STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

6 aprile: Festa della semina
2008/03/30,14:28

al Forte Prenestino dal pranzo al tramonto:

 

Abbiamo deciso di festeggiare la semina quest'anno dedicando la giornata ai liberi coltivatori d'Italia.

Sono sempre di più, infatti, coloro che volendosi tenere lontani da proibizionismo e, soprattutto, dalle narcomafie decidono di autocoltivarsi la propria pianta e di godere dei frutti della propria fatica.

Ci chiamano "esercito di coltivatori", come  recitava un allarmato servizio di "repubblica" di pochi mesi fa da cui si evinceva che, specialmente al sud, è diffusissima la pratica della produzione in proprio della marijuana.

Ovviamente i dati sono quelli della polizia e hanno origine dalla stima della sostanza sequestrata come una parte minima di quella effettivamente circolante.

Si pensa così che a fronte di qualche centinaio di coltivatori denunciati siano, in realtà migliaia quelli in azione così come a fronte di più di un milione di piante sequestrate solo nel 2007 siano in realtà almeno un numero 5 volte superiore quelle non intercettate.

Si stima che siano ormai circa 10 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi il 25% dei giovani tra i 18 e 35 anni (uno su quattro).

Appare evidente come il proibizionismo stia fallendo. Come le leggi iperpunizioniste come la Fini-Giovanardi siano un inutile accanimento nei confronti dei consumatori, come l'unica volontà dello stato sia quella di sorvegliare e punire: negli anni che vanno dal 1993 al 2006 più di 500000 persone, in gran parte giovanissimi, sono state segnalate come consumatrici di sostanze stupefacenti.

Sappiamo benissimo, ovviamente, che tra i coltivatori ve ne è una parte importante che lo fa a scopo di lucro. Si calcola che in questo regime proibizionistico una pianta arrivi a fruttare anche 1000 euro ed è facilmente comprensibile che a qualcuno questa appaia come una delle soluzioni più facili per fare soldi presto e senza far male a nessuno (anche se vanno inclusi nel discorso mafiosi e bastardi senza scrupoli che puntano a massimizzare la produzione gonfiando le piante di veleni e concimi...già sentito, non vi pare?).

Comunque non è certamente a questo genere di coltivatori che va la nostra giornata, ma a figure come quella di Aldo Bianzino, falegname quarantenne che viveva in Umbria e che arrestato per poche piante non ha fatto più ritorno a casa, o ad Alberto e Giuseppe, giovani coltivatori suicidatisi per la gogna penale e mediatica a cui sono stati sottoposti per il possesso di pochi germogli di erba.

A loro e a tutte le vittime di proibizionismo dedichiamo una giornata di lotta, di condivisione, di scambio di informazioni e tecniche affinchè i coltivatori possano affinarsi e moltiplicarsi.

Contro ogni proibizionismo.

Contro le narcomafie.

Giusto o sbagliato non può essere reato

Giusto o sbagliato...ormai ho seminato

Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
2008/03/30,12:45
29-03-2008, ore 16:02:26
 
Italia. Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli
 
  (Agi) I giovani sempre piu' consumatori: un quarto degli adolescenti, tra i 15 e i 19 anni, fa uso di cannabis, mentre un significativo 5% e' ormai passato alla cocaina. Sono i dati pubblicati nella Relazione del Ministero della Salute sullo Stato Sanitario del Paese relativa agli anni 2005-2006. Come peraltro emerso anche a proposito del consumo di alcool, le fasce d'eta' piu' giovani sono quelle piu' a rischio per i comportamenti trasgressivi e per le tossicodipendenze: sotto il profilo dell'assistenza sono ancora i consumatori di eroina a costituire la tipologia di consumatori di sostanze piu' rappresentata (il 72,3% del totale) tra i soggetti in carico ai SERT, per un'eta' media complessiva di 33 anni circa. Tuttavia, avverte il rapporto, non vanno sottovalutati i trend che emergono a proposito dei consumi, che vedono un aumento complessivo della quota di utilizzatori di tutte le sostanze considerate nel periodo 2001-2005. E se nella fascia d'eta' 15-19 anni la tendenza all'aumento appare meno evidente, va comunque considerato il fatto che le quote di consumatori risultano sensibilmente piu' alte tra i piu' giovani: la cannabis, usata dal 13% circa dei 15-44enni nel 2005, raggiunge tra i 15-19enni il 24% circa, mentre l'uso di cocaina rimane di poco al di sotto del 5% tra i piu' giovani, contro il 3% circa dei 15-44enni. E i giovani si confermano categoria fragile anche per le malattie mentali: la classe di eta' 25-44 e' quella piu' rappresentata sul totale dei ricoveri riconducibili a questo genere di patologie (33,8%), e la mancanza di un informazione sistematica sull'efficacia e la diffusione dei servizi per la salute mentale rende ancora piu' complessa la gestione di un fenomeno e di una serie di patologie il cui peso rischia di ricadere interamente sulla famiglia. Secondo lo studio PRISMA (Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti), che ha indagato la prevalenza dei disturbi psichici tra i preadolescenti, il 3,7% dei preadolescenti presenta comportamenti significativamente a rischio per depressione, il 4,9% dei maschi ed il 2,5% delle femmine, mentre il 10,6% presenta comportamenti significativi per disturbi della serie ansiosa, con una prevalenza piu' che doppia nel sesso maschile (14,4% contro il 6,3% nelle femmine). 
Appello Canapisa 2008
2008/03/28,10:12

APPELLO
Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di tutti.

L'assunzione di sostanze che modificano la coscienza è un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture.
 Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne è stato proibito l'uso, dando vita a  tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto  con sempre maggiore repressione. Nasce così il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi,  per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la "guerra alla droga". Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni,  che è bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinità milioni di esseri umani.
Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantità tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perché combattuta su fronti sparsi nell'intero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per  aver coltivato una pianta.  Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è possibile avere enormi profitti, e paradossalmente,  nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione,  anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti più repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Società libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi  creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di  Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalità organizzate,  alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi più rischiosi di assumerle.
In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in sé, per esempio: impossibilità di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed  il tipo stesso di sostanze con le quali è stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga è una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perché se un'automobile è sempre un'automobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dall'Afganistan all'Italia diventano venti chili.
 Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia  è condotta  da una delle normative mondiali più dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di un'azione di riduzione dei danni, resi già difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli),  sono stati letteralmente travolti da un'azione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale.
       Questo appello ha l'obiettivo non solo di far  riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre più insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler  contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E' sempre più urgente un'opposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare un'alternativa concreta ad un tale stato di cose.
Il superamento del proibizionismo non solo è possibile ma è diventato indispensabile.
 Crediamo fermamente che  una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sull'informazione,  possano concretamente  superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinità in cui il proibizionismo costringe ad agire.
Non c'è mai stata questa possibilità, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione,  sono stati preferiti  fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione.
 Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle.
Se è in ballo la nostra libertà e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinché il diritto all'autodeterminazione non rimanga lettera morta.
Né malati, né criminali, ma gioiosamente illegali.
Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 -  MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA
SABATO 31 MAGGIO -  PISA
Dedicata ad Aldo Bianzino.

 

 per adesione e partecipazione   e-mail:     canapisa@inventati.org
 

Mamma fuma marijuana una volta al giorno per un mese intero.
2008/03/27,11:16

Fuma marijuana una volta al giorno per un mese intero. Per vedere l'effetto che fa

L'inglese Nicky Taylor non nuova a queste «imprese»: l'anno scorso non si lavò per sei settimane

 

Nicky Taylor (da Bbc.co.uk)
LONDRA - Paranoia, attacchi di panico, ansia, apatia, aumento di peso e assoluta mancanza di concentrazione anche per fare le cose più semplici. Sono le conseguenze di un «esperimento» messo in atto da Nicky Taylor: fumare marijuana una volta al giorno per un mese intero. Il tutto filmato in un documentario della Bbc. L'inglese, madre di tre figli, si è anche fatta iniettare tetraidrocannabinolo (thc), il principio attivo della marijuana, per vedere gli effetti di una dose massiccia assunta tutta insieme. L'esperimento della Taylor prende spunto da un altro documentario, Super Size Me, in cui l'americano Morgan Spurlock mangiava per un mese intero tre volte al giorno solo da McDonald's con il risultato di ingrassare di undici chili e riportare gravi danni a livello epatico.

SKUNK - Sin dalla prima canna fatta con lo skunk, la variante più potente di cannabis che si fuma oggi, la Taylor ha iniziato ad avere paranoie, paure e incapacità a fare le cose più semplici. «Ero terrorizzata. Subito sono diventata paranoica, con attacchi di panico. A un certo punto avevo il terrore di alzarmi dalla sedia. È stato uno dei momenti peggiori della mia vita», ha detto la donna, non nuova a queste imprese. Lo scorso anno, per esempio, non si è lavata per sei settimane, sempre seguita dalle telecamere. Al termine dell'esperimento, la donna - che aveva fumato marijuana l'ultima volta quando era studentessa vent'anni fa - è anche ingrassata, ha registrato apatia e mancanza assoluta di concentrazione. Test condotti a metà dell'esperimento hanno notato livelli di psicosi superiori rispetto agli schizofrenici. Nicky era consapevole del fatto che oggi la marijuana, causa le modifiche genetiche che hanno creato la variante detta skunk, è molto più potente e pericolosa di quella fumata in gioventù: «In quella naturale c'è il 3-5% di thc, nello skunk c'è il 10-15%». Nel Regno Unito c'è ormai da qualche anno il dibattito sull'opportunità di riconsiderare la depenalizzazione della cannabis: quando fu declassata infatti non era potente come la sostanza che circola oggi.

 

Bollettino di guerra (alla droga) 2007: in aumento morti e carcerati
2008/03/27,11:14
Italia. Bollettino di guerra (alla droga) 2007: in aumento morti e carcerati
 
  Sono 589 i morti per droga in Italia nel 2007, 38 in piu' dell'anno scorso. Il dato emerge dalla Prelazione annuale relazione annuale della Direzione centrale servizi antidroga, pubblicata oggi.
Dei 589 morti, il piu' giovane aveva soltanto 16 anni mentre il piu' vecchio ne aveva 71; gli stranieri deceduti sono invece 44. Prendendo in considerazione le statistiche relative ai quattro anni precedenti c'e' stato dunque un aumento del numero dei morti rispetto al 2006, una diminuzione rispetto sia al 2005 sia al 2004 (in entrambi gli anni sono state 653 le vittime) e un incremento nei confronti del 2003, quando furono 517 i morti per droga.
Dalla relazione emerge poi che le fasce di eta' piu' a rischio sono quelle che vanno dai 30 ai 34 anni e dai 35 ai 39: nella prima sono morti per droga 117 uomini e 9 donne; nella seconda 117 uomini e 7 donne. La maggior parte delle vittime le ha fatte l'eroina: 234 casi su 589; 36 sono invece morti per abuso di cocaina, uno ciascuno per oppio, hashish, barbiturici e anfetamine. 315 sono invece i casi in cui la sostanza non e' stata indicata.
Analizzando i dati divisi territorialmente si scopre poi che oltre la meta dei morti, 319, si sono registrati in sole quattro regioni: Campania (112), Lazio (105), Lombardia (55) ed Emilia Romagna (47). Quanto alle province, Roma (83), Napoli (68), Perugia (32) e Milano (23) raccolgono ben 206 vittime su 589: in pratica un morto ogni tre per droga (il 31,07 per cento) a livello nazionale si registra a Roma, Napoli e Perugia.

SEGUESTRI -
Nel 2007 in Italia sono stati sequestrati complessivamente 31.680 kg di sostanze stupefacenti, il 4,49% in meno rispetto all'anno precedente con un forte incremento, pero', dei sequestri di droghe sintetiche (+193,67%) e di eroina (+42,96%).
Lieve aumento anche per i sequestri di hashish (+0,42%), mentre in calo risultano i sequestri di cocaina (-15,32%) e di marijuana (-8,77%), "forse determinati - spiegano gli analisti - dai numerosi e significativi risultati positivi registrati negli ultimi anni dalle forze di polizia che potrebbero avere indotto i narcotrafficanti a un momentaneo rallentamento dei flussi".
"I sequestri di droghe sintetiche - avverte la relazione - non indicano probabilmente l'effettiva consistenza delle importazioni e dello smercio di queste sostanze trattandosi di un traffico alquanto frammentato, spesso gestito da soggetti estranei alla cerchia macrocriminale, che mutano frequentemente e che rendono pertanto piu' difficile l'individuazione dei traffici".
Sempre piu' in evoluzione il mercato delle droghe meno diffuse: in particolare si segnalano i sequestri di 1.030.000 compresse di diazepam, di 1.478 kg di khat, di 37.020 dosi di amfepramone propione, nonche' di 4,81 kg, 45 litri e 3.621 dosi di metadone e di 2,24 kg di psilocibina.
I narcotrafficanti operanti in Italia "si sono riforniti per lo piu' presso il mercato colombiano per la cocaina, transitata principalmente per l'Ecuador, l'Olanda, la Spagna e l'Argentina; quello afgano per l'eroina, transitata soprattutto per la Turchia e l'Albania; quello marocchino per l'hashish, transitato in particolare per la Spagna e l'Olanda; quello olandese per le droghe sintetiche". Anche la marijuana e' in gran parte giunta in Italia transitando per l'Olanda.
Una curiosita': sempre nel 2007, non e' stato scoperto nel nostro paese alcun laboratorio clandestino in uso ai narcotrafficanti, a conferma della "predilezione all'import della droga gia' raffinata da parte dei gruppi criminali nazionali".

SEGNALAZIONI E ARRESTI - Nel corso del 2007 le persone segnalate all'autorita' giudiziaria per violazioni della normativa sulla droga sono state complessivamente 35.238, in crescita del 6,68/% rispetto all'anno precedente. Il dato viene citato nella Relazione annuale: se disarticolato e' la somma di 27.490 arresti, 7.305 denunciati in stato di liberta' e 443 irreperibili.
Il primato per numero di segnalati alla magistratura spetta alla Lombardia (5.952), seguita dal Lazio (3.877) e Campania (3.793).

OPPIO AFGANO - Il 93% dell'eroina mondiale viene oggi prodotto in Afghanistan e tale produzione eccede, di circa il 30%, la domanda globale.
"E', quindi, ragionevole attendersi in Europa, nell'arco dei prossimi due anni,  una nuova ondata di eroina caratterizzata da un verosimile abbassamento dei prezzi e da un superiore grado di purezza, fattori che potrebbero causare un nuovo aumento del numero delle tossicodipendenze ed una possibile crescita dei decessi per overdose".
La produzione di eroina in Afghanistan rappresenta una sostanziale novita'. In passato, infatti, l'oppio afgano veniva esportato nella sua forma grezza e le successive fasi di lavorazione e trasformazione, prima in morfina e poi in eroina, avvenivano nel tragitto verso i mercati di consumo, ed in particolare in Pakistan e Turchia. Oggi, al contrario, si stima che circa il 70% dell'oppio afgano subisca i procedimenti di raffinazione all'interno dell'Afghanistan stesso per poi essere indirizzato verso i mercati di destinazione, in particolare russo, europeo, cinese ed americano, alimentando anche quelli delle aree di transito, sempre piu' afflitte dal fenomeno delle tossicodipendenze e delle infezioni dal virus dell'HIV.
Secondo alcune stime ufficiali, nella coltivazione del papavero e nella produzione di oppio sono coinvolti 2,9 milioni di persone in Afghanistan, vale a dire il 13 per cento della popolazione.
Ecco i preservativi e le cartine per fumare arcobaleno
2008/03/19,23:32
 
 I giovani della Sinistra arcobaleno lanciano la loro campagna elettorale presentando due 'gadget' destinati a fare polemica: "preservativi arcobaleno e cartine per fumare arcobaleno".
In Italia, hanno denunciato gli esponenti di Network giovani dell'Arcobaleno, in una conferenza stampa a Montecitorio con Wladimir Luxuria e Francesco Caruso, "il 25% dei giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di cannabis e, quindi, secondo l'attuale legislazione un ragazzo su 4 in Italia e' considerato un criminale e merita di andare in galera. Tutto questo mentre le grandi organizzazioni criminali continuano ad arricchirsi impunemente, producendo un mercato illegale che si aggira intorno al 3% del Pil. Vogliamo parlare a questi ragazzi, lanciando un messaggio: autocoltivazione contro tutte le mafie".
Discorso analogo per i preservativi "in un paese dove le liberta' sessuali sono calpestate ogni giorno dalle encicliche papali e dalle filippiche di Ruini. Abbiamo voluto dire che si puo' scegliere liberamente, e che lo stato deve garantire la salute dei cittadini. Vogliamo la pillola del giorno dopo gratuita in tutte le farmacie, l'introduzione della pillola abortiva Ru486, il riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti a costituire una famiglia di qualsiasi orientamento sessuale".
Due gadget per due temi che non esauriscono l'impegno dei giovani della Sinistra arcobaleno, come dimostra la candidatura di Ciro Argentino, giovane operaio della Thyssen. "I diritti non sono di parte eppure solo una parte ne chiede l'estensione: la Sinistra arcobaleno". E quindi "lotta a ogni forma di precarieta', liberta' delle donne, tutela dell'ambiente, accesso ai saperi, diritto alla casa, antiproibizionismo e lotta alle mafie", tutte "questioni che riguardano da vicino la nostra generazione. Giovani, precari e precarie, studenti e studentesse, ragazzi e ragazze: la nostra campagna per la Sinistra arcobaleno parla la lingua di una generazione che vuole cambiare la politica".
Come ti muovi ti impasticco
2008/03/19,13:56

Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering  

Mauro Croce, Gian Paolo Di Loreto
Forse qualcuno avrà già sentito parlare del disease mongering . E' una strategia utilizzata dall'industria farmaceutica per incrementare gli utili attraverso una serie di specifiche azioni, ad esempio indirizzare l'attenzione clinica e di ricerca su patologie croniche e di forte diffusione (con buona pace delle persone affette da malattie rare il cui "poco mercato" non merita grandi investimenti), abbassando i livelli-soglia di rischio, ma alzando quelli di redditività di farmaci che non devono essere somministrati ai fini della guarigione, ma per mantenere gli assuntori "sotto cura e sotto controllo" praticamente per tutta la vita.
Ma non è sufficiente abbassare le soglie di rischio. Ecco che allora ciò che sino a qualche anno fa era considerato normale ora viene considerato patologico, e pertanto vengono individuate "nuove malattie". La lista è lunghissima, sino a contemplare la "sindrome delle gambe irrequiete", sindrome che necessita prima di essere "scoperta", quindi di essere combattuta tramite l'individuazione di un farmaco ad hoc ed infine, inevitabilmente, richiede di trovare "pazienti" affetti da tale sindrome. Non è un caso che gli investimenti in marketing da parte delle aziende farmaceutiche si rivelino di molto superiori a quelli in ricerca.
Ancora, desta una notevole impressione la recente notizia che un farmaco come il Prozac non risulterebbe efficace nei casi di depressione lieve, impressione che si accentua al sospetto che tale mancanza di efficacia possa derivare non tanto da un'azione farmacologicamente carente, quanto dalla scadenza del brevetto (con la conseguenza che le case farmaceutiche tenderebbero a svalutare il Prozac per poter poi lanciare sul mercato altri brevetti).
Fatto sta che leggendo come patologiche numerose manifestazioni della vita normale e facendo leva sulla paura della morte, si incentiva il continuo ricorso a strutture sanitarie e al sovratrattamento farmacologico di ogni sintomo da parte di un cittadino stretto fra il timore della malattia e l'aspettativa nel potere salvifico della medicina.
Di converso, anche comportamenti e scelte (o forse non scelte…) soggettive ben si prestano a suscitare un certo interesse da parte della medicina e delle aziende farmaceutiche: eccessi o inibizioni sul piano sessuale, nell'uso di internet, nel lavoro, nel gioco d'azzardo, nelle relazioni e negli affetti, negli acquisti ed anche nello sport diventano sempre più punto di osservazione, di studio, di interesse da parte della medicina, ed eccoli quindi inseriti a pieno diritto nelle "nuove patologie" o, nello specifico, nelle "nuove sindromi da addiction", sempre più consone ad inglobare momenti ed eccessi tipici della vita di ognuno di noi. L'operazione è semplice. Il primo passo sta nel creare un allarme sociale (nuove malattie, nuove sindromi di cui ognuno potenzialmente è a rischio); in secondo luogo ci si appropria di questo campo (questi comportamenti sono individuati, spiegati e di dominio della medicina), in terzo luogo vengono catalogati (inserimento nei manuali diagnostici) e finalmente giunge la rassicurazione che sono in corso ricerche, sono o saranno a disposizione farmaci, linee guida.
Questo non significa che il problema del rischio, dei costi sociali, delle problematiche aperte da tali questioni non esistano. Anzi. Piuttosto si pone la questione se tali problemi siano di competenza della medicina o meno. Come nota infatti Eliot Freidson nel saggio La dominanza medica «la professione medica si arroga il diritto di decidere cosa sia la malattia e a che cosa sia collegata, nonostante la sua incapacità di trattarla efficacemente. Questo ci dimostra che l'acquisizione di importanza sociale di un valore come la salute va di pari passo con la nascita di un veicolo per questo valore, una categoria organizzata di professionisti che ne reclamano la giurisdizione. Una volta ottenuta ufficialmente tale giurisdizione, la professione è pronta a creare i propri concetti specializzati per definire che cosa sia la malattia. Benché la medicina non sia indipendente dalla società in cui opera, nel momento in cui diventa il veicolo di valori sociali, giunge ad assumere un ruolo fondamentale nella formazione e nella definizione dei significati sociali che tali valori contengono. Resta da vedere quale sia la portata di questo ruolo».

Non punire, ma sedurre
Quest'ultima notazione ci introduce all'interno di un più ampio piano di lettura del fenomeno, che tenta di dar conto della medicalizzazione della devianza come processo diffuso, nonché chiave di volta per comprendere l'affermazione di un certo potere sottile, discreto e pervasivo. È quello che ci rammenta Michel Foucault in Sorvegliare e punire evidenziando il fatto che proprio su strumenti come l'esame, su modalità operative quali la catalogazione, la classificazione, la documentazione e l'individualizzazione, si sia fondato il passaggio verso un certo modello di società del controllo e della disciplina. Questi elementi, che trovarono terreno di coltura proprio in ambito clinico (cioè in quei "laboratori" che sono gli ospedali del XVIII secolo), non limiteranno poi il proprio raggio d'azione al manicomio e all'ospedale, ma si riveleranno ben funzionali alla gestione ed organizzazione di altre comunità "necessarie" e totalizzanti, quali sicuramente la caserma, il carcere e per molti versi la fabbrica.
Da qui, dalle istituzioni totali, il sistema "medicalizzante" troverà poi progressiva diffusione nel resto della società, rendendo sistematiche le procedure di normalizzazione e controllo fino a farne la spina dorsale di un preciso modello di regolazione socioeconomico e politico o, per meglio dire, biopolitico.
Ma sarebbe ingenuo pensare oggi che la diffusione della medicalizzazione, anche di quella della devianza, sia rimasta ancorata ad un mero presupposto disciplinare ed organizzativo. Prova ne sia che se da un lato vi è ormai la stabile acquisizione che il processo di medicalizzazione collettiva della vita (ben prima che della devianza!) sia un processo necessario ed ineluttabile, in quanto rispondente ad esigenze di carattere medico-sociale (tutt'altro che scevre, come sopra rimarcato, da pressioni economiche), dall'altro i processi di individualizzazione che hanno avuto luogo in occidente negli ultimi 30-40 anni non hanno affatto sgretolato i dispositivi di controllo basati sulla medicalizzazione, piuttosto li hanno sottoposti ad una certa mutazione. L'individuo tardo-moderno o post-moderno, differenziato, autonomizzato ed isolato, rappresenta difatti un "oggetto" di attenzione ancor più esposto alle manipolazioni di un potere mai così raffinato, in grado di esprimere controllo sociale non tanto per il diretto ricorso a disciplinarità e sanzioni, quanto attraverso la mirata stimolazione di desideri e la incessante proposizione di modelli, all'interno dei quali l'input alla salute ed al benessere diviene generale, inevitabile e doveroso fondamento del principio di successo individuale.
A ciò si aggiunga che questa volontarietà alla base dell'attuale biopotere si raccorda perfettamente con la volontarietà dell'accesso a certi benefici o servizi erogati proprio in quegli ambiti bio-socio-tecnologici volti a regolare, organizzare e monitorare il comportamento umano.
È chiaro, quindi, come ciò che oggi si definisce come controllo non si focalizza su pratiche costrittive, né su espressioni e comportamenti oppressivi, ma nell'organizzazione e nella contestualizzazione di ciò che è spesso progettato o addirittura desiderato da un libero soggetto: nell'indicargli modelli di vita, di consumo, di prestazione. Salvo poi ritenerlo malato se "non riesce a controllarsi" nei consumi e negli eccessi. Salvo poi stigmatizzarlo se "eccede". Salvo poi colpevolizzarlo se non ricorre alle cure per il suo disturbo.
Il meccanismo opera in particolare sul piano delle sostanze o dei comportamenti "non illegali", dove il consumo è libero, non ostacolato o spesso addirittura costruito attorno a comportamenti socialmente incentivati, senza che tuttavia vengano minimamente messi in discussione i modelli culturali e l'organizzazione sociale ed economica che gravitano proprio attorno a questi consumi.
Ed è a questo punto che intervengono i "saperi esperti" i quali, come ha evidenziato sempre Foucault (vedi Tecnologie del sé ), divengono di centrale importanza nei processi di normalizzazione che partono dalla individuazione delle possibili buone condizioni di salute e dalla definizione delle corrette regole di comportamento a cui i soggetti sono chiamati a conformarsi. Non si tratta più quindi di "sorvegliare e punire" (apparato che richiama paranoici modelli ottocenteschi o modelli inapplicabili) ma di prevenire e curare, preferibilmente all'interno di un approccio riduzionista che si declina in prevalenza su un versante biologico-individuale, riconducendo cioè l'essere umano ad una "semplice questione somatica": ecco infatti che quotidianamente sui giornali leggiamo come sia stato scoperto in un qualche laboratorio il gene, il meccanismo biologico, il tratto somatico di tutto ciò che ci dà fastidio negli altri o che vogliamo giustificare in noi (la violenza, l'aggressività, la tossicodipendenza), o che vogliamo cambiare o di cui ci vergogniamo. Ed ecco allora la pillola - già anticipata e pubblicizzata - che risolverà il problema, e che rappresenta anche la chiusura di un cerchio già delineato.

Dal peccato alla malattia
«Una volta rimosse etichette come crimine e peccato, ciò che viene fatto al deviante è per il suo bene, per aiutarlo invece che punirlo, anche se il trattamento può, in alcune circostanze, rappresentare una pratica restrittiva. Le opinioni del deviante non vengono tenute in considerazione perché egli è considerato un profano inesperto, privo della conoscenza specializzata o del distacco che gli darebbero il diritto di fare sentire la sua voce» (la descrizione è ancora di Freidson).
Il progressivo slittamento di molti comportamenti considerati devianti, incomprensibili, disturbanti dal dominio della Chiesa (è peccato), a quello del Diritto (è reato), per giungere a quello della Medicina (è malattia), comporta tuttavia i rischi di un controllo più strisciante, più subdolo, la cui sostanziale accettazione sociale garantisce spazi di manovra e di legittimazione in territori prima stranieri. Se ieri un uomo doveva essere pio e timorato di Dio, e quindi rispettoso delle leggi e delle convenzioni, oggi l'ideale è quello di un uomo "sano" e la salute (o la mancanza di essa) diventa il luogo ove scoprire e svelare il peccato, la colpa o i propri limiti ed inadeguatezze: si pensi ad esempio al "caso Viagra". Le "nuove sindromi" sono costruite e definite da una algebrica sommatoria di più criteri comportamentali che non si interrogano circa la comprensione dei meccanismi, dei significati, dei vissuti, delle evoluzioni e dei bisogni che tali "dipendenze" sembrano allo stesso tempo circolarmente soddisfare e creare. I problemi e gli ostacoli che le persone incontrano diventano, quindi, diagnosi e il processo prevede la trasformazione e l'accettazione del passaggio da trasgressore a malato.

Oltre la cura: la statistica "preventiva"
Ma lo scenario si va frastagliando, e inizia a sorgere più di un dubbio circa il fatto che la medicalizzazione della società in generale, e la medicalizzazione della devianza in particolare, governino da sole gli attuali processi di controllo sociale. Forse non è un caso che le tendenze nel crime control e nel contrasto alla devianza degli ultimi trenta anni abbiano via via spostato l'attenzione dalle caratteristiche cliniche e sociali dell'autore del delitto alle concrete modalità di commissione dei reati ed alle situazioni ed al contesto fisico ove il reato viene perpetrato.
Così come non è casuale l'emersione di un approccio preventivo cosiddetto attuariale, volto ad operare su una base quantitativa e probabilistica e tendente al controllo tramite una valutazione anticipata del rischio, rinvenibile sia nelle specifiche caratteristiche individuali del singolo soggetto, quanto in quelle generali della classe o del gruppo di cui fa parte, secondo un criterio preventivo, astratto e statistico che non ha più alcun bisogno di quella finalità trattamentale o risocializzante che accompagna, in buona parte, proprio certi processi di medicalizzazione.
Sembrerebbe pertanto configurarsi uno scenario tardo-moderno nel quale il biopotere sa muoversi ed agire in modo fluido ed adattabile, utilizzando strumenti diversi in base alle diverse caratteristiche dei soggetti da controllare: su alcuni di essi può essere più efficace medicalizzare e "trattare", oppure indurre e stimolare; su altri rimane preferibile valutare il rischio ed escludere.


19/03/2008


La condizione del lavoratore nell'era post-industriale: produttore di beni e consumatore di stupefacenti
2008/03/16,22:50

 

 

17-3-08



 

Intervista di Sabatino Annecchiarico con Francesca Coin* - da informationguerrilla.org

Il consumo di sostanze stupefacenti ha precisamente un triplice scopo: stimolare la produzione, manipolare l'essere umano per renderlo piu' simile alla macchina e farlo diventare il piu' possibile docile. Con l'entrata della digitalizzazione nella produzione di beni, negli ultimi decenni il mondo capitalista ha subito una trasformazione nella produzione con alti profitti senza precedenti nella storia.

Allo stesso tempo, si è verificato un aumento del consumo di sostanze psicotrope e di alcol da parte dei lavoratori che producono questi beni, realizzando con il proprio malessere gli alti profitti del capitale. Francesca Coin, nel suo recente saggio “Il Produttore Consumato. Saggio sul malessere dei lavoratori contemporanei” (Ed. Il Poligrafo, Padova, 2006. €23,00) delinea questa trasformazione partendo dalla constatazione
che, secondo la sociologia “ufficiale” «Nell'era post-industriale i lavoratori non sono più il perno della vita sociale. Essi non sono più al centro né delle fabbriche né delle piazze. Il loro ruolo economico e politico è oramai marginale, e parimenti poco importanti sono diventate le loro storie di vita. Ma, a clamorosa smentita di una tale presunta marginalità, all'alba del terzo millennio i lavoratori sono il bersaglio primo delle riforme economiche e politiche del libero mercato, che avanza precisamente sulle schiene della classe lavoratrice mondiale».

Nella sua ricerca lei si sofferma in modo particolare sul crescente ricorso di droghe che fanno i lavoratori, un uso in risposta alle difficoltà e alle loro sofferenze che il mondo del lavoro infligge. Diversi studiosi hanno già trattato questo argomento. Dov'è la novità della sua ricerca?

Fino ad oggi è stato trattato questo problema prevalentemente in chiave psicologica, osservando il malessere dei lavoratori come un male individuale. La novità di questo saggio è l'approccio collettivo con cui ho affrontato questo malessere. Un malessere inserito dentro il mondo stesso della produzione capitalista.

Lei sostiene che questa produzione di beni è connessa, in modo inestricabile, con la produzione di malessere di chi produce questi beni. Da dove parte per sostenere queste affermazioni?

Nel mondo capitalista abbiamo un mercato del lavoro che richiede sempre un maggiore sforzo da parte del lavoratore, sia nell'aumento delle ore lavorative che nell'intensità propria del lavoro. Osservando i paesi in cui le ore di lavoro variano tra 12 e 72 ore continuative, senza interruzione, ad esempio quelle delle zone di libero scambio commerciale del Centro e un Sud America, spesso le anfetamine sono somministrate direttamente dal datore di lavoro con lo scopo di portare a termine turni di lavoro massacranti. Si è passati da un assenteismo a un iper-presenteismo sul posto di lavoro.

In Europa accade la stessa cosa?


Abbiamo in Europa le testimonianze dei sindacati inglesi, che ci fanno sapere che la gran parte dei lavoratori inglesi hanno problemi di tossicodipendenza e di alcolismo. In Italia la cosa non è molto diversa. Si dice con leggerezza che la tossicodipendenza riguarda prevalentemente i giovani. Giovani studenti: una generazione spesso collegata con le stragi del sabato sera. La realtà è diversa. Il 70% dei consumatori di droghe non è costituito da studenti bensì da lavoratori dipendenti. C'è un forte malessere dei lavoratori in fabbrica, i turnisti ad esempio, compensano questo malessere con l'uso di droghe e farmaci. Questo fatto è dovuto a due bisogni effettivi della produzione capitalistica: quello di lavorare sempre di più e quello di consumare sempre di più. Da una parte c'è bisogno dell' iperlavoro, il quale è in continua crescita, utile ad abbassare i costi di produzione. Dall'altra c'è il bisogno di consumare quello che si produce. Siamo paradossalmente in un'epoca della storia in cui la possibilità di consumare è la più alta in assoluto: tanti beni a disposizione. Ma nello stesso tempo, tale consumo non aiuta l'emancipazione dei lavoratori, bensì principalmente la produttività economica e l'obbedienza politica. Il consumo di sostanze stupefacenti ha precisamente un triplice scopo: stimolare la produzione, manipolare l'essere umano per renderlo più simile alla macchina e farlo diventare il più possibile docile. Un esempio di tale “pacificazione” è il modo in cui nel 1968 l'LSD fu somministrata in massa ai contestatori nordamericani quale “antidoto all'attivismo politico”.

Alla luce di tutto ciò, come reagisce il sindacato in Italia?

In Italia il sindacato reagisce come può, nel senso che in un contesto caratterizzato dalla decentralizzazione produttiva il sindacato è sempre più stretto dalla necessità di garantire il posto di lavoro e mantenere la capacità contrattuale del salario. Schiacciato tra queste due realtà, il sindacato chiude un occhio a tutto il resto. Ed è così che emerge un sindacato senza una autentica forza contrattuale, risorse politiche o motivazioni per affrontare il disagio dei lavoratori.

Ci sono esempi che testimoniano questa debolezza sindacale?

Nell'inchiesta che ho fatto nella zona industriale del Nordest d'Italia, di alta densità produttiva, volevo verificare quanti lavoratori facessero uso di droghe o di antidepressivi. Di fronte alla mia ricerca il sindacato si è tenuto in disparte, non ha preso una posizione esplicita.


E le politiche dei governi, che ruolo hanno?

Le politiche dei nostri governi sono connesse all'economia dello Stato e quindi soggette alle necessità di profitto della produzione capitalistica. In quest'ottica essi fanno leggi che puntano sempre di più alla precarietà e alla flessibilità del lavoro, invece che al benessere dei lavoratori.

A questo punto la soluzione sfuma.

La soluzione al problema? No, non sfuma. La cosa che mi preme sottolineare è che il benessere dei lavoratori non è marginale alla lotta dei lavoratori stessi o del sindacato. È centrale. L'opposizione collettiva è l'unica possibilità d'uscita da quella disperata ricerca di auto-gratificazione dalle dipendenze. Come scriveva Jervis negli anni settanta, la nevrosi operaia si sviluppa nella misura in cui l'operaio non riesce ad inserire in una struttura collettiva di protesta il proprio rifiuto, perché l'unica terapia è l'azione politica dei lavoratori. in questo senso non c'è stato provvedimento in Italia ed in Europa in cui il desiderio governativo di trasformare il lavoro in un processo precario, flessibile e sottopagato non sia stato accolto con una vera e propria lotta nelle piazze. Vi è stata una grande risposta quando si è voluto cancellare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ancora una volta sono stati gli stessi lavoratori a mostrare la soluzione.

Lei fa riferimenti espliciti al coinvolgimento dei governi?

Se guardiamo il mercato delle droghe nel corso della storia vediamo che spesso i governi occidentali sono stati implicati in un modo o in un altro nella somministrazione di sostanze psicotrope alle popolazioni. Se ci pensiamo, il consumo di massa di sostanze psicotrope è cominciato con la rivoluzione industriale prima e con il colonialismo poi, quando questo commercio era considerato non solo uno strumento vantaggioso dal punto di vista economico, ma anche uno strumento di pacificazione politica. Si pensi solo alla politica coloniale dell'impero britannico nei confronti della Cina, o al colonialismo olandese e francese nei confronti dell'Indonesia e del Vietnam, o al ruolo delle droghe nell'aumentare la ferocità conquistatrice dell'esercito statunitense, o allo smercio di massa di LSD tra i manifestanti di San Francisco negli anni Sessanta per ridurne le istanze di mobilitazione politica. Nei ghetti neri degli Stati Uniti, ancora una volta la risposta l'hanno data i lavoratori, che hanno messo in atto una campagna di mobilitazione e denuncia contro il governo nordamericano, dopo che per decenni questo aveva facilitato la diffusione di droghe pesanti nei ghetti così da rispondere al problema dell'elevata povertà delle inner cities con lan criminalizzazione dei poveri.

Abbiamo parlato del mondo di produzione capitalista, dove esiste un padrone, che è il proprietario della produzione e dei lavoratori. Esistono tuttavia esperienze di lavoro dove sono gli stessi lavoratori a gestire la produzione senza i padroni proprietari. Un esempio di riferimento sono le fabbriche occupate in Argentina. Secondo lei, qui accade la stessa cosa? Si verificano gli stessi malesseri e lo stesso consumo di droghe?

Non ho fatto un'accurata ricerca nelle fabbriche recuperate in Argentina, ma ho visto che, laddove il lavoratori si autorganizzano, laddove il lavoratori si realizzano come persone nell'ambito della stessa produzione di beni, laddove i lavoratori sono liberi di decidere, essi non hanno bisogno dei psicofarmaci per poter lavorare. Per cui, quello che ho visto nelle fabbriche in cui la dignità e la responsabilità del lavoratore diventa protagonista della stessa produzione, il sogno del benessere dei lavoratori non ha bisogno di appagarsi con le droghe.

*Sociologa e ricercatrice nell'Universita' Ca' Foscari di Venezia e presso la Georgia State University di Atlanta (USA)

A cura di Sabatino Annecchiarico
Gli scout del 21mo secolo: 47% dice si' alla marijuana
2008/03/16,11:10
Gli scout del 21mo secolo: 47% dice si' alla marijuana
 
L'82% ritiene possibile ubriacarsi, il 47% fumare marijuana, oltre il 90% accetta il sesso prematrimoniale e piu' del 42% non esclude di poter far sesso con una persona sposata. E' ritratto degli scout che emerge da una ricerca condotta su 2.522 aderenti al movimento provenienti da 25 paesi europei e iscritti a 39 diverse associazioni scout, di eta' compresa tra i 16 e i 21 anni. Sono stati sentiti 1.284 maschi e 1.238 femmine, di cui il 45% di nazionalita' italiana. La ricerca e' stata presentata ieri nella sede della Provincia di Firenze.

Dal questionario emerge una apertura verso la trasgressione che si allinea agli atteggiamenti prevalenti anche nel mondo giovanile non scout e dominanti nella cultura contemporanea, dove e' un dato di fatto la relativita' dell'etica e del senso di legalita'. Il 39% degli intervistati non esclude di poter abortire, mentre quasi il 91% pensa di poter usare materiale digitale piratato. Quasi il 50% del campione e' credente, il 16% si dichiara 'in ricerca', il 15% dice di essere credente ma di non riconoscersi in nessuna confessione religiosa.
L'81% del campione e' cattolico.

Gli scout europei, afferma ancora la ricerca, si sentono per il 50% prevalentemente legati alla nazione e alla citta' di provenienza e, solo in seconda istanza, si proietta sull'essere cittadini del mondo (48%) e poi dell' Europa (39%). Tanti sembrano essere delusi dalla politica: il 30% non ha nessuna fiducia nei partiti, il 20% non ne ha nei funzionari dello stato e nei militari, il 42,5% non ha fiducia nei politici. Al contrario, i giovani continuano a riporre fiducia nella famiglia, oltre il 70%, nei loro capi scout (il 35%) e negli scienziati (20%).
Milano. Polizia: denunciati in un anno quasi 600 consumatori di droga
2008/03/14,10:46
 

 
  Nel periodo compreso tra il 26 marzo 2007 e 10 marzo 2008 l'Unità operativa criminalità diffusa (Uocd) della Questura di Milano ha arrestato 769 persone e ne ha denunciate 463. La stragrande maggioranza delle persone fermate è rimasta coinvolta in operazioni contro lo spaccio di stupefacenti, che hanno portato anche alla segnalazione all'autorità prefettizia di 538 consumatori di droga
effetti positivi della cannabis per l'Alzheimer
2008/03/12,19:06
 
Gb. Ricerca israeliana e spagnola sugli effetti positivi della cannabis per l'Alzheimer
 
 Un medicinale a base di cannabis potrebbe migliorare la memoria nei pazienti con l'Alzheimer. La rivelazione e' stata fatta da scienziati israeliani e spagnoli al Royal Pharmaceutical Society, in Gran Bretagna.
"Il composto della cannabis potrebbe significativamente migliorare gli effetti della perdita della memoria nei malati, ma occorre stare attenti al THC", hanno dichiarato nel loro intervento i ricercatori.
Dieci anni fa, fu lanciato dalla Royal Pharmaceutical il protocollo per dimostrare l'efficacia terapeutica della cannabis, da cui sono partiti i tests clinici del Governo sui benefici della sostanza per i malati di sclerosi multipla.
Il professor Raphael Mechoulam, della Hebrew University di Gerusalemme, nelle sue ricerche ha inoltre scoperto che la cannabis potrebbe essere utile nel combattere i sintomi del diabete di Tipo 1. "Per questo sono necessarie ulteriori ricerche sui potenziali benefici di un medicinale, senza THC".
Il professor Tony Moffat, presidente del simposio, ha dichiarato nel suo intervento che negli ultimi dieci anni sono stati fatti molti progressi, ma sono necessarie ulteriori ricerche.
Un medicinale a base di cannabis e' gia' disponibile in Canada.
Rapporto Incb: Europa secondo mercato mondiale di cocaina
2008/03/12,12:45
 
Mondo. Rapporto Incb: Europa secondo mercato mondiale di cocaina
 
 E' ai giovani italiani che spetta la maglia nera per il consumo di cannabis, in crescita di 5 punti percentuali dal 2001 al 2005 (dal 6,2% all'11,2%). Lo evidenzia il rapporto annuale per il 2007 dell'International narcotics control board (Incb), che spiega come l'Italia vince la palma del paese maggior consumatore di cannabinoidi insieme alla Spagna, mentre conquista il terzo posto (dopo Spagna e Regno Unito) per la cocaina.
L'Europa e' poi il secondo piu' importante mercato per la cocaina (il primo sono gli Usa), con l'Italia al terzo posto per i consumi (2,1%), dietro solo a Regno Unito e Spagna. Il trend generale per i consumi di polvere bianca segna, comunque, un aumento, mentre rimane stabile se non in declino il consumo di eroina nell'Europa centrale e occidentale. Due sono gli elementi principali che emergono dal rapporto annuale dell'International narcotics control board: il primo riguarda il crescente traffico di precursori chimici per la produzione di stupefacenti (eroina in particolare) che transitano dall'Asia occidentale e dall'Africa, grazie anche alla mancanza di leggi adeguate in questi paesi. Il secondo e' la creazione di rotte sempre piu' consistenti di traffico che dall'America Latina raggiungono l'Europa attraverso l'Africa occidentale, un trend gia' denunciato l'anno scorso nel rapporto dell'Unodc (Ufficio dell'Onu sulle droghe e la criminalita').
La stima di Interpol parla di circa 200-300 tonnellate all'anno che entrano in Europa per questa via.
Un passaggio che lascia il segno: l'abuso di cocaina e' in fortissimo aumento tra gli africani, favorito dall'ignoranza della popolazione riguardo ai problemi legati alla droga. Per l'Africa passa anche molta eroina, che arriva nel Corno d'Africa per via aerea dall'Asia sud-orientale per passare poi in Europa.
In aumento anche la coltivazione di cannabis, consumata in loco ma spesso smerciata sui mercati europei e nordamericani. La cannabis rimane la droga piu' consumata in Europa, con Italia e Spagna come paesi con la maggior percentuale di utilizzo. In Italia questo numero sta addirittura aumentando (dal 6.2% di giovani e adulti nel 2001 all'11,2% del 2005), mentre in Spagna la cifra e' stabile.
Aumenta l'uso della cocaina nei paesi dell'ex Urss e nei Balcani. In totale in Europa (dall'Atlantico alla Russia inclusa) la popolazione degli eroinomani e' di 3,3 milioni.
In America Latina, la coltivazione di coca rimane stabile, ma il crimine organizzato continua a mantenere con la violenza e la corruzione la propria presa sul territorio. Ma al contrario di quanto avviene in Africa, dove il traffico e' questione recente, non si segnalano particolari situazioni di abuso della sostanza.
Successo, invece, per le politiche di riduzione negli Stati Uniti: e' stato quasi raggiunto l'obbiettivo di ridurre del 25% in 5 anni l'abuso di cannabis, anfetamine ed eroina. Preoccupante invece la situazione in Afghanistan: la coltivazione di papaveri da oppio cresce senza controllo, mentre il problema si sta riducendo sensibilmente nel Sudest asiatico.
Sempre in Asia, aumentano i consumi di anfetamine e metanfetamine, mentre sta cominciando un'attivita' di penetrazione del mercato da parte dei trafficanti di cocaina.
Traffico aiutato da basi nei piccoli staterelli insulari del Pacifico, che hanno seri problemi nel controllo delle frontiere.
Australia e Nuova Zelanda invece continuano a segnare i piu' alti tassi mondiali di consumo di cannabis e composti anfetaminici. Il rapporto di Incb fa poi il punto sulla proporzionalita' dell'azione giudiziaria contro i crimini legati alla droga.
Nonostante siano stati fatti progressi dal 1996, quando la questione era stata sollevata l'ultima volta, vi sono ancora molti paesi che impiegano risorse eccessive per punire i 'pesci piccoli' e i consumatori, rispetto a quanto si fa per i 'pesci grossi' che controllano il traffico. Rispetto ai 'pesci piccoli' infatti non c'e' una comune morale in tutti i paesi, e molti di questi utilizzano indiscriminatamente il carcere anche per i consumatori. Il risultato e' che in tali paesi i tossicodipendenti o i semplici consumatori compongono la maggioranza della popolazione carceraria.
I governi dovrebbero poi avere un'attitudine meno morbida nei confronti di quelle star pizzicate in situazioni di abuso, dato che i loro stili di vita fanno da modello per tantissimi giovani.
L'Incb e' stato istituito nel 1968 come organismo indipendente e quasi-giuridico per controllare l'implementazione delle convenzioni Onu sulle droghe.
campagna contro i posti blocco della GdF agli eventi reggae a Bari.
2008/03/08,19:37

 

Salve, vorrei segnalarvi la nostra campagna contro i posti blocco della GdF agli eventi reggae a Bari.
Saremmo lieti di una vostra adesione di solidarietà, come gruppo od organizzazione, o anche come singoli, al nostro appello riportato qui sotto.
E’ possibile aderire rispondendomi per email, o ancora meglio lasciando un commento all’appello nel blog, nella pagina delle adesioni
http://lamusicanonsiblocca.wordpress.com/comunicato-e-appello/elenco-adesioni/
Saluti e grazie per l’attenzione.

Mimmo
Coordinamento artisti reggae nella provincia di Bari
http://www.lamusicanonsiblocca.wordpress.com

La musica non si blocca!
Il reggae a Bari contro la criminalizzazione della vita notturna e per la depenalizzazione della cannabis.

Gli operatori e gli artisti legati alla scena musicale del reggae in puglia, intendono denunciare pubblicamente un singolare fenomeno di accanimento repressivo nei loro confronti.
La questione è di interesse generale, perchè riguarda un notevole spreco di energia e di risorse pubbliche che danneggia la vera lotta alla criminalità ed ai traffici illeciti, preferendo piuttosto criminalizzare un fenomeno musicale in quanto tale, fermando e controllando migliaia di suoi semplici utenti, e colpendo decine di ragazzi colpevoli solo del possesso di piccole quantità di hashish o marijuana.
Ma veniamo ai fatti. Da circa un anno ormai, la Guardia di Finanza in terra di Bari impiega uomini e mezzi in quantità nella lotta contro il reggae. Avete letto bene, non contro la mafia, l’evasione fiscale, l’alcolismo e le sostanze pericolose in generale ma contro la musica reggae.
E’ un dato di fatto ormai che sistematicamente, qualsiasi evento musicale grande o piccolo in provincia di Bari, purchè promozionato come “reggae”, viene monitorato dalla Guardia di Finanza. A pochi metri dall’ingresso dei locali vengono allestiti posti di blocco spropositati, con almeno sei auto e decine di agenti, unità cinofile e bilancini. Questo vuol dire soldi, straordinari per chi lavora di notte nei fine settimana, e super utilizzo di mezzi come i cani che poi sono stanchi per le cose più serie.
Anche per iniziative che richiamano poche centinaia o adirittura decine di utenti, sono stati disposti spiegamenti di forze degni di raduni di massa.
Tutto il pubblico viene sistematicamente intercettato e perquisito ogni volta, anche per più eventi alla settimana, con il semplice risultato di collezionare verbali di sequestro per due o tre “spinelli” ogni tanto. Tanta sistematicità ha due effetti principali: scoraggiare l’utenza a seguire eventi di questo genere musicale, e garantire l’impunità ai veri spacciatori che sanno benissimo quando e dove troveranno i controlli.
La scelta delle forze dell’ordine è quella di accanirsi e di impiegare risorse nella repressione dell’uso delle cosidette “droghe” leggere, cannabis e derivati, quando invece il vero pericolo per la salute e la sicurezza è l’abuso di altre sostanze diffusissime: alcol sopratutto, ma anche tante altre potenti droghe chimiche.
A Bari ci sono funzionari che impiegano il loro tempo a collezionare i volantini delle feste reggae ed a leggere i forum specializzati su internet, solo perchè da sempre questa scena musicale si è apertamente espressa a favore della liberalizzazione delle droghe leggere. Una rivendicazione condivisa da larghe fascie della società civile e supportata dai più autorevoli settori della scienza e della cultura internazionali.
I responsabili dell’ordine pubblico però dovrebbero anche sapere che questa consapevolezza favorisce un sostanziale disinteresse verso sostanze davvero pericolose. Tutti i gestori dei locali sanno che quando ospitano eventi reggae devono fare i conti con uno scarso rendimento del bar, per un consumo di superalcolici inferiore alla media. Le risse e gli incidenti, favoriti dall’uso di sostanze eccitanti, sono più rari che altrove. La cultura della musica reggae è piuttosto veicolo di messaggi positivi, ecologia, antirazzismo, solidarietà, impegno sociale e spiritualità.
Non affermiamo questo per criticare altre abitudini e forme d’arte, ma solo per riaffermare le specificità culturali positive espresse da questa musica che ora viene attaccata. La criminalizzazione della vita notturna in quanto tale è sempre sbagliata: non tutela realmente la salute e la sicurezza, in quanto ostacola la socialità e l’arte, favorisce l’isolamento degli individui ed i traffici dei veri criminali.
Noi operatori e artisti vogliamo sapere qual’è la volontà politica dietro queste operazioni della GdF a Bari, chi le decide, qual’è il vero scopo e quali sono i veri risultati di questo utilizzo mirato di risorse pubbliche.
Rivendichiamo il diritto della gente a recarsi alle nostre iniziative senza essere automaticamente trattenuti e umiliati da noiosi ed inutili controlli. Riaffermiamo il carattere progressivo ed edificante della nostra cultura, che non merita di essere soffocata da una vera e propria campagna persecutoria istituzionale.
Auspichiamo la depenalizzazione delle droghe leggere, per un utilizzo più efficace e meno ideologico delle risorse in materia di ordine pubblico e salute.

L’assemblea degli artisti reggae in terra di Bari (in ordine alfabetico):

Amlak Dub (sound system)
Barireggae.it (portale web)
Chop Chop (band)
Double Dose (crew)
Dread Movement (crew)
Heavy Hammer (crew)
High Grade Conqueror (sound system)
I&I Project (sound system)
Kings of Kings (crew)
Murgia Youth (crew)
Ragga Meridional (crew)
Rhomanife (band)
Shanty (crew)
Small Axe (crew)
Soundsystem.it (portale web)
South Love Vibration (crew)
Suoni Mudù (band)

la sinistra l'arcobaleno...e le droghe
2008/03/08,19:24
Italia. Droghe, temi eticamente sensibili o insensibiiltà della politica? Spazio di discussione
 

Nella "Sinistra l'arcobaleno" si attiva uno spazio pubblico di discussione per riscrivere la grammatica sulle droghe.
Ecco l'appello
 
 Sulle droghe ripartiamo da capo, ripartiamo da sinistra, per riflettere sui nostri errori e sui nostri limiti, sulle nostre debolezze e sui nostri punti di forza. Ripartiamo insieme per comprendere  perché non siamo riusciti a cambiare la legge Fini – Giovanardi,  e per capire perché,  la cultura di questo paese è diventata così permeabile alle sirene della zero tolleranza anche su questo argomento. Molto ed ancora più di prima c’è e ci sarà da fare su questo terreno, ci sarà bisogno di riparlarsi, di recuperare  il solco sempre più largo tra la politica ed il sociale, tra operatori e consumatori e contaminare le nostre riflessioni con altri mondi e percorsi, come quello della politica delle donne e della non violenza. Questi percorsi ci parlano di libertà di scelta e consapevolezza, di autodeterminazione e di liberazione, di laicità e democrazia, di mediazione sociale e empowement dei territori. Sentiamo l’esigenza di riscrivere nel processo di costruzione della Sinistra Arcobaleno una grammatica dei termini e dei significati su questo terreno, sentiamo l’esigenza collettiva di ridare senso alle nostre pratiche sociali, sentiamo l’esigenza di definire un pensiero sulle droghe che tenga conto delle trasformazioni sociali intervenute negli ultimi decenni, e che apra il confronto  su argomenti come il piacere, l’etica, l’autonomia della persone, la mission degli operatori sociali. A differenza di chi vuol congelare i cosidetti temi eticamente sensibili noi pensiamo che siano insensibili eticamente quelli che evitano questa discussione in campagna elettorale, convinti come siamo che i diritti sociali e quelli civili, e con essi le libertà insieme avanzano o insieme arretrano.
 
Il primo spazio pubblico di discussione si terra' venerdi 14 marzo a Roma alle ore 14 presso la sede di Carta in via Scalo San Lorenzo 67.
 
Per aderire invia una mail a  ilsocialealcentro@libero.it
 
Per discuterne:  http://www.sinistrasociale.it/?p=219
 
Hanno finora aderito
Claudio Cippitelli  - Grazia Zuffa – Direttirice Fuoriluogo -  Francesco Maisto ( Sostituto procuratore Milano) -  Mario German de Luca,( associazione La tenda) -Stefano Vecchio (direttore del Dip. Farmacodipendenze) Asl NA1 – CNCA Toscana – Beatrice Bassini ( psicologa Ser.t Bologna) – Punkreas - Simonetta Bruschini ( Cnca Umbria) - Giorgio Mariotti (operatore di strada, Perugia) -  Fabio Scaltritti ( Comunità San Benedetto al Porto - Genova ) - Felice di Lernia – ( Cooperativa oasi 2), -  PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) – Dario Vergassola -  Francesco Piobbichi (responsabile politiche sociali PRC) -  Paolo La Marca (responsabile italiano della Conferenza Latina per la Riduzione del Danno) -  Andrea Tesini – (Assistente Sociale Ser.t  Bologna) - Stefano Carboni – ( Responsabile droghe PRC toscana ) - Jakopo Galmacci – (operatore di strada, Umbertide pg) – Il parto delle nuvole pesanti - Mefisto (Million Marijuana March  Italia) – Don Pasta -  Associazione Canapa Life  - Pino Cucci, (Pazienti Impazienti Cannabis )  – Gianluca Mannucci – operatore delle dipendenze pg - Ylenia Daniello ( responsabile droghe PRC Roma ) – Sergio Giovagnoli Arci - Tonino Dangelo - Roberta Fantozzi (segreteria nazionale PRC - Area diritti sociali immigrazione)  -  Maria Teresa Silvestrini Consigliera comunale PRC Torino - Luigi Cancrini – responsabile politiche sociali PDCI –  Giovanni Russo Spena, Capogruppo al Senato PRC -  Andrea Fornai Associazione Nojerksite –  Federico Tomasello portavoce Giovani comunisti – Migliore Salvatore ( educatore di strada –Roma) – One lowe hi pawa – Vittorio Agnoletto (Europarlamentare PRC –SE ) – Patrizio Gonnella – Biscazulu -  Damiano Stufara (assessore alle politiche sociali regione Umbria) - Stefano Bertoletti – ( Cooperativa CAT Firenze, area prevenzione) -  Ingo Stockel (Referente Area Dipendenze: Coop. Parsec) -Damiano Stufara (assessore alle politiche sociali regione Umbria) – Marco Battini ( Resp. Area Lavoro Strada,Responsabile Area Lavoro di Strada C.S. Papa Giovanni XXIII) - Andrea Morniroli - Cantieri Sociali -  Elena de Filippo - Presidente cooperativa Dedalus – Mau Mau – Danele Farina Deputato PRc – Francesco Caruso Deputato Prc – Achille Saletti, Saman   – Arpioni – Stauto - Frida Meozzi operatrice sociale - Leonardo Ragozzino -  Elisabetta Piccolotti, Portavoce Nazionale Giovani Comunisti/e - Marina Impallomeni -
 
Chi controlla il controllore
2008/03/07,17:59

 

Arrestato un finanziere con 60 chili di droga

CAGLIARI (7 marzo) - Un militare della Guardia di Finanza di Cagliari è stato arrestato dagli agenti della Polizia di Stato perchè trovato in possesso di dieci chilogrammi di cocaina e di 50 chili di hascisc. L'uomo, Sergio Coppola, di 35 anni, napoletano, era sbarcato alcune ore prima dalla nave proveniente da Napoli.

Il finanziere era da tempo sospettato e ieri è scattato per lui un controllo della Polizia. È giunto in Sardegna nel porto di Olbia e si è diretto con l'auto verso Cagliari. Nei pressi del capoluogo è stato fermato e in un vano sotto il cofano posteriore è stata trovata la droga, circa 60 chilogrammi di cocaina e hascisc. L'uomo è stato rinchiuso in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria.

 

Napoli. Arrestati quattro poliziotti per traffico di stupefacenti
 
 
Quattro poliziotti in servizio al commissariato di Afragola sono stati arrestati con l' accusa di traffico di stupefacenti, peculato e concussione, nell' ambito di una inchiesta della Dda di Napoli.
I quattro di 51, 47, 30, e 34 anni, sono indagati per aver consegnato piu' volte droga ad uno spacciatore della zona di Caivano (NA), affinche' questi la rivendesse nel Parco Verde, un degradato rione considerato una importante piazza di spaccio.
Le indagini, avviate a seguito di una denuncia dello stesso spacciatore, sono state svolte con servizi di osservazione e pedinamento che hanno permesso di documentare gli incontri tra i poliziotti e lo spacciatore e la riscossione, da parte dei poliziotti, dei soldi incassati dalla vendita della droga.
Nel corso delle indagini e' emerso che allo spacciatore veniva consegnata per la vendita la droga sequestrata in occasione di operazioni di polizia
 
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