in stato di ebbrezza (con valore alcometrico oltre la soglia cioè di 1,5 g/l) o appunto sotto gli effetti di stupefacenti.

In questi casi scatta il sequestro dell’auto (a condizione che chi è alla guida sia anche il proprietario) a cui seguirà poi la confisca, se l’automobilista sarà condannato o patteggerà: in pratica l’auto non la rivedrà più e se vorrà guidare, dovrà comprarsene una nuova. E l’auto o finirà all’asta o sarà utilizzata dalle forze dell’ordine come già succede con le vetture che vengono sequestrate a spacciatori o alla malavita.

Nel caso in questione avvenuto a Savona, il giovane avrebbe guidato la macchina, secondo quanto contestato dagli agenti della polizia stradale di Genova, sotto l’effetto di una «canna», dal momento che agli accertamenti clinici ai quali è stato sottoposto all’ospedale San Paolo, sarebbe risultato positivo ai «cannabinoidi». Il nuovo decreto non pone (come nel caso dell’ubriachezza) dei limiti minimi: per quanto riguarda droghe, un automobilista rischia la confisca dell’auto o anche se ha fumato un solo spinello, se poi risulta «in uno stato alterato dal punto di vista psicofisico». Ma non sarebbe stato appunto il caso del ventunenne, denunciato dalla Polstrada per guida sotto l’effetto di stupefacenti. Il magistrato di turno, Maria Chiara Paolucci, ha chiesto il sequestro penale della macchina «ai fini della confisca» al giudice delle indagini preliminari.

Il caso del ragazzo «sballato» di Savona arriva subito dopo quello che ha visto protagonista una 21enne piemontese. In vacanza in Riviera, qualche giorno fa la ragazza si è imbattuta in un controllo a Cervo (in provincia di Imperia) ed è risultata positiva al test dell’etilometro. si era messa al volante e guidava con un tasso alcolemico di 2,23 g/l, ben oltre la soglia di 1,5 fissata dal decreto. Anche lei, se condannata, si vedrà confiscare la macchina.
Giovanardi: parlare o manifestare per la legalizzazione della cannabis deve essere vietato
2008/05/30,09:27
 
 
29-05-2008, ore 17:12:39
 
ALLARME CENSURA. Giovanardi: parlare o manifestare per la legalizzazione della cannabis deve essere vietato
 
Una legge per dire basta alle manifestazioni pubbliche che si trasformino in una sorta di sagra della droga, anche se leggera. L'intenzione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, e' quella di "introdurre strumenti normativi per non permettere piu' che manifestazioni propagandistiche, come la tre giorni sulla canapa (terapeutica, ndr) a Bologna, in programma dal 30 maggio al 1 giugno, possano svolgersi liberamente". Intervistato dal sito dei 'Circoli della Liberta' di Michela Vittoria Brambilla, Giovanardi spiega: "Vogliamo dire basta alla cultura della droga. E per farlo vogliamo introdurre nell'ordinamento una norma che impedisca di fare propaganda, anche indiretta, a tutte le droghe, comprese quelle cosiddette leggere". "Questo anche alla luce dell'eccessiva e preoccupante leggerezza nei confronti delle droghe, che ha contribuito a creare le condizioni per casi quali quello di Roma, dove un tossicodipendente ha investito con l'auto e ucciso due giovani fidanzati, e quello di Milano, dove una banda di spacciatori adolescenti, sgominata dai carabinieri, riforniva di droga i propri compagni di scuola". 

Piobbichi Francesco (Politiche Sociali Partito Rifondazione Comunista) ha cosi' commentato:
Se il nuovo sottosegretario con delega sulle droghe vuol contribuire a ridurre la cultura dello sballo cominci a proporre una legge per limitare nelle tv del presidente del consiglio le pubblicita' dirette degli alcolici che legano piacere e successo con l’utilizzo della sostanza.  Vietare una manifestazione, come quella di Bologna sulla cannabis invece  contribuisce a criminalizzare decine di migliaia di persone che non fanno niente di male, se non discutere del loro stile di vita. La legge italiana inoltre gia' prevede sanzioni per chi incita all’utilizzo di droghe, andare oltre vuol dire di fatto limitare la liberta' di parola discrezionalmente. Se i primi atti della destra sono la negazione del patrocinio e di piazza Navona per il gay pride e l’annuncio di limitare  manifestazioni come quella bolognese sulla cannabis,  ci troviamo di fronte ad una classe politica che fa scempio della democrazia utilizzando di volta in volta i capri espiatori  di turno per legittimarsi.
«Senza la speranza vince la cocaina» quarta parte.
2008/05/30,09:25
 
 
«Senza la speranza vince la cocaina»
Il dominio della competività Emilio Rebecchi analizza i comportamenti in fabbrica e le cause che fanno crescere il consumo. Migliorare le prestazioni è funzionale alla produttività La società è classista, se non hai soldi di famiglia per pagarti la dose spacci, rubi o ti prostituisci
Loris Campetti
Bologna

«Il carcerato almeno una speranza ce l'ha: quella di uscire dalla galera, per fine pena o tentando la fuga. Spesso si ha l'impressione che al giovane, al giovane operaio, sia negata anche la speranza di fuga. Se a un ragazzo togli la speranza di costruirsi un futuro gli hai tolto un diritto fondamentale». Il ragionamento di Emilio Rebecchi segue una logica stringente quanto disperante. Psichiatra, psicoanalista, attentissimo ai comportamenti giovanili e alle dinamiche sociali nei posti di lavoro, Rebecchi ha lavorato a molte ricerche e inchieste ed è a lui che chiediamo un aiuto per tentare di decodificare le ragioni che stanno dietro la spaventosa diffusione di sostanze stupefacenti nelle fabbriche, negli uffici, nei cantieri. Il consumo di droghe tra i lavoratori non rappresenta certo una novità, ma oggi sono cambiate le motivazioni, le modalità del consumo, le stesse sostanze assunte e soprattutto, è cambiata la dimensione del fenomeno. Lo incontriamo nel suo studio sulla collina bolognese.
«Io ho sempre apprezzato moltissimo Pantani. Mi ha colpito il ragionamento che faceva ancora prima di diventare un grande campione: 'io sono il più forte, diceva, ma se gli altri prendono le sostanze resto indietro. Bisognerebbe che tutti smettessero, e siccome questo non avviene sono costretto a prenderle anch'io'. Il ragionamento non fa una piega, ma così si alza il livello dello scontro. Conosco un gruppo di bolognesi che pratica il ciclismo per passione, diciamo che fanno cicloturismo. Lo sai che si bombano anche loro? Mica lo fanno per vincere, non c'è niente da vincere; lo fanno per competere, per reggere il livello degli altri. Per non lasciare adito a dubbi di sorta preciso subito che di questo gruppo non fa parte Romano Prodi». La competizione, il miglioramento delle prestazioni, sono i nodi centrali della chiave interpretativa che ci offre Rebecchi. Ma procediamo con ordine. «Io non criminalizzo la chimica: la chimica esiste, è utile in mille circostanze. Ma se la utilizzi per aumentare le tue prestazioni, sessuali, lavorative, persino per divertirti, allora vuol dire che c'è un problema. Intendiamoci, tanti artisti, poeti, scrittori hanno assunto droghe per curiosità, per conoscenza. Lo stesso Siegmund Freud. Ma stiamo parlando del Medio Evo. Oggi i ragazzi si drogano come noi si beveva il caffè o si succhiava il latte dalla mamma. Per loro farsi una striscia di coca o un'anfetamena è un fatto normale, persino ovvio. Senza alcuna solida motivazione il giovane diventa 'spontaneamente' consumatore. Incindono molto i modelli culturali (la competizione spinta all'esasperazione) e interviene un fatto imitativo. Così come da bambini si vuole andare al Burghy o al Mcdonald's perché lo fanno tutti a prescindere dalla schifezza che ti danno da mangiare, così qualche anno più tardi, con lo stesso atteggiamento, può capitare di farsi di cocaina. Questo segnala la presenza di un vuoto che spesso si tenta di riempire con la droga. E siccome la società è classista, se non hai soldi di famiglia, per pagarti la dose rubi, o spacci, o ti prostituisci».
Arriviamo al mondo del lavoro. Se con le categorie interpretative classiche si comprendono alcuni comportamenti 'devianti' nel sottoproletariato, è più difficile farsene una ragione quando il soggetto interessato è l'operaio di fabbrica. «Saltano le differenze etiche. Ammettiamo pure che in fabbrica a spingerti al consumo possa essere una condizione difficile, segnata dalla fatica. La fatica alla linea di montaggio, dove la durata della mansione che si ripete sempre uguale a se stessa è al di sotto del minuto, provoca effetti negativi sulla salute dell'operaio, dolori, lombalgie. Una situazione di questo tipo farebbe pensare che la sostanza adatta ad alleviare la condizione di sofferenza sia l'eroina che è un anestetico e dunque attenua il peso e le conseguenze di un lavoro faticoso. Invece sempre più spesso la droga assunta, anche in fabbrica, è la cocaina. La cocaina è un eccitante, serve ad aumentare la produzione». Le parole di Rebecchi sono confermate dal racconto di tanti operai che abbiamo intervistato: il picco produttivo spesso e volentieri si verifica durante il lavoro notturno, il terzo turno che è quello dove il consumo di cocaina è più alto, anche per una rarefazione dei controlli. Se ne deduce, chiedo a Rebecchi, che la cocaina è funzionale alla produzione e dunque è una 'droga di sistema'? «Negli anni Settanta l'uso di sostanze poteva avere una qualche connotazione antisistema, oggi è tutta interna, verrebbe da dire funzionale al sistema. Non vale solo per gli operai, vale per i manager, per gli sportivi». In fabbrica c'è chi sostiene che si riesce a convivere meglio con l'eroina che non con la cocaina... «E' verissimo, con l'aggravante che la cocaina ha un'azione sulle arteriole, può provocare microinfarti. Alla lunga ti brucia il cervello. Un effetto analogo può essere provocato dalle anfetamine di cui è quasi sempre sconosciuta la composizione».
Come si può intervenire rispetto a questo fenomeno, come si possono aiutare i giovani operai finiti nell'imbuto del consumo, in molti casi nello spaccio per potersi pagare la dose quotidiana? «La cosa che rende più difficile l'intervento è proprio la mancanza di motivazione sociale nella decisione di assumere sostanze, che non sia l'aumento della prestazione individuale e di conseguenza della produzione. Sei disarmato, anche gli strumenti tradizionali come la psicoanalisi sono spuntati. Ti può capitare di chiedere a un giovane paziente di fare delle libere associazioni, dopodiché a un certo punto ti domandi: ma che vuoi che associ questo poveraccio, se non ha un cazzo di idea nel cervello? Dico che ti senti disarmato perché se il giovane consumatore, che sia operaio o studente, non ha una motivazione, quando gli dici di smettere ti risponde semplicemente 'e perché? Mi piace'. Guarda che domani starai male, avrai delle conseguenze gravi sulla salute, gli contesti, ma ti accorgi che non glie ne frega niente. Il che vuol dire, lo ripeto, che nelle giovani generazioni c'è una caduta, una rinuncia a costruirsi un futuro, una prospettiva di vita». E la vita stessa perde di valore... «Senza ideali, non solo politici o religiosi ma semplicemente civili, si resta solo dentro una realtà durissima che non si sopporta più. Così si finisce per tornare all'infanzia, si regredisce allo stadio all'oralità. Vuoi dimostrare di essere più potente di chi ti sta vicino».
La scelta può essere individuale, ma un fenomeno di queste proporzioni assume inevitabilmente un carattere sociale. Dice Rebecchi: «La regressione è legata alla natura della società in cui viviamo, e l'aumento della prestazione individuale, in qualsiasi campo, risponde al comandamento della competitività». Alcuni operai, a conferma di quanto ci dice Rebecchi, ci hanno spiegato che ci si fa, e si convince anche il partner o la partner a tirare coca, prima del rapporto sessuale per migliorare le prestazioni. «E' la logica maschile classica di chi vuole dimostrare che ce l'ha più lungo, la sessualità si riduce all'aspetto penetrativo. Pensi che in un rapporto sia questo e solo questo a interessare la donna. E ti esalti perché una striscia di cocaina ti fa sentire più potente ma non sai, o non ti interessa sapere che col tempo quella roba ti renderà impotente».
Rientriamo in fabbrica. Alcuni operai sostengono che la cocaina aiuti la socializzazione con gli altri operai, oltre a migliorare la prestazione individuale. «Certo - risponde Rebecchi - ma è la socialità della colpevolezza, certo non è la socialità della condivisione. E' la denuncia estrema di una condizione di solitudine. E se in passato drogavi generazioni intere per mandarle a combattere e morire in guerra, oggi con la caduta dei valori le distruggi drogandole per farle produrre di più alla catena di montaggio». Rebecchi conclude il suo ragionamento tornando al concetto della mancata motivazione nell'assunzione di sostanze 'dopanti', da cui discende la mancata motivazione a smettere: «Il generale cinese Zhu De era dedito al consumo di oppio. Quando iniziò la Lunga marcia, prima di assumerne il comando fece una scelta, aveva una motivazione forte per smettere. L'unico luogo in cui era vietato il consumo dell'oppio era il fiume Yangtze, così salì su una barca che scendeva il fiume chiedendo al proprietario di non fargli mettere i piedi a terra per alcuni mesi, per nessuna ragione. Così, con una motivazione forte, vinse le sue due guerre». (4, fine)
Cresce la diffusione delle droghe, da Taranto a Maranello. Terza puntata
2008/05/24,10:42
 
 
Inchiesta Cresce la diffusione delle droghe, da Taranto a Maranello. Terza puntata
Tra fatica e coca, operai alla catena
Il grande rimosso Le aziende oscillano tra silenzio e repressione, sindacato in difficoltà. A rischio la sicurezza sul lavoro: si svaluta il salario, si svaluta la vita
Loris Campetti

Ancora metalmeccanici, ancora droghe. «Hai deciso di metterci in mezzo?», mi chiede con tono scherzoso ma anche preoccupato un delegato della Fiom. La verità è che va reso onore al coraggio di questa categoria, e al suo sindacato più rappresentativo: non è facile mettere in piazza problemi come questi che costringono ad aprire una discussione a tutto campo, sul rapporto con le nuove generazioni di lavoratori e di esse con il lavoro, il conflitto, il sindacato, sul ruolo stesso dei delegati sindacali, le Rsu. Non tutti sono disposti ad aprire questo libro doloroso perché parla di sofferenze dei giovani, nel lavoro come nella vita, una vita alla giornata, senza investimenti sul futuro. Parla di solitudini operaie, cioè di quella classe che liberando sé stessa avrebbe dovuto liberare l'umanità. Raramente, invece, «la classe» è apparsa incatenata come oggi, alla linea di montaggio innanzitutto. E poi a una nuova povertà, con salari che continuano a perdere valore dentro un lavoro non più riconosciuto socialmente. Prigioniera, infine, di una cultura dominante televisiva, in cui all'emancipazione individuale e collettiva si sostituisce l'emulazione dei comportamenti e consumi di chi «ce l'ha fatta», magari del padrone. E il conflitto, che «naturalmente» dovrebbe essere agito nei confronti di chi ti sfrutta, si scarica invece contro i soggetti socialmente più deboli.

La cessione del quinto
Occuparsi di droghe sul lavoro aiuta a scoprire meglio la materialità della condizione operaia. Di chi si è già mangiato il 70% del Tfr per l'acquisto della casa, di chi ha ceduto un quinto dello stipendio per attivare un mutuo, magari per comprare l'automobile nuova o la tv al plasma, commenta un vecchio operaio bergamasco. E via di quinto in quinto finché dello stipendio non resta nulla, un pezzo alla volta è finito in tasca ai moderni strozzini, finanziarie e banche che si fanno pagare il 13% di interessi sui prestiti. Sempre che tu abbia un contratto a tempo determinatato, se sei un precario non puoi concederti neanche il lusso di farti succhiare lo stipendio. Eccola, la nuova classe operaia in carne e ossa.
Concludendo i lavori della conferenza nazionale d'organizzazione della Fiom a Cervia, il segretario generale Gianni Rinaldini ha raccontato un paese inquietante segnato dagli effetti di una globalizzazione selvaggia che spinge gli operai a competere tra di loro. La crisi del lavoro, amplificata dalla sua frantumazione, fa saltare un modello logorato di rappresentanza sindacale e sociale. In questo contesto opera la spinta delle imprese allo smanetellamento della contrattazione collettiva, per sostituirla con rapporti ad personam con i singoli lavoratori. All'interno dell'individualizzazione del rapporto con il lavoro e con il padrone, si inserisce la massiccia e crescente diffusione delle sostanze stupefacenti in fabbrica, nei cantieri edili e navali, nei servizi. «Che altro deve accadere? Se il problema è di queste dimensioni - ha detto Rinaldini in riferimento all'inchiesta del manifesto - dobbiamo aprire una discussione tra noi e con i delegati». Anche questa è una scelta coraggiosa, sapendo che la rottura del silenzio scatena reazioni pericolose da parte delle aziende, che o non sanno quel che succede nelle loro fabbriche, o più verosimilmente fingono di ignorarlo. Quando la verità s'impone, il passaggio dalla rimozione alla repressione viene spontaneo ai dirigenti d'azienda, un fatto di dna. Ed ecco allora che dai delegati si pretenderebbe la delazione, quando non si passa direttamente alla violazione della legislazione che tutela la privacy dei lavoratori: alcune piccole aziende hanno tentato di imporre ai dipendenti o agli aspiranti tali le analisi delle urine per verificare l'eventuale consumo di sostanze. Si può capire il comunicato dei delegati Fiom della Sevel Val di Sangro che, pur aggrappandosi a una lettura un po' riduttiva della diffusione di cocaina nel loro stabilimento, ne ammettono l'esistenza e anzi denunciano le loro ripetute quanto inascoltate richieste alla direzione aziendale di affrontare il problema «con serietà e trasparenza, senza criminalizzazione di chi vive questa condizione».
Un aspetto preoccupante, segnalato da un'inchiesta commissionata dalla Regione Basilicata di cui ha riferito il manifesto di venerdì scorso, è legato al rischio che il consumo di droghe possa provocare un abbassamento dei livelli di sicurezza e, di conseguenza, un aumento degli infortuni sul lavoro. Me ne parla un operaio di un'acciaieria (ci si consenta la genericità del riferimento, ampiamente giustificata dalla delicatezza della questione e dal rischio che corre chi prova a metterci le mani): qualche settimana fa si è verificato un grave infortunio, per fortuna non mortale, a una macchina. Nelle tasche dell'operaio ferito sono state trovate alcune bustine di cocaina. In un'altra fabbrica di peso, un delegato ha chiesto un incontro con il responsabile del personale per denunciare la diffusione della cocaina, mosso dalla preoccupazione che ad essa sia connesso un possibile aumento degli infortuni. «L'azienda ha finto di cadere dalle nuvole. I casi sono due: o non controllano la fabbrica, e sarebbe gravissimo, oppure fanno i finti tonti per evitare ricadute sull'immagine».
Il consumo di droghe (cocaina in particolare) cresce con l'abbassamento dell'età media dei lavoratori e con lo spezzettamento del ciclo produttivo, accompagnato dalla terziarizzazione di pezzi di produzione e servizi e dal lavoro in affitto, che fanno convivere nello stesso posto di lavoro imprese e forme contrattuali assai diverse. Per i delegati è sempre più difficile controllare o addirittura conoscere l'insieme, il che rende più fragile lo stesso intervento sindacale. Se i giovani in molte realtà assumono coca, il fenomeno dell'alcolismo è legato tradizionalmente ai lavoratori ultraquarantenni. Dal Veneto all'Emilia quest'ultimo fenomeno è particolarmente diffuso, come confermano alcuni delegati della Bassa reggiana. In Emilia mi raccontano di operai allontanati per ubriachezza: è il caso della ex Landini a Fabbrico, nel Reggiano, dove il consumo di cocaina è limitato ad alcuni casi concentrati nel turno di notte: «Canne a go-go, ma roba pesante poca». Il fenomeno è comunque abbastanza contenuto e sotto controllo, grazie anche a una rete efficiente di servizi nel territorio, figli del modello sociale emiliano. Qui, come in altri stabilimenti della regione, sono moltissimi i giovani assunti dal Mezzogiorno d'Italia e sbattuti in un'area geografica dove la vita è carissima e una casa in affitto costa poco meno dell'intero stipendio. Campare con mille euro al mese o poco più non è facile, non consente di costruirsi un futuro e la vita si brucia sulla linea di montaggio giorno per giorno. Alla ex Landini lavorano anche 70-80 indiani. Non bastano i menù differenziati per costruire una buona convivenza, tra italiani e immigrati extracomunitari, tra emiliani e meridionali, tra giovani e anziani. Persino nel consumo delle sostanze i comportamenti sono differenziati.
In una grande acciaieria come l'Ilva di Taranto - tra diretti e indiretti oltre 17 mila lavoratori, le dimensioni di una cittadina di provincia - si può trovare di tutto, mi raccontano, «è una specie di supermercato in cui puoi comprare anche cocaina. Sta diventando un problema in uno stabilimento in cui è pericoloso anche camminare, figuriamoci lavorare all'altoforno. Devi essere lucido, attento, sennò rischi di farti male e fare del male ai tuoi compagni. Pensa all'attenzione a cui è chiamato chi lavora sul carroponte e sposta una siviera contenente 300 tonnellate di metallo liquido». Chi racconta queste cose è preoccupato per gli effetti delle droghe consumate sul lavoro, e lo è anche per il rischio che aprire questo capitolo possa fornire «un alibi ai padroni, pronti a ripetere la solita canzoncina: gli infortuni? Colpa della distrazione degli operai. E' un imbroglio, perché le responsabilità dei morti e dei feriti sul lavoro sono degli imprenditori, dei ritmi insopportabili, della non applicazione della normativa sulla sicurezza, dell'organizzazione del lavoro». Detto questo, aggiunge un secondo operaio, «non dobbiamo nascondere le nostre di responsabilità». Ma la riduzione del potere di controllo delle Rsu, sottoposte all'attacco e all'emarginalizzazione da parte degli imprenditori, la fatica che fanno i Rappresentanti sindacali per la sicurezza ad assolvere al loro ruolo, troppo spesso osteggiato dalla controparte, sono ostacoli alla costruzione di un modo di lavorare meno pericoloso. E' la solita storia, «per i padroni contano solo la produzione e il profitto».

Li riconosci dal cambio d'umore
Dai fumi e dal fuoco dell'altoforno passiamo alla griffe più prestigiosa del made in Italy, la Ferrari di Maranello. L'uso di sostanze, che una volta era connesso al mondo dorato della Formula 1, qui in fabbrica «si intuisce, anche senza vedere il tuo compagno che si fa un acido o chissà quali pastiglie, la cocaina c'è ma è meno diffusa, almeno al montaggio. Se sali di grado la musica cambia. L'hashish è diffuso tra i giovani, ma si fuma soprattutto nelle pause. Chi assume sostanze si riconosce per quel particolare stato di euforia che lo prende: ti accorgi che dopo una pausa il tuo compagno di lavoro ha cambiato stato d'animo». 2.800 dipendenti, la maggioranza impegnati nello stabilimento di Maranello e una piccola parte alla Scaglietti di Modena dove si saldano le scocche. Alla Ferrari si costruiscono anche i motori e si verniciano le scocche per la Maserati. «Il settore Corse, qualche centinaia di dipendenti, fa storia a sé. Ma nella produzione di serie il lavoro e la sua intensità, Maranello non è poi così diverso da Mirafiori. Così come il salario base che si aggira intorno ai 1.100 euro, a cui vanno aggiunti il premio di risultato (un buon contratto integrativo) e l'eventuale lavoro notturno o straordinario. In alcune aree come il montaggio dove si lavora su tre turni, l'80% dei dipendenti viene da sud. Questi ragazzi vengono su carichi di entusiasmo, prima di accorgersi che la fatica è tanta, i soldi pochi e la vita come gli affitti è carissima. Rapidamente arriva la disillusione, la frustrazione. Negli ultimi anni l'uso di sostanze è aumentato in diverse aree della produzione, soprattutto tra le ditte terze e durante il turno di notte. Il mercato per le rosse va alla grande, cresce la produzione e nell'arco di un paio d'anni la Ferrari prevede di estendere i tre turni su tutto lo stabilimento. Intanto aumenta la richiesta di lavoro straordinario. Mentre uno della mia generazione si è battuto e si batte per le otto ore, vedi dei ragazzi che fanno la fila per ottenere qualche ora di straordinario, al punto che i capi si permettono di discriminare, a te sì e a te no, dipende dalla dedizione; e così fanno vivere le ore di lavoro in più come una concessione benevola e non come un carico aggiuntivo di sfruttamento», dice sconsolato un operaio anziano che aggiunge: «Vedo ragazzi intimiditi a cui viene annullata la personalità, per loro il lavoro significa soltanto reddito. Allora capisci anche perché fanno gli straordinari o chiedono di lavorare di notte, per guadagnare e spendere di più. E si diffonde la droga con tutto quel che comporta, spaccio compreso».
La politica delle assunzioni massicce dal Mezzogiorno ha la conseguenza inevitabile di ridurre progressivamente il tasso di sindacalizzazione. E può anche succedere che la Fiom, l'organizzazione ampiamente maggioritaria in Ferrari, venga sconfitta a un referendum sulla turistica: «Vince chi punta tutto sui soldi, alla faccia della condizione lavorativa». (3/continua)
Como street parade 24 maggio 2008
2008/05/20,14:01

24MAGGIO2008
Dalle ore 14
Parcheggio Ippocastano-stazione fnm Como Borghi


A Como come a Varese, Lecco, Milano e in tutta Italia si sta gradualmente perdendo il contatto con la propria città, coi suoi limiti, le sue mancanze.
Lo si fa rinchiudendosi nella propria sfera personale, illudendosi di poter trovare rifugio e ispirazione nella TV e nella propria solitudine, oppure trasferendosi all'estero in cerca di nuovi stimoli.
A fronte di questo disagio ci sono invece giovani, comaschi e non, che invece di scappare o adattarsi cercano ogni giorno di organizzarsi ed esprimersi per arricchire e valorizzare la propria offerta culturale e quella della città in cui “sopravvivono”.
Ragazze e ragazzi che si troveranno in strada il 24 maggio, tutti insieme con le loro differenze, ma che giorno per giorno sul territorio si organizzano in modo indipendente e autonomo, senza sponsor ne profitto, per esprimere il proprio talento.

DJs, Sound System, Giocolieri, Teatranti, Artisti, Ragazze e Ragazzi si uniranno per dare vita alla prima StreetParade cittadina.
Si presenteranno uniti dall'esigenza di emergere e, perchè no, esondare.
Si uniranno per inondare la città di buona musica, balli sfrenati, arte, cultura, divertimento.
Come un'onda supereranno i muri materiali e mentali della cittadinanza e delle istituzioni, troppo prese dalle proprie faccende, tutti sordi davanti a tanta creatività; cureranno questa sordità, entreranno nelle case, da porte e finestre, cavalcando suoni e rumori.

Dimostreranno ai cittadini che sotto la superficie delle grandi mostre d'arte ufficiali, della musica tutta uguale, delle discoteche e dello svago predeterminato esistono profonde alternative culturali, fatte di tante piccole differenze e tante grandi correnti di pensiero, tutte unite da questa irrefrenabile voglia di emergere.

Questa energia, queste idee, questi progetti, questi sogni che ormai dentro di noi stanno stretti e non trovano Spazio nella città, strariperanno dalle nostre menti e si riverseranno in strada: l'unico posto ancora accessibile dove potersi esprimere liberamente.

Per questo siete tutti invitati a partecipare concretamente alla piena riuscita dell'evento, portando direttamente in strada quello che vi caratterizza, quello che avete da dire e per il quale non trovate Spazio, Mentale e Fisico.
La mancanza di spazi mentali è in stretta interdipendenza con la mancanza di luoghi fisici. Le nostre idee, per potersi formare, sviluppare e concretizzare, hanno bisogno di Spazio.




DESIDERARE nuove tipologie di spazi pubblici, dove il confronto nel rispetto reciproco sia la base della convivenza.

EMERGERE dall'omologazione, dall'appiattimento, dal soffocamento. Trovare respiro nelle proprie passioni e nelle proprie attitudini, nelle proprie idee e nei propri sogni è necessario per dare forza ai propri desideri

CREARE questi spazi, ottenerli, riempirli di attività diverse, nuove, stimolanti e critiche fa parte di questo desiderio

UNIRE gli utenti di questi spazi, cercarvi un confronto, una crescita collettiva. Unire le esigenze dei singoli per trovare soluzioni comuni e condivise fa parte di questo desiderio

RISPETTARE se stessi e gli altri è un dovere morale necessario per raggiungere la felicità collettiva

BALLARE tutti insieme in questo ed altri eventi per sprigionare le nostre energie positive e per sfogare la noia e il risentimento verso quella che ancora ci ostiniamo a chiamare società è la soluzione immediata al nostro disagio; ballare dà forza a questo desiderio

ASCOLTARE per avverare questo desiderio. Ascoltare le musiche diverse, imparare a riconoscerle, conoscerle, apprezzarle e rispettarle deve servirci per capire che la musica, come la vita reale, è piena di sfumature, differenze, peculiarità e particolarità che in modo complementare costituiscono la società.


PERCHE’ COMO NON E’ DEL SINDACO E DELLA SUA AMMINISTRAZIONE MA DI TUTTI I SUOI CITTADINI, COMPRESI NOI!!

NON CI SERVONO REPRESSIONI MA SPAZI DI AGGREGAZIONE!

QUINDI
VIENI ANCHE TU, PARTECIPA ALLA CONDIVISIONE ED AL RISPETTO NEL CONFRONTO, PORTA LE TUE IDEE E DAI VITA A NUOVE PROPOSTE!

 

Droghe in fabbrica (II puntata)
2008/05/18,11:33
inchiesta Sata di Melfi, dal «prato verde» alla tossicodipendenza
Un po' di coca e il turno se ne vola via
Nello stabilimento gioiello della Fiat si «tira» per reggere i ritmi del Tmc2. Ma la cocaina detta anche tutti i tempi della vita e permette un commercio che per molti consumatori si trasforma in un bel business
Loris Campetti
Melfi (Potenza)

All'inizio era il «prato verde», messi di grano a perdita d'occhio nella straordinaria piana di San Nicola. Il grano ha lasciato il posto allo stabilimento Fiat-Sata di Melfi e la collina che si arrampica verso il paese è ferita da una strada costruita tutta in sopraelevata. Quando venne inaugurata la fabbrica, nel '94, speranze di emancipazione e retorica postdemocristiana si mescolarono in una narrazione inedita in questa terra lucana: arriva il capitalismo serio, si può uscire da una povertà contadina dominata per decenni dal paternalismo di Emilio Colombo. Arriva l'industria, arriva il progresso. Il vecchio applaudiva al passaggio dei nuovi padrini: «Romito, salutateci Agnello», aveva scritto su un cartello ripreso da cento telecamere e alla Fiat veniva concesso tutto, dalla deroga al divieto del lavoro notturno per le donne a una rivisitata forma di gabbie salariali che condannavano i futuri operai a guadagnare meno dei loro compagni di Mirafiori e a lavorare di più.
«Prato verde» chiamarono lo stabilimento di San Nicola. Perché nasceva dal nulla (il grano, si sa, è nulla) e nell'assenza di memoria dell'industria e del conflitto. Ci sono voluti 10 anni esatti perché gli operai di Melfi esplodessero decretando la fine della pace sociale, per 21 giorni bloccarono i cancelli, ressero alle cariche della polizia e ruppero un isolamento che inutilmente, in tanti nella politica, nei media e persino nei sindacati avevano cercato di costruire intorno ai nuovi briganti in tuta blu. Vinsero, con il sostegno quasi solitario della Fiom, diventarono maggiorenni conquistando diritti che altri, in altre stagioni, avevano conquistato e che ora, tutti insieme, rischiano di perdere di nuovo.
Quasi 15 anni dopo la nascita, Melfi è uno degli stabilimenti di punta della Fiat. 5.300 dipendenti diretti, 10 mila con l'indotto. Gli operai arrivano a San Nicola ogni mattina, pomeriggio e notte da tutti i paesi della Basilicata, dal nord della Puglia e in parte dalla Campania. Ore e ore di pullman o di macchina, centinaia di incidenti stradali con tanti morti e feriti accumulati in 15 anni di pendolariato. Anche qui, come alla Sevel in Val di Sangro, lavora una classe operaia molto giovane che spesso non riesce a reggere i ritmi ossessivi della fabbrica modello, come testimonia un turnover molto alto. Anche qui, come alla Sevel, impazza la cocaina. Mentre ci lasciamo alle spalle la piana e il paese viaggiando verso Potenza, un delegato Fiom senza nome ci racconta la «normalita» del consumo e dello spaccio lungo le linee di montaggio - pardon, le Ute, un acronimo che sta per Unità produttive elementari che viaggiano sui ritmi della famigerata metrica Tmc2, responsabile di strappi, ernie, tunnel carpali, tendiniti. «La cocaina circola in fabbrica dall'inizio, ma solo da pochi anni ha assunto dimensioni di massa. Un carrellista che lavora nella mia Ute vende una quantità di dosi incredibili agli altri operai, ai capi, ai vigilanti che tirano da matti, alle donne. Lo spaccio è quotidiano come il consumo, ma il venerdì e prima delle vacanze il volume degli affari va alle stelle perché vengono acquistate le dosi per il sabato sera in discoteca, o per le ferie. Il mio amico carrellista prima di Natale ha tirato su 15 mila euro, in poco tempo si è fatto casa». Ci si droga anche dentro la fabbrica? «Gli operai - risponde - si fanno durante le pause, li riconosci perché riprendono il lavoro eccitati, tirano su col naso, è una specie di tic, e per una mezz'ora producono come pazzi, poi si danno una calmata. All'inizio sono solo consumatori saltuari, ma quando prendono il vizio si trasformano in piccoli spacciatori per pagarsi la dose. Le canne se le fanno direttamente sulla Ute: sentissi che profumo...».
Droga di sostegno
I prezzi della cocaina si aggirano tra i 70 e i 100 euro a grammo, i soliti 20-25 euro a quartino. Arriva soprattutto da Foggia portata dai soliti camionisti che riforniscono la fabbrica di pezzi, componenti e sogni di gloria, o di fuga che dir si voglia. «C'è anche qualcuno che si buca - continua il racconto del nostro amico delegato - e spesso viene aiutato dall'azienda a recarsi qualche periodo in comunità per tentare di disintossicarsi». Perché si drogano? «Anni di lavoro in questa fabbrica ti spompano. Il ritmo è stressante, i viaggi quotidiani per raggiungere o lasciare il lavoro fanno il resto e la vita nei paesi è banale, noiosa. C'è chi si fa per reggere lo stress, ma spesso le motivazioni sono altre: per stare bene con gli amici, per stare bene con la moglie o il marito. Molti si portano la coca a casa e fanno sniffare anche la moglie per scopare meglio». Vuol dire che con gli amici si sta male senza farsi? E che non si riesce a divertirsi in discoteca o a letto senza l'uso di cocaina? Il delegato scuote le spalle, e va avanti nel suo racconto. Insiste sul legame con il sesso: «Quando tirano, anche in fabbrica, non li ferma più nessuno. Qui si dice «inculare la formica» quando sei preso dal raptus e ti senti Rambo, e succede che il tuo compagno di lavoro, un po' per gioco e un po' no, venga a toccarti il culo, non avendo una donna a portata di mano». Tra i consumatori ci sono anche iscritti al sindacato? «Ce ne sono, ce ne sono. Anche delegati. Uno dell'Ugl è stato anche bastonato perché era in ritardo con il pagamento allo spacciatore. I delegati Fiom? Qualche spinello, quello tutti. Sì, qualcuno usa anche la cocaina. La maggior parte dei consumatori - cambia discorso - è sposato e ha figli». Qual è la percentuale dei cocainomani? «C'è chi dice il 40%, chi corregge la cifra al rialzo: uno su due».
Stress, noia, sesso, voglia di essere diverso anche se poi finisce che sei esattamente uguale a tutti gli altri tuoi coetanei. «Di notte c'è meno controllo ma si sniffa in tutti i turni. In questa fabbrica si può comprare fumo, coca, eroina ma anche perizoma, canottiere, elettrodomestici. Tutti sanno nessuno parla. Per paura, per convenienza, per quieto vivere». In realtà c'è chi parla: i blitz dell'antidroga fuori dai cancelli, sui piazzali dello stabilimento, finiscono spesso con arresti, dunque le spiate non mancano. Chi viene pizzicato con le mani nella farina viene spinto dall'azienda a dimettersi, oppure viene degradato e spostato in altre unità, «è successo recentemente a un quarto livello del montaggio». Dalla lotta vittoriosa dei 21 giorni, Michele è assessore di Rifondazione alle politiche sociali della provincia di Potenza, in distacco dalla Fiat di Melfi dove fa l'operaio: «Ho assistito personalmente - ci racconta - all'arresto di due operai sul pullman che ci riportava al paese dopo il turno di notte: sono saliti in tre, uno in borghese dalla porta davanti e due in divisa da quella posteriore per bloccare le uscite e sono andati a colpo sicuro mettendo le manette a due operai, direttamente sul pullman. Per fortuna quella volta non avevano roba con sé e sono stati rilasciati». In qualche caso, però, scatta il licenziamento ma sempre con motivazioni diverse: «Due ragazzi - ci racconta l'avvocato Lina Grosso che segue le cause di lavoro per la Fiom - sono stati licenziati per assenza ingiustificata, ma è noto che si trattava di due tossicodipendenti. Noi avviamo la procedura ma in questi casi la Fiat punta sempre a monetizzare, offrendo soldi a chi di soldi ha bisogno come il pane, pur di non arrivare a sentenza. Per noi è difficile convincere questi ragazzi a non accettare l'offerta, anche perché non abbiamo alcuna certezza di vincere la causa». E questo è uno dei tanti problemi a Melfi, dove le procedure d'urgenza (il 700 contro i licenziamenti) durano mesi e mesi e le sentenze, quando ci si arriva, rarissimamente sono a favore del sindacato. «C'è invece il caso di un altro operaio, dipendente da alcol, che l'azienda metteva regolarmente in postazioni per lui insostenibili. Una volta chiese di poter uscire per andare in ospedale perché stava male. Lo bloccarono più volte finché non riuscì a scappare determinando momenti di forte tensione. Fuggì in automobile dopo una colluttazione con due capi in stato confusionale ed ebbe un incidente d'auto. L'azienda l'ha licenziato e noi abbiamo fatto causa. Abbiamo perso in primo grado e siamo andati in appello, anche perché una perizia medica ha stabilito che non era in grado di intendere e di volere per cui non è stato condannato in sede penale. Dopo una seconda perizia che ha confermato la prima, la Fiat ha proposto la transazione, cioè la monetizzazione per non arrivare a sentenza. Il nostro assistito non ha accettato e ora aspettiamo il verdetto del giudice». Finalmente, all'inizio della settimana è avvenuta una cosa che ha ridato qualche speranza all'ufficio legale della Fiom: il giudice di melfi ha accolto il ricorso contro il licenziamento di un operaio Sata, Michele Passannante, «senza giusta causa», dopo l'apertura di un'inchiesta giudiziaria in cui è indagato per una presunta appartenenza all'area del terrorismo. Ora la Fiat dovrà riaprirgli le porte della fabbrica e pagargli gli stipendi arretrati.
Un'emergenza che dilaga
La Regione Basilicata si occupa della Fiat di Melfi dal giorno della sua apertura, e lo fa manifestando talvolta un certo grado di autonomia rispetto allo strapotere esercitato nel territorio dalla multinazionale torinese. Ha attivato incheste («magari la Procura fosse altrettanto attiva», ci dicono gli avvocati che difendono gli operai) sul mutamento della vita nei paesi in cui vivono i dipendenti Sata e dell'indotto, sugli infortuni stradali stradali legati al pendolarismo, sul mobbing. La Regione si è occupata anche di tossicodipenza in fabbrica. In particolare c'è un'inchiesta curata dall'equipe della Cooperativa Marcella sulla percezione delle droghe da parte dei lavoratori dell'area industriale di Melfi: «Tutti sono concordi nell'affermare che l'uso delle sostanze è gravemente nocivo per la salute», pur ritenendo che alcune, come le droghe leggere, possano aumentare la capacità lavorativa e insieme a quelle sintetiche migliorino la resistenza alla fatica, a differenza di alcol e psicofarmaci. In molti pensano che l'uso di droghe pesanti e sintetiche facciano correre rischi all'interessato e ai compagni di lavoro. Sono al corrente del consumo crescente di droghe in fabbrica, o per conoscenza diretta, o per lo spaccio evidente, le siringhe abbandonate, i furti, l'eccesso di assenze per malattia, qualche episodio di violenza. Solo il 21% degli intervistati esclude che nella sua azienda si consumino sostanze stupefacenti. Un dato allarmante su cui riflettere è segnalato da un intervistato su due: chi si fa si infortuna di più. Il 50% sostiene che chi si droga è «una persona normale».
L'altro dato che non deve sorprendere è che il consumatore «non si ritiene tossicodipendente» (44,9%). Per il 77,3% del campione, infine, «le imprese dovrebbero avere un programma di lotta contro la droga».
Qualche mese fa, nel terzo stabilimento meridionale della Fiat per importanza, quello di Cassino, fu realizzato un video con un operaio intervistato di spalle che raccontava il consumo di droga durante il turno di notte. Diceva molte verità, e proponeva qualche certezza di troppo e troppo politicamente corrette: ci si fa di cocaina solo per resistere a un lavoro altrimenti insopportabile. E' così, ma non è solo così. Ne parleremo nelle prossime puntate. Finora abbiamo indagato solo grandi fabbriche metalmeccaniche, anzi Fiat, perché è più facile stabilirvi relazioni e perché il tasso di vent'enni è altissimo. Non si creda però che si tratti di un fenomeno circoscritto a queste realtà. In tutti i settori dell'industria e dei servizi il consumo della cocaina è drammaticamente alto e crescente. Lo è nei lavori faticosi, come nell'edilizia, nei lavori ripetitivi, in quelli che prevedono il rapporto con il pubblico. Lo è soprattutto tra i giovani e i precari. C'è chi pensa che ci sia un rapporto tra la diffusione delle droghe e la riduzione dei conflitti sul lavoro. Ipotesi, naturalmente, tutte da verificare.
(2/continua)
 
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