L'Ue smonta il proibizionismo
2007/11/23,10:48
L'Ue smonta il proibizionismo
Il dossier dell'Osservatorio di Lisbona sulle droghe che sarà presentato oggi a Bruxelles
70
milioni di europei hanno fumato cannabis: Italia al primo posto, la
«tollerante» Olanda in coda. Ma il vero boom è quello della cocaina. E
ora si teme l'eroina in arrivo dall'Afghanistan, dove la produzione è
stata da record
Alberto D'Argenzio
Bruxelles
Settanta milioni di europei hanno consumato
cannabis nella loro vita, oltre 12 milioni hanno sniffato cocaina, 11
milioni ha preferito come eccitanti le amfetamine e 9,5 milioni
l'ecstasy. E una considerazione: le politiche repressive non fanno
diminuire i consumi, anzi li accrescono. I numeri sono quelli del
Rapporto 2007 dell'Osservatorio europeo sulla droga, che verranno
presentati questa mattina al Parlamento europeo. Si tratta di cifre che
indicano chiaramente, anche per quest'anno, come il consumo di droghe
non diminuisca, anzi aumenti. La domanda è trainata dalla cocaina, ma
anche le droghe sintetiche dimostrano di avere di fronte un mercato in
continua crescita mentre si mantiene stabile l'uso di eroina, ma
attenzione: l'anno scorso c'è stato un boom della produzione in
Afghanistan, il che potrebbe portare a ricadute in Europa.
«Aumenta
la quantità e diminuisce l'età», ha riassunto ieri il direttore
dell'Osservatorio Wolfgang Gotz di fronte alla Commissione libertà
civili del Parlamento europeo. Sempre più giovani consumano tanto che,
si legge nel rapporto, circa 4.000 under 15 sono attualmente in
trattamento per droga. Record ben poco positivi che però dimostrano
ancora una volta come le politiche repressive siano state sconfitte dai
fatti. Uno su tutti: nell'Olanda dei coffeeshop il consumo di cannabis
si piazza sotto la media europea. Ed è invece l'Italia della dose
ultraminima a far registrare il maggior numero di fumatori di erba e
hashish. Ci dobbiamo invece accontentare del terzo posto, dietro a
Spagna e Regno unito, per la cocaina. Ma siamo in crescita, come tutta
Europa.
A impressionare i tecnici dell'Osservatorio sono proprio i
dati sulla cocaina. L'analisi targata 2006 indicava in 3,5 milioni gli
europei che ne avevano fatto uso negli ultimi 12 mesi, adesso sono 4,5
milioni. Si arriva a superare i 12 milioni contando chi ha sniffato
almeno una volta nella sua vita, ossia circa il 4% della popolazione
adulta. L'ultimo allarme è che i consumatori sono sempre più giovani:
«L'aumento viene registrato in tutti i paesi soprattutto nella fascia
di età dai 15 ai 34 anni». Ancora peggio va in Spagna e Regno unito,
con una forte crescita dell'uso «già tra i 15 e 24 anni». E subito
dietro si piazzano italiani e danesi, seguiti a ruota dai tedeschi.
Uno
degli elementi che spiega la popolarità della cocaina è nel prezzo, in
costante calo dall'inizio del nuovo millennio. Secondo il Rapporto un
grammo costa tra i 45 e i 120 euro, anche se di media nei 29 paesi
analizzati (i 27 più Norvegia e Turchia) varia tra i 50 e gli 80.
Scende il costo e cala anche la purezza, assicura sempre
l'Osservatorio, con livelli medi che variano tra il 30 e il 60%.
Aumenta il consumo ed esplode il numero di richieste di trattamento:
nel 2005 sono arrivate 48.000 domande, il 13% del totale delle cure per
droghe. E la percentuale cresce al 35% in Olanda e al 42% in Spagna,
dove la cocaina ha ormai superato l'eroina nella classifica dei
trattamenti. La gran parte di chi sceglie di disintossicarsi ha
iniziato a sniffare giovanissimo.
Se il consumo di cocaina è ormai
secondo solo alla cannabis a livello europeo, in alcuni paesi sono le
droghe sintetiche a conquistare la piazza d'onore. Oltretutto si tratta
di prodotti made in Europe: Belgio, Olanda, Polonia, Estonia e Lituania
sfornano amfetamine; Repubblica Ceca, Slovacchia e Moldova
metamfetamine. Il consumo delle droghe sintetiche è impressionante tra
i giovani estoni, britannici, danesi, ungheresi e norvegesi, ma il
record spetta ai cechi con il 14,6% di giovani adulti che si è
impasticcato almeno una volta in vita sua.
L'Italia guida invece,
assieme alla Spagna, la lista europea dei consumatori di cannabis con
l'11,2% degli adulti che ha fumato uno spinello nell'ultimo anno. La
percentuale lievita fino al 29,3% se si considera chi l'ha fatto almeno
una volta nella sua vita. Poi vengono la Repubblica Ceca (che ha però
il record di giovani fumatori: il 28% nell'ultimo anno), il Regno
unito, Francia, Austria e Germania. E quindi l'Olanda, sotto la media,
e che comunque indica una bassa percentuale giovanile. Dati che fanno
dire al rapporto che «non è facile intravedere una relazione diretta o
semplice tra politiche di applicazione della legge e prevalenza
generale del consumo di cannabis». Una brutta frase, buona però per
dire che le leggi repressive non diminuiscono assolutamente il consumo.
Anzi.
Il Manifesto 22/11/07
Ue. Osservatorio sulla droga: esplode popolarita' cocaina
2007/11/22,19:46
Ue. Osservatorio sulla droga: esplode popolarita' cocaina
La cannabis resta la droga piu' consumata nel mondo e in Europa, ma la
cocaina e' in crescita e sta diventando un problema sociale nel Vecchio
continente. E' quanto emerge dal rapporto 2007 dell'Osservatorio
europeo sulla droga di Lisbona, pubblicato oggi a Bruxelles.
"In alcuni Stati membri la domanda di trattamenti per l'uso di cocaina
e' aumentata marcatamente negli ultimi anni, e in alcuni Stati, citta'
e regioni supera perfino quella per l'uso di oppiacei (eroina)". E
"benche' la maggior parte dell'uso resti di natura 'ricreativa', c'e'
il timore che questa droga stia diventando piu' popolare fra gruppi
sociali svantaggiati". Una tendenza confermata anche dal prezzo della
'coca', che e' dato in diminuzione nel periodo 2000-2005.
D'altronde, le cifre dell'Osservatorio parlano chiaro: almeno il 3,7%
della popolazione europea adulta (15-64 anni) ha fatto uso della
polvere bianca almeno una volta nella vita, cioe' 12 milioni di
persone, di cui 7,5 sono giovani fra 15 e 34 anni.
Certo, si e'
ancora lontani dalla cifra corrispondente per la cannabis (70 milioni,
circa il 22% della popolazione), ma notoriamente gli effetti della
cocaina sono molto piu' devastanti.
Anche i numeri dei
sequestri confermano l'incremento dell'uso della cocaina: nel 2005,
secondo il rapporto Ue ne sono state sequestrate 756 tonnellate in
tutto il mondo, di cui 107 in Europa. Di questi, poi, quasi la meta' in
Spagna. E proprio la Spagna e', assieme a Italia e Gran Bretagna, ai
primi posti nel consumo, sia di 'coca' che di 'erba' e 'fumo': il 3%
degli spagnoli ammette di aver usato cocaina nell'ultimo anno, in
Italia e Gran Bretagna piu' del 2%. E in tutti e tre i paesi - che
significativante sono gli unici per cui siano disponibili statistiche
in merito - ci sono fra i tre e i sei consumatori di cocaina
'problematici' (cioe' non occasionali, che richiedono trattamenti) su
1000 adulti.
In termini di quantita', la cannabis resta pero'
la 'droga regina'. Nell'ultimo anno l'hanno consumata l'11,2% di
spagnoli e italiani e l'8,7% dei britannici. Nel 2005 i sequestri
globali di resina da cannabis (hashish) sono stati 1302 tonnellate,
quelli di foglie di cannabis (marijuana) ben 4644 tonnellate, anche se
entrambe le cifre sono inferiori a quelle del 2004. In Europa, la parte
dei sequestri di resina nel 2005 e' stata di 909 tonnellate, di cui tre
quarti del volume in Spagna. La marijuana invece, tradizionalmente meno
diffusa in Europa che negli Stati uniti, appare in crescita negli
ultimi anni, ma resta molto meno diffusa: nel 2005 nell'Ue sono state
sequestrate 13,6 tonnellate di piante.
PERCHè MIO FIGLIO è MORTO?
2007/11/22,09:43
PERCHè
MIO FIGLIO è MORTO?
Cari
amici de il manifesto, sono il papà di Aldo Bianzino (morto di
percosse nel carcere di Perugia il 23/10 dopo essere stato arrestato
per detenzione di marijuana, ndr), vi chiamo amici perché, pur
non conoscendovi personalmente, vi ho sentiti vicini nella tragedia
che ci ha colpiti. Io e mia moglie desideriamo vivamente ringraziare
voi e tutti coloro che hanno seguito e raccontato i fatti. Un grazie
va a Luigi Manconi, al quale in particolare ci affidiamo perché
non molli e faccia di tutto per arrivare alla verità e
identificre i colpevoli, e alla signora Maria Ciuffi, la mamma di
Marcello Lonzi che era stata colpita da una tragedia uguale e che ci
ha scritto una lettera che voi avete pubblicato. Unisco a questa
lettera alcune mie riflessioni delle quali mi assumo in ogni caso
tutta la responsabilità scaricando eventualmente voi.
1.
Quelli che hanno massacrato Aldo si sono comportati come i componenti
della famigerata banda Kock, o come gli aguzzini di Videla o di
Pinochet. In quella gente però c'era una diversità:
combatteva, in modo ignobile, contro qualcuno, aveva una parte
avversa, inerme e debole, ma comunque avversa, che stava «dall'altra
parte», che, almeno ai loro occhi, si configurava come
«nemico». Lungi dall'essere una giustificazione, questa
se non altro può essere una spiegazione. Ma Aldo, di chi
poteva essere «parte avversa»?
2. Il direttore del
carcere chiama se stesso e la sua organizzazione fuori da ogni colpa:
ma in quel carcere, che si definisce «di sicurezza», non
era forse lui prima di tutti il responsabile di ciò che
avveniva, della vita e della salute di chi gli era stato affidato? Si
possono paragonare tra loro l'illegalità (secondo la legge
italiana attuale) di coltivare piante di cannabis e le sevizie
mortali (materiali, mentali, morali) inflitte ad un uomo? Eppure si
sente già aleggiare, tra i «benpensanti», la gente
«per bene», che in fondo era un drogato, quindi aveva le
sue colpe. La legge infame di cui sopra, tra l'altro, accomuna
marijuana e crack, eroina, cocaina, etc.: è come paragonare la
camomilla ai barbiturici. Quanto al tenore di cannabinolo contenuto
nelle piantine coltivate ai nostri climi, per una pianta che, a
quanto mi risulta, è acclimatata bene in Libano e in Messico,
credo ci sarebbe da discutere. Per l'accusa di spaccio, basta
ricordare che la perquisizione in casa di Aldo ha fatto trovare in
tutto 30 (trenta!) euro. E Aldo non aveva conto in banca o in
posta.
3. Mi dicono che il Pm che ha in mano l'inchiesta sia una
persona seria, che vuole andare a fondo e trovare i colpevoli. Ma è
quello stesso che ha fatto arrestare Aldo e la sua compagna.
Possibile che non avesse saputo che così facendo avrebbe
lasciato soli in una casa isolata sull'Appennino un minore
(quattordicenne) con la nonna ultranovantenne dalla salute
precaria?
4. Non ho nessuna fiducia che si arrivi a stabilire la
verità tramite la «giustizia» italiana. Abbiamo
troppi esempi in cui lo stato italiano ha coperto le colpe di delitti
e stragi su cui aveva interesse che la verità non venisse
fuori. Mi vengono in mente Piazza Fontana, Brescia, Bologna,
l'Italicus, Ustica, il G8 di Genova, l'assassinio di Pinelli, in cui
il primo responsabile a sua volta è stato messo a tacere in un
modo che ricorda parecchio il caso Kennedy, mandando poi in galera
gente che probabilmente non c'entrava affatto. Voglio vedere (ma
vorrei non vedere) se anche qui trionferà la logica degli
omissis (magari non dichiarati) del segreto di stato, della vergogna.
Siamo sicuri che tutte le morti avvenute in carcere in questi anni e
catalogate come «suicidio» siano state veramente tali?
5.
C'è un pezzo per pianoforte di Robert Schumann, triste, ma di
una tristezza quasi incredula, che ripete, in vari toni, la stessa
frase musicale che è una disperata domanda: si intitola
«Warum?», perché?
Giuseppe
Bianzino
video del corteo per aldo
2007/11/21,11:46
Video 1 _ http://it.youtube.com/watch?v=qZPbH_ujlG4
Video 2 _ http://it.youtube.com/watch?v=_3pHwcUGulE
Video 3 _ http://it.youtube.com/watch?v=p33Itic5lb4
Video 4 _ http://it.youtube.com/watch?v=ej41YpmUyJ0
MORTI SILENZIOSE
2007/11/13,18:09
Lettera di Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto nel
carcere di Livorno l'11 luglio 2003, ai parenti di Aldo Bianzino
morto nel carcere di Perugia il 14 ottobre 2007.
Pubblicata dal "Manifesto" del 28/10/07
MORTI SILENZIOSE
Sono la mamma di Marcello Lonzi, morto nel carcere
delle Sughere l'11 luglio 2003. Voglio mandare un
forte abbraccio alla famiglia del povero Aldo Bianzino,
morto nel carcere di Perugia. Vi sono vicina nel dolore
e nella rabbia. Ma vorrei dirvi, non mollate. Capisco
che non è facile, ma io da 4 anni sto combattendo per
avere giustizia. Anche per mio figlio (morte naturale),
se non era per le ferite al volto, ci sarei caduta. Un anno
fa, però, è stato riesumato e avendo scoperto che non
aveva due costole rotte, ma otto, il polso sinistro rotto,
due buchi profondi alla testa sino all'osso, mandibola
fratturata, non si può definire la sua morte naturale.
Anche io fui avvertita con 12 ore di ritardo e c'è stata
un'archiviazione. Ma non ho accettato e ho combattuto
contro tutti e tutto, tra poco avrò finalmente una vera
risposta. Non credo alle parole del sostituto procuratore
Giuseppe Petrazzini, perchè le ho già sentite, ma poi
ci fu un'archiviazione. Ecco perchè vi ripeto non mollate.
All'inizio ci sono state le interrogazioni, tutte quelle belle
parole alle quali ti aggrappi con tutta la tua forza, che
svaniscono in una bolla di sapone, allora ti chiedi perchè?
Perchè? Piangi, vorresti urlare, spaccare tutto, e continui
a guardare quella foto, l'unica cosa che ti è rimasta.
Mi sono chiesta tante volte: perchè quando muore un
detenuto la tv, tipo la Rai ecc. non ne parla? Sono figli
nostri, mariti; e muoiono in un posto dove lo stato li
prende in consegna, e dovrebbe proteggerli. Invece lo
stato li uccide.
Un abbraccio dal profondo del cuore.
MARIA CIUFFI, Pisa
morto per overdose nell'ex livello 57
2007/11/13,01:07
Comunicato stampa
Bologna 12 novembre 2007
DI CHI E' LA COLPA?
Ieri mattina (11/11/07) nei locali di Via Muggia che
ospitavano le attività dell'ex Livello57 è morto un
giovane magrebino presumibilmente per una overdose.
Rabbia e sgomento per una morte che poteva essere evitata.
Un luogo vivo frequentato da migliaia di persone per 10
anni, sequestrato e sgomberato dal PM Giovagnoli il 25
luglio 2006 per presunta agevolazione allo spaccio e al
consumo, dopo che per tutto l'anno 2005 il Comune di
Bologna aveva cercato con tutti i mezzi lo sgombero è
stato consegnato al degrado, alla clandestinità, allo
spaccio, alla morte.
Luoghi sottratti a interventi sulla riduzione del danno,
interventi di recupero, di assistenza e informazione
sull'uso e abuso di sostanze sono stati consegnati agli
spacciatori che per anni abbiamo contrastato con alti rischi
per la nostra incolumità. IRRESPONSABILE.
L'attività e il ruolo dei centri sociali contribuisce in
maniera determinante ad arginare la totale assenza di
politiche sui giovani, sui migranti, sui consumatori di
sostanze, sullo sviluppo urbanistico.
Abbiamo più volte denunciato il degrado in cui era caduto
quel luogo, chiedendo di ritornarne in possesso per evitare
episodi come quello successo ieri mattina, a cui ci è
stato sempre opposto un rifiuto ideologico sulla
possibilità di reiterare i reati a noi contestati e questo
dimostra la natura politica che ha portato al sequestro.
Paradossalmente i sigilli sono stati violati immediatamente
dagli spacciatori mentre noi rischiavamo l'arresto se
avessimo messo piede nella struttura.
E ancora il Comune ha la faccia tosta di minacciare la
rescissione della convenzione per il mancato pagamento dei
canoni d'affitto nel periodo del sequestro, vediamo se
l'assessore Merola ha il coraggio di chiedere quei soldi a
chi ha realmente usufruito di quella struttura: gli
spacciatori.
Chiediamo con forza la riconsegna dei locali inutilmente
sotto sequestro all'Associazione Livello 57 per riportarli
di nuovo alla socialità, alla solidarietà e alla vita.
Associazione Livello 57.........
Il Bologna - pagina 22 -
12 Novembre 2007
La polemica. Giovane senza vita nella struttura che fu sede del centro
sociale: ora lì ci stanno gli spacciatori
Ragazzo muore per un’overdose.
l’ex Livello:”l’area è un colabrodo”
- Picciolo attacca:
«Abbiamo denunciato Mesi fa che quello spazio era fuori controllo»
??ologna
Morte per overdose nell’ex centro sociale del Livello 57.
? Un uomo è stato trovato morto ieri mattina negli spazi di via Muggia dove
un tempo c'era il centro sociale Livello 57,ora sotto sequestro giudiziario.
Si tratta di una persona giovane, non aveva i documenti con sé ma
probabilmente eradel nord Africa.
Sul suo corpo il medico legale non ha trovato segni di violenza, la morte
potrebbe essere dovuta ad un’overdose anche se le certezze arriveranno dall’
autopsia disposta dal magistrato di turno Giuseppe
Di Giorgio.
Il portavoce dell’ex centro sociale RosarioPicciolo attacca «abbiamo
denunciato già mesi fa che quello
spazio era fuori controllo».
È stato un altro uomo a chiamare il 118 nelle prime ore della mattinata e
quando il personale sanitario è arrivato, ha avvisato le forze di polizia.
Il ragazzo era senza vita sul letto di quello che evidentemente era
diventato il suo riparo di fortuna.
L’area confina da una parte con la ferrovia e dall’altra con il centro
residenziale di Borgo Masini e non è difficile entrarci.
Il vecchio ingresso del Livello 57 in viale Berti è spesso aperto e il
cancello verde è facilmente aggirabile. Ma lo spazio si può raggiungere
anche camminando lungo i binari e da via Muggia, lì si può scavalcare
agevolmente un altro ingresso.
Qualche mese fa gli attivisti del Livello avevano denunciato che quello
sotto il ponte di via Stalingrado
era diventato un ricovero per spacciatori.
«È un vero paradosso» sottolinea Picciolo «a noi era vietato entrare perché
potevamo essere accusati di aver violato i sigilli, ma intanto c’era un via
vai continuo di persone ».
Questo spazio assieme all’altro di via Battirame erano stati assegnati all’
associazione che gestiva il centro sociale durante l’amministrazione di
centro destra e sono stati sequestrati l’anno scorso da un provvedimento del
pm Paolo Giovagnoli che ha messo sotto inchiesta sei persone per detenzione
e spaccio di stupefacenti.
«A CHI VA DATA LA COLPA di questa morte? Quel posto è un colabrodo, hanno
tolto i presunti spacciatori che saremmo stati noi per metterci quelli veri»
prosegue Picciolo critico verso la procura e l’amministrazione comunale.
L’assessore Virginio Merola ha recentemente chiesto all’ex centro socialedi
pagare i mesi arretrati di affitto altrimenti straccerà la convenzione.
Anche il presidente del quartiere San Vitale Carmelo Adagio conferma che gli
era stato segnalato che le due aree erano diventate terra dinessuno. «In via
Battirame ho anche mandato i vigili a controllare » spiega Adagio «mi hanno
detto che c’erano state sicuramente diverse incursioni e che era stato
portato via anche materiale di proprietà del centrosociale». ? ????
Perugia 10 novembre: corteo per aldo
2007/11/11,18:00
ultima rilevazione sulle tossicodipendenze
2007/11/11,02:55
Pubblicata dal ministero della Salute
Lo 0,2 per cento dei ragazzi ricoverati ha meno di 15 anni di età
Sempre più teenager in cura nei Sert
In aumento il consumo di cocaina
La percentuale di chi fa uso di cannabinoidi si è stabilizzata intorno al 10 per cento
ROMA
- Aumenta, nel nostro Paese, la percentuale di teenager in cura nei
servizi pubblici per le tossicodipendenze. E' la prima volta che si
registra un dato del genere: secondo la "Rilevazione attività nel
settore delle tossicodipendenze - Anno 2006", appena pubblicata sul
sito del ministero della Salute, dei 171.353 tossicodipendenti in cura
nei 544 Sert presenti sul territorio italiano, lo 0,2 per cento ha
un'età inferiore ai quindici anni. Vale a dire, circa 327 ragazzini.
L'arco di tempo considerato va dal 1991 al 2006. Quindici anni fa i
minori di quindici anni ricoverati erano appena ottantasette, con una
percentuale costante sul totale pari allo 0,1 per cento. Lo scorso anno
l'aumento allo 0,2.
All'interno di un quadro non certo confortante, arriva comunque anche
una buona notizia. Secondo la rilevazione, nel tempo, si osserva un
progressivo invecchiamento dei pazienti. La percentuale di età compresa
tra i 20 e i 24 è diminuita (28,6 per cento nel 1991, 11 nel 2006) e
quella dei maggiori di 39 anni è regolarmente aumentata (2,8 per cento
nel 1991, 27,5 nel 2006).
Per quanto riguarda le sostanze assunte, i dati testimoniano una
situazione ambivalente. Da una parte, infatti, si registra un aumento
del consumo di cocaina rispetto a quello di eroina. Dall'altra, però,
il 71,3 per cento dei pazienti del 2006 fa ricorso al Sert per
disintossicarsi dall'eroina. E questo significa che i cocainomani sono
meno inclini a mettere fine alla propria dipendenza. L'uso primario di
cannabinoidi e cocaina riguarda, rispettivamente il 9,6 per cento e il
14 per cento dei soggetti in cura.
4 anni e 2 mesi per un grammo di hashish
2007/11/06,16:05
Quattro anni per 1 grammo hascisc
Questa la condanna del tribunale di Torino a un marocchino
(ANSA) - TORINO, 6 NOV - Cede 1 grammo di hashish e lo condannano a
4 anni e 2 mesi:a Torino un giudice ha applicato la riforma 'Fini-
Giovanardi' sugli stupefacenti.
L'imputato, il marocchino Mohammed N., era stato fermato
domenica nella zona di Porta Palazzo mentre consegnava a un
acquirente 1,3 grammi di hashish: una dose minima che gli e' costata un processo per
direttissima e una condanna severa perche' il giudice ha tenuto
conto del fatto che aveva dei precedenti.
Perugia, sabato 10 novembre per Aldo
2007/11/02,10:07
La Cassazione: sì alla marijuna in casa
2007/11/01,16:10
La Cassazione: sì alla marijuna in casa
se è coltivata come pianta ornamentale

ROMA
(31 ottobre) – Se coltivare marijuana è un hobby per dimostrare il
proprio pollice verde si può fare: la canapa indiana può essere
coltivata in piccole piantagioni domestiche e venduta come pianta
ornamentale. Una sentenza della Cassazione, la 40362, ha confermato
l'assoluzione di un uomo che vendeva, sistemate in vasetti con tanto di
lumini, piantine di marijuana prodotte in casa e fatte crescere nella
vasca da bagno. In particolare la Suprema Corte ha respinto il ricorso
presentato dalla Procura della Corte di Appello di Genova contro
l'assoluzione - pronunciata sia in primo che in secondo grado - di
Luciano M., un uomo di 57 anni nella cui abitazione erano state trovate
cinque piante di canapa, l'ultima delle quali ancora “a dimora” nella
vasca da bagno.
Per il pg di Genova - che ha protestato a
Piazza Cavour contro il verdetto assolutorio - «non è possibile
ipotizzare che un privato possa lecitamente coltivare piante di canapa
indiana per scopi ornamentali, in quanto il legislatore considera
pericolosa per la salute ogni forma di diffusione della droga». Gli
“ermellini” non hanno condiviso questa tesi e la hanno giudicata
«infondata» sottolineando che «la coltivazione di piante, da cui
possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si configuri come
coltivazione in senso tecnico-agrario rimane nell'ambito della
coltivazione domestica» e non costituisce reato. Così il reclamo del
magistrato ligure è stato rigettato.
VERITA’ PER ALDO
2007/11/01,15:53
VERITA’ PER ALDO
Il carcere? sicuro da morire!
http://veritaperaldo.noblogs.org/
SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea*
Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono stati separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8,15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante. Indaffarati a sperimentare modelli di governance escludenti, a scagliarsi contro ambulanti, lavavetri, vagabondi, non hanno trovato, non stanno trovando, non trovano il tempo per superare l’alone di impunità, per denunciare chi umilia le persone sotto custodia, infligge sofferenze fisiche e psichiche ai detenuti, uccide.
E' tempo per noi di prendere posizione, spazio e voce. Di raccontare. Di mantenere viva la memoria collettiva. Di evitare pericolosi insabbiamenti e difendere le nostre esistenze e le nostre pratiche identitarie da abusi, repressioni e pestaggi, “venduti”come atti di legalità. E’ tempo di disinnescare le “paranoie” securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi. Di resistere alla criminalizzazione degli stili di vita, alla violenza dell’intolleranza, all’esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, alla manipolazione dell’informazione.
E’ tempo di agire, di porre interrogativi a chiunque desideri verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali. Marcello Lonzi. E’ tempo di reclamare la scarcerazione immediata dei 5 ragazzi di Spoleto, vittime di una perversa applicazione del 270bis, strumento di controllo e intimidazione preventiva utilizzato ormai per sedare qualunque forma di dissenso.
E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, di ottenere verità e giustizia sugli omicidi di stato, di abrogare la legge Fini-Giovanardi e reclamare la fine di ogni proibizionismo, di contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi espressione fuori dalla norma, di farci carico delle sorti dei processi per il g8 di Genova rispondendo ai pruriti vendicativi del potere con una manifestazione nazionale che contrasti e interrompa la costruzione di processi di oblio e rimozione collettiva.
SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea*
Un appuntamento nazionale contro tutte le intolleranze
Perchè un paese intollerante e’ tutto tranne che un paese sicuro!
Perchè per una pianta d’erba in cella non si deve finire!
Perché in carcere non si deve morire!
Verità per Aldo!
è sempre più inquisizione...
2007/10/31,09:00
Via ai test antidroga per i lavoratori dei trasporti
e per chi svolge mansioni a rischio

ROMA
(30 ottobre) - Test obbligatori antidroga obbligatori per i lavoratori
del settore dei trasporti (conducenti di autobus, treni, navi, piloti
di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di
movimentazione terra e merci, ecc.) e per quanti maneggiano sostanze
pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d'artificio. La
Conferenza Unificata ha ratificato oggi l'intesa che prevede controlli
periodici sull'eventuale uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, a
garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori con mansioni che
possono comportare rischi per sé o per i cittadini.
Dopo la
pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'intesa, entro 90 giorni
dovranno essere emanate le norme sulle procedure dei test, dopo di che
i controlli entreranno in vigore. L'intesa, voluta dal ministro della
Salute, Livia Turco, colma una lacuna normativa andata avanti per ben
17 anni e permette l'attuazione della legge del 1990, il Testo unico
delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza.
I controlli, i cui costi sono a carico del
datore di lavoro, prevedono visite mediche ed esami di laboratorio. Il
provvedimento è rivolto ai lavoratori che svolgono mansioni
particolarmente delicate per la sicurezza collettiva, come appunto chi
lavora nel settore dei trasporti. L'obiettivo è quello di prevenire
infortuni e incidenti, con l'immediata sospensione temporanea
dell'idoneità di chi risulta positivo ai test, ma anche di favorire il
recupero della tossicodipendenza del lavoratore, avviandolo verso
programmi di riabilitazione, al termine dei quali sarà possibile la
riammissione alle sue mansioni.
L'intesa non prevede il
licenziamento per i lavoratori in difficoltà che accettino il percorso
di riabilitazione. Infatti, in caso di positività ai test, il datore di
lavoro è tenuto a sospendere il lavoratore, ma la libera accettazione
da parte del lavoratore di sottoporsi a percorsi di recupero, fornisce
ampie garanzie della conservazione del posto di lavoro per tutto il
periodo necessario per il recupero. Qualora sia accertato un uso solo
occasionale, il medico competente può riconsiderare l'inidoneità del
lavoratore, dopo parere favorevole in tal senso del Sert, ma saranno
previsti ulteriori controlli. E' prevista anche la possibilità per il
lavoratore di essere adibito a mansioni diverse. Per la natura
sperimentale dell'accordo stesso è stato previsto che, in base alle
esperienze acquisite e all'evoluzione delle conoscenze scientifiche, le
disposizioni possano essere aggiornate.
La vicenda di andrè furst
2007/10/30,09:58
CANAPICOLTORE SVIZZERO NUOVO PRIGIONIERO NELLA GUERRA ALLE PIANTE
published sabato 28 luglio 2007 14:17, di encod
. update mercoledì 1 agosto 2007 02:15
29 MESI DI PRIGIONE PER COLTIVARE CANAPA
Il 6 luglio 2007 la Corte d’Appello Federale Svizzera (Kassationshof)
a confermato la sentenza di 29 mesi di reclusione contro André Furst, proprietario della ditta Chanvre-Info e membro del Comitato Direttivo dell’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD).
André Furst è stato condannato per la coltivazione di
Cannabis e la manifattura di prodotti della canapa da essere usati come
alimenti, nella cura del corpo e della salute, o come sostituti delle
materie plastiche. Chanvre-info è una delle società europee
maggiormente rispettate che si occupano della promozione della pianta
della canapa, la sua cultura ed il suo valore per il genere umano. La
ditta è riconosciuta per il suo alto livello professionale e non ha mai
fatto mistero delle sue attività.
Sfortunatamente, sembra che il reale crimine di André
Furst sia il modo trasparente e aperto in cui ha svolto il suo lavoro.
Chanvre-info ha allestito e preparato mostre sulla canapa in numerose
conferenze ufficiali, compreso il Parlamento Europeo, ospita un sito
web multilinguale con informazioni aggiornate sulle qualità e gli
utilizzi della canapa e sostiene l’attivismo politico contro la sua
proibizione.
Nel giugno 2007 André è stato eletto membro del
Comitato Direttivo dell’Encod, una piattaforma composta da 150
organizzazioni di 26 Paesi Europei che lottano per una lobby politica e
svolgono attività per porre fine alla guerra alle droghe. Nella
comunità degli esperti di politiche sulle droghe è conosciuto per il
suo impegno nel promuovere politiche sulle droghe che riducano
realmente al minimo il danno per il consumatore e chi gli sta vicino.
Senza dubbio André Furst adesso diventerà un altro
prigioniero della guerra contro le piante, in un Paese che è di solito
considerato come uno dei più razionali in Europa riguardo la politica
sulle droghe. La giustizia svizzera ha seminato vento, ma
raccoglieranno tempesta.
ENCOD non può accettare la carcerazione di André Furst.
Nelle prossime settimane prepareremo la presentazione del caso alle
Corti Internazionali, non soltanto per l’interesse del nostro amico e
collega, ma per l’interesse dei milioni di persone che corrono il
rischio di essere criminalizzati e rovinati ogni giorno a causa della
proibizione di una pianta che ha accompagnato e aiutato il genere umano
per più di 10.000 anni.
Quando le leggi sono così ingiuste, la resistenza diventa un obbligo.
André
e’ stato arrestato e da sabato è in sciopero della fame.Alcuni gli chiedono di
smettere ma ricordiamo che in Svizzera e in Germania militanti
antiproibizionisti e non hanno vinto alcune battaglie con mesi di sciopero ma
non senza conseguenze come ricordano
giustamente alcuni.
Potete
scrivergli una lettera o una cartolina che gli farà molto piacere anche per
sollecitare la sua liberazione come quella di altri attivisti a livello europeo
e mondiale. Come sapete i casi in Italia si sono peraltro moltiplicati con
l’esecuzione di Aldo a Perugia e vari arresti in alcune città italiane.
Addirittura a Bologna dove in questo momento stanno sgomberando anche le case
occupate nel Quartiere di San Donato dopo l'operazione di ieri al Parco Sud-
sede del collettivo Open the Space
Andrè
Fuerst ha iniziato a scontare la sua
sentenza di 29 mesi di carcere con l’accusa di aver distribuito la canapa ai
malati. Molto probabilmente Andrè potrebbe essere rilasciato in semilibertà tra
8-10 mesi per permettergli di occuparsi
della sua fattoria che nel frattempo è
stata assalita durante una delle prime notti durante il suo arresto da un gruppo
di una dozzina di uomini armati.(cfr.
www.encod.org). Ma ora ne va della sua vita .mandate lettere e cartoline in
francese tedesco/inglese e italiano.
André Fürst
Prison centrale de Fribourg
CH-1700 Fribourg
Svizzera
la cocaina fa male...al naso
2007/10/29,19:36
Il "naso da coca" è ormai una patologia e l'intervento diventa inevitabile
In aumento i consumatori di polvere bianca, anche donne e giovani di tutti i ceti sociali
Liste di attesa record negli ospedali
per i cocainomani che si rifanno il naso
Cinque mesi per una rinoplastica in clinica privata
più di un anno e mezzo in una struttura pubblica
SORRENTO (Napoli) -
Rifarsi il naso distrutto dalle sniffate di cocaina è una necessità per
i consumatori di polvere bianca. Ma la richiesta per questo tipo di
intervento, gratis in ospedale o con diecimila euro in una struttura
privata, si sta diffondendo in misura tale che i chirurghi hanno ormai
delle vere e proprie liste d'attesa.
La segnalazione giunge dal Congresso di Federserd, la federazione degli
operatori pubblici delle dipendenze, in corso a Sorrento. Fino a poco
tempo fa, i casi di ricostruzione del naso - dicono gli esperti di
Federserd - erano rarissimi, uno su cento cocainomani, quasi nessuna
donna. E riguardavano per la quasi totalità vip dello spettacolo o
manager.
Ora la richiesta di questo intervento si è ampliata. Ci sono liste di
attesa di cinque mesi in cliniche private e più di un anno e mezzo in
ospedale, quasi quanto per una Tac. Non sono più rare le donne, e sono
sempre più numerose le persone di tutti i ceti sociali.
"Si sniffa cocaina, si vede il naso danneggiato con grande difficoltà
nella respirazione - dice Claudio Leonardi, coordinatore del Comitato
scientifico di Federserd - si va dal chirurgo plastico per un
intervento, si soffre un po' e poi se non si è imparata la lezione e
non ci si è curati, si torna a sniffare". Il dato allarmante è che il
fenomeno è in costante crescita. "E' un problema in aumento - aggiunge
Leonardi - e lo verifichiamo ogni giorno parlando con i
tossicodipendenti. La situazione è ancor più grave se si pensa che sono
costretti alla ricostruzione del naso anche tanti giovanissimi, nei
quali le mucose e la cartilagine sono più delicate".
"Il naso da coca" è ormai una vera e propria patologia spiega il
professor Gaetano Paludetti, direttore dell'Istituto di clinica
otorinolaringoiatrica del policlinico Gemelli, che lancia l'allarme
sull'aumento degli italiani costretti a ricorrere a un'operazione
chirurgica per rifarsi il naso distrutto dalla droga.
Granulomi sottocutanei, vasi sanguigni cicatrizzati e inservibili,
riassorbimento dei tessuti: il naso del cocainomane è fortemente
compromesso, la carenza di circolazione sanguigna manda in necrosi i
tessuti, e l'operazione chirurgica a lungo andare è inevitabile. "Sono
venute da me - racconta Paludetti - persone con due buchi al posto del
naso, senza più tessuti. Sono sempre più numerosi quelli che chiedono
un intervento, anche se quasi tutti non ammettono che la causa
scatenante è la cocaina. Ma è importante per un chirurgo saperlo, anche
perché i tessuti sono così deperiti che è molto complicato procedere a
una ricostruzione".
Interventi delicati, insomma, con lo scopo di garantire un ritorno a un
livello accettabile di capacità respiratoria, ma che per molti pazienti
sono solo uno strumento per poi tornare a "sniffare" liberamente:
"Tutti dicono che hanno smesso - rivela l'otorino - ma quasi tutti poi
riprendono ad assumere cocaina, e non è raro il caso di gente che
torna, dopo alcuni anni, per rioperarsi".
A bussare alla porta del chirurgo sono le persone più disparate,
giovani e meno giovani, uomini e donne, benestanti e ceti più modesti:
"Non c'è un identikit del malato di 'naso da coca' - spiega Paludetti -
diciamo che si va dai 20 ai 60 anni di età, ma talvolta anche oltre, e
spesso sono persone insospettabili. Di certo il naso rovinato dalla
cocaina è una patologia emergente, ma non la sola: esistono casi di
persone che hanno buchi nel palato, con la comunicazione tra naso e
palato aperta, a causa dell'effetto distruttivo della coca. E' una cosa
molto seria, e non è necessario essere cocainomani da molti anni: se la
droga è tagliata male, bastano poche sniffate per avere le vie
respiratorie danneggiate".
(
29 ottobre 2007)