Italia. Roccella: un giovane europeo su quattro muore a causa dell'alcool
Emergenza alcol per i giovani non solo in Italia, ma a livello europeo:
nella Ue, infatti, il 25% della mortalita' giovanile tra i maschi e'
proprio dovuta all'alcol. Lo ha affermato il sottosegretario alla
Salute
Eugenia Roccella, presentando ieri la I Conferenza
nazionale sull'alcol che si svolgera' a Roma lunedi' e martedi'
prossimo. I dati a livello europeo, ha sottolineato Roccella, 'sono
preoccupanti, se si pensa che un omicidio su 4 ed un suicidio su 6 sono
alcol-correlati'. Complessivamente, ha aggiunto, 'sono 195.000 le morti
ogni anno in Europa causate dall'alcol, e proprio l'alcol si colloca al
terzo posto tra i 26 maggiori fattori di rischio individuati dall'Ue'.
Bisogna inoltre considerare, ha concluso il sottosegretario, che
'sempre a livello europeo, oltre il 46% della mortalita' tra i 15 ed i
24 anni e' causata da incidenti stradali che, il piu' delle volte, sono
appunto imputabili all'assunzione di alcol'.
Italia. Cresce il consumo di eroina fumata fra i giovani...ma ora che c'e' Giovanardi cambia tutto
Si trova facilmente e costa poco, pochissimo, ovvero quanto un
pacchetto di sigarette. Con 5 o 10 euro "porti a casa eroina da fumare,
con gli amici o anche solo", conferma Francesco, un ragazzino romano di
16 anni appena. "Ormai conviene piu' dell'hashish, costa di gran lunga
meno dell'erba mentre lo 'sballo' e' altamente superiore. L'eroina fa
viaggiare, e te la vendono gli stessi da cui prima trovavi solo 'fumo'
e marijuana. La sera a Ponte Milvio, uno dei punti di ritrovo dei
giovanissimi della capitale, ad esempio basta passeggiare per sentirne
nell'aria l'odore acre". Ed e' subito boom. Tanto che al Sert dell'Asl
Roma C, il centro in Piazza San Giovanni, confermano che sono sempre
piu' i ragazzini che a 14-15 anni ne fanno gia' uso. "Purtroppo la
prova arriva anche dalle nostre indagini - asserisce all'Adnkronos
Salute Sebastiano Vitali, direttore superiore della Polizia di
Stato del Servizio operativo antidroga del Dcsa (Direzione centrale
servizi antidroga) - C'e' un pericoloso mutamento di mercato. Se prima
l'eroina era concepita come una droga da disperato", il tossicomane con
i buchi sulle braccia, laccio emostatico e siringa pronti all'uso,
"ora, con questa nuova modalita' di consumo, sta diventando una droga
socializzante e non invasiva, esattamente come la cocaina". E intanto
il mercato cresce a passi da gigante. "Il 92% della produzione
mondiale appartiene all'Afghanistan, e tra il 2006 e il 2007 l'aumento
di produzione di eroina all'interno del Paese asiatico e' stato di ben
il 63%". Con ripercussioni inevitabili anche sul nostro mercato. "Che,
non a caso, serve anche il Centro e Nord Europa e detiene il secondo
posto nel vecchio continente per numeri di sequestri messi a segno". A
far schizzare la produzione afghana e' stata la perdita di potere dei
talebani, passati dal ruolo di rigidi moralizzatori e censori dell'uso
e della produzione di eroina "a quello di principali detentori del
mercato", spiega Vitali.
Un mercato senz'altro redditizio, "da cui i talebani tirano fuori
grandi quantitativi di denaro per finanziare armi e esplosivi", spiega
Vitali. Oltre alla raccolta di oppio, "si sono appropriati anche della
raffinazione, un tempo demandata ai turchi. Ora, invece, i talebani
hanno aperto laboratori di lavorazione nel Sud del Paese, ai confini
con Turchia e Siria: e' li' che l'oppio viene trasformato in eroina e
quant'altro".
Piu' disponibilita', dunque, e nuove strategie di marketing messi a
punto dalla malavita: "Mini-dosi da 5 e 10 euro - spiega il capo del
Servizio operativo antidroga - per promuoverne la circolazione.
L'eroina si fuma e non ci si buca, dunque viene meno la paura della
siringa e la percezione del tossico, di cui le nuove generazioni non
hanno neanche il ricordo. Tira maggiormente perche' non riesce piu' a
far scattare il campanello d'allarme". "Il principio attivo", in queste
dosi a prezzi stracciati, "si aggira intorno al 15% della sostanza, il
resto e' composto da schifezze. Ma visto il grande quantitativo che si
sta riversando sul mercato non e' da escludere che giri anche eroina
purissima, a cui il corpo di chi ne fa uso non e' abituato e che
pertanto potrebbe rivelarsi letale".
La strategia messe a punto per conquistare nuovi consumatori sembra funzionare ed essere destinata a fare ulteriori proseliti.
"Nell'immediato futuro - stima Roberta Pacifici,
dell'Osservatorio fumo, alcol e droga (Ossfad) dell'Istituto superiore
di sanita' - ci aspettiamo lo stesso trend di crescita che ha
contraddistinto la cocaina negli ultimi anni. Ormai fumare eroina - fa
notare la ricercatrice - costa davvero poco. In piu' la sostanza si
trova nei posti piu' semplici: accessibile ed economica, ideale per
giovanissimi alla ricerca di sballo".
Fumare eroina, dunque, fa meno paura, ma i pericoli sono quelli di sempre, con o senza siringa.
"Certo senza il buco si evitano i rischi collaterali legati all'uso
della siringa, vedi infezioni e Hiv. Ma a livello cerebrale gli effetti
sono gli stessi. Tanto che si diventa dipendenti esattamente come
avviene iniettandosi l'eroina in vena".
"In piu' ci sono tutti i problemi e le ripercussioni a livello
polmonare, legati all'inalazione della sostanza". Ma i giovani che ne
fanno uso sembrano non curarsene.
"L'abbiamo provata quasi per caso - racconta Francesco, il sedicenne
che ha deciso di narrare la sua esperienza all'Ankronos Salute - il
tipo che ci vende il 'fumo' un giorno ci ha chiesto se volevamo
provarla, e cosi' io e gli amici che erano con me l'abbiamo fumata. Ne
avevamo gia' parlato con altri, alcuni compagni di scuola, e ci avevano
garantito che era un 'viaggio pazzesco', da provare.
Cosi' l'abbiamo fatto, senza pensarci piu' di tanto. Eravamo
incuriositi e l'occasione era a portata di mano". Tre dosi da cinque
euro riscaldate su un pezzo di carta stagnola e inalate a giro. "Un mio
amico mi aveva detto che fumata cosi' - spiega - era di gran lunga
meglio".
Il problema, secondo chi lotta ogni giorno contro la droga, e' anche
nella mancanza di prevenzione, che vede il nostro Paese fanalino di
coda in Europa. "Eravamo gli unici insieme a Malta a non avere, tra i
27 Paesi dell'Ue, un Piano nazionale antidroga, che lavorasse sul
duplice fronte della prevenzione e della repressione. La Svezia ne e'
dotata dal lontano '39, quello italiano e' stato varato nell'ultimo
giorno del Governo Prodi".
Non si inietta in vena, si fuma. Ma il nuovo trend di consumo di eroina
che si sta affermando tra i giovanissimi "buca comunque il cervello,
mettendo fuori gioco i neuroni in modo irreversibile". Parola del
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto
delle tossicodipendenze Carlo Giovanardi,
che all'Adnkronos Salute commenta il fenomeno dell'eroina da fumare tra
teenager, sottolineando la necessita' "di informare, allertando
soprattutto i giovani e le loro famiglie, e mi riferisco - sottolinea
il sottosegretario - in particolare alla fascia 13-18 anni". "Gli
adolescenti, i ragazzi - spiega Giovanardi - devono capire che usando
queste sostanze si autocondannano, rovinandosi la vita e bruciando
quella degli altri: pensiamo agli incidenti d'auto provocati da gente
che si mette al volante in condizioni pietose. Se il prezzo dell'eroina
e' sceso vertiginosamente - fa notare il sottosegretario - e' solo
perche' i trafficanti stanno coltivando consumatori in erba per
alimentare il mercato nei prossimi 20 anni". E riguardo alla
possibilita' che la mancata distinzione - stralciata dalla legge
Fini-Giovanardi - tra droghe 'leggere' e 'pesanti' possa agevolare la
diffusione di eroina tra i giovani, il sottosegretario e' categorico:
"quella divisione - afferma - era legata a un'ideologia tutta italiana.
La cannabis e' nociva come l'eroina, fanno male entrambe. Tutte le
droghe lavorano sul cervello e creano dipendenza, questo e' il
messaggio che deve raggiungere tutti. Del resto anche le tabelle delle
Nazioni Unite non fanno distinzioni di alcun tipo, dividendo droghe
buone da quelle cattive". Piuttosto una stilettata per il precedente
Esecutivo. "A causa del Governo Prodi - sostiene Giovanardi - siamo
stati ben 2 anni e mezzo senza dipartimento anti-droga, privi dunque di
qualsiasi programmazione istituzionale sul tema. Ora, per fortuna, il
servizio e' stato ripristinato, ed e' al lavoro per allertare i
giovani".
La composizione degli organismi consultivi in materia di droga, il
nuovo Comitato scientifico e la nuova Consulta, indica 'un grande
cambiamento di metodo seguito dall'attuale governo, sia rispetto al
precedente governo di centrosinistra sia rispetto ai precedenti governi
di centrodestra'. E' il commento di Alfio Lucchini,
presidente nazionale di Federserd, la federazione dei servizi pubblici
per le dipendenze. 'Il Comitato scientifico e' formato da scienziati
assolutamente prestigiosi, quasi totalmente operanti all'estero. Ci
auguriamo che questa scelta possa contribuire a stimolare la qualita'
dell'intervento, basato su evidenze scientifiche, nei servizi pubblici
e nelle comunita' terapeutiche'. Per quanto riguarda la Consulta,
secondo Lucchini 'l'elenco dei nomi non riflette la rappresentanza
territoriale, ma progettualita' e linee di intervento ritenute
strategiche dal governo. Una scelta particolare, che merita' una
verifica in tempi brevi, della capacita' di svolgere il suo compito di
rappresentanza della realta' del settore e di stimolo verso il
legislatore'. 'Per Federserd - conclude - impegno essenziale sara'
quello di rapportarsi anche in questo organismo con i rappresentanti
delle Regioni, interlocutori istituzionali della Consulta'.
In carcere per due piante di marijuana
Coltivava marijuana in casa: il gip lo manda a Sollicciano
di Franca Selvatici
Coltivava due piante di marijuana nel giardino di una villa
dell´Impruneta: una alta due metri, l´altra più stentata. Giovedì è
stato arrestato in flagranza (lo prevede la legge) e ieri, in sede
di convalida, il giudice delle indagini preliminari ha confermato
la custodia in carcere. Quindi il giovane, 31 anni, è stato
ricondotto a Sollicciano almeno finché non saprà indicare una casa,
diversa da quella dell´amico che lo ospitava all´Impruneta, dove
dovrà rimanere agli arresti domiciliari.
Ieri mattina in tribunale si è così avuta una dimostrazione
pratica degli effetti della sentenza del 24 aprile 2008 con la
quale le Sezioni Unite della Cassazione hanno sposato la linea
intransigente contro chi coltiva anche piccole quantità di
cannabis. Le Sezioni Unite hanno stabilito che «costituisce
condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione
non autorizzata di cannabis». In precedenza singole sezioni della
Cassazione avevano invece ritenuto penalmente irrilevante il
comportamento di chi coltiva qualche pianta per uso personale.
All´udienza del 24 aprile, del resto, il rappresentante della
procura generale presso la Corte, Vitaliano Esposito, aveva
sostenuto che la coltivazione domestica di cannabis non dovrebbe
essere perseguita penalmente, assimilandola in sostanza all´uso
personale. Ma proprio sul punto le Sezioni Unite sono state chiare:
non vi è nesso immediato fra coltivazione e uso personale, non si
può determinare a priori la potenzialità del principio attivo
ricavabile dalle piante e in ogni caso la legge «vieta la
produzione di specie vegetali idonee a produrre l´agente
psicotropo, indipendentemente dal principio attivo
estraibile».
«Sono indignato», protesta l´avvocato Alessandro Traversi, che
difende l´incauto coltivatore con la collega Veronica Saltini: «La
coltivazione di sostanze stupefacenti è equiparata per legge alla
importazione. Ma la legge è astratta e i giudici esistono per
interpretarla in modo equo. Invece siamo a questo punto: uno che
coltiva due piante di cannabis è trattato come un trafficante
internazionale bloccato a Peretola con tre chili di cocaina. Anche
ai fini della pena: minimo otto anni».
«C´è una distorsione di valori», prosegue l´avvocato: «A parte che
in alcuni paesi europei il consumo della cannabis è libero, io
chiedo: dov´è il danno per la salute del coltivatore? Un pacchetto
di sigarette è più nocivo. In secondo luogo: come si fa a
ipotizzare uno spaccio con il ricavato di due piante? Dov´è la
pericolosità sociale di questo comportamento? Terzo: mi sembra
un´ingiustizia enorme, checché ne dica la legge, checché ne dica la
Suprema Corte, che vada in carcere uno che coltiva due piante di
cannabis, mentre in questo Paese non va in carcere nessuno, né i
truffatori, né chi guida in stato di ebbrezza e uccide sulla
strada, né gli imprenditori che se ne infischiano delle norme di
sicurezza e che, se qualcuno dei loro operai muore in un
infortunio, non rischiano neppure gli arresti domiciliari».
(30 settembre 2008)