STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

Pesanti limitazioni della libertà personale
2008/03/04,17:25
 Catania. In possesso di modica quantita': obbligo di dimora e firma, divieto di guida e obbligo di dormire a casa
 
 La questura di Catania ha emesso un decreto con pesanti limitazioni della liberta' personale nei confronti di un giovane di 35 anni, dipendente di un esercizio commerciale e con precedenti specifici in materia di stupefacenti, sorpreso da agenti della squadra mobile in possesso di una modica quantita' di droga per uso personale, dentro il negozio e in orario di apertura. Il decreto, il primo emesso dalla Questura di Catania secondo l'articolo 75 bis della legge Fini-Giovanardi, e' stato convalidato dal giudice di pace. Il giovane per due anni ha l'obbligo di firma in un comando di polizia e l'obbligo di dimora nel Comune di residenza. Inoltre non potra' guidare e dovra' rientrare nella propria abitazione entro una determinata ora, non uscirne prima di un'ora prefissata e non potra' frequentare alcuni locali pubblici.
Sondaggio Studenti.it: un minore su tre ammette l'uso di droghe
2008/02/25,17:29
 
22-02-2008, ore 18:17:38
 
Italia. Sondaggio Studenti.it: un minore su tre ammette l'uso di droghe
 
 Il 30% dei giovani ammette di aver fatto uso di droghe ed oltre la metà di questi ne fanno uso abitualmente: è il dato che emerge da un'inchiesta on line condotta dal sito internet Studenti.it a cui hanno risposto oltre 3 mila giovani.  Dall'indagine risulta che solo il 69% dei ragazzi, in genere con meno di 18-20 anni, dichiara di non aver mai fatto uso di droghe leggere (in genere hashish e marijuana), mentre l'11% dice di averne fatto uso, ma ha smesso; l'1% ha anche ammesso di aver assunto sostanze pesanti (come cocaina, eroina e crack) ma, anche in questo caso, di essere riuscito ad uscirne.  Dei giovani che hanno partecipato all'inchiesta, attualmente assumono droghe il 16%: per il 13% si tratta di sostanze leggere, mentre per un 3% di droghe di tipo pesante.  Nel sito Studenti.it sono riportate alcune delle risposte più rappresentative della ricerca: "sono un adolescente normalissimo -spiega Okie- che va bene a scuola, ho un tot di amici e nessun problema in famiglia. Eppure mi fumo le canne (neanche le canne, 4 bong al dì) mi prendo circa una volta ogni 4 mesi in tranquillità e tiravo di coca". "E per esperienza vi dico che le cose sono troppo montate, io ho fatto tutto il 2005 a tirare di coca e fumare il crack una volta ogni due settimane, ma non ci sono rimasto sotto. Basta riuscire a farle con la testa le cose. Comunque è da gennaio dell'anno scorso che non vedo della cocaina e non mi manca per niente".  Per i realizzatori dell'inchiesta "i risultati sono in linea con quanto sottolineato dal rapporto del Viminale secondo il quale le droghe leggere -hashish e marijuana- sono le sostanze preferite dagli under 18".  Nel rapporto del ministero dell'Interno, che ha studiato come sono cambiati i consumi di droga in Italia tra il 1991 ed il 2006, si era evidenziato come hashish e marijuana siano le sostanze preferite dagli under 18 e che la tossicodipendenza da eroina sia in netto calo (si è passati da un 50% nel '91 ad un 8% nel 2006).  Sempre per il Viminale, l'uso di cocaina in questi 15 anni è quasi triplicato, passando da un 5% del 1991 ad un 14% nel 2006. Rimane stabile negli anni l'utilizzo di anfetamine ed lsd mentre aumenta il consumo di ecstasy.  Cambierebbe anche la tipologia di chi ne fa uso: non più emarginati o disoccupati bensì persone istruite, benestanti ed integrate nel tessuto sociale, che si "affidano" alle droghe per divertimento e dichiarano di assumerle contemporaneamente ad alcolici: il 98% dei segnalati alla prefettura sono italiani che hanno avuto un primo approccio alle droghe tra i 14 ed i 18 anni; vivono ancora in famiglia e di questi solo l'8% è disoccupato.    


Secondo compleanno della legge Fini-Giovanardi
2008/02/20,18:19

 

Oggi ricorre il secondo compleanno della Fini-Giovanardi, una delle leggi piu' repressive nel mondo occidentale contro il consumo ed il mercato delle droghe illegali. Era il 21 febbraio 2006 quando il Parlamento approvo' la legge di riforma sulle tossicodipendenze, modificando in fase di conversione un decreto legge per assicurare il corretto svolgimento delle olimpiadi invernali di Torino.

Firenze: 66% di detenuti stranieri e 38% di tossicodipendenti
2008/02/20,10:48

 

Firenze: 66% di detenuti stranieri e 38% di tossicodipendenti

Da Ansa, - 12 febbraio 2008

Il 66% della popolazione detenuta a Sollicciano è costituita da stranieri, in maggioranza extracomunitari, i tossicodipendenti sono il 38%, dei quali il 23% in trattamento metadonico e il numero delle detenute donne è in media intorno alle 70-80 unità. Sono alcuni dei dati che fotografano la situazione del carcere fiorentino, contenuti nella relazione annuale che Franco Corleone, Garante per i diritti dei detenuti, presentata ieri in Consiglio comunale. Le presenze a Sollicciano si sono stabilizzate su circa 700 unità, cifra che si situa a metà tra il livello dei 1.000, prima dell’indulto, e i 500 immediatamente dopo la sua approvazione. Dalla relazione emerge che, dall’emanazione del provvedimento di indulto al 3 dicembre 2007, sono stati dimessi 582 detenuti, dei quali 400 con procedimento definitivo (157 italiani, 243 stranieri e 182 per revoca della custodia cautelare). Sono invece 137, quelli che hanno fatto rientro dal febbraio 2006 al dicembre 2007.

fuma spinelli, matrimonio annullato
2008/02/16,10:27

Il marito fuma spinelli,
il matrimonio è stato annullato

Decisione della Corte di Appello di Salerno che si è uniformata all'annullamento del Tribunale ecclesiastico

 

CAMPAGNA (Salerno) - Matrimonio annullato perché lei non era a conoscenza che il marito facesse uso di sostanze stupefacenti. La sentenza è della Corte di Appello di Salerno che, con una decisione di cui non risulterebbero precedenti specifici, si è uniformata all'annullamento del Tribunale ecclesiastico. Protagonisti della vicenda due giovani originari di Campagna, nel Salernitano i quali, dopo il matrimonio celebrato nel 1993, si erano separati per la scoperta, fatta dalla donna, che il marito usava droghe leggere.

LA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO - Dopo l'annullamento disposto dal Tribunale ecclesiastico, i due hanno quindi chiesto che venisse dichiarata efficace, da parte della Repubblica Italiana, la sentenza di nullità del matrimonio concordatario. Da qui la decisione della Corte di Appello di Salerno, che ha accolto la richiesta rendendo efficace, nello Stato italiano, la sentenza ecclesiastica. La donna, «ragazza di provincia cresciuta in una famiglia all'antica - si legge nella sentenza del Presidente relatore Angelo Rossi - voleva che il marito fosse un uomo integro sotto ogni aspetto». Nonostante l'errore sulle qualità personali del coniuge non sia incluso dall'Ordinamento statale come causa di nullità del matrimonio, la Corte ha però confermato che la nullità del Tribunale eccelsiastico non è «in contrasto con l'ordine pubblico». La Corte d'Appello ha quindi accolto la richiesta dei due giovani, dichiarando esecutiva nella Repubblica italiana la sentenza di annullamento pronunciata dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano salernitano.


15 febbraio 2008

Un esercito di coltivatori
2008/02/15,10:16

Né contadini né persone legate alla criminalità: spesso i coltivatori sono studenti
Tanti cominciano per uso personale poi capiscono che la marijuana può essere un affare

Cannabis, l'oro verde del Sud
L'autoproduzione diventa business

di SALVO PALAZZOLO


<B>Cannabis, l'oro verde del Sud<br>L'autoproduzione diventa business</B>

Piante di cannabis sequestrate dalla polizia

PALERMO - Lo chiamano l'oro verde del Sud. Centinaia di ettari perfettamente curati, decine di serre sparse tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, un numero imprecisato di vivai che lavorano a pieno ritmo per rifornire di piantine - che poi diventeranno arbusti alti due metri - una nuova e molto particolare generazione di agricoltori. L'oro verde del Sud è la cannabis, da cui si producono marijuana e hashish.

Chi coltiva la cannabis non è in realtà un vero contadino, ma neppure un criminale incaricato da chissà quale organizzazione di trafficanti. I nuovi produttori di cannabis hanno 25-30 anni, al massimo 40. Sono studenti, impiegati, imprenditori e commercianti. Spesso con qualche insuccesso professionale alle spalle, quasi sempre senza precedenti penali.

Sono un vero esercito, a leggere l'ultima relazione semestrale della Direzione centrale dei servizi antidroga. Un esercito che si ingrossa ogni giorno. L'anno scorso, la Cassazione aveva stabilito: "Non commette reato solo chi coltiva in casa, e per uso personale". Ma quest'anno, è arrivato il dietrofront degli ermellini: "È penalmente rilevante la coltivazione anche di una sola piantina".

Qualche cifra. Nel 2006, da Bolzano a Ragusa, sono stati pescati 150 neo-coltivatori di cannabis. Nei primi sei mesi del 2007 la quota era già salita a 228. Vuol dire che in un anno il numero si è quasi quadruplicato. E per l'intelligence antidroga si è aperta ufficialmente la stagione di un'inedita guerra contro l'esercito dei produttori fantasma. Dice ancora il rapporto della Direzione centrale dei servizi antidroga che il bilancio degli ultimi sequestri di carabinieri, polizia e finanza è stato da record nel 2007. Al primo posto c'è la Sicilia, con 1.426.974 piante di cannabis. Segue la Calabria, con 7.250 esemplari, che restano da record nazionale, perché l'acqua dell'Aspromonte ha fatto germogliare piante alte fino a tre metri. In Campania e in Puglia ne sono state trovate un migliaio.

Applicando l'antica regola della Dea americana - "In materia di droga il sequestrato è poco meno del 20% del circolante" - si arriva a cifre stratosferiche. È come se nel Mezzogiorno ci fosse un'unica enorme piantagione di cannabis, grande quanto un parco nazionale. Con tutto ciò che ne deriva: la cosiddetta "filiera", che dal produttore al trafficante al consumatore coinvolge migliaia di persone.

Ma chi sono veramente i protagonisti dell'ultimo business agricolo italiano? Eccoli, gli insospettabili. Lo studente Pasquale F., 24 anni, da Siracusa, si mise in posa davanti all'ultima pianta di cannabis nascosta nel giardino del nonno e si immortalò col videotelefonino. Però, aveva fretta di tornare a casa e perse per strada il marsupio con il telefonino e le foto. Quando i carabinieri lo convocarono, Pasquale F. offrì subito una ricompensa all'onesto cittadino che aveva ritrovato quanto gli apparteneva: qualche minuto dopo, confessava in lacrime. Il giardiniere Alessio Abbate, da Palermo, era invece sicuro di aver fatto le cose per bene, dopo anni di letture collezionate in una vera e propria biblioteca casalinga. Ma una serra fra le ville liberty di Mondello non poteva passare inosservata.
Davvero tanti insospettabili hanno cominciato con il vaso in balcone e poi, prendendo gusto al business che vale 400 euro a pianta, hanno iniziato a lavorare su grandi numeri.

L'oro alto due metri cresce soprattutto nelle vallate ben nascoste attorno a Partinico, un tempo capitale del vino, oggi laboratorio dei nuovi assetti della mafia palermitana. Cresce lungo la costa sud della Sicilia, da Castelvetrano a Gela, dove le serre della droga confinano con quelle delle melanzane. L'oro verde cresce ancora fra i ruscelli che scorrono dentro il cuore dell'Aspromonte, in mezzo a Cardeto e Bagaladi. Sulle terrazze della costiera Amalfitana il gran caldo dello scorso luglio ha invece anticipato il periodo di maturazione. A Brindisi, i nuovi agricoltori fanno concorrenza ai trafficanti albanesi. Dicono gli 007 dell'Antidroga che gli insospettabili preferiscono però restare nei campi. Alla commercializzazione ci pensano gli altri della filiera.

I produttori più grandi di Sicilia avevano scelto un ettaro a San Cipirello, nel regno un tempo dei boss Brusca. "Quello era un investimento per la criminalità organizzata", spiega il colonnello Teo Luzi, comandante provinciale di Palermo. I proprietari di quella piantagione da un milione di arbusti erano due imprenditori che cercavano di farsi strada nei vuoti di mafia del dopo Provenzano. Le indagini proseguono, per comprendere meglio il loro ruolo. "Al momento - dicono i carabinieri di Monreale - abbiamo fermato il finanziamento che dalla piantagione poteva arrivare ad altri affari".

Uno degli ultimi pentiti di mafia, Emanuele Andronico, aveva avvertito: "Dietro il boom dei vivai di cannabis c'è Cosa nostra". Così, sempre più spesso, gli insospettabili cercatori dell'oro verde si ritrovano a incrociare qualche "strano signore", come l'ha chiamato qualcuno. Il signore delle mafie. Per acquistare semi o piante. Per pagare la "tassa" del territorio. Ma questi sono solo problemi successivi.
Cominciare non è difficile.

Il decalogo del perfetto coltivatore è su Internet. Il sito più gettonato (dall'inequivocabile titolo freecannabis, sede in Svizzera) continua a lanciare proclami antimafia prima di offrire le istruzioni per la semina: "Bisogna autoprodurre per non doversi affidare agli spacciatori". I cercatori dell'oro verde vantano una visione della società. "Si fanno forti del fatto che l'uso di eroina e cocaina è disapprovato oltre che percepito come rischioso per la salute", spiegano gli esperti del ministero della Solidarietà sociale nel rapporto al Parlamento: "Maggiore tolleranza si rileva rispetto alla cannabis".

Un'indagine di Ipsad-Italia spiega che "il 35-40 per cento della popolazione scolarizzata tra i 15 e i 19 anni approva l'uso di cannabis e lo stima come comportamento non a rischio per la salute". Estendendo l'indagine ai più grandi, emerge che in Italia i "sì" alla cannabis sono ormai quasi 10 milioni.

(15 febbraio 2008)
Cronache di ordinario proibizionismo
2008/02/15,01:05

 

Roma: coltivano marijuana a casa, tre arresti

ROMA (14 febbraio) - Tre spacciatori arrestati e una piantagione casalinga di marijuana sequestrata. E' il bilancio di un'operazione della Polizia della capitale al Casilino Nuovo, che questa mattina ha portato al sequestro di 10 piante di marijuana, di cui 5 alte circa un metro, di mezzo chilo di sostanze stupefacenti, tra marijuana e hascisc e numerosi strumenti per la coltivazione, come lampade alogene e timer. Le tre persone arrestate erano fino ad ora incensurate e si tratta di una coppia di romani di 30 e 24 anni e il fratello diciannovenne del ragazzo. La coppia era stata condannata ad otto mesi di reclusione, per detenzione ai fini di spaccio, ma è stata quasi subito rimessa in libertà, mentre il fartello minore è stato assolto.

Il dirigente del commissariato, Bruno Failla ha spiegato che «l'operazione rientra nelle attività di controllo del territorio per l'individuazione di punti di spaccio nel quartiere. Abbiamo individuato un via vai di persone in una piazza nei pressi di un bar, che si recavano lì per comprare stupefacenti e la coppia che spacciava tutte le sere. Nella perquisizione dell'appartamento abbiamo trovato una serra rudimentale ma efficace, ricavata in una stanza. Li abbiamo stroncati sul nascere, poiché pare che spacciassero da dicembre».

 

 

Scoperto dai carabinieri con uno spinello
li aggredisce: arrestato un algerino

ROMA ( 14 febbario) - I Carabinieri della compagnia Roma Eur, hanno arrestato un algerino di 26 anni per resisenza al pubblico ufficiale, ed ubriachezza molesta. Il giovane, stava confezionando uno spinello, quando ha visto passare una pattuglia dell'Arma che si stava avvicinando.

Temendo di essere sorpreso con lo stupefacente, il 26enne, si è scagliato contro i militari per guadagnare una via di fuga ed evitare di essere identificato, ma gli agenti sono riusciti, a bloccarlo e ad ammanettarlo.

L'esagitato algerino, che è stato trovato in possesso di alcune dosi di hashish, è stato anche segnalato alle autorità competenti.

 

 

Palermo, coltivavano un milione e mezzo
di piante di cannabis: sei arresti


PALERMO (14 febbraio) - Un milione e 500 mila piante di cannabis sequestrate coltivate su oltre cinque ettari di terreno a San Giuseppe Jato e San Cipirello. La maxi piantagione è stata sequestrate dai carabinieri del Gruppo di Monreale che hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti componenti di della banda del palermitano.

I provvedimenti sono stati richiesti dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I sei arrestati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso.

caso Bianzino, la perizia non ha risolto il mistero
2008/02/12,15:43

 

Da Il Manifesto, di Emanuele Giordana - 9 febbraio 2008

I medici legali della procura dicono che Aldo morì per un aneurisma. Cause naturali dunque. Ma troppe zone d’ombra dai contorni confusi restano senza risposta. Tocca ora al magistrato decidere come procedere per scoprire una verità senza macchie e interrogativi.

Aldo Bianzino morì per cause naturali. La perizia medico legale depositata dai dottori Anna Aprile e Luca Lalli sembra non avere grandi dubbi e tutti i dati "depongono per una emorragia sub-aracnoidea dovuta a rottura aneuristica" che produsse "un’insufficienza cardio-respiratoria". Che uccise Aldo. Inoltre il suo corpo non riporta traumi evidenti il che fa scrivere ai due medici che "la possibilità che Bianzino possa avere subito un insulto traumatico anche modesto in grado di produrre la rottura dell’aneurisma cerebrale deve essere considerata un’ipotesi non supportata da alcun dato biologico".

Un trauma per la verità c’è, al fegato. Che risulta strappato e lacerato. Ma, come attesta la letteratura medica, casi di massaggio cardiaco che hanno portato a questi risultati, pur se rari, ne se trovano.

Aldo Bianzino entrò nel carcere Perugino di Capanne il 12 ottobre dell’anno scorso. Stava bene. Era "calmo e tranquillo". Poi la mattina del 14 un aneurisma, un piccolo rigonfiamento di un vettore sanguigno, esplode. Viene soccorso alle 8 dopo che una guardia si accorge del suo corpo inanimato sul lettino della cella. I medici del carcere le provano tutte: gli fanno anche un massaggio cardiaco che dura 22 minuti. Inavvertitamente gli fanno a pezzi il fegato. Ma non c’è nulla da fare. Quando arrivano i dottori del 118 c’è solo, alle 8.30, da constatare il decesso. Tutto è chiaro, limpido quasi certo.

La perizia ammette alcune zone d’ombra. Si spinge addirittura a scrivere che "può ascriversi a lata ipotesi" l’idea che Aldo "possa essere stato colpito con modalità in grado di mascherare lesività esterne". Suggerisce che forse, visto che tra l’emorragia e la morte passarono alcune ore, da due a otto, qualcosa si poteva fare pur se resta difficile determinare cosa. Forse.

In buona sostanza Bianzino aveva nel corpo una bomba a tempo che prima o poi sarebbe esplosa: fu colpa del carcere se accadde in quel momento? La perizia non sembra escluderlo ma esclude che vi sia stato un evidente elemento scatenante. A restare alle parole fredde della perizia, e ai commenti a caldo delle guardie penitenziarie di Capanne che hanno accolto con sollievo le conclusioni dei due medici incaricati dalla procura, tutto sembra procedere senza una grinza. Un uomo condannato dal suo destino vascolare entra in carcere così come sarebbe potuto entrare in pasticceria.

La bomba a tempo lavora contro di lui. Esplode quando meno se la aspetta. Muore nel suo letto forse senza un lamento chissà se chiamando aiuto (gli altri detenuti dicono che lo fece) durante un lasso di tempo di due-otto ore. Sconvolto decide anche, chissà come, di mettersi completamente nudo. O furono i medici a spogliarlo forse cercando l’origine del male oscuro in momenti di tensione che, per massaggiargli il cuore, fecero loro lacerare il fegato a un uomo già morto? Il 118 lo trova nudo in corridoio, altra bizzarria descritta dai referti.

Alle 8.30 ne constata il decesso e poi però, tre quarti d’ora dopo, un funzionario del carcere va a chiedere a Roberta Radici se suo marito ha inghiottito qualcosa perché è in coma. Una finzione apparentemente senza senso per una morte naturale. Ma tutto ciò è ora compito del magistrato che ha in mano una perizia che non risolve se non il particolare che Bianzino morì di aneurisma. Una sacca di sangue che si rompe per maturità o per un aumento della pressione arteriosa dovuto, dice la letteratura, a svariate cause: dall’attività sessuale a un forte stato di tensione emotiva, di ansia. Dopo tanti "si dice" la perizia medica adesso c’è. Ma troppe domande restano ancora senza risposta.

Due giorni fa Roberta Radici ha incontrato Franca Rame. L’ex senatrice le ha promesso che seguirà il suo caso con attenzione e farà tutto il possibile per aiutarla nella sua ricerca della verità sulla morte del compagno. La Rame aveva già annunciato la sua intenzione di dare vita ad un grande spettacolo teatrale, i cui proventi saranno devoluti interamente ai figli ed alla compagna di Aldo.

Un caso chiuso? parla l’avvocato

La perizia è "generica e lacunosa"secondo Massimo Zaganelli, legale di Roberta Radici: "lascia aperti troppi interrogativi. E non mi piace un clima orientato a una generica omissione di soccorso per la quale tutto si può risolvere in sede civile. Paga lo stato e il caso è chiuso"

La perizia esclude traumi e dice che Bianzino morì per un aneurisma...

Cominciamo dai traumi. La perizia parla chiaramente di quelli al fegato: distacco e lacerazione.

Dovute a massaggio cardiaco...

Si citano autorevoli ricerche scientifiche ma bisogna leggerle: casi rarissimi che lasciano del tutto indifferenti. Si può escludere un evento violento perché nella letteratura c’è qualche caso di massaggio mal fatto?

Ma fu l’aneurisma la causa della morte…

Possibile certamente, ma la stessa perizia fa emergere molteplici casi che possono produrlo. Quale fu per Bianzino l’elemento scatenante? Non certo uno "stress" per limitazione della libertà. Tutti sanno che nel suo caso si esce di prigione dopo due giorni. E Bianzino, al suo ingresso in carcere era, "calmo, lucido, collaborante....". Poi però quella notte succede qualcosa. Cosa? Pare che sia uscito dalla cella almeno tre volte... Ma c’è altro.

Cosa?

Bianzino viene trovato dai medici del 118 nel corridoio vicino alla cella. Nudo. Nudo e in corridoio? E come si spiega la cicatrice nella regione sacrale che compagna, moglie e figli dicono di non avere mai visto? Troppi misteri irrisolti che vanno oltre la perizia, alla quale manca, mi lasci dire, il parere di un neurochirurgo.

Come che sia ci fu omissione di soccorso?

Se lei vuol dire che Bianzino poteva essere salvato, mi pare evidente. Un aneurisma, preso in tempo, e qui si la letteratura aiuta, può essere fermato. Clippato, come si dice. La perizia ammette che, dal momento iniziale al decesso potrebbero essere passate da due a otto ore. Un tempo enorme. Cosa accadde in quel lasso di tempo?

In caso di archiviazione?

Ci opporremo. Bisogna vederci chiaro in queste zone d’ombra che restano al momento troppo estese

5 grammy per amy
2008/02/12,15:35

LOS ANGELES - Il visto per gli Stati Uniti è arrivato troppo tardi, ma la forzata assenza non ha impedito alla cantante britannica Amy Winehouse di stravincere alla cinquantesima edizione dei Grammy Awards, gli Oscar della musica: ne ha vinti cinque.

La Winehouse,24 anni, ha vinto i premi della canzone dell'anno, artista rivelazione dell'anno, disco dell'anno, miglior interprete pop femminile, miglior album pop. Dopo il conferimento dei premi, l'artista ha cantato via satellite da Londra.

Non era a Los Angeles perché le era stato rifiutato il visto per gli Stati Uniti e quando finalmente è arrivato, la cantante, appena uscita da una clinica per trattamenti di disintossicazione, ha detto che ormai era troppo tardi per partire.

Non solo Amy
2008/02/12,15:29

 

Gianluca Grignani: si', ho usato cocaina

 
Gianluca Grignani torna a parlare, dopo un anno e mezzo di silenzio, dell'indagine della polizia sul traffico di cocaina che lo ha visto coinvolto lo scorso agosto.
Il processo è ancora in corso e le accuse sono di aver ceduto gratuitamente della cocaina ad una persona durante una festa.
"Non ricordo l'episodio specifico -ha dichiarato il cantante al settimanale 'Vanity fair' in edicola domani- ma non escludo che sia successo. Perché è vero che ho fatto uso di cocaina".

Grignani ha ammesso di drogarsi sin da ragazzo "perché lo facevano gli altri, per divertimento, soprattutto per la voglia di provare". "La cocaina distorce la percezione reale delle cose  pensi che ti faccia stare meglio e, invece, amplifica i tuoi problemi. Ti dà l'impressione di avvicinarti agli altri, perché sniffi in compagnia, ma, in realtà, ti allontana dalle persone". Dopo essere finito su tutti i giornali Gianluca Grignani ha deciso di smettere con le droghe: "Non vorrei doverlo dire, ma quel casino un po' mi ha fatto bene, mi ha svegliato".

Un pensiero è per sua figlia, Ginevra, di tre anni: "il fatto di aver provato la droga, mi consentirà di trovare il modo migliore per convincerla a non farlo e credo di avere un'arma in più rispetto a chi questa esperienza non l'ha fatta". Fiducioso per principio nelle donne che definisce esseri speciali, il cantante cita come esempi Hillary Clinton ("spero diventi presidente") e Emma Bonino. Su quanto la droga possa servire a comporre canzoni si è dimostrato scettico: "È vero che negli anni Settanta molti musicisti facevano uso di stupefacenti, ma sono convinto che se anche John Lennon non avesse mai fumato una canna in vita sua, 'Imagine' l'avrebbe scritta lo stesso".

Dopo questa spiacevole vicenda il cantautore milanese ha deciso di ripartire dal Festival di Sanremo, il suo quinto, dove presenterà 'Cammina nel sole', il brano che darà il nome al suo nuovo album in uscita il prossimo 14 marzo.
Diritto alle cure per detenuti anche se dipendenza e' solo psicologica
2008/02/12,15:18

 

Diritto alle cure per detenuti anche se dipendenza e' solo psicologica

 
La sua dipendenza dalla cocaina e' meramente psicologica, e non piu' fisica, come hanno accertato i medici del carcere di Pavia e quella dipendenza e' sufficiente per ottenere la scarcerazione e darle accesso all'affidamento terapeutico. Protagonista della vicenda e' una donna di 43 anni con una condanna per traffico di stupefacenti che sarebbe scaduta nel marzo dell'anno prossimo, e che ora e' libera di lavorare di giorno in un ristorante dell'hinterland di Milano con il solo obbligo di tornare a dormire in una comunita' e soprattutto di sottoporsi alle cure per disintossicarsi pienamente.
Lo ha stabilito il Tribunale di Sorveglianza di Milano, recependo una sentenza della Suprema Corte, davanti al quale il procuratore generale della Cassazione Enrico Delehaye ha sostenuto che 'e' stata giustamente eccepita l'erronea limitazione dell'affidamento ai soli casi di dipendenza fisica dagli stupefacenti, escludendo la necessita' di prevenire il pericolo di una ricaduta nell'uso della droga ne' in alcun modo valutare quelle forme di assuefazione psichica alle sostanza psicotrope, ancora piu' subdole e difficili da superare della semplice 'crisi d'astinenza', in forma acuta solo per pochi giorni'. La questione era stata discussa davanti alla Cassazione in seguito al ricorso presentato dal legale della donna, l'avvocato Alessandra Silvestri, con cui si impugnava il precedente diniego dei giudici di sorveglianza. A ottobre la Cassazione ha accolto il ricorso, che e' stato a quel punto recepito dai giudici milanesi il 17 gennaio scorso. 'Considerato che trattasi di soggetto affetto da dipendenza psicologica da cocaina -scrivono i giudici della Sorveglianza- che ha in corso un programma comunitario di recupero', deve essere concesso alla detenuta l'affidamento in prova ai servizi sociali, con l'obbligo di cure.
la cannabis fa cadere i denti
2008/02/06,16:08

La cannabis non è innocua: fa cadere i denti
Ecco i risultati della ricerca fatta in Nuova Zelanda

SYDNEY (6 febbraio) - Non solo polmoni e memoria. La cannabis danneggia anche le gengive. A indicarlo è una ricerca neozelandese della Scuola di Medicina di Dunedin pubblicata sull'ultimo numero della rivista dell'American Medical Association. I ricercatori hanno seguito oltre 900 persone di età fra 18 e 32 anni, monitorando regolarmente il loro consumo di cannabis e i controlli dentari. E' la prima volta che una ricerca dimostra i danni della cannabis sulle gengive. In passato si era indicato soltanto il fumo di tabacco come causa della malattia peridentaria.

Quali sono i rischi. Secondo lo studio la malattia peridentaria che fa retrocedere le gengive e, nei casi più gravi, causa la perdita dei denti, colpisce più severamente chi fuma più spesso: una persona su quattro ha contratto una condizione cronica entro l'età di 32 anni. La malattia peridentaria colpisce normalmente persone di mezza età ed è la seconda causa di perdita dei denti dopo le cavità.

I dati. La malattia si è manifestata nel 6,5% dei casi nei non fumatori di cannabis, nell'11% fra chi fuma spinelli occasionalmente, e nel 24% fra chi ha ammesso di fumare cannabis regolarmente sin dall'età di 18 anni. Fra i fumatori abituali, ossia quelli che fumano in media 41 o più spinelli l'anno, fra 18 e 32 anni, il rischio di contrarre la malattia è del 60% superiore alla media della popolazione.

L'appello del ricercatore. Secondo il ricercatore Murray Thomson «le autorità sanitarie, i dentisti e i medici dovrebbero intervenire per sollevare la consapevolezza della forte probabilità che chi fuma regolarmente cannabis causa danno ai tessuti che sostengono i denti».

24 anni per traffico di stupefacenti
2008/02/06,16:04

Milano, condannato a 24 anni
per traffico di stupefacenti


MILANO (6 febbraio) - Mohamed Zaafarani,nordafricano, è stato condannato oggi a 24 anni di reclusione . La sentenza è stata emessa, dalla quarta corte d'appello, davanti alla quale sono stati giudicati 4 immigrati , accusati di associazione a delinquere, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Due degli imputati hanno chiesto il patteggiamento e hanno avuto condanne da 7 a 10 anni di reclusione, ma le condanne più pesanti sono andate a Zaafarani e a Farid Ferchid a cui sono stati dati 21 anni di reclusione. Alla lettura del dispositivo, da parte del presidente Cesare Beretta, gli imputati hanno alzato la voce, protestando.

consumo di eroina aumenta con crisi economica
2008/02/01,22:32
 
 
Italia. Firenze. Prefetto: consumo di eroina aumenta con crisi economica
 
 'La crisi economica, la mancanza di liquidita' sta spingendo sempre piu' i consumatori di droga a orientarsi verso l'eroina, uno stupefacente piu' a buon mercato rispetto alla cocaina'. E' l'analisi del prefetto di Firenze, Andrea De Martino, che oggi ha incontrato la stampa per fare il punto sull'allarme eroina, lanciato ieri dalla Guardia di Finanza fiorentina. Per supportare la sua analisi il prefetto ha fornito le cifre dei sequestri di stupefacenti eseguiti dalle forze dell'ordine in Toscana tra il 1 aprile e il 31 dicembre 2007.

Dati che parlano da soli: 138 i chili di cocaina sequestrati, a fronte di 72 chili di cocaina. La droga piu' consumata continua a essere l'hashish (213 chili sequestrati), seguito dalle anfetamine (152 chilogrammi), mentre i chili di marijuana sequestrati ammontano in totale a 21. 'Hashish e eroina costano di meno rispetto alla cocaina e in un periodo di crisi economica generalizzata anche gli assuntori di droghe si stanno orientando verso sostanze piu' a buon mercato'.
Aumenta anche il numero dei minori, dei ventenni e degli adulti che assumono sostanze stupefacenti. Tra i 1112 consumatori generici di droga segnalati alla Prefettura di Firenze nel 2007, 60 sono minorenni, 280 nella fascia di eta' 18-25 anni, 138 quelli tra i 31 e i 40 anni e 48 gli over 40.

'E' un segnale che ci deve far riflettere. Gli ultraquarantenni che venti, trenta anni fa prendevano droghe, hanno una diversa visione del problema e anche i figli possono in un certo senso essersi 'assuefatti', nel senso che hanno una minore percezione della pericolosita', sociale e a livello di salute fisica, che l'assunzione di droga comporta'.

Da qui l'invito del prefetto di Firenze a 'una reazione da parte delle famiglie, della scuola, del mondo dell'associazionismo laico e religioso. La sola repressione del fenomeno, pur importante, non e' sufficiente a stroncare il consumo di stupefacenti tra i minori, per cui - ha concluso - serve la collaborazione di tutti i soggetti sociali coinvolti'.
Tre poliziotti condannati per spaccio di droga
2008/01/31,17:20
Italia. Genova. Tre poliziotti condannati per spaccio di droga
 
 Il Gup di Genova Daniela Faraggi nel corso del rito abbreviato che vedeva imputati di detenzione e spaccio di droga, falso ideologico e peculato tre ispettori della Squadra narcotici della Mobile di Genova, ha comminato pene superiori alle richieste dell'accusa. Dodici anni ciascuno per Andrea Percudani e Giovanni Sivolella e 120mila euro di ammenda per ognuno dei due. Invece a Giuseppe Berlingardo cinque anni e otto mesi e 48mila euro di ammenda.Tutte pene superiori a quelle richieste dal sostituto procuratore Vittorio Miniati che aveva condotto l'inchiesta.

I fatti erano accaduti tra il 2002 e il 2006, quando l'inchiesta condotta dalla Guardia di finanza aveva portato a delle dichiarazioni spontanee di un imputato per spaccio che aveva fatto i nomi dei tre poliziotti. Dopodiché la Gdf li aveva messi sotto sorveglianza e in seguito aveva scoperto tutti i fatti che gli erano stati addebitati anche tramite l'uso di registrazioni video e audio.
 
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