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MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

caso Bianzino, la perizia non ha risolto il mistero
2008/02/12,15:43

 

Da Il Manifesto, di Emanuele Giordana - 9 febbraio 2008

I medici legali della procura dicono che Aldo morì per un aneurisma. Cause naturali dunque. Ma troppe zone d’ombra dai contorni confusi restano senza risposta. Tocca ora al magistrato decidere come procedere per scoprire una verità senza macchie e interrogativi.

Aldo Bianzino morì per cause naturali. La perizia medico legale depositata dai dottori Anna Aprile e Luca Lalli sembra non avere grandi dubbi e tutti i dati "depongono per una emorragia sub-aracnoidea dovuta a rottura aneuristica" che produsse "un’insufficienza cardio-respiratoria". Che uccise Aldo. Inoltre il suo corpo non riporta traumi evidenti il che fa scrivere ai due medici che "la possibilità che Bianzino possa avere subito un insulto traumatico anche modesto in grado di produrre la rottura dell’aneurisma cerebrale deve essere considerata un’ipotesi non supportata da alcun dato biologico".

Un trauma per la verità c’è, al fegato. Che risulta strappato e lacerato. Ma, come attesta la letteratura medica, casi di massaggio cardiaco che hanno portato a questi risultati, pur se rari, ne se trovano.

Aldo Bianzino entrò nel carcere Perugino di Capanne il 12 ottobre dell’anno scorso. Stava bene. Era "calmo e tranquillo". Poi la mattina del 14 un aneurisma, un piccolo rigonfiamento di un vettore sanguigno, esplode. Viene soccorso alle 8 dopo che una guardia si accorge del suo corpo inanimato sul lettino della cella. I medici del carcere le provano tutte: gli fanno anche un massaggio cardiaco che dura 22 minuti. Inavvertitamente gli fanno a pezzi il fegato. Ma non c’è nulla da fare. Quando arrivano i dottori del 118 c’è solo, alle 8.30, da constatare il decesso. Tutto è chiaro, limpido quasi certo.

La perizia ammette alcune zone d’ombra. Si spinge addirittura a scrivere che "può ascriversi a lata ipotesi" l’idea che Aldo "possa essere stato colpito con modalità in grado di mascherare lesività esterne". Suggerisce che forse, visto che tra l’emorragia e la morte passarono alcune ore, da due a otto, qualcosa si poteva fare pur se resta difficile determinare cosa. Forse.

In buona sostanza Bianzino aveva nel corpo una bomba a tempo che prima o poi sarebbe esplosa: fu colpa del carcere se accadde in quel momento? La perizia non sembra escluderlo ma esclude che vi sia stato un evidente elemento scatenante. A restare alle parole fredde della perizia, e ai commenti a caldo delle guardie penitenziarie di Capanne che hanno accolto con sollievo le conclusioni dei due medici incaricati dalla procura, tutto sembra procedere senza una grinza. Un uomo condannato dal suo destino vascolare entra in carcere così come sarebbe potuto entrare in pasticceria.

La bomba a tempo lavora contro di lui. Esplode quando meno se la aspetta. Muore nel suo letto forse senza un lamento chissà se chiamando aiuto (gli altri detenuti dicono che lo fece) durante un lasso di tempo di due-otto ore. Sconvolto decide anche, chissà come, di mettersi completamente nudo. O furono i medici a spogliarlo forse cercando l’origine del male oscuro in momenti di tensione che, per massaggiargli il cuore, fecero loro lacerare il fegato a un uomo già morto? Il 118 lo trova nudo in corridoio, altra bizzarria descritta dai referti.

Alle 8.30 ne constata il decesso e poi però, tre quarti d’ora dopo, un funzionario del carcere va a chiedere a Roberta Radici se suo marito ha inghiottito qualcosa perché è in coma. Una finzione apparentemente senza senso per una morte naturale. Ma tutto ciò è ora compito del magistrato che ha in mano una perizia che non risolve se non il particolare che Bianzino morì di aneurisma. Una sacca di sangue che si rompe per maturità o per un aumento della pressione arteriosa dovuto, dice la letteratura, a svariate cause: dall’attività sessuale a un forte stato di tensione emotiva, di ansia. Dopo tanti "si dice" la perizia medica adesso c’è. Ma troppe domande restano ancora senza risposta.

Due giorni fa Roberta Radici ha incontrato Franca Rame. L’ex senatrice le ha promesso che seguirà il suo caso con attenzione e farà tutto il possibile per aiutarla nella sua ricerca della verità sulla morte del compagno. La Rame aveva già annunciato la sua intenzione di dare vita ad un grande spettacolo teatrale, i cui proventi saranno devoluti interamente ai figli ed alla compagna di Aldo.

Un caso chiuso? parla l’avvocato

La perizia è "generica e lacunosa"secondo Massimo Zaganelli, legale di Roberta Radici: "lascia aperti troppi interrogativi. E non mi piace un clima orientato a una generica omissione di soccorso per la quale tutto si può risolvere in sede civile. Paga lo stato e il caso è chiuso"

La perizia esclude traumi e dice che Bianzino morì per un aneurisma...

Cominciamo dai traumi. La perizia parla chiaramente di quelli al fegato: distacco e lacerazione.

Dovute a massaggio cardiaco...

Si citano autorevoli ricerche scientifiche ma bisogna leggerle: casi rarissimi che lasciano del tutto indifferenti. Si può escludere un evento violento perché nella letteratura c’è qualche caso di massaggio mal fatto?

Ma fu l’aneurisma la causa della morte…

Possibile certamente, ma la stessa perizia fa emergere molteplici casi che possono produrlo. Quale fu per Bianzino l’elemento scatenante? Non certo uno "stress" per limitazione della libertà. Tutti sanno che nel suo caso si esce di prigione dopo due giorni. E Bianzino, al suo ingresso in carcere era, "calmo, lucido, collaborante....". Poi però quella notte succede qualcosa. Cosa? Pare che sia uscito dalla cella almeno tre volte... Ma c’è altro.

Cosa?

Bianzino viene trovato dai medici del 118 nel corridoio vicino alla cella. Nudo. Nudo e in corridoio? E come si spiega la cicatrice nella regione sacrale che compagna, moglie e figli dicono di non avere mai visto? Troppi misteri irrisolti che vanno oltre la perizia, alla quale manca, mi lasci dire, il parere di un neurochirurgo.

Come che sia ci fu omissione di soccorso?

Se lei vuol dire che Bianzino poteva essere salvato, mi pare evidente. Un aneurisma, preso in tempo, e qui si la letteratura aiuta, può essere fermato. Clippato, come si dice. La perizia ammette che, dal momento iniziale al decesso potrebbero essere passate da due a otto ore. Un tempo enorme. Cosa accadde in quel lasso di tempo?

In caso di archiviazione?

Ci opporremo. Bisogna vederci chiaro in queste zone d’ombra che restano al momento troppo estese

5 grammy per amy
2008/02/12,15:35

LOS ANGELES - Il visto per gli Stati Uniti è arrivato troppo tardi, ma la forzata assenza non ha impedito alla cantante britannica Amy Winehouse di stravincere alla cinquantesima edizione dei Grammy Awards, gli Oscar della musica: ne ha vinti cinque.

La Winehouse,24 anni, ha vinto i premi della canzone dell'anno, artista rivelazione dell'anno, disco dell'anno, miglior interprete pop femminile, miglior album pop. Dopo il conferimento dei premi, l'artista ha cantato via satellite da Londra.

Non era a Los Angeles perché le era stato rifiutato il visto per gli Stati Uniti e quando finalmente è arrivato, la cantante, appena uscita da una clinica per trattamenti di disintossicazione, ha detto che ormai era troppo tardi per partire.

Non solo Amy
2008/02/12,15:29

 

Gianluca Grignani: si', ho usato cocaina

 
Gianluca Grignani torna a parlare, dopo un anno e mezzo di silenzio, dell'indagine della polizia sul traffico di cocaina che lo ha visto coinvolto lo scorso agosto.
Il processo è ancora in corso e le accuse sono di aver ceduto gratuitamente della cocaina ad una persona durante una festa.
"Non ricordo l'episodio specifico -ha dichiarato il cantante al settimanale 'Vanity fair' in edicola domani- ma non escludo che sia successo. Perché è vero che ho fatto uso di cocaina".

Grignani ha ammesso di drogarsi sin da ragazzo "perché lo facevano gli altri, per divertimento, soprattutto per la voglia di provare". "La cocaina distorce la percezione reale delle cose  pensi che ti faccia stare meglio e, invece, amplifica i tuoi problemi. Ti dà l'impressione di avvicinarti agli altri, perché sniffi in compagnia, ma, in realtà, ti allontana dalle persone". Dopo essere finito su tutti i giornali Gianluca Grignani ha deciso di smettere con le droghe: "Non vorrei doverlo dire, ma quel casino un po' mi ha fatto bene, mi ha svegliato".

Un pensiero è per sua figlia, Ginevra, di tre anni: "il fatto di aver provato la droga, mi consentirà di trovare il modo migliore per convincerla a non farlo e credo di avere un'arma in più rispetto a chi questa esperienza non l'ha fatta". Fiducioso per principio nelle donne che definisce esseri speciali, il cantante cita come esempi Hillary Clinton ("spero diventi presidente") e Emma Bonino. Su quanto la droga possa servire a comporre canzoni si è dimostrato scettico: "È vero che negli anni Settanta molti musicisti facevano uso di stupefacenti, ma sono convinto che se anche John Lennon non avesse mai fumato una canna in vita sua, 'Imagine' l'avrebbe scritta lo stesso".

Dopo questa spiacevole vicenda il cantautore milanese ha deciso di ripartire dal Festival di Sanremo, il suo quinto, dove presenterà 'Cammina nel sole', il brano che darà il nome al suo nuovo album in uscita il prossimo 14 marzo.
Diritto alle cure per detenuti anche se dipendenza e' solo psicologica
2008/02/12,15:18

 

Diritto alle cure per detenuti anche se dipendenza e' solo psicologica

 
La sua dipendenza dalla cocaina e' meramente psicologica, e non piu' fisica, come hanno accertato i medici del carcere di Pavia e quella dipendenza e' sufficiente per ottenere la scarcerazione e darle accesso all'affidamento terapeutico. Protagonista della vicenda e' una donna di 43 anni con una condanna per traffico di stupefacenti che sarebbe scaduta nel marzo dell'anno prossimo, e che ora e' libera di lavorare di giorno in un ristorante dell'hinterland di Milano con il solo obbligo di tornare a dormire in una comunita' e soprattutto di sottoporsi alle cure per disintossicarsi pienamente.
Lo ha stabilito il Tribunale di Sorveglianza di Milano, recependo una sentenza della Suprema Corte, davanti al quale il procuratore generale della Cassazione Enrico Delehaye ha sostenuto che 'e' stata giustamente eccepita l'erronea limitazione dell'affidamento ai soli casi di dipendenza fisica dagli stupefacenti, escludendo la necessita' di prevenire il pericolo di una ricaduta nell'uso della droga ne' in alcun modo valutare quelle forme di assuefazione psichica alle sostanza psicotrope, ancora piu' subdole e difficili da superare della semplice 'crisi d'astinenza', in forma acuta solo per pochi giorni'. La questione era stata discussa davanti alla Cassazione in seguito al ricorso presentato dal legale della donna, l'avvocato Alessandra Silvestri, con cui si impugnava il precedente diniego dei giudici di sorveglianza. A ottobre la Cassazione ha accolto il ricorso, che e' stato a quel punto recepito dai giudici milanesi il 17 gennaio scorso. 'Considerato che trattasi di soggetto affetto da dipendenza psicologica da cocaina -scrivono i giudici della Sorveglianza- che ha in corso un programma comunitario di recupero', deve essere concesso alla detenuta l'affidamento in prova ai servizi sociali, con l'obbligo di cure.
 
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