STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

è sempre più inquisizione...
2007/10/31,09:00

Via ai test antidroga per i lavoratori dei trasporti
e per chi svolge mansioni a rischio

ROMA (30 ottobre) - Test obbligatori antidroga obbligatori per i lavoratori del settore dei trasporti (conducenti di autobus, treni, navi, piloti di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci, ecc.) e per quanti maneggiano sostanze pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d'artificio. La Conferenza Unificata ha ratificato oggi l'intesa che prevede controlli periodici sull'eventuale uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, a garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori con mansioni che possono comportare rischi per sé o per i cittadini.

Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'intesa, entro 90 giorni dovranno essere emanate le norme sulle procedure dei test, dopo di che i controlli entreranno in vigore. L'intesa, voluta dal ministro della Salute, Livia Turco, colma una lacuna normativa andata avanti per ben 17 anni e permette l'attuazione della legge del 1990, il Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.

I controlli, i cui costi sono a carico del datore di lavoro, prevedono visite mediche ed esami di laboratorio. Il provvedimento è rivolto ai lavoratori che svolgono mansioni particolarmente delicate per la sicurezza collettiva, come appunto chi lavora nel settore dei trasporti. L'obiettivo è quello di prevenire infortuni e incidenti, con l'immediata sospensione temporanea dell'idoneità di chi risulta positivo ai test, ma anche di favorire il recupero della tossicodipendenza del lavoratore, avviandolo verso programmi di riabilitazione, al termine dei quali sarà possibile la riammissione alle sue mansioni.

L'intesa non prevede il licenziamento per i lavoratori in difficoltà che accettino il percorso di riabilitazione. Infatti, in caso di positività ai test, il datore di lavoro è tenuto a sospendere il lavoratore, ma la libera accettazione da parte del lavoratore di sottoporsi a percorsi di recupero, fornisce ampie garanzie della conservazione del posto di lavoro per tutto il periodo necessario per il recupero. Qualora sia accertato un uso solo occasionale, il medico competente può riconsiderare l'inidoneità del lavoratore, dopo parere favorevole in tal senso del Sert, ma saranno previsti ulteriori controlli. E' prevista anche la possibilità per il lavoratore di essere adibito a mansioni diverse. Per la natura sperimentale dell'accordo stesso è stato previsto che, in base alle esperienze acquisite e all'evoluzione delle conoscenze scientifiche, le disposizioni possano essere aggiornate.

La vicenda di andrè furst
2007/10/30,09:58

CANAPICOLTORE SVIZZERO NUOVO PRIGIONIERO NELLA GUERRA ALLE PIANTE

published sabato 28 luglio 2007 14:17, di encod . update mercoledì 1 agosto 2007 02:15


29 MESI DI PRIGIONE PER COLTIVARE CANAPA

Il 6 luglio 2007 la Corte d’Appello Federale Svizzera (Kassationshof) a confermato la sentenza di 29 mesi di reclusione contro André Furst, proprietario della ditta Chanvre-Info e membro del Comitato Direttivo dell’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD).

André Furst è stato condannato per la coltivazione di Cannabis e la manifattura di prodotti della canapa da essere usati come alimenti, nella cura del corpo e della salute, o come sostituti delle materie plastiche. Chanvre-info è una delle società europee maggiormente rispettate che si occupano della promozione della pianta della canapa, la sua cultura ed il suo valore per il genere umano. La ditta è riconosciuta per il suo alto livello professionale e non ha mai fatto mistero delle sue attività.

Sfortunatamente, sembra che il reale crimine di André Furst sia il modo trasparente e aperto in cui ha svolto il suo lavoro. Chanvre-info ha allestito e preparato mostre sulla canapa in numerose conferenze ufficiali, compreso il Parlamento Europeo, ospita un sito web multilinguale con informazioni aggiornate sulle qualità e gli utilizzi della canapa e sostiene l’attivismo politico contro la sua proibizione.

Nel giugno 2007 André è stato eletto membro del Comitato Direttivo dell’Encod, una piattaforma composta da 150 organizzazioni di 26 Paesi Europei che lottano per una lobby politica e svolgono attività per porre fine alla guerra alle droghe. Nella comunità degli esperti di politiche sulle droghe è conosciuto per il suo impegno nel promuovere politiche sulle droghe che riducano realmente al minimo il danno per il consumatore e chi gli sta vicino.

Senza dubbio André Furst adesso diventerà un altro prigioniero della guerra contro le piante, in un Paese che è di solito considerato come uno dei più razionali in Europa riguardo la politica sulle droghe. La giustizia svizzera ha seminato vento, ma raccoglieranno tempesta.

ENCOD non può accettare la carcerazione di André Furst. Nelle prossime settimane prepareremo la presentazione del caso alle Corti Internazionali, non soltanto per l’interesse del nostro amico e collega, ma per l’interesse dei milioni di persone che corrono il rischio di essere criminalizzati e rovinati ogni giorno a causa della proibizione di una pianta che ha accompagnato e aiutato il genere umano per più di 10.000 anni.

Quando le leggi sono così ingiuste, la resistenza diventa un obbligo.

André e’ stato arrestato e da sabato è in sciopero della fame.Alcuni gli chiedono di smettere ma ricordiamo che in Svizzera e in Germania militanti antiproibizionisti  e non hanno vinto alcune battaglie con  mesi di sciopero ma non senza conseguenze come ricordano giustamente alcuni.

 

 

Potete scrivergli una lettera o una cartolina che gli farà molto piacere anche per sollecitare la sua liberazione come quella di altri attivisti a livello europeo e mondiale. Come sapete i casi in Italia si sono peraltro moltiplicati con l’esecuzione di Aldo a Perugia e vari arresti in alcune città italiane. Addirittura a Bologna dove in questo momento stanno sgomberando anche le case occupate  nel Quartiere di San Donato dopo l'operazione di ieri al Parco Sud- sede del collettivo Open the Space

 

 

Andrè Fuerst  ha iniziato a scontare la sua sentenza di 29 mesi di carcere con l’accusa di aver distribuito la canapa ai malati. Molto probabilmente Andrè potrebbe essere rilasciato in semilibertà tra 8-10 mesi per  permettergli di occuparsi della sua fattoria  che nel frattempo è stata assalita durante una delle prime notti durante il suo arresto da un gruppo di una dozzina di  uomini armati.(cfr. www.encod.org). Ma ora ne va della sua vita .mandate lettere e cartoline in francese tedesco/inglese e italiano.








André  Fürst
Prison centrale de Fribourg

CH-1700 Fribourg

Svizzera

la cocaina fa male...al naso
2007/10/29,19:36

Il "naso da coca" è ormai una patologia e l'intervento diventa inevitabile
In aumento i consumatori di polvere bianca, anche donne e giovani di tutti i ceti sociali

Liste di attesa record negli ospedali
per i cocainomani che si rifanno il naso

Cinque mesi per una rinoplastica in clinica privata
più di un anno e mezzo in una struttura pubblica


<B>Liste di attesa record negli ospedali<br>per i cocainomani che si rifanno il naso</B>
SORRENTO (Napoli) - Rifarsi il naso distrutto dalle sniffate di cocaina è una necessità per i consumatori di polvere bianca. Ma la richiesta per questo tipo di intervento, gratis in ospedale o con diecimila euro in una struttura privata, si sta diffondendo in misura tale che i chirurghi hanno ormai delle vere e proprie liste d'attesa.

La segnalazione giunge dal Congresso di Federserd, la federazione degli operatori pubblici delle dipendenze, in corso a Sorrento. Fino a poco tempo fa, i casi di ricostruzione del naso - dicono gli esperti di Federserd - erano rarissimi, uno su cento cocainomani, quasi nessuna donna. E riguardavano per la quasi totalità vip dello spettacolo o manager.

Ora la richiesta di questo intervento si è ampliata. Ci sono liste di attesa di cinque mesi in cliniche private e più di un anno e mezzo in ospedale, quasi quanto per una Tac. Non sono più rare le donne, e sono sempre più numerose le persone di tutti i ceti sociali.

"Si sniffa cocaina, si vede il naso danneggiato con grande difficoltà nella respirazione - dice Claudio Leonardi, coordinatore del Comitato scientifico di Federserd - si va dal chirurgo plastico per un intervento, si soffre un po' e poi se non si è imparata la lezione e non ci si è curati, si torna a sniffare". Il dato allarmante è che il fenomeno è in costante crescita. "E' un problema in aumento - aggiunge Leonardi - e lo verifichiamo ogni giorno parlando con i tossicodipendenti. La situazione è ancor più grave se si pensa che sono costretti alla ricostruzione del naso anche tanti giovanissimi, nei quali le mucose e la cartilagine sono più delicate".

"Il naso da coca" è ormai una vera e propria patologia spiega il professor Gaetano Paludetti, direttore dell'Istituto di clinica otorinolaringoiatrica del policlinico Gemelli, che lancia l'allarme sull'aumento degli italiani costretti a ricorrere a un'operazione chirurgica per rifarsi il naso distrutto dalla droga.

Granulomi sottocutanei, vasi sanguigni cicatrizzati e inservibili, riassorbimento dei tessuti: il naso del cocainomane è fortemente compromesso, la carenza di circolazione sanguigna manda in necrosi i tessuti, e l'operazione chirurgica a lungo andare è inevitabile. "Sono venute da me - racconta Paludetti - persone con due buchi al posto del naso, senza più tessuti. Sono sempre più numerosi quelli che chiedono un intervento, anche se quasi tutti non ammettono che la causa scatenante è la cocaina. Ma è importante per un chirurgo saperlo, anche perché i tessuti sono così deperiti che è molto complicato procedere a una ricostruzione".

Interventi delicati, insomma, con lo scopo di garantire un ritorno a un livello accettabile di capacità respiratoria, ma che per molti pazienti sono solo uno strumento per poi tornare a "sniffare" liberamente: "Tutti dicono che hanno smesso - rivela l'otorino - ma quasi tutti poi riprendono ad assumere cocaina, e non è raro il caso di gente che torna, dopo alcuni anni, per rioperarsi".

A bussare alla porta del chirurgo sono le persone più disparate, giovani e meno giovani, uomini e donne, benestanti e ceti più modesti: "Non c'è un identikit del malato di 'naso da coca' - spiega Paludetti - diciamo che si va dai 20 ai 60 anni di età, ma talvolta anche oltre, e spesso sono persone insospettabili. Di certo il naso rovinato dalla cocaina è una patologia emergente, ma non la sola: esistono casi di persone che hanno buchi nel palato, con la comunicazione tra naso e palato aperta, a causa dell'effetto distruttivo della coca. E' una cosa molto seria, e non è necessario essere cocainomani da molti anni: se la droga è tagliata male, bastano poche sniffate per avere le vie respiratorie danneggiate".

(29 ottobre 2007)
attenti al pacchetto
2007/10/28,11:57

Pacchetto sicurezza, l’odiosa continuità

Da Fuoriluogo, di Francesco Maisto - 28 ottobre 2007

Ricordate la famosa scena di Super Totò in cui il grande artista si muove mettendo insieme movimenti disarticolati delle braccia e delle gambe? Ecco, questa è l’impressione che si ricava dalla lettura della bozza del cosiddetto “pacchetto sicurezza”: scelte scoordinate, assemblaggio di norme di grande rilievo (come quelle antimafia e di tutela dei minorenni e di protezione dell’ambiente) con norme semplicemente e solamente repressive, dannose per i giovani e i deboli.
Nella scia del primo “fatale” pacchetto sicurezza del 26 marzo del 2001 (del precedente governo di centro-sinistra), aumenta l’elenco dei delitti per cui è obbligatorio l’arresto ed è obbligatoria la custodia cautelare in carcere (anche dopo la sentenza di appello), mentre sono vietate la scarcerazione e la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva, introdotta dalla legge Simeone-Saraceni approvata all’unanimità dal Parlamento nel 2000. Ora però, “l’assolutizzazione” del penale, a seguito di preoccupazioni per la sicurezza comprensibili, ma deliberatamente stimolate ed amplificate fino a divenire “ossessioni securitarie”, si innesta – senza discontinuità ed anzi con un’azione di rinforzo – su quelle leggi “odiose” della maggioranza di centro-destra, come la Fini-Giovanardi e la ex Cirielli (già ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale in due punti), che questo governo si era impegnato a superare: si erano viste le prime avvisaglie positive col disegno di legge Mastella di modifica del codice di procedura penale e con la bozza di codice penale, elaborata dalla commissione ministeriale presieduta da Giuliano Pisapia.
A titolo di esempio, è sufficiente evidenziare che il pacchetto sicurezza, pur non modificando esplicitamente la normativa sulla droga, è destinato ugualmente ad aggravarne il danno penale: tanto per le minime condotte predatorie commesse da tossicodipendenti al pari di altri giovani “devianti”; quanto per le condotte illecite di cessione e di traditio (passaggio di sostanze non a fine di lucro) previste dalla Fini-Giovanardi, commesse anche da chi è da poco maggiorenne nei confronti del quasi coetaneo minorenne (col richiamo indiscriminato alle aggravanti previste dall’art. 80 del Testo Unico sugli stupefacenti). Ad esempio un ragazzo di 18 anni che cede uno spinello ad un gruppo di amici, fra cui un minorenne, andrà immediatamente in carcere dopo l’arresto. Aumenteranno dunque le carcerazioni, e saranno più difficili le scarcerazioni e la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva, sì che la custodia cautelare in carcere segnerà l’inversione cronologica tra colpa e pena. Si realizza così quella «…logica anticipatoria della pena insita nel trattamento peggiore per l’imputato di reato più grave…» mentre si cancella «un nuovo spazio entro il quale il giudice poteva tener conto delle esigenze effettivamente connesse all’andamento del processo…» come insegnava il prof. Giuliano Amato nel Commentario alla Costituzione.
Il paventato intervento legislativo, dunque, appare più un vicolo cieco che una manovra risolutiva. Facendo affidamento sulla fragile e disintegrata (ma in sé preziosa) risorsa penale anche per queste tipologie di condotte devianti, il pacchetto sicurezza è destinato non solo all’insuccesso, ma anche a creare l’illusione che l’intervento penale sia in grado di ridurre la realtà e la percezione dell’insicurezza. La promessa strutturalmente inattuabile si tramuterà in delusione cocente e quindi, in nuove richieste, come in una spirale perversa, in cui chi perde è il bugiardo.

Evo e la coca
2007/10/28,11:35

Parla il presidente della Bolivia, Evo Morales, oggi in Italia "Washington contro la sovranità dei popoli"

"La coca è sacra, aiuta il Sudamerica
Usa nemici, portiamo l'Onu a Roma"

"Dico grazie al Venezuela e a Chavez, che mi presta l'aereo presidenziale"


<B>"La coca è sacra, aiuta il Sudamerica<br>Usa nemici, portiamo l'Onu a Roma"</B>

Evo Morales

dal nostro inviato OMERO CIAI
LA PAZ - Giocherà con Totti presidente? "Magari, chi non vorrebbe giocare con un fuoriclasse come lui. A Roma mi hanno promesso una iniziativa a favore della mia battaglia contro la Fifa che ha vietato le partite internazionali oltre i 3000 metri d'altitudine: il nostro stadio di calcio a La Paz sta a 3600 metri". Grande appassionato di calcio - gioca tutte le volte che può - il presidente boliviano Evo Morales è ormai un leader riconosciuto dei popoli indigeni ed in questa veste riceverà oggi un premio del centro Pio Manzù a Rimini.

Nel corso della sua breve visita in Italia incontrerà il presidente Napolitano, il premier Prodi e il presidente della Camera Bertinotti. Morales conosce abbastanza bene l'Italia perché è devoto a Santa Rita da Cascia e per questa ragione ha visitato il nostro paese diverse volte in passato. Alla guida dello Stato più povero dell'America Latina dal gennaio del 2006, il suo è un governo sempre sul filo del rasoio per lo scontro, tutt'ora irrisolto, tra le istanze di riforma sociale a favore degli indios (il 70% della popolazione) che lui rappresenta e la vecchia oligarchia bianca che detiene il potere economico.

Scontro che è allo stesso tempo politico, etnico e geografico visto che gli indios, aymara e quechua, vivono in maggioranza sulle Ande mentre la borghesia locale, di discendenza europea, domina la pianura. Morales ha nazionalizzato gli immensi giacimenti di gas naturale, e si batte per il riscatto dei popoli originari, dei loro costumi e simboli, fogli di coca compresa.
Presidente, dicono che lei ha rivoluzionato anche le cucine di questo antico palazzo coloniale. Via la pasta e il filetto, oggi si mangia solo frutta e il suo dolce preferito: la torta alla coca?
"C'è una cosa non capisco: io non difendo il narcotraffico. Difendo una pianta che nella nostra cultura è benefica, aiuta a sopportare la fatica e la vita a 4000 metri d'altezza. Noi non consumiamo cocaina, quello è un problema vostro, noi consumiamo un infuso di foglie. Oppure le mastichiamo, le usiamo nella medicina di base e ci facciamo anche una torta".

Non è facile scindere la coltivazione della pianta dalla produzione della sua sintesi chimica: la cocaina. Non lontano da qui è stato scoperto un laboratorio clandestino per la trasformazione delle foglie in polvere di cocaina.
"Appunto. Noi li arrestiamo i narcos. Quello che mi interessa difendere sono le coltivazioni legali. Combatto l'idea dell'estinzione forzata della pianta di coca, per noi è sacra, è un regalo di Dio".

Lei ha appena lanciato una campagna per spostare la sede dell'Onu da New York, cosa non le piace dell'America?
"Ogni volta che dobbiamo recarci alla Nazioni Unite, io o alcuni membri del mio governo veniamo umiliati dalle misure di sicurezza americane. L'ultima volta ci hanno impedito di atterrare al JFK con la scusa che c'era troppo traffico e siamo dovuti andare da un'altra parte perdendo un sacco di tempo. L'aereo presidenziale di un altro paese invitato dovrebbe avere la precedenza per ragioni di cortesia, no? Poi negano i visti ai ministri con mille scuse e sembra che si divertano a complicarci la vita. Oggi non abbiamo problemi con gli americani ma con il loro governo che attua una politica imperialista e agisce contro la libertà e la sovranità di altri popoli".

E dove vorrebbe spostarla la sede delle Nazioni Unite?
Ride: "Facciamo così, mandiamo il Vaticano a New York e le Nazioni Unite a Roma. Credo che convenga anche a voi italiani".

Lei è al potere da quasi due anni, proviamo un bilancio: di cosa è orgoglioso tra ciò che ha fatto?
"Abbiamo nazionalizzato il gas e questo ci permetterà di investire i maggiori profitti in diversi programmi sociali. Il primo lo abbiamo già attuato: oggi tutti gli anziani della Bolivia hanno una pensione. Poi abbiamo avviato la riforma agraria: togliamo le terre incolte ai latifondisti e le consegniamo ai contadini indios".

Ci sono molte tensioni separatiste in Bolivia, alcune delle regioni più ricche e bianche vorrebbero una maggiore autonomia. Non teme che questi movimenti localistici possano degenerare in un conflitto più ampio?
"No, è solo una minoranza che ha paura di perdere i suoi privilegi. L'oligarchia conserva il potere economico ma non è più capace di recuperare quello politico perché non è in grado di formulare una proposta di paese accettabile anche per la maggioranza, ossia per gli indios".

L'esercito da che parte sta?
"L'esercito boliviano è democratico, sta con la Costituzione e con la patria. Difenderebbe l'unità territoriale del paese".

Lei è il primo presidente della Bolivia che si è recato a Vallegrande per rendere omaggio a Ernesto Che Guevara ucciso nel suo paese quaranta anni fa. Perché?
"I nostri metodi sono differenti ma gli obiettivi sono gli stessi, per questo ammiro il Che. E' passato il tempo di imbracciare le armi perché si possono fare rivoluzioni profonde anche attraverso il sistema democratico. Oggi sono gli Stati Uniti che usano le armi contro altri popoli ed è sbagliato fare il gioco dell'Impero usando le armi".

Cosa pensa delle Farc, la guerriglia colombiana che tiene in ostaggio Ingrid Betancourt?
"Penso che dovrebbero deporre le armi perché il mondo si può cambiare con la democrazia. Non è più tempo di lotte armate".

E la sua relazione privilegiata con il Venezuela di Chavez?
"Il Venezuela è stato il primo paese a dimostrare tutta la sua amicizia concreta quando per la prima volta in Bolivia è stato eletto presidente un indio. Abbiamo una situazione economica simile, ossia grandi risorse naturali, e condividiamo alcuni programmi sociali come quello dell'assistenza sanitaria gratuita delle missioni dei medici cubani e la prospettiva del socialismo. D'altra parte senza la solidarietà del presidente Chavez io non potrei neppure viaggiare in Italia, è lui che ci presta l'aereo presidenziale".


(28 ottobre 2007)
Assassinio di un antiproibizionista
2007/10/21,21:06
Cronaca di Perugia (dal giornale dell'Umbria del 19 e 20.10.07)

Venerdì 12.10.07
Aldo Bianzino, falegname 54enne di Pietralunga (PG), veniva arrestato
insieme alla sua compagna perché in possesso di piante di marjuana per
uso personale.
Notte tra sabato 13 e domenica 14
Aldo Bianzino viene trovato morto in una cella del carcere di Capanne
(PG), semza ematomi evidenti all'esterno.
Venerdì 19 e sabato 20.10.07
L'autopsia rivela "lesioni compatibili con l'omicidio": traumi
cerebrali, epatici e due costole rotte.
Aldo Bianzino in carcere non è stato in contatto con altri detenuti...e
il tipo di lesioni in questione può portare alla morte anche a distanza
di molte ore. La vittima potrebbe quindi essere stata picchiata prima,
durante o dopo l'arresto...con modalità che permettono di uccidere
anche, senza lasciare traccia visibile all'esterno, come i colpi inferti
con asciugamani bagnati.

Metodi fascisti di uno Stato di polizia, che le forze dell'"ordine"
conoscono molto bene.
Aldo è stato torturato e ucciso da chi lo aveva in custodia, dai tutori
della "sicurezza" e da chi questa sicurezza invoca e paga.
Aldo è stato barbaramente assassinato dallo Stato.
        Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo buono, mite. Vecchio
compagno di Lotta Continua, attualmente vicino ad una comunità di Hare
Krishna, viveva tranquillamente la sua vita senza dar fastidio a nessuno.
LO HANNO PUNITO PER QUESTO?

Meglio dar fastidio allora!
È ciò che tenta di fare questo comunicato

Che Aldo Bianzino non sia morto invano! Che la sua morte violenta sia un
esempio e un ammonimento per tutti, per quanti invocano più sicurezza e
per le potenziali vittime di essa.
Questa "sicurezza" fascista e xenofoba sfila oggi per le strade di
Perugia e non solo, sotto le bandiere tricolori, contro gli immigrati,
le prostitute, gli emarginati. Dice di voler sconfiggere lo spaccio di
droga, ma fa affari con esso e con esso alimenta il bisogno indotto di
sicurezza.
Di questa sicurezza con la celtica e la svastica i proletari non hanno
bisogno.
La sicurezza che vogliamo è sicurezza sul lavoro, affinché non ci siano
più omicidi bianchi per il profitto;
La sicurezza che vogliamo è sicurezza di un lavoro e non una vita di
precarietà;
La sicurezza che vogliamo è che l'ambiente in cui viviamo non sia
avvelenato dall'insicurezza delle fabbriche del capitale e depredato dal
saccheggio padronale dei beni comuni;
La sicurezza che vogliamo è che le stragi fasciste e di Stato non
restino impunite e che gli autori materiali e morali di questi crimini
non siano liberi di cavalcare queste crociate per la sicurezza di giorno
e scorrazzare di notte con le spranghe e le torce a dar la caccia ai
poveri, agli immigrati, ai gay, ai compagni;
La sicurezza che vogliamo è, quantomeno, il rispetto dei diritti
costituzionali, la libertà di esprimersi e lottare senza essere
criminalizzati e/o pestati da fascisti in doppio petto o in divisa e da
sceriffi di ogni risma.

Verità e giustizia per Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, Marcello
Lonzi e tutti i proletari uccisi dallo Stato per le strade o in galera!

NO ALLO STATO DI POLIZIA E DI MODERNO FASCISMO

Aderiamo sin d'ora alle manifestazioni e ai presidi annunciati dagli
amici di Aldo Bianzino

Rete Antifascista Perugina

rete streetola il controllo di perugia

il deputato adenti: firmatario della legge antirave
2007/10/20,11:55

SE LI CONOSCI LI EVITI:

DATI PERSONALI ed INCARICHI in ATTO

ADENTI  Francesco

ADENTI Francesco [ MAIL ]

Nato a BEREGUARDO( PAVIA ) il 19 gennaio 1961

Laurea in giurisprudenza; dipendente di azienda privata - funzionario

Eletto nella circoscrizione V (LOMBARDIA 3)

Lista di elezione: POPOLARI UDEUR

Proclamato il 22 aprile 2006

Iscritto ai gruppi parlamentari:

visualizza incarichi nella legislatura


Componente degli organi parlamentari:
Proposta di legge "antirave"
2007/10/20,11:12
XV LEGISLATURA

 

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1729


 

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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del deputato ADENTI
Introduzione dell'articolo 18-bis del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di manifestazioni musicali aperte al pubblico organizzate da privati
Presentata il 28 settembre 2006


      

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Onorevoli Colleghi! - L'espressione musicale ha un indubbio valore educativo e sociale. Come tutte le forme dell'espressione fonda il suo valore educativo nel consentire, specie alle giovani generazioni, di prendere coscienza di sé e di manifestarsi agli altri, ma, allo stesso tempo, per la sua natura non esclusivamente individuale, ma comunitaria, esercita una importantissima funzione di aggregazione sociale. Produrre musica, esibirsi dal vivo, partecipare ai concerti è un'occasione - in particolare per i giovani - di esprimersi, di comunicare con la società in cui vivono, ma anche di stabilire relazioni, di accrescere le proprie conoscenze, di confrontarsi e di educarsi alla vita e alla responsabilità della vita in gruppo. Per questo lo Stato, attraverso gli strumenti che gli sono propri, deve sostenere e incentivare queste forme di espressione e di aggregazione. E tuttavia non si può omettere di considerare che ci si trova di fronte a delle vere e proprie degenerazioni di tale fenomeno. Sempre più spesso, infatti, si apprende dalla stampa nazionale e internazionale dello svolgimento dei cosiddetti «rave party», ovvero di manifestazioni spesso illegali che, per le loro caratteristiche, possono mettere in pericolo la sicurezza di quanti vi partecipano e di quanti vivono nel territorio ove questi ultimi si svolgono.
      I «rave party» sono manifestazioni spesso illegali organizzate in aree industriali abbandonate o in spazi all'aperto; hanno durata di una sola notte o anche di alcuni giorni e sono caratterizzati dalla presenza di più «sound system», ovvero di diffusori sonori installati su camion. Il nome inglese con cui vengono chiamate queste manifestazioni significa letteralmente «delirio» e, in senso più ampio, rappresenta l'idea di fondo che caratterizza i «rave party», ovvero il desiderio di
 

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evadere rispetto alle regole e alle convenzioni sociali, nella ricerca di una libertà totale che si esprime attraverso il ballo e il consumo di droga. Anche recenti avvenimenti della cronaca hanno posto in evidenza come in tali manifestazioni siano sempre più diffusi atti illegali, quali danneggiamenti, violenze, uso di sostanze stupefacenti, eccetera. Non da ultimo queste manifestazioni hanno fatto registrare numerose problematiche in merito alla tutela ambientale - essendo causa spesso di danneggiamenti ai territori in cui si svolgono - e all'igiene pubblica.
      Se è importante che lo Stato riconosca e sostenga la libera possibilità di espressione, di chiunque e in particolare dei giovani, tuttavia è indispensabile che esso stesso combatta ogni forma di illegalità che possa intervenire in simili occasioni e, al medesimo tempo, tuteli l'ambiente e le condizioni di igiene pubblica. La libera espressione di chiunque non può coincidere con il danneggiamento di se stessi e degli altri, con la negazione dei diritti di alcuno, con qualsiasi forma di violenza o danneggiamento personale o alla proprietà, pubblica e privata.
      Lo Stato deve, perciò, disincentivare ogni manifestazione che tenda a proporre un modello di libertà relativistico, riferito esclusivamente all'individuo singolo, per cui vengono meno le principali regole di rispetto e di convivenza sociale. Lo Stato deve altresì disincentivare un modello di libertà fondato sul cosiddetto «sballo», sull'eccesso, favorendo invece una libera espressione di se stessi nel rispetto della comunità in cui si vive.
      Per questo, la presente proposta di legge introduce l'articolo 18-bis del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, che, facendo riferimento a un provvedimento preso dallo Stato francese su questo stesso fenomeno, intende vietare le manifestazioni musicali in luoghi pubblici e all'aperto che non hanno una preventiva autorizzazione da parte dell'autorità competente a livello locale per la garanzia dell'ordine e della sicurezza pubblica.
      Il medesimo articolo, infatti, stabilisce per tali manifestazioni una preventiva autorizzazione del questore, richiesta dal responsabile dell'organizzazione che è tenuto anche a fornire informazioni circa l'evento, le misure e i mezzi che si intendono adottare al fine di garantire l'ordine e la sicurezza pubblici. Si prevede inoltre la facoltà del questore di individuare, di comune accordo con il promotore, i mezzi opportuni per garantire l'ordine e la sicurezza pubblici qualora quelli previsti siano insufficienti, di proporre lo svolgimento della manifestazione in altro luogo e di proibire la manifestazione qualora le misure adottate non siano sufficienti. Nello stesso articolo sono altresì previste le pene (arresto fino a sei mesi e ammende) per quanti operano senza autorizzazione del questore o nonostante il suo divieto.
 

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. Dopo l'articolo 18 del testo unico leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

      «Art. 18-bis. - 1. Il responsabile dell'organizzazione di manifestazioni musicali aperte al pubblico organizzate da privati cittadini in luoghi non predisposti per il pubblico spettacolo è tenuto alla presentazione di una specifica richiesta al questore. Tale richiesta deve contenere la dichiarazione della data e del luogo ove si intende tenere la manifestazione, della durata della stessa, l'indicazione della previsione del numero dei partecipanti e dei mezzi destinati a garantire l'ordine pubblico, la sicurezza e l'incolumità dei partecipanti, di quanti prestano la loro opera lavorativa nello svolgimento della manifestazione, nonché la dichiarazione di rispetto e conformità alla legislazione vigente in materia di inquinamento acustico. Devono altresì essere dichiarati i mezzi adottati al fine di garantire l'igiene pubblica e il rispetto ambientale del territorio in cui avviene la manifestazione. Alla dichiarazione deve essere allegata anche l'autorizzazione a occupare il terreno da parte del proprietario, qualora il terreno sia di proprietà privata.
      2. È facoltà del questore, qualora i mezzi indicati nella dichiarazione di cui al comma 1 siano ritenuti insufficienti per il corretto svolgimento della manifestazione, convocare il responsabile dell'organizzazione al fine di individuare le misure adatte a garantire l'ordine pubblico, la sicurezza, l'igiene pubblica, il rispetto ambientale e il rispetto delle leggi vigenti. È altresì facoltà del questore, di comune accordo con il responsabile dell'organizzazione, individuare un altro luogo più

 

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adatto per lo svolgimento della manifestazione. Il questore può imporre all'organizzatore l'adozione di tutte le misure necessarie al corretto svolgimento della manifestazione e, in particolare, la previsione di un servizio d'ordine e di una struttura medica di primo soccorso. Il questore può vietare lo svolgimento della manifestazione qualora le misure adottate siano insufficienti.
      3. In caso di mancata presentazione della richiesta di cui al comma 1 o di svolgimento della manifestazione nonostante il divieto del questore, i responsabili dell'organizzazione sono puniti con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da 100.000 euro a 200.000 euro e i partecipanti alla manifestazione sono puniti con l'ammenda da 50.000 euro a 100.000 euro. Le Forze di polizia possono provvedere altresì al sequestro del materiale utilizzato per lo svolgimento manifestazione per un periodo fino a sei mesi».
20 ottobre: chiarezza negli intenti
2007/10/19,15:53

 

riscontriamo qualche confusione sulla definizione della manifestazione del 20 ottobre, a cui non aderiamo collettivamente, da parte di million marijuana march. questo che segue è il comunicato con cui si chiede la partecipazione allla manifestazione come se fosse un corteo contro la legge antirave.

In realtà il corteo stesso è indirizzato alla richiesta di rispetto del programma elettorale da parte del governo ed è convocato dai giornali "il manifesto" e "liberazione" e da varie altre figure di riferimento della sinistra come Pietro Ingrao.

da parte nostra, nonostante le distanze che ci separano dalla stessa, invitiamo a parteciparvi, ma con  chiarezza negli intenti

 

* pRiMa kE Si BrUcIno PeRfIno Le vIgNe *

--- MaNiFeStAzIoNe KoNtRo La pRoPoStA dI LeGgE aNtI RaVe ---

h 14.30 pIaZzA DeLLa RePuBbLiCa

Aderiamo all’appello firmato da Forum Droghe, Ass. Antigone, Ass. San 
Benedetto, Coordinamento operatori servizi bassa soglia del Piemonte… 
eccetera, che pone tra i vari punti della manifestazione del 20 
Ottobre la questione della richiesta di applicazione anche di quella 
parte del programma elettorale dell’Unione che prevede la 
cancellazione della legge Fini / Giovanardi. Aderiamo con entusiasmo 
riconoscendoci in tutti i punti dell’appello, anche se solo pochi 
giorni prima, scusandoci del ritardo, ma per noi adesione significa 
partecipazione e fino all’ultimo non eravamo ancora sicuri di poter 
organizzare un Camion Sound per lo spezzone antiproibizionista. 
Sabato saremo in piazza per nulla preoccupati dalla presenza di 
ministri alla manifestazione ma moltissimo preoccupati dal 
comportamento di tutti gli altri ministri che non ci saranno e che 
avrebbero fortemente voluto che la manifestazione non si facesse. Non 
saremo in piazza per complimentarci con il governo per il lavoro fin 
qui svolto ma per esigere l’applicazione del programma nella parte 
che da consumatori di sostanze ci riguarda quotidianamente, costretti 
dall’isteria proibizionista a esistenze semiclandestine e talmente 
precarie che a volte uscendo di casa non sappiamo se potremo farvi 
ritorno o se cadremo in una maglia della legge 49 del 2006. L’aria 
che respiriamo è satura di “sindrome da proibizionismo” che provoca 
innumerevoli arresti e il sequestro di centinaia di migliaia di 
piante di cannabis settimanalmente (http://droghe.aduc.it/php/
prezzoquot.php), l’attuale governo non solo applica la legge 49/2006 
disattendendo l’impegno programmatico pre-elettorale, ma punta 
all’inasprimento progressivo della stessa con dichiarazioni della 
ministra della salute che non paga di decenni di disastri delle 
politiche proibizioniste, scavalcando a destra la destra, propone i 
NAS nelle scuole e si esalta facendo sua la proposta del sindaco 
Moratti di inviare alle “famiglie” kit per gli esami antidroga. Certa 
stampa allineata e il servizio pubblico hanno sciacallato sulla 
tragedia di un sedicenne morto a scuola a causa del crack inventando 
il primo morto per cannabinoidi nella storia dell’umanità. Perfino 
dopo il risultato dell’autopsia alcuni hanno continuato a seminare 
menzogne spacciando la versione che la morte sarebbe dovuta a “uno 
spinello nel quale, si teme, sia stata inserita una sostanza 
altamente tossica.”, ignorando che, scusate il tecnicismo, il crack 
non si può fumare in uno spinello dove non brucerebbe e si usano 
apposite pipette inserite in bottiglie, tanto che nel gergo degli 
adepti l’atto è denominato “sbottigliata”. L’attuale riforma del 
codice della strada prevede il ritiro della patente se sorpresi alla 
guida si risulta positivi al test antidroga o all’alcol, fissando per 
quest’ultimo dei parametri talmente bassi che basta aver bevuto un 
Campari o una birra per superarli, senza tenere conto inoltre che se 
l’assunzione di cocaina e oppiacei è riscontrabile nelle 72 ore 
successive, i cannabinoidi nelle urine rimangono per circa 40 giorni, 
determinando l’assurda situazione per cui ci si può vedere ritirare 
la patente per una “canna” fumata settimane prima. La storia del 
proibizionismo ci ha insegnato che nella clandestinità aumentano i 
rischi per la salute e che senza nessuna possibilità di controllo 
qualitativo diminuisce la possibilità della consapevolezza di ciò che 
si assume e qualsiasi azione di riduzione del danno risulta monca. 
Per questo motivo suscita molta preoccupazione la proposta “anti 
rave” n. 1729 del deputato Adenti (udeur) che prevede l’arresto fino 
a sei mesi e una ammenda da 100.000 a 200.000 euro per gli 
organizzatori e da 50.000 a 100.000 euro per i partecipanti, 
addirittura se il luogo dove si svolge la festa è privato. Tale 
delirante proposta è momentaneamente bloccata in commissione dove è 
stata diverse volte discussa dato il contrasto con l’articolo 17 
della Costituzione e il parere sostanzialmente negativo della 
relatrice Cinzia Dato dell’Ulivo, che però ritiene opportuno un 
intervento legislativo in materia, tanto che nell’ultima seduta 
tenutasi l’11 luglio ha dato mandato al deputato Adenti di formulare 
una nuova proposta che tenesse conto delle formulazioni dedotte dalla 
commissione. Tenuto conto che della stessa commissione fa parte il 
solito Giovanardi e le ampie convergenze “bipartisan” che la proposta 
suscita, visto il clima di progressiva riduzione del diritto di 
cittadinanza, sebbene ci battiamo da anni all’interno di un movimento 
mondiale che rivendica il diritto all’autocoltivazione del proprio 
consumo, la fine delle persecuzioni penali e amministrative dei 
consumatori e il diritto all’uso terapeutico della Cannabis, 
riteniamo sia di vitale importanza scendere in piazza per chiedere 
almeno il rispetto del programma prima di svegliarsi un giorno in un 
paese dove si bruciano perfino le vigne. Sabato 20 Ottobre saremo in 
piazza e dato che siamo in periodo di raccolto invitiamo i 
coltivatori e le coltivatrici a portare in piazza in clima di 
condivisione il frutto della nostra disobbedienza civile, dando luogo 
a una festa del raccolto itinerante. Il proibizionismo è la tassa 
posta da governi collusi e conniventi con le narcomafie a cui 
affidano il monopolio della produzione, importazione e smercio delle 
sostanze illegali sulla pelle di milioni di consumatori e consumatrici.

MILLION MARIJUANA MARCH (Italia) www.millionmarijuanamarch.info

Il capo della polizia del Galles: «Il proibizionismo? Immorale»
2007/10/19,10:18

Legalizzare tutte le droghe. Il parere pragmatico di Brunstrom al governo locale
Il capo della polizia del Galles:
«Il proibizionismo? Immorale»

di Francesca Marretta
Londra
Non legalizzare le droghe, incluse eroina e cocaina, è «immorale». Lo dice il capo della polizia del
Galles del Nord Richard Brunstrom, che ha invitato il governo britannico a mettere fine alla «fallimentare»
guerra ai narcotici illegali.
In una dettagliata analisi presentata il 15 ottobre alla North Wales Police Authority, da inoltrare a Westminster
e alla Welsh Assembly (governo locale gallese) in risposta alla richiesta da parte del ministero dell’Interno
dell’espressione di pareri di esperti al fine di elaborare una strategia di lotta al narcotraffico per iprossimi 10 anni,

Brunstrom sostiene che «se le politiche sulle droghe per il futuro auspicano ad essere pragmatiche, piuttosto che
moraliste, mosse da principi etici e non da dogmi, allora l’attuale approccio proibizionista va messo da
parte in quanto inefficiente e immorale e rimpiazzato con un sistema unificato basato su riscontri (che includano
specificamente alcol e tabacco), allo scopo di minimizzare i danni per la società». (Continua)

Pizzardoni alla riscossa
2007/10/19,00:50
8-10-2007, ore 17:58:22
 
Italia. Roma. Sindacato Polizia municipale: dateci le pistole contro la droga
 
Armi in equipaggiamento. E' quanto chiede il sindacato della polizia municipale di Roma dopo l'inchiesta dell'emittente Retesole sullo spaccio a Colle Oppio. "L'intervento dei vigili urbani al Colle Oppio a Roma che ha portato al fermo di alcuni nordafricani sospettati di essere spacciatori di droga -spiega il segretario del Sulpm della capitale, Alessandro Marchetti- cosi come testimoniato dall'inchiesta del Tg-Roma di Retesole che si trovava sul posto per documentare quanto facile sia acquistare droga in quel parco, dimostra che la polizia municipale e' entrata pienamente e perfettamente nel ruolo di vera polizia di prossimita', ruolo che chiedono e vogliono i cittadini e l'opinione pubblica".

"Chi e' rimasto indietro e' invece il sindaco Veltroni che pur di non far traballare la sua maggioranza, cede ai pregiudizi della sinistra radicale e continua a lasciare disarmati i poliziotti municipali capitolini".

"Una volta data pienamente alla Polizia Municipale la capacita' di difendere i cittadini -prosegue Marchetti- si aprono orizzonti nuovi per il controllo del territorio ed un reale coordinamento integrato con le altre Polizie: dai quartieri ai parchi, al cimitero, alle piste ciclabili. Quello di dare la colpa, negli ultimi due decenni, al Consiglio Comunale per la mancata approvazione del regolamento dell'armamento e' un nascondersi dietro ad un dito che non ha piu' scuse plausibili, specie dopo che il Ministero dell'Interno ha stabilito che comunque i Vigili Urbani devono essere armati per i servizi esterni e notturni". "Il quoziente della criminalita' negli ultimi 20 anni  e' aumentato del 50%, ma per Veltroni la Polizia municipale puo' restare quella di 20 anni fa"
Chi c'ha mamma nun trema...
2007/10/12,09:44

Madre offriva cannabis ai figli per salvarli dai pusher, niente carcere

(Notiziario Aduc) Forniva lei stessa droga ai suoi figli per evitare che i due adolescenti si cacciassero in qualche guaio, comprandola da loschi spacciatori. E nei guai c'e' finita lei Nicola Cooper, 43 anni, residente nel Suffolk, che ha rischiato il carcere per aver fatto fumare qualche spinello ai suoi figli, che all'epoca dei fatti avevano 16 e 18 anni.
La donna, tuttavia, se la cavera' con 200 ore di lavoro in comunita' e una multa di 90 euro perche' al giudice David Cooper, stando a quanto dichiara il Daily Telegraph, e' piaciuto 'il suo bel carattere'.
Nicola Cooper, ex insegnante ausiliaria che ha perso il lavoro proprio per la faccenda, ha mostrato lei stessa ai poliziotti il sacchetto contenente 116 grammi di marijuana e quindi ad ammettere davanti al giudice di farne uso e di averla data ai figli adolescenti. Ma con il solo intento di evitare loro di entrare in contatto con persone poco raccomandabili.

Mariuana.it: assolto Matteo Filla, il fatto non sussiste
2007/10/12,09:40

 

Da Fuoriluogo.it, - 11 ottobre 2007

E' stato assolto con formula piena Matteo Filla, titolare di Mariuana.it, il sito sulla canapa finito sotto accusa l'anno scorso per istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti. Contini (antiproibizionisti.it): "una sentenza storica che tutela la libertà di espressione".

ROMA, 11 ottobre 2007 – Fuoriluogo.it si associa alla soddisfazione di antiproibizionisti.it per la sentenza pronunciata stamane dal Giudice Monocratico di Rovereto, che, accogliendo le argomentazioni dell'Avv. Zaina, ha assolto Matteo Filla (titolare del sito mariuana.it, accusato di istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti) perché "il fatto non sussiste".

Marco Contini, segretario di antiproibizionisti.it, l'associazione che più ha seguito il caso di Filla ha dichiarato: "sin dal primo momento abbiamo espresso preoccupazione per le gravi accuse che avevano portato all'arresto di Filla e all'oscuramento del sito perché configuravano, a nostro giudizio, una grave limitazione della libertà di espressione, non soltanto nei confronti dei soggetti direttamente coinvolti nell'episodio specifico, ma di tutti i cittadini. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, ribadiamo l'importanza di questa pronuncia, destinata certamente a fare storia."

COMUNICATO STAMPA SPINELLATA A TRASTEVERE
2007/10/10,10:38
 
 
COMUNICATO STAMPA
 
OGGETTO: OUT OF CONTROL, SPINELLATA A TRASTEVERE CONTRO LE POLITICHE SICURITARIE
 
Venerdì 12 Ottobre, a partire dalle 20, ci riapproprieremo dei nostri spazi e dei nostri tempi.
 
Saremo in Piazza Trilussa, luogo simbolo di un tentativo di militarizzazione di un quartiere e di una città, per dare vita ad una spinellata di massa.
 
Saremo nella piazza con la nostra musica ed i nostri colori, proprio nel giorno in cui il consiglio dei ministri discute il famigerato “pacchetto sicurezza”, per denunciare il fallimento delle politiche proibizioniste ed il delirio sicuritario che sta rappresentando la cifra caratterizzante del nascente Partito Democratico.
 
OutOfControl. Libera Metropoli.
 
venerdì 12 ottobre aperitivo e spinellata di massa
2007/10/08,23:54

 

 

Libera metropoli – libera tutt*
per una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie

La sicurezza è oggi la cifra paradigmatica del governo delle metropoli.
Il nascente Partito Democratico ha individuato nel controllo sociale il
terreno su cui superare la crisi ormai permanente della rappresentanza
politica. La sinistra radicale, all’interno di un terreno di piena
compatibilità con questo modello, salvo poche eccezioni, a sua volta si
rende docile nei confronti di sperimentazioni intollerabili: è il caso
del Muro di Via Anelli a Padova. La destra di An, ormai del tutto
superata in termini di efficacia degli esperimenti repressivi, prova a
recuperare il passo convocando a Roma il 13 ottobre una manifestazione
per richiedere più polizia, più arresti, più espulsioni di migranti.
Dentro questo contesto si inseriscono i fatti che stanno caratterizzando
in queste settimane città importanti come Bologna e Roma. La città di
Bologna continua ad essere il luogo in cui trovano maggiore applicazione
i dispositivi securitari. Nel corso di pochi mesi una sequenza di
sgomberi ha duramente attaccato il movimento bolognese: prima le case
occupate, poi il Livello 57, infine, prima dell’estate, lo sgombero del
centro sociale Crash, lo scorso sabato rioccupato da un corteo di
migliaia di giovani. In concomitanza l’attacco a studenti (divieto
antibivacco) e migranti (venditori ambulanti, lavavetri).
Se a Bologna, ma anche a Padova o Firenze, il meccanismo securitario è
applicato senza troppe mediazioni, a Roma il modello di governo della
metropoli sembra essere più aleatorio, pertanto più insidioso. Un
modello che in molti casi interseca controllo e consenso, socializzando
il meccanismo securitario a parti della popolazione. «Sicurezza
partecipata», questo lo slogan che accompagna gli “interventi
chirurgici” di polizia nei quartieri della città. Attraverso la
definizione di precise campagne mediatiche, l’attivismo più o meno
genuino di comitati di residenti, l’affiancamento di qualche
“pubblicitario” intervento di solidarietà sociale, risulta possibile
isolare interi quartieri, con grate o con blindati, con un parziale
consenso (o, se non altro, con una scarsa opposizione) e sotto l’insegna
della lotta al «degrado», divenuta nuova parola magica della governance
metropolitana.
A Trastevere, però, è stata utilizzata la mano pesante. Un segnale di
forza ed una sperimentazione che, condizionata dalla speculazione
immobiliare e finanziaria, vuole trasformare il quartiere in una
cartolina per ricchi turisti e qualche privilegiato nostrano. Un
quartiere interamente militarizzato – presidi della celere nelle piazze,
ronde degli agenti antisommossa, fermi e perquisizioni, caccia a tutto
quello che risulta essere una “nota disturbante” (dal pischello con la
chitarra al clochard, dall’ambulante a chi si fa una canna). Una mano
pesante simile a quella che, mesi fa, venne utilizzata in piazza Campo
de’Fiori dove si ripeterono cariche dei reparti antisommossa quasi tutti
i week-end. Adesso è più chiaro che si trattò di una specie di prova
generale di quanto sarebbe accaduto anche altrove. La repressione
violenta da una parte e la feroce campagna mediatica dall’altra,
riuscirono nell’intento di svuotare quella piazza dai soggetti
indesiderati senza provocare particolare scandalo, ad eccezione di
alcuni settori dei collettivi studenteschi.
Anche S. Lorenzo non è immune da questo processo che si sta esprimendo
con tattiche differenti, anche per via della specificità del territorio.
Sul Venerdì di Repubblica, infatti, un dirigente della Questura di Roma
si vantava di essere riuscito a riportare il controllo della piazza non
con interventi evidenti, che avrebbero sicuramente creato
contrapposizioni, ma con espedienti come quello di montare grate a
protezione degli stands.
Questi esempi costituiscono già la conferma che il dispositivo di
controllo riguarda l’intera metropoli, ed in particolare tutti i luoghi
di aggregazione e socialità. I blitz nelle vie del centro e della
periferia, le telecamere che vengono installate in ogni angolo, ma anche
la grande caccia a chi non paga il biglietto, con tornelli e
controllori; l’attacco sempre reiterato ai migranti, dai media alle
concrete pratiche di polizia in territori come Piazza Vittorio.
Dentro questa nuova strategia della sicurezza luoghi di aggregazione di
massa e fucine di comportamenti “devianti” come le scuole non rimangono
di certo illesi. Dopo l’aggressione a mezzo di sgomberi e processi, si
sta provando ad applicare un modello di controllo diffuso. Telecamere
negli istituti, cartellini elettronici, controlli di polizia
all’ingresso e all’uscita, corsi sulla legalità, estensione dei
provvedimenti disciplinari. Fino all’iniziativa milanese dei licei
controllati da poliziotti in pensione. Ed infatti il Ministro Fioroni,
nuovo paladino della «serietà», ha imposto a livello nazionale un
irrigidimento dei regolamenti di disciplina, reintroducendo il voto di
condotta e avviando, attraverso la campagna sul «bullismo», la
repressione di ogni forma di comportamento non conforme.

Non basta dire che ci troviamo di fronte ad una svolta neo-autoritaria e
repressiva. Uno sguardo attento ci permette di cogliere la qualità
strutturale, non certo congiunturale, delle nuove forme di controllo. E’
proprio la molteplicità irriducibile (e irrapresentabile) dei
comportamenti sociali, l’ingovernabilità delle nuove forme di vita
metropolitana, ad essere posta sotto attacco dai dispositivi di sicurezza.
La precarietà, infatti, è terreno non riconducibile alle vecchie forme
della politica. I modelli disciplinari imposti dalla fabbrica e dal
lavoro normato sono completamente spiazzati da un’esperienza lavorativa
dislocata nello spazio e nel tempo. Dove la disciplina non può più nulla
interviene il controllo con il suo carattere diffuso, modulare,
aleatorio e flessibile.
Una strategia complessiva che tiene assieme misure repressive e
costituzione del consenso, laddove i media si impegnano con quotidiana e
assassina pervicacia a definire i parametri della devianza, del public
enemy e del moral panic, della marginalità e dei suoi pericoli
incontrastabili. Sollecitare esplosioni razziste e xenofobe per imporre
maggiore sicurezza, dunque minore libertà: è questo il biglietto da
visita per vivacchiare nella scena giornalistica italiana!
Aprire una battaglia contro i dispositivi securitari, le politiche
proibizioniste, le nuove forme di controllo significa partire da questi
nodi.
Una battaglia che ci impegna in primo luogo nella riappropriazione dei
nostri spazi, dei tempi di vita, delle nostre forme di socialità. Aprire
una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie vuol
dire cogliere la radicale opposizione tra “sicurezza” e libertà, le due
cose non viaggiano assieme, ma definiscono una linea di rottura.

Nello spirito di questo ragionamento – parziale e da estendere, va da sè
– e sulla scorta di un percorso di mobilitazione molto significativo che
si è aperto nel quartiere di Trastevere, invitiamo tutt*, venerdì 12
ottobre a partire dalle ore 20:00, ad un aperitivo e spinellata di massa
a Piazza Trilussa. Un momento di musica e di comunicazione sociale, di
riapertura di uno spazio di condivisione tra studenti, giovani precari,
antiproibizionisti.

 

Collettivi giovanili e studenteschi di Roma, UniRiot – Rete per l’autoformazione (Roma), Mdma (Roma), Esc – atelier occupato, Horus Occupato, Astra 19, csoa Forte Prenestino, Stike Spa

 
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