MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma
Via ai test antidroga per i lavoratori dei trasporti
e per chi svolge mansioni a rischio

ROMA
(30 ottobre) - Test obbligatori antidroga obbligatori per i lavoratori
del settore dei trasporti (conducenti di autobus, treni, navi, piloti
di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di
movimentazione terra e merci, ecc.) e per quanti maneggiano sostanze
pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d'artificio. La
Conferenza Unificata ha ratificato oggi l'intesa che prevede controlli
periodici sull'eventuale uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, a
garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori con mansioni che
possono comportare rischi per sé o per i cittadini.
Dopo la
pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'intesa, entro 90 giorni
dovranno essere emanate le norme sulle procedure dei test, dopo di che
i controlli entreranno in vigore. L'intesa, voluta dal ministro della
Salute, Livia Turco, colma una lacuna normativa andata avanti per ben
17 anni e permette l'attuazione della legge del 1990, il Testo unico
delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza.
I controlli, i cui costi sono a carico del
datore di lavoro, prevedono visite mediche ed esami di laboratorio. Il
provvedimento è rivolto ai lavoratori che svolgono mansioni
particolarmente delicate per la sicurezza collettiva, come appunto chi
lavora nel settore dei trasporti. L'obiettivo è quello di prevenire
infortuni e incidenti, con l'immediata sospensione temporanea
dell'idoneità di chi risulta positivo ai test, ma anche di favorire il
recupero della tossicodipendenza del lavoratore, avviandolo verso
programmi di riabilitazione, al termine dei quali sarà possibile la
riammissione alle sue mansioni.
L'intesa non prevede il
licenziamento per i lavoratori in difficoltà che accettino il percorso
di riabilitazione. Infatti, in caso di positività ai test, il datore di
lavoro è tenuto a sospendere il lavoratore, ma la libera accettazione
da parte del lavoratore di sottoporsi a percorsi di recupero, fornisce
ampie garanzie della conservazione del posto di lavoro per tutto il
periodo necessario per il recupero. Qualora sia accertato un uso solo
occasionale, il medico competente può riconsiderare l'inidoneità del
lavoratore, dopo parere favorevole in tal senso del Sert, ma saranno
previsti ulteriori controlli. E' prevista anche la possibilità per il
lavoratore di essere adibito a mansioni diverse. Per la natura
sperimentale dell'accordo stesso è stato previsto che, in base alle
esperienze acquisite e all'evoluzione delle conoscenze scientifiche, le
disposizioni possano essere aggiornate.
published sabato 28 luglio 2007 14:17, di encod . update mercoledì 1 agosto 2007 02:15
Il 6 luglio 2007 la Corte d’Appello Federale Svizzera (Kassationshof) a confermato la sentenza di 29 mesi di reclusione contro André Furst, proprietario della ditta Chanvre-Info e membro del Comitato Direttivo dell’European Coalition for Just and Effective Drug Policies (ENCOD).
André Furst è stato condannato per la coltivazione di Cannabis e la manifattura di prodotti della canapa da essere usati come alimenti, nella cura del corpo e della salute, o come sostituti delle materie plastiche. Chanvre-info è una delle società europee maggiormente rispettate che si occupano della promozione della pianta della canapa, la sua cultura ed il suo valore per il genere umano. La ditta è riconosciuta per il suo alto livello professionale e non ha mai fatto mistero delle sue attività.
Sfortunatamente, sembra che il reale crimine di André Furst sia il modo trasparente e aperto in cui ha svolto il suo lavoro. Chanvre-info ha allestito e preparato mostre sulla canapa in numerose conferenze ufficiali, compreso il Parlamento Europeo, ospita un sito web multilinguale con informazioni aggiornate sulle qualità e gli utilizzi della canapa e sostiene l’attivismo politico contro la sua proibizione.
Nel giugno 2007 André è stato eletto membro del Comitato Direttivo dell’Encod, una piattaforma composta da 150 organizzazioni di 26 Paesi Europei che lottano per una lobby politica e svolgono attività per porre fine alla guerra alle droghe. Nella comunità degli esperti di politiche sulle droghe è conosciuto per il suo impegno nel promuovere politiche sulle droghe che riducano realmente al minimo il danno per il consumatore e chi gli sta vicino.
Senza dubbio André Furst adesso diventerà un altro prigioniero della guerra contro le piante, in un Paese che è di solito considerato come uno dei più razionali in Europa riguardo la politica sulle droghe. La giustizia svizzera ha seminato vento, ma raccoglieranno tempesta.
ENCOD non può accettare la carcerazione di André Furst. Nelle prossime settimane prepareremo la presentazione del caso alle Corti Internazionali, non soltanto per l’interesse del nostro amico e collega, ma per l’interesse dei milioni di persone che corrono il rischio di essere criminalizzati e rovinati ogni giorno a causa della proibizione di una pianta che ha accompagnato e aiutato il genere umano per più di 10.000 anni.
Quando le leggi sono così ingiuste, la resistenza diventa un obbligo.
André e’ stato arrestato e da sabato è in sciopero della fame.Alcuni gli chiedono di smettere ma ricordiamo che in Svizzera e in Germania militanti antiproibizionisti e non hanno vinto alcune battaglie con mesi di sciopero ma non senza conseguenze come ricordano giustamente alcuni.
Potete scrivergli una lettera o una cartolina che gli farà molto piacere anche per sollecitare la sua liberazione come quella di altri attivisti a livello europeo e mondiale. Come sapete i casi in Italia si sono peraltro moltiplicati con l’esecuzione di Aldo a Perugia e vari arresti in alcune città italiane. Addirittura a Bologna dove in questo momento stanno sgomberando anche le case occupate nel Quartiere di San Donato dopo l'operazione di ieri al Parco Sud- sede del collettivo Open the Space
Andrè Fuerst ha iniziato a scontare la sua sentenza di 29 mesi di carcere con l’accusa di aver distribuito la canapa ai malati. Molto probabilmente Andrè potrebbe essere rilasciato in semilibertà tra 8-10 mesi per permettergli di occuparsi della sua fattoria che nel frattempo è stata assalita durante una delle prime notti durante il suo arresto da un gruppo di una dozzina di uomini armati.(cfr. www.encod.org). Ma ora ne va della sua vita .mandate lettere e cartoline in francese tedesco/inglese e italiano.
André Fürst
Prison centrale de Fribourg
CH-1700 Fribourg
Svizzera
Da Fuoriluogo, di Francesco Maisto - 28 ottobre 2007
Ricordate la famosa scena di
Super Totò in cui il grande artista si muove mettendo insieme movimenti
disarticolati delle braccia e delle gambe? Ecco, questa è l’impressione
che si ricava dalla lettura della bozza del cosiddetto “pacchetto
sicurezza”: scelte scoordinate, assemblaggio di norme di grande rilievo
(come quelle antimafia e di tutela dei minorenni e di protezione
dell’ambiente) con norme semplicemente e solamente repressive, dannose
per i giovani e i deboli.
Nella scia del primo “fatale” pacchetto
sicurezza del 26 marzo del 2001 (del precedente governo di
centro-sinistra), aumenta l’elenco dei delitti per cui è obbligatorio
l’arresto ed è obbligatoria la custodia cautelare in carcere (anche
dopo la sentenza di appello), mentre sono vietate la scarcerazione e la
sospensione dell’esecuzione della pena detentiva, introdotta dalla
legge Simeone-Saraceni approvata all’unanimità dal Parlamento nel 2000.
Ora però, “l’assolutizzazione” del penale, a seguito di preoccupazioni
per la sicurezza comprensibili, ma deliberatamente stimolate ed
amplificate fino a divenire “ossessioni securitarie”, si innesta –
senza discontinuità ed anzi con un’azione di rinforzo – su quelle leggi
“odiose” della maggioranza di centro-destra, come la Fini-Giovanardi e
la ex Cirielli (già ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale in
due punti), che questo governo si era impegnato a superare: si erano
viste le prime avvisaglie positive col disegno di legge Mastella di
modifica del codice di procedura penale e con la bozza di codice
penale, elaborata dalla commissione ministeriale presieduta da Giuliano
Pisapia.
A titolo di esempio, è sufficiente evidenziare che il
pacchetto sicurezza, pur non modificando esplicitamente la normativa
sulla droga, è destinato ugualmente ad aggravarne il danno penale:
tanto per le minime condotte predatorie commesse da tossicodipendenti
al pari di altri giovani “devianti”; quanto per le condotte illecite di
cessione e di traditio (passaggio di sostanze non a fine di lucro)
previste dalla Fini-Giovanardi, commesse anche da chi è da poco
maggiorenne nei confronti del quasi coetaneo minorenne (col richiamo
indiscriminato alle aggravanti previste dall’art. 80 del Testo Unico
sugli stupefacenti). Ad esempio un ragazzo di 18 anni che cede uno
spinello ad un gruppo di amici, fra cui un minorenne, andrà
immediatamente in carcere dopo l’arresto. Aumenteranno dunque le
carcerazioni, e saranno più difficili le scarcerazioni e la sospensione
dell’esecuzione della pena detentiva, sì che la custodia cautelare in
carcere segnerà l’inversione cronologica tra colpa e pena. Si realizza
così quella «…logica anticipatoria della pena insita nel trattamento
peggiore per l’imputato di reato più grave…» mentre si cancella «un
nuovo spazio entro il quale il giudice poteva tener conto delle
esigenze effettivamente connesse all’andamento del processo…» come
insegnava il prof. Giuliano Amato nel Commentario alla Costituzione.
Il
paventato intervento legislativo, dunque, appare più un vicolo cieco
che una manovra risolutiva. Facendo affidamento sulla fragile e
disintegrata (ma in sé preziosa) risorsa penale anche per queste
tipologie di condotte devianti, il pacchetto sicurezza è destinato non
solo all’insuccesso, ma anche a creare l’illusione che l’intervento
penale sia in grado di ridurre la realtà e la percezione
dell’insicurezza. La promessa strutturalmente inattuabile si tramuterà
in delusione cocente e quindi, in nuove richieste, come in una spirale
perversa, in cui chi perde è il bugiardo.
Evo Morales
DATI PERSONALI ed INCARICHI in ATTO

ADENTI Francesco [ MAIL ]
Nato a BEREGUARDO( PAVIA ) il 19 gennaio 1961
Laurea in giurisprudenza; dipendente di azienda privata - funzionario
Eletto nella circoscrizione V (LOMBARDIA 3)Lista di elezione: POPOLARI UDEUR
Proclamato il 22 aprile 2006
Iscritto ai gruppi parlamentari:
|
CAMERA DEI DEPUTATI
|
N. 1729 |
1. Dopo l'articolo 18 del testo unico leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
«Art. 18-bis. - 1.
Il responsabile dell'organizzazione di manifestazioni musicali aperte
al pubblico organizzate da privati cittadini in luoghi non predisposti
per il pubblico spettacolo è tenuto alla presentazione di una specifica
richiesta al questore. Tale richiesta deve contenere la dichiarazione
della data e del luogo ove si intende tenere la manifestazione, della
durata della stessa, l'indicazione della previsione del numero dei
partecipanti e dei mezzi destinati a garantire l'ordine pubblico, la
sicurezza e l'incolumità dei partecipanti, di quanti prestano la loro
opera lavorativa nello svolgimento della manifestazione, nonché la
dichiarazione di rispetto e conformità alla legislazione vigente in
materia di inquinamento acustico. Devono altresì essere dichiarati i
mezzi adottati al fine di garantire l'igiene pubblica e il rispetto
ambientale del territorio in cui avviene la manifestazione. Alla
dichiarazione deve essere allegata anche l'autorizzazione a occupare il
terreno da parte del proprietario, qualora il terreno sia di proprietà
privata.
2. È facoltà del
questore, qualora i mezzi indicati nella dichiarazione di cui al comma
1 siano ritenuti insufficienti per il corretto svolgimento della
manifestazione, convocare il responsabile dell'organizzazione al fine
di individuare le misure adatte a garantire l'ordine pubblico, la
sicurezza, l'igiene pubblica, il rispetto ambientale e il rispetto
delle leggi vigenti. È altresì facoltà del questore, di comune accordo
con il responsabile dell'organizzazione, individuare un altro luogo più
riscontriamo qualche confusione sulla definizione della manifestazione del 20 ottobre, a cui non aderiamo collettivamente, da parte di million marijuana march. questo che segue è il comunicato con cui si chiede la partecipazione allla manifestazione come se fosse un corteo contro la legge antirave.
In realtà il corteo stesso è indirizzato alla richiesta di rispetto del programma elettorale da parte del governo ed è convocato dai giornali "il manifesto" e "liberazione" e da varie altre figure di riferimento della sinistra come Pietro Ingrao.
da parte nostra, nonostante le distanze che ci separano dalla stessa, invitiamo a parteciparvi, ma con chiarezza negli intenti
* pRiMa kE Si BrUcIno PeRfIno Le vIgNe *
--- MaNiFeStAzIoNe KoNtRo La
pRoPoStA dI LeGgE aNtI RaVe ---
h 14.30 pIaZzA DeLLa
RePuBbLiCa
Aderiamo all’appello firmato da Forum Droghe, Ass. Antigone,
Ass. San
Benedetto, Coordinamento operatori servizi bassa soglia del
Piemonte…
eccetera, che pone tra i vari punti della manifestazione del 20
Ottobre la questione della richiesta di applicazione anche di quella
parte del programma elettorale dell’Unione che prevede la
cancellazione
della legge Fini / Giovanardi. Aderiamo con entusiasmo
riconoscendoci in
tutti i punti dell’appello, anche se solo pochi
giorni prima, scusandoci
del ritardo, ma per noi adesione significa
partecipazione e fino all’ultimo
non eravamo ancora sicuri di poter
organizzare un Camion Sound per lo
spezzone antiproibizionista.
Sabato saremo in piazza per nulla preoccupati
dalla presenza di
ministri alla manifestazione ma moltissimo preoccupati
dal
comportamento di tutti gli altri ministri che non ci saranno e che
avrebbero fortemente voluto che la manifestazione non si facesse. Non
saremo in piazza per complimentarci con il governo per il lavoro fin
qui svolto ma per esigere l’applicazione del programma nella parte
che
da consumatori di sostanze ci riguarda quotidianamente, costretti
dall’isteria proibizionista a esistenze semiclandestine e talmente
precarie che a volte uscendo di casa non sappiamo se potremo farvi
ritorno o se cadremo in una maglia della legge 49 del 2006. L’aria
che
respiriamo è satura di “sindrome da proibizionismo” che provoca
innumerevoli arresti e il sequestro di centinaia di migliaia di
piante
di cannabis settimanalmente (http://droghe.aduc.it/php/
prezzoquot.php), l’attuale governo non solo applica la legge 49/2006
disattendendo l’impegno programmatico pre-elettorale, ma punta
all’inasprimento progressivo della stessa con dichiarazioni della
ministra della salute che non paga di decenni di disastri delle
politiche proibizioniste, scavalcando a destra la destra, propone i
NAS
nelle scuole e si esalta facendo sua la proposta del sindaco
Moratti di
inviare alle “famiglie” kit per gli esami antidroga. Certa
stampa allineata
e il servizio pubblico hanno sciacallato sulla
tragedia di un sedicenne
morto a scuola a causa del crack inventando
il primo morto per cannabinoidi
nella storia dell’umanità. Perfino
dopo il risultato dell’autopsia alcuni
hanno continuato a seminare
menzogne spacciando la versione che la morte
sarebbe dovuta a “uno
spinello nel quale, si teme, sia stata inserita una
sostanza
altamente tossica.”, ignorando che, scusate il tecnicismo, il
crack
non si può fumare in uno spinello dove non brucerebbe e si usano
apposite pipette inserite in bottiglie, tanto che nel gergo degli
adepti l’atto è denominato “sbottigliata”. L’attuale riforma del
codice
della strada prevede il ritiro della patente se sorpresi alla
guida si
risulta positivi al test antidroga o all’alcol, fissando per
quest’ultimo
dei parametri talmente bassi che basta aver bevuto un
Campari o una birra
per superarli, senza tenere conto inoltre che se
l’assunzione di cocaina e
oppiacei è riscontrabile nelle 72 ore
successive, i cannabinoidi nelle
urine rimangono per circa 40 giorni,
determinando l’assurda situazione per
cui ci si può vedere ritirare
la patente per una “canna” fumata settimane
prima. La storia del
proibizionismo ci ha insegnato che nella clandestinità
aumentano i
rischi per la salute e che senza nessuna possibilità di
controllo
qualitativo diminuisce la possibilità della consapevolezza di ciò
che
si assume e qualsiasi azione di riduzione del danno risulta monca.
Per questo motivo suscita molta preoccupazione la proposta “anti
rave”
n. 1729 del deputato Adenti (udeur) che prevede l’arresto fino
a sei mesi e
una ammenda da 100.000 a 200.000 euro per gli
organizzatori e da 50.000 a
100.000 euro per i partecipanti,
addirittura se il luogo dove si svolge la
festa è privato. Tale
delirante proposta è momentaneamente bloccata in
commissione dove è
stata diverse volte discussa dato il contrasto con
l’articolo 17
della Costituzione e il parere sostanzialmente negativo
della
relatrice Cinzia Dato dell’Ulivo, che però ritiene opportuno un
intervento legislativo in materia, tanto che nell’ultima seduta
tenutasi l’11 luglio ha dato mandato al deputato Adenti di formulare
una nuova proposta che tenesse conto delle formulazioni dedotte dalla
commissione. Tenuto conto che della stessa commissione fa parte il
solito Giovanardi e le ampie convergenze “bipartisan” che la proposta
suscita, visto il clima di progressiva riduzione del diritto di
cittadinanza, sebbene ci battiamo da anni all’interno di un movimento
mondiale che rivendica il diritto all’autocoltivazione del proprio
consumo, la fine delle persecuzioni penali e amministrative dei
consumatori e il diritto all’uso terapeutico della Cannabis,
riteniamo
sia di vitale importanza scendere in piazza per chiedere
almeno il rispetto
del programma prima di svegliarsi un giorno in un
paese dove si bruciano
perfino le vigne. Sabato 20 Ottobre saremo in
piazza e dato che siamo in
periodo di raccolto invitiamo i
coltivatori e le coltivatrici a portare in
piazza in clima di
condivisione il frutto della nostra disobbedienza
civile, dando luogo
a una festa del raccolto itinerante. Il proibizionismo
è la tassa
posta da governi collusi e conniventi con le narcomafie a cui
affidano il monopolio della produzione, importazione e smercio delle
sostanze illegali sulla pelle di milioni di consumatori e
consumatrici.
MILLION MARIJUANA MARCH (Italia) www.millionmarijuanamarch.info
Legalizzare tutte le droghe. Il parere pragmatico di Brunstrom al governo locale
Il capo della polizia del Galles:
«Il proibizionismo? Immorale»
di Francesca Marretta
Londra
Non legalizzare le droghe, incluse eroina e cocaina, è «immorale». Lo dice il capo della polizia del
Galles del Nord Richard Brunstrom, che ha invitato il governo britannico a mettere fine alla «fallimentare»
guerra ai narcotici illegali.
In una dettagliata analisi presentata il 15 ottobre alla North Wales Police Authority, da inoltrare a Westminster
e alla Welsh Assembly (governo locale gallese) in risposta alla richiesta da parte del ministero dell’Interno
dell’espressione di pareri di esperti al fine di elaborare una strategia di lotta al narcotraffico per iprossimi 10 anni,
Brunstrom sostiene che «se le politiche sulle droghe per il futuro auspicano ad essere pragmatiche, piuttosto che
moraliste, mosse da principi etici e non da dogmi, allora l’attuale approccio proibizionista va messo da
parte in quanto inefficiente e immorale e rimpiazzato con un sistema unificato basato su riscontri (che includano
specificamente alcol e tabacco), allo scopo di minimizzare i danni per la società». (Continua)
Armi in equipaggiamento. E' quanto chiede il sindacato della polizia
municipale di Roma dopo l'inchiesta dell'emittente Retesole sullo
spaccio a Colle Oppio. "L'intervento dei vigili urbani al Colle Oppio a
Roma che ha portato al fermo di alcuni nordafricani sospettati di
essere spacciatori di droga -spiega il segretario del Sulpm della
capitale, Alessandro Marchetti- cosi come testimoniato
dall'inchiesta del Tg-Roma di Retesole che si trovava sul posto per
documentare quanto facile sia acquistare droga in quel parco, dimostra
che la polizia municipale e' entrata pienamente e perfettamente nel
ruolo di vera polizia di prossimita', ruolo che chiedono e vogliono i
cittadini e l'opinione pubblica".(Notiziario Aduc) Forniva lei
stessa droga ai suoi figli per evitare che i due adolescenti si
cacciassero in qualche guaio, comprandola da loschi spacciatori. E nei
guai c'e' finita lei Nicola Cooper, 43 anni, residente nel Suffolk, che
ha rischiato il carcere per aver fatto fumare qualche spinello ai suoi
figli, che all'epoca dei fatti avevano 16 e 18 anni.
La donna,
tuttavia, se la cavera' con 200 ore di lavoro in comunita' e una multa
di 90 euro perche' al giudice David Cooper, stando a quanto dichiara il
Daily Telegraph, e' piaciuto 'il suo bel carattere'.
Nicola Cooper,
ex insegnante ausiliaria che ha perso il lavoro proprio per la
faccenda, ha mostrato lei stessa ai poliziotti il sacchetto contenente
116 grammi di marijuana e quindi ad ammettere davanti al giudice di
farne uso e di averla data ai figli adolescenti. Ma con il solo intento
di evitare loro di entrare in contatto con persone poco raccomandabili.
E' stato assolto con formula piena Matteo Filla, titolare di Mariuana.it, il sito sulla canapa finito sotto accusa l'anno scorso per istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti. Contini (antiproibizionisti.it): "una sentenza storica che tutela la libertà di espressione".
ROMA, 11 ottobre 2007 – Fuoriluogo.it si associa alla soddisfazione di antiproibizionisti.it per la sentenza pronunciata stamane dal Giudice Monocratico di Rovereto, che, accogliendo le argomentazioni dell'Avv. Zaina, ha assolto Matteo Filla (titolare del sito mariuana.it, accusato di istigazione e proselitismo all'uso illecito di stupefacenti) perché "il fatto non sussiste".
Marco Contini, segretario di antiproibizionisti.it, l'associazione che più ha seguito il caso di Filla ha dichiarato: "sin dal primo momento abbiamo espresso preoccupazione per le gravi accuse che avevano portato all'arresto di Filla e all'oscuramento del sito perché configuravano, a nostro giudizio, una grave limitazione della libertà di espressione, non soltanto nei confronti dei soggetti direttamente coinvolti nell'episodio specifico, ma di tutti i cittadini. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, ribadiamo l'importanza di questa pronuncia, destinata certamente a fare storia."
Libera metropoli – libera tutt*
per una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie
La sicurezza è oggi la cifra paradigmatica del governo delle metropoli.
Il nascente Partito Democratico ha individuato nel controllo sociale il
terreno su cui superare la crisi ormai permanente della rappresentanza
politica. La sinistra radicale, all’interno di un terreno di piena
compatibilità con questo modello, salvo poche eccezioni, a sua volta si
rende docile nei confronti di sperimentazioni intollerabili: è il caso
del Muro di Via Anelli a Padova. La destra di An, ormai del tutto
superata in termini di efficacia degli esperimenti repressivi, prova a
recuperare il passo convocando a Roma il 13 ottobre una manifestazione
per richiedere più polizia, più arresti, più espulsioni di migranti.
Dentro questo contesto si inseriscono i fatti che stanno caratterizzando
in queste settimane città importanti come Bologna e Roma. La città di
Bologna continua ad essere il luogo in cui trovano maggiore applicazione
i dispositivi securitari. Nel corso di pochi mesi una sequenza di
sgomberi ha duramente attaccato il movimento bolognese: prima le case
occupate, poi il Livello 57, infine, prima dell’estate, lo sgombero del
centro sociale Crash, lo scorso sabato rioccupato da un corteo di
migliaia di giovani. In concomitanza l’attacco a studenti (divieto
antibivacco) e migranti (venditori ambulanti, lavavetri).
Se a Bologna, ma anche a Padova o Firenze, il meccanismo securitario è
applicato senza troppe mediazioni, a Roma il modello di governo della
metropoli sembra essere più aleatorio, pertanto più insidioso. Un
modello che in molti casi interseca controllo e consenso, socializzando
il meccanismo securitario a parti della popolazione. «Sicurezza
partecipata», questo lo slogan che accompagna gli “interventi
chirurgici” di polizia nei quartieri della città. Attraverso la
definizione di precise campagne mediatiche, l’attivismo più o meno
genuino di comitati di residenti, l’affiancamento di qualche
“pubblicitario” intervento di solidarietà sociale, risulta possibile
isolare interi quartieri, con grate o con blindati, con un parziale
consenso (o, se non altro, con una scarsa opposizione) e sotto l’insegna
della lotta al «degrado», divenuta nuova parola magica della governance
metropolitana.
A Trastevere, però, è stata utilizzata la mano pesante. Un segnale di
forza ed una sperimentazione che, condizionata dalla speculazione
immobiliare e finanziaria, vuole trasformare il quartiere in una
cartolina per ricchi turisti e qualche privilegiato nostrano. Un
quartiere interamente militarizzato – presidi della celere nelle piazze,
ronde degli agenti antisommossa, fermi e perquisizioni, caccia a tutto
quello che risulta essere una “nota disturbante” (dal pischello con la
chitarra al clochard, dall’ambulante a chi si fa una canna). Una mano
pesante simile a quella che, mesi fa, venne utilizzata in piazza Campo
de’Fiori dove si ripeterono cariche dei reparti antisommossa quasi tutti
i week-end. Adesso è più chiaro che si trattò di una specie di prova
generale di quanto sarebbe accaduto anche altrove. La repressione
violenta da una parte e la feroce campagna mediatica dall’altra,
riuscirono nell’intento di svuotare quella piazza dai soggetti
indesiderati senza provocare particolare scandalo, ad eccezione di
alcuni settori dei collettivi studenteschi.
Anche S. Lorenzo non è immune da questo processo che si sta esprimendo
con tattiche differenti, anche per via della specificità del territorio.
Sul Venerdì di Repubblica, infatti, un dirigente della Questura di Roma
si vantava di essere riuscito a riportare il controllo della piazza non
con interventi evidenti, che avrebbero sicuramente creato
contrapposizioni, ma con espedienti come quello di montare grate a
protezione degli stands.
Questi esempi costituiscono già la conferma che il dispositivo di
controllo riguarda l’intera metropoli, ed in particolare tutti i luoghi
di aggregazione e socialità. I blitz nelle vie del centro e della
periferia, le telecamere che vengono installate in ogni angolo, ma anche
la grande caccia a chi non paga il biglietto, con tornelli e
controllori; l’attacco sempre reiterato ai migranti, dai media alle
concrete pratiche di polizia in territori come Piazza Vittorio.
Dentro questa nuova strategia della sicurezza luoghi di aggregazione di
massa e fucine di comportamenti “devianti” come le scuole non rimangono
di certo illesi. Dopo l’aggressione a mezzo di sgomberi e processi, si
sta provando ad applicare un modello di controllo diffuso. Telecamere
negli istituti, cartellini elettronici, controlli di polizia
all’ingresso e all’uscita, corsi sulla legalità, estensione dei
provvedimenti disciplinari. Fino all’iniziativa milanese dei licei
controllati da poliziotti in pensione. Ed infatti il Ministro Fioroni,
nuovo paladino della «serietà», ha imposto a livello nazionale un
irrigidimento dei regolamenti di disciplina, reintroducendo il voto di
condotta e avviando, attraverso la campagna sul «bullismo», la
repressione di ogni forma di comportamento non conforme.
Non basta dire che ci troviamo di fronte ad una svolta neo-autoritaria e
repressiva. Uno sguardo attento ci permette di cogliere la qualità
strutturale, non certo congiunturale, delle nuove forme di controllo. E’
proprio la molteplicità irriducibile (e irrapresentabile) dei
comportamenti sociali, l’ingovernabilità delle nuove forme di vita
metropolitana, ad essere posta sotto attacco dai dispositivi di sicurezza.
La precarietà, infatti, è terreno non riconducibile alle vecchie forme
della politica. I modelli disciplinari imposti dalla fabbrica e dal
lavoro normato sono completamente spiazzati da un’esperienza lavorativa
dislocata nello spazio e nel tempo. Dove la disciplina non può più nulla
interviene il controllo con il suo carattere diffuso, modulare,
aleatorio e flessibile.
Una strategia complessiva che tiene assieme misure repressive e
costituzione del consenso, laddove i media si impegnano con quotidiana e
assassina pervicacia a definire i parametri della devianza, del public
enemy e del moral panic, della marginalità e dei suoi pericoli
incontrastabili. Sollecitare esplosioni razziste e xenofobe per imporre
maggiore sicurezza, dunque minore libertà: è questo il biglietto da
visita per vivacchiare nella scena giornalistica italiana!
Aprire una battaglia contro i dispositivi securitari, le politiche
proibizioniste, le nuove forme di controllo significa partire da questi
nodi.
Una battaglia che ci impegna in primo luogo nella riappropriazione dei
nostri spazi, dei tempi di vita, delle nostre forme di socialità. Aprire
una campagna politica e sociale contro le politiche securitarie vuol
dire cogliere la radicale opposizione tra “sicurezza” e libertà, le due
cose non viaggiano assieme, ma definiscono una linea di rottura.
Nello spirito di questo ragionamento – parziale e da estendere, va da sè
– e sulla scorta di un percorso di mobilitazione molto significativo che
si è aperto nel quartiere di Trastevere, invitiamo tutt*, venerdì 12
ottobre a partire dalle ore 20:00, ad un aperitivo e spinellata di massa
a Piazza Trilussa. Un momento di musica e di comunicazione sociale, di
riapertura di uno spazio di condivisione tra studenti, giovani precari,
antiproibizionisti.
Collettivi giovanili e studenteschi di Roma, UniRiot – Rete per l’autoformazione (Roma), Mdma (Roma), Esc – atelier occupato, Horus Occupato, Astra 19, csoa Forte Prenestino, Stike Spa
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