STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

il funerale di bologna (il resto del carlino)
2007/09/29,22:40

 

 


                                                                                                                                                                            Via del Pratello, i collettivi celebrano

il 'funerale' di Bologna


Momenti di tensione fra polizia e manifestanti. La parata organizzata dal Livello 57 contro il sindaco Cofferati. I manifestanti si sono concentrati in piazzetta San Rocco. Probabilmete il corteo punterà ad arrivare in piazza XX Settembre.

Bologna, 29 settembre 2007 -Una bara nera con tanto di candele attorno, una ghirlanda di fiori e una messa funebre: così in piazzetta San Rocco, in via del Pratello a Bologna è iniziata la Street space parade organizzata dai Collettivi autonomi contro il sindaco di Bologna Sergio Cofferati per «celebrare i funerali di una città razzista e proibizionista». Attorno alla bara tre striscioni: «da Bologna viva a Bologna morta»; «Cofferati vergogna riprendiamoci Bologna»; «Zona temporaneamente liberata».

 

La protesta è contro il divieto di effettuare la tradizionale Street Parade con i camion che diffondo musica ad altissimo volume lungo le strade del centro cittadino. Al momento in via del Pratello sono presenti circa 200 No global e membri di Collettivi ma, dicono gli organizzatori, il numero è destinato a crescere. La Questura di Bologna, prendendo atto di quanto deciso dal Comitato per l'ordine pubblico, aveva vietato la sfilata per le vie del centro proponendo un percorso alternativo che avrebbe dovuto partire da piazza XX Settembre per arrivare al Parco Nord. I Collettivi hanno comunque deciso di riunirsi in via del Pratello, a ridosso del centro di Bologna. Il leader del Livello 57, Rosario Picciolo ha definito «un grande successo» il fatto di essere riusciti ad organizzare la manifestazione antiCofferati in via del Pratello e annunciato l'intenzione di dirigersi verso il centro, ma questo dipenderà dalla contrattazione con la polizia.


Probabilmete il corteo punterà ad arrivare in piazza XX Settembre, vicino alla Stazione ferroviaria. Intanto, si aspetta la «celebrazione dei funerali della città»: i sei 'becchinì con indosso la maschera di Cofferati porteranno in spalla la bara. «È Cofferati - ha spiegato Picciolo - che simbolicamente celebra i funerali della città».

 

 

Cagliari, coltivare droga in casa non è reato
2007/09/29,12:09

 

Cagliari, coltivare droga in casa non è reato
"se si dimostra che l'uso è personale"

CAGLIARI - Coltivare due piantine di marijuana nel terrazzo della propria
casa non è reato. Ma solo se si dimostra che la piantagione serve a
soddisfare le esigenze personali di consumo. Il Tribunale di Cagliari
questa mattina ha assolto un giovane denunciato dai carabinieri lo scorso
agosto perchè nella sua abitazione erano state trovate due piante di
marijuana.

L'imputato, giudicato col rito abbreviato, è stato assolto perchè il
fatto non sussiste. Le motivazioni si conosceranno tra trenta giorni, ma è
probabile che il giudice abbia accolto le argomentazioni del suo difensore,
l'avvocato Giovanni Battista Gallus, che ha richiamato una sentenza della
Cassazione dello scorso maggio e una, di analogo contenuto, del Gup di
Cagliari, risalente a giugno. La Suprema Corte aveva individuato una netta
differenza tra la coltivazione in senso tecnico-giuridico e quella
"domestica" di poche piantine. Equiparando, insomma, la piantagione
casalinga alla detenzione per uso personale.

(28 settembre 2007)

PSYCO BOOM
2007/09/27,08:39

PSYCO BOOM

(Tratto da L'Espresso.it di Agnese Codignola) Aumentano i consumi di medicine per combattere ansia e depressione, attacchi di panico e disturbi alimentari. Al ritmo dell'8 per cento l'anno. E si abbassa l'età di chi cerca nelle pillole il rimedio contro le difficoltà della vita. Con molti rischi (Continua)

STREET SPACE PARADE
2007/09/27,08:25

STREET SPACE PARADE
Bologna 29 settembre 2oo7

Ho visto
La paura
L'ignoranza
L'intolleranza
L'ottusità
Il proibizionismo
La repressione

Ho visto
Un sindaco ossessionato dalla legalità fare scuola a livello nazionale
sulle politiche securitarie e del controllo sociale. L'ho visto sempre
scortato dai gorilla perché il più insicuro è proprio lui.

Ho visto
Bologna morire di una morte neanche troppo lenta ma sicuramente dolorosa.
Una città unica diventare improvvisamente banale. Banale come un'altra
multa per divieto di sosta, per divieto di transito.

Intollerabile tolleranza zero: vogliamo accessibilità e diciamo basta ai
divieti insensati. Perché vogliamo transitare e sostare nelle piazze e
nelle strade che sono anche nostre, di quelli che non hanno paura del
diverso, anzi sono ansiosi di confrontarsi con le diversità. Di quelli che
vengono qui perché vogliono imparare, di quelli che lavorano e lavoreranno
in questa città, di quelli che lavorano per questa città. Di quelli senza
tessera, di quelli che più sicurezza non vuol dire più polizia. Di quelli
che sono vittime della polizia, per aver trasgredito le regole inique
frutto di una politica repressiva fondata sulla paura.

Ancora una volta nelle strade, nelle piazze, sotto i portici, persino sui
muri STREET SPACE PARADE! Perché per creare percorsi di vita liberi da
logiche consumistiche o elettorali abbiamo bisogno di spazi sociali. Z T L
saranno Zone Temporaneamente Liberate dalla paura, dall'ignoranza,
dall'intolleranza, dall'ottusità, dal proibizionismo attraverso i nostri
corpi, i nostri progetti, le nostre passioni. Zone finalmente accessibili
alla condivisione, e scusateci se faremo rumore, se il fermento della vita
fa rumore!

Autunno è qui comincia adesso....

Open the space

DROGA: COLTIVANO PIANTE MARIJUANA IN CASA, ASSOLTI
2007/09/26,11:58

 


DROGA: COLTIVANO PIANTE MARIJUANA IN CASA, ASSOLTI (ANSA) - BOLOGNA, 25 SET - I carabinieri e i vigili urbani trovarono a due studenti, in un sorta di serra artigianale ricavata da un armadio, 7-8 piantine di marijuana per un principio attivo totale di 5,85 grammi. Oggi i due ragazzi sono stati assolti dal Gup di Bologna Andrea Scarpa perchè il fatto non sussiste. L'archiviazione, oltre che dai difensori - avvocati Roberto Casella ed Elena Rampado - era stata chiesta anche dal Pm Enrico Cieri, ma il Gip Marinella De Simone fece una imputazione coatta. Oggi, però, in un rito abbreviato il Gup li ha assolti rifacendosi a una sentenza della Cassazione del maggio scorso. Nella sentenza numero 17983/07, depositata il 10 maggio, su ricorso di un uomo condannato anche in appello per aver coltivato nel proprio terreno cinque piante di marijuana, la sesta sezione penale della Cassazione fece una ricostruzione storica della normativa in tema di coltivazione di droga per il consumo esclusivamente personale, escludendo alla fine che la coltivazione cosiddetta domestica sia penalmente perseguibile anche dopo la legge Fini-Giovanardi. Secondo la suprema corte, è compito del giudice valutare se una piantagione, per le sue caratteristiche, rientra nel concetto di «coltivazione», cioè di una quantità di piante notevoli, oppure se non possa nemmeno definirsi tale perchè modesta e rudimentale e in questo caso la fattispecie ricade nel concetto di detenzione. Trattandosi di una piccola coltivazione i due sono stati assolti. Le piantine vennero scoperte nel gennaio 2004 in un paese della cintura bolognese. I vigili vennero chiamati per schiamazzi provenienti in un garage utilizzato dai due studenti, che oggi hanno 25 e 24 anni, e sentirono nell'aria odore di hascisc, videro un armadio chiuso e chiamarono i carabinieri. Nell'armadio era stata ricavata una sorta di serra dove crescevano le piante di cannabis, alte poco meno di 90 centimetri, grazie anche ad una lampada e ad un ventilatore. Così venero denunciati. (ANSA).

Mamma...la Turco!!
2007/09/05,17:03
04-09-2007, ore 14:47:12
 
Italia. Turco: Nas a scuola aiutano ad educare
 
'L'intervento dei Nas potrebbe servire non solo a individuare la presenza di droga nelle scuole, ma anche a sostenere presidi e insegnanti nell'attivita' preventiva ed educativa'. Lo ha detto il ministro della Salute Livia Turco intervenendo in diretta alla trasmissione 'Viva Voce', in onda questa mattina su Radio24.
'I Nas sono massimamente esperti del sistema sanitario nazionale - conclude il ministro - e possono dare informazioni agli studenti'.


la cannabis non provoca comportamenti violenti
2007/09/03,16:17

Canada. Studio: contrariamente ad alcol e cocaina, la cannabis non provoca comportamenti violenti

Da Notiziario Aduc, - 27 agosto 2007

Il consumo di cannabis non e' associabile a comportamenti violenti, secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Addictive Behaviors.
I ricercatori del Centro studi sulle dipendenze dell'Universita' di Victoria hanno studiato la frequenza con cui coloro che commettono atti di violenza hanno in precedenza consumato cocaina, alcol e/o cannabis. Nella loro analisi, gli studiosi hanno tenuto conto anche del carattere individuale dei soggetti (covariabili come la tendenza alla irascibilita', alla violenza, al rischio, al non rispetto della legge).
I ricercatori sono giunti alla seguente conclusione: "Una volta prese in considerazioni le covariabili, il frequente uso di alcol e cocaina e' connesso in maniera significativa alla violenza; questo suggerisce un effetto farmacologico che potrebbe stimolare la violenza. La frequenza del consumo di cannabis, invece, non e' legato in maniera significativa alla violenza quando si prendono in considerazione le covariabili".
Lo studio conferma due indagini in cui si confuta ogni legame fra l'uso di cannabis ed il comportamento violento. La prima, condotta dal Senato canadese nel 2002, ha riscontrato che "l'uso della cannabis non induce i consumatori a commettere altre forme di reato. Il consumo di cannabis non aumenta l'aggressivita' ed il comportamento antisociale".
Il secondo studio, pubblicato dalla commissione del Governo britannico sull'abuso di droghe, riporta: "La cannabis differisce dall'alcol in maniera significativa. Essa non incentiva i comportamenti a rischio. Questo significa che la cannabis raramente contribuisce alla violenza verso altri o se' stessi, mentre il consumo di alcol e' un fattore importante negli episodi di autolesionismo, incidenti domestici e violenti".
Piu' recentemente, uno studio su un migliaio di ricoverati per traumi pubblicato sulla rivista scientifica Journal of TRAUMA Injury, Infection, and Critical Care ha rivelato che l'uso di cannabis non e' associabile ad infortuni violenti e non violenti che richiedono il ricovero in ospedale. Al contrario, alcol e cocaina sono associabili ad infortuni derivati da atti di violenza.

Arriva il cerotto contro la depressione...che ci sarà dentro?
2007/09/03,15:01

 


ROMA (3 settembre) - Una nuova strada contro la depressione si apre grazie a un cerotto. Applicato dietro l'orecchio, rilasciando scopolamine, principio attivo usato per combattere i disturbi depressivi, questo cerotto dovrebbe riuscire a trattare sia casi di depressione bipolare, sia di depressione ordinaria. Lo studio sul nuovo "strumento" è stato condotto da Maura Furey, una ricercatrice dell'Istituto di Bethesda, in collaborazione con il National Institute of Mental Health.

n.b.

La scopolamina, nota anche come ioscina è un farmaco alcaloide allucinogeno ottenuto da piante della famiglia delle Solanaceae, come l'Hyoscyamus niger o le specie del genere Datura, tra queste è da segnalare l'abbondanza nello stramonio. Viene a prodursi in queste piante come sottoprodotto del metabolismo secondario di queste piante.
Usa. Studio: la cannabis aiuta il sonno e migliora la qualita' della vita nei malati gravi
2007/09/01,15:34
 
01-09-2007, ore 15:16:03
 

 
L'uso di cannabinoidi ed estratti di cannabis migliora il sonno in pazienti con malattie gravi. Questi i risultati di una sperimentazione clinica pubblicata sulla rivista scientifica Chemistry & Biodiversity.
"La cannabis... e' stata utilizzata per il trattamento del dolore e per i disordini del sonno sin dall'antichita'", scrivono gli autori. "Le sperimentazioni cliniche moderne dimostrano che i pazienti a cui sono somministrati estratti di cannabis riportano 'un sonno piu' riposante, un miglioramento delle loro funzioni durante il giorno, ed un miglioramento marcato ... della qualita' della vita'". Secondo dati disponibili, sui 2.000 pazienti che hanno preso parte alla sperimentazione, la gran parte "dimostra un netto miglioramento dei parametri soggettivi del sonno".
Nessun volontario ha detto di aver sviluppato dipendenza dalla sostanza, anche dopo averne fatto uso per diversi anni.
La marijuana cresce nelle case
2007/09/01,15:18
   
MILANO — L’ultima è stata scoperta dalla polizia ieri all’ora di pranzo, a Bologna. Una pianta di marijuana in mezzo ai fiori sul balcone di un’insospettabile (e inconsapevole) signora di 84 anni. L’idea era venuta alla sua badante, che è stata denunciata. Due ore prima la Guardia di finanza, sorvolando in elicottero le campagne vicino a Pordenone, ha trovato 5 piantagioni con centinaia di piante alte due metri e mezzo. La giovane «imprenditrice », scoperta anche con mezzo chilo di roba pronta da vendere, è finita in carcere. Negli anni 70 e 80 arrivava dal Nord Europa, nei 90 è diventata monopolio degli albanesi. Oggi la «gangja» è «made in Italy». Più facile da coltivare, più potente. Al Sud cresce in grandi appezzamenti nascosti tra gli aranceti, e gestiti dalla mafia. Al Nord in orti e giardini, coltivata da consumatori-piccoli spacciatori che spesso non sanno di rischiare il carcere. In tutta Italia in migliaia di cantine e ripostigli di studenti universitari, operai e professionisti che si trovano nei blog per darsi consigli. In fondo bastano 4 elementi: semi, acqua, terra e luce. Nei «grow shop», i negozi specializzati, si vendono lampade ad hoc per meno di 200 euro. Quando ci provavano i figli dei fiori, di ritorno dall’India con dei germogli «introvabili», il risultato era disastroso: troppo caldo o troppa pioggia, la canapa cresceva senza sviluppare la sostanza attiva, il Thc. Adesso i semi che si comprano via Internet e nei grow shop garantiscono sensazioni forti. «Si arriva a un tasso di Thc del 24 per cento—spiega lo psicanalista Claudio Risé, aurore di Cannabis (San Paolo), un saggio sui pericoli delle droghe «leggere» —. Quattro volte tanto la marijuana tradizionale ». Il cambiamento climatico, più umidità nell’aria e meno piogge, le nuove tecniche di coltivazione «fai-da-te» e le microserre da interno fanno il resto.
LA LEGGE E I NUMERI—La giurisprudenza italiana non è chiara sulla coltivazione «casalinga» di marijuana in modiche quantità. Secondo Paolo Iannucci, analista della Direzione antidroga della polizia, «il concetto di uso personale in questo caso non è applicabile: chi viene trovato con una pianta in casa rischia di finire in carcere». Questo in teoria. In pratica, su 1.495.830 piante sequestrate quest’anno, solo una cinquantina sono state trovate in abitazioni private. «Il problema—continua Iannucci — è che la marijuana viene coltivata dalle persone più insospettabili, in abitazioni dove le forze dell’ordine non entrano nemmeno». E poi, in fondo, «è giusto concentrare lo sforzo sui grandi produttori, sulla criminalità organizzata che in Sicilia eCalabria coltiva centinaia di ettari». Anche la Cassazione di recente ha mostrato orientamenti diversi. In una sentenza del 10 maggio, stabilisce che coltivare marijuana «in modiche quantità» sul balcone di casa è «una condotta penalmente irrilevante». Tredici giorni dopo, di fronte a un coltivatore domestico con 14 piante, dichiara invece che «la coltivazione è vietata e sanzionata penalmente anche qualora la finalità dell’agente sia il consumo personale».
I «GROWERS» — Insospettabili. Lo dice la polizia, lo confermano loro, i «growers», i coltivatori di marijuana per hobby. Rigorosamente a uso personale. Il loro guru, che preferisce restare anonimo, li descrive così: «Architetti e musicisti, medici e professori di liceo. Studenti rasta e manager rampanti, anche di destra. Conosco pure uno psichiatra: la sera cura la sua piantina per rilassarsi, per staccare la spina». Ma quanti sono questi growers? «Almeno un paio di milioni». Paolo Cento, oltre alle decine di proposte di legge sulla depenalizzazione delle droghe leggere, ne ha presentata pure una «per legalizzare almeno la coltivazione ». Per due motivi: primo, «dare un colpo mortale alla criminalità organizzata»; secondo, «evitare i contatti tra i giovani e gli spacciatori, vera porta d’ingresso alle droghe pesanti». Risé non è per niente d’accordo: «La marijuana fatta in casa è più pura e quindi più pericolosa. Grazie a Internet oggi anche i ragazzini di 15 anni sono in grado di prodursi autentiche bombe, capaci nel giro di qualche anno di distruggere loro il cervello».
Paolo Beltramin
01 settembre 2007
attivo il blog degli amici di alberto
2007/09/01,10:04
http://amicidialberto.blogspot.com/
Comunicato del LIVELLO57 in merito allo Sgombero di Crash
2007/08/22,16:58

Comunicato del LIVELLO57 in merito allo Sgombero di Crash

Il LIVELLO57 esprime tutta la solidarietà possibile ai compagni e compagne
del collettivo Crash colpiti stamattina alle 6.30 dalle ruspe del comune e
dalle forze dell’ordine e della legalità “forzata”.
Contemporaneamente esprimiamo la nostra condanna e il nostro sdegno per la
politica miserevole e retrograda dell’ amministrazione comunale che, dove
c’era un laboratorio sociale e politico che contribuiva in maniera
importante all’ arricchimento politico e culturale del tessuto sociale
bolognese,(e che ha visto contributi importanti e di stimolo al ripensamento
dalla vita delle metropoli),pensa sia più utile qualche altra tonnellata di
cemento.
Una strategia comunale di controllo invasivo e repressione che favorisce in
modo desolante la pressione del regime consumistico su ogni essere umano
nella quotidianità metropolitana che per “svilupparsi” ha necessità di
eliminare e marginalizzare ogni area di dissenso,di discussione,di
pensiero,di dubbio.
Un attività che a Bologna è portata avanti in maniera sistematica dalla
triade sindaco, procura, forze dell’ordine e che insieme ai compagni di
CRASH ha visto nel mirino VAG,CACUBO,LINK,METROLAB,etc. e anche noi del
LIVELLO57.
L’unica risposta a questa strategia tesa a chiudere i centri e gli spazi
sociali indipendenti è la naturale consapevolezza che la repressione e il
proibizionismo ideologico hanno sempre perso, ovunque e comunque, quindi
davanti ad un altro agosto deserto bolognese di vacanze e sgomberi ribadiamo
con più forza la certezza che dove si chiude uno spazio se ne sono aperti e
se apriranno tanti e tanti altri ancora.

Livello57
INTERVISTA: UNO DEI 10.000 TEKNORAVER (Pinerolo, Italia)
2007/08/20,18:24
fonte: Traffic Kills



Main dancefloor on 15 August morning


TK: Buongiorno Eric, vuoi presentarti e presentare le persone che partecipano ad un teknival?
ERIC: Certamente, vengo da Rouen nel Nord della Francia. Suono, amo la musica, stare all’aria aperta e vedere la gente che balla, che è felice. Questo è un teknival per me. Un campeggio con la nostra discoteca (con discoteca si riferisce agli impianti, muri di casse, che con qualche piccola interruzzione diffondo la musica, TK).
Il popolo di un teknival è costituito innanzitutto dai giovani del luogo che vengono a curiosare. Dicono che siamo solo francesi ma non è vero (confermo, TK). Le persone sono varie. Come con ogni grande pubblico. E’ come essere in una strada di una grande città. Può succedere di tutto.

TK: Queste feste si svolgo illegalmente anche in Francia?
Sicuro, sicuro. In tutt’Europa. E’ una necessità. E’ una voglia data dalle costrizioni che vengono imposte nella vita di ogni giorno. Non si può più fare festa liberamente. E in molti scelgono di aggregarsi e riprendersi questa libertà.

TK: I giornalisti italiani parlano di no global?
ERIC: Non penso si possa ridurre così tante persone che ballano sotto una corrente. No global? Perché mai… appena si decide di andare liberamente contro si è no global e impegnati politicamente. No qui c’è musica, festa, spensieratezza. E’ proprio il contrario. Almeno per me, è fuggire da tutto quello che mi comanda e su cui non posso influire se non così!

TK: C’è tanta droga?
ERIC: Si c’è, come non ammetterlo. Non siamo mica in una discoteca VIP, dove bisogna dire che non gira la cocaina. Però di cocaina non ne gira tanta. Non quella preferita. La droga c’è come in ogni altro luogo. Qui c’è libertà e la gente è tranquilla e più manifesta. Poi ci sono tante persone tutte insieme e sembra che ci sia più droga del solito. Sta al cervello delle persone decidere che cosa fare. Come vedi io sono qui a parlarvi e fare colazione.

TK: Cosa fa effettivamente la polizia?
ERIC: Ogni tanto passa qualche macchina. Non so. Io sto qui da qualche giorno. Quando esco a fare la spesa, non ci fermano. Sono gentili. Voi arrivate ora? Che avete visto?
TK:
Una volante che faceva il giro. Non ci sono autovetture ne all’ingresso, né autoambulanze. Effettivamente se la zona è monitorata non è previsto un intervento immediato. C’è la televisione… Magari vi chiamano a suonare in un club.
ERIC: Non vedo l’ora!

TK:
Precedentemente abbiamo sbagliato strada e siamo finiti in una discarica di cassonetti dell’immondizzia. Potrebbero portarne qui qualcuno così che sia più facile raccogliere i rifiuti. Ho visto molte persone pulire.
ERIC: Oh, ma certo per chi ha rispetto per la natura è il minimo tenere pulito. E vi sono molte persone che puliscono.

Il teknival di Baudenasca è stato un enorme campeggio, molto ben organizzato dove la musica è ancora davvero e non sulla carta, libertà!
Solo una trentina di arrestati fra le migliaia di persone che hanno partecipato. Nessuna emergenza sanitaria, nessuna rissa o sommossa civile, nessun incendio e un discreto rispetto della natura e delle persone.
Che poi molti si siano drogati pesantemente…beh! l’importante è che non compissero atti che potessero ledere gli altri e loro stessi, come mettersi alla guida. Ma perchè mai in un posto dove si può dormire su un qualsiasi prato?

Al prossimo anno!

IN MEMORIA Dl ALBERTO
2007/08/20,17:56
IN MEMORIA Dl ALBERTO
IL GIORNO IN CUI LA NOTTE SCESE DUE VOLTE

Un articolo può cambiare la vita di un ragazzo.
Un giornalista ha cambiato la vita di un ragazzo.
Una notizia a cui nessun giornalista, in una grande città, avrebbe dedicato
più di qualche riga, si è trasformata invece nello scoop, nella grande
notizia, che è stata pubblicata su diversi quotidiani.
I fatti: giovedì 5 luglio Alberto Mercuriali viene trovato in possesso di
una "modica" quantità di hashish.
Domenica 8 luglio Alberto Mercuriali è finito sulle prime pagine di alcun
quotidiani locali.
Lunedì 8 Luglio Alberto Mercuriali si è ucciso col gas di scarico della
propria auto.
Ovviamente nessun nome è stato menzionato nell'articolo, ma il giornalista è
stato talmente "bravo" e preciso nel riportare alcuni insignificanti
dettagli, che la mancanza de nome non è bastata a tener nascosta l'identità
del ragazzo.
Un vero e proprio articolo diffamatorio pieno di menzogne che ha dipinto
Alberto come un drogato, ma del resto c questo trattamento non era del tutto
nuovo, tanto è vero che pochi giorni prima, nel corso della "discreta"
perquisizione domestica, gli furono fatte promesse di anonimato mai
rispettate.
A conferma di ciò ricordiamo tutti le eloquenti foto delle forze dell'ordine
scelte con astuzia dai quotidiani, nelle quali i funzionari esibivano
orgogliosamente i ridicoli trofei della loro caccia, quasi a voler ostentare
la soddisfazione per la cattura di chissà quale narcotrafficante.
E' stata decisamente una "splendida" azione combinata di pressioni
psicologiche e mediatiche.
Tradito dai Carabinieri che l'hanno venduto alla stampa, che a sua volta,
l'ha prontamente crocifisso.
Qualcuno disse: "Le parole contano", ci permettiamo di aggiungere che ogni
tanto uccidono pure e concediamo, a chi le ha usate come arma, l'unica
attenuante possibile: "l'infermità mentale".
Le parole del giornalista cadono pesanti, ci fanno male, ci feriscono perché
sappiamo bene che Alberto non era un drogato e non era la persona descritta
da quelle parole fuorvianti.
Probabilmente, alla ricerca di una notizia sensazionale in questa calda e
piatta estate, il giornalista ha vergognosamente manipolato un'informazione
con l'intenzione di darla in pasto alle iene che, sedute comodamente al
tavolino di un bar, l'avrebbero poi divorata avidamente.
Questo non è giornalismo, ma il risultato di un sistema malato, marcio, i
cui meccanismi non vengono dettati dalla sensibilità e dalla comprensione
che gli esseri umani dovrebbero avere nei confronti dei propri simili, ma
piuttosto vengono dettati dai nostri atteggiamenti e comportamenti
superficiali e bigotti, dalle nostre corte vedute e dalle nostre opinioni
meschine.
Tutti noi siamo quindi indistintamente colpevoli di quello che è successo.
Alla base di una scelta estrema come quella fatta da Alberto, probabilmente
concorrono problemi di diversa natura, altre complicazioni di cui noi non
siamo al corrente.
Certo è che le parole diffamatorie del giornalista e la plateale azione
delle forze dell'ordine hanno colpito nel profondo, sono andate a toccare un
tasto che ha azionato un circuito di disperazione aumentando lo stato di
estrema fragilità in cui Alberto si trovava.
Noi, i suoi amici, singhiozzanti di rabbia davanti a questo gravissimo
episodio vogliamo in qualche modo "denunciare" questo dramma, vogliamo
urlare il nostro sdegno nei confronti di un sistema che non può continuare a
funzionare a senso unico, discriminando gratuitamente e senza nessun diritto
gli altri esseri umani.
Viviamo per il momento con la grande amarezza nel cuore di aver perso un
caro amico, un gran lavoratore, un buon studente ed un mediocre pescatore.
Al contempo, proviamo un gran rancore dato dalla quasi assoluta certezza che
poteva essere evitata una morte, se solo si fossero usati un pò di tatto e
discrezione nello svolgimento delle rispettive professioni di giornalista e
di militare, che peraltro riteniamo essere pilastri fondamentali della
democrazia.
Oggi per noi la notte scenderà due volte: per la morte evitabile di Alberto
e per l'assordante silenzio della stampa che lo ha già dimenticato.

Ciao Alberto!

Gli amici del Dottor Tosa

SOTTOSCRIVI IL MANIFESTO IN MEMORIA DI ALBERTO
Puoi anche mandare la tua adesione al manifesto inviando una email
a: amicidialberto@gmail.com
Rave me tender - da slipperypond
2007/08/19,12:31

Rave me tender - il Teknival in dieci discipline

in "Slipperypop.La musica, Slipperypolitics"

teknival
Sono le 8:20 del 14 agosto quando ricevo una chiamata dallo yacht del Feroce Direttore, attraccato al largo di Cala Mandriola:
- Che fai?
- Stavo aggiornando personaggi precari
- Ah, non Slipperypond, eh? Ho un lavoro per te.
- Ehm… Stavo giusto finendo un pezzo sulla seconda serie degli Exogini…
- Basta con questi anni ‘80..! Vogliamo passare per nostalgici? Slipperypond è una rivista con-tem-po-ra-ne-a!
- Lo faccio sui Gormiti?
- Macché Gormiti. Stiamo perdendo anche la nostra vena musicale. Musica contemporanea! Mi devi fare un pezzo su questo Teknival che c’è a Pinerolo.
- Beh, l’esperto di musica sei tu…
- Per analizzare un evento del genere servono anche competenze sociologiche.
- Manda il Corrispondente dal Contado! Hai visto che lavoro ha fatto sui paninari…
- Senti: sei l’unico qui dentro che può considerare 20 e più ore di techno a 150 decibel in mezzo alla polvere e ai cani come qualcosa di divertente…Sbaglio?
Venti minuti dopo ero sull’Intercity per Torino.

rave Disclaimer: i free party esistono da una quindicina d’anni, oggi è solo che se ne sono accorti anche i mass-media (come ad esempio Slipperypond). Va da sé che finora sui free party sono state dette molte cose, quasi sempre sbagliate. E’ quindi facile scadere nel luogo comune o nell’apologia: per questo mi immedesimerò in qualcuno che non è mai stato a un teknival e cercherò di analizzare l’evento andando con ordine, per discipline. (Continua)