STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

INTERVISTA: UNO DEI 10.000 TEKNORAVER (Pinerolo, Italia)
2007/08/20,18:24
fonte: Traffic Kills



Main dancefloor on 15 August morning


TK: Buongiorno Eric, vuoi presentarti e presentare le persone che partecipano ad un teknival?
ERIC: Certamente, vengo da Rouen nel Nord della Francia. Suono, amo la musica, stare all’aria aperta e vedere la gente che balla, che è felice. Questo è un teknival per me. Un campeggio con la nostra discoteca (con discoteca si riferisce agli impianti, muri di casse, che con qualche piccola interruzzione diffondo la musica, TK).
Il popolo di un teknival è costituito innanzitutto dai giovani del luogo che vengono a curiosare. Dicono che siamo solo francesi ma non è vero (confermo, TK). Le persone sono varie. Come con ogni grande pubblico. E’ come essere in una strada di una grande città. Può succedere di tutto.

TK: Queste feste si svolgo illegalmente anche in Francia?
Sicuro, sicuro. In tutt’Europa. E’ una necessità. E’ una voglia data dalle costrizioni che vengono imposte nella vita di ogni giorno. Non si può più fare festa liberamente. E in molti scelgono di aggregarsi e riprendersi questa libertà.

TK: I giornalisti italiani parlano di no global?
ERIC: Non penso si possa ridurre così tante persone che ballano sotto una corrente. No global? Perché mai… appena si decide di andare liberamente contro si è no global e impegnati politicamente. No qui c’è musica, festa, spensieratezza. E’ proprio il contrario. Almeno per me, è fuggire da tutto quello che mi comanda e su cui non posso influire se non così!

TK: C’è tanta droga?
ERIC: Si c’è, come non ammetterlo. Non siamo mica in una discoteca VIP, dove bisogna dire che non gira la cocaina. Però di cocaina non ne gira tanta. Non quella preferita. La droga c’è come in ogni altro luogo. Qui c’è libertà e la gente è tranquilla e più manifesta. Poi ci sono tante persone tutte insieme e sembra che ci sia più droga del solito. Sta al cervello delle persone decidere che cosa fare. Come vedi io sono qui a parlarvi e fare colazione.

TK: Cosa fa effettivamente la polizia?
ERIC: Ogni tanto passa qualche macchina. Non so. Io sto qui da qualche giorno. Quando esco a fare la spesa, non ci fermano. Sono gentili. Voi arrivate ora? Che avete visto?
TK:
Una volante che faceva il giro. Non ci sono autovetture ne all’ingresso, né autoambulanze. Effettivamente se la zona è monitorata non è previsto un intervento immediato. C’è la televisione… Magari vi chiamano a suonare in un club.
ERIC: Non vedo l’ora!

TK:
Precedentemente abbiamo sbagliato strada e siamo finiti in una discarica di cassonetti dell’immondizzia. Potrebbero portarne qui qualcuno così che sia più facile raccogliere i rifiuti. Ho visto molte persone pulire.
ERIC: Oh, ma certo per chi ha rispetto per la natura è il minimo tenere pulito. E vi sono molte persone che puliscono.

Il teknival di Baudenasca è stato un enorme campeggio, molto ben organizzato dove la musica è ancora davvero e non sulla carta, libertà!
Solo una trentina di arrestati fra le migliaia di persone che hanno partecipato. Nessuna emergenza sanitaria, nessuna rissa o sommossa civile, nessun incendio e un discreto rispetto della natura e delle persone.
Che poi molti si siano drogati pesantemente…beh! l’importante è che non compissero atti che potessero ledere gli altri e loro stessi, come mettersi alla guida. Ma perchè mai in un posto dove si può dormire su un qualsiasi prato?

Al prossimo anno!

IN MEMORIA Dl ALBERTO
2007/08/20,17:56
IN MEMORIA Dl ALBERTO
IL GIORNO IN CUI LA NOTTE SCESE DUE VOLTE

Un articolo può cambiare la vita di un ragazzo.
Un giornalista ha cambiato la vita di un ragazzo.
Una notizia a cui nessun giornalista, in una grande città, avrebbe dedicato
più di qualche riga, si è trasformata invece nello scoop, nella grande
notizia, che è stata pubblicata su diversi quotidiani.
I fatti: giovedì 5 luglio Alberto Mercuriali viene trovato in possesso di
una "modica" quantità di hashish.
Domenica 8 luglio Alberto Mercuriali è finito sulle prime pagine di alcun
quotidiani locali.
Lunedì 8 Luglio Alberto Mercuriali si è ucciso col gas di scarico della
propria auto.
Ovviamente nessun nome è stato menzionato nell'articolo, ma il giornalista è
stato talmente "bravo" e preciso nel riportare alcuni insignificanti
dettagli, che la mancanza de nome non è bastata a tener nascosta l'identità
del ragazzo.
Un vero e proprio articolo diffamatorio pieno di menzogne che ha dipinto
Alberto come un drogato, ma del resto c questo trattamento non era del tutto
nuovo, tanto è vero che pochi giorni prima, nel corso della "discreta"
perquisizione domestica, gli furono fatte promesse di anonimato mai
rispettate.
A conferma di ciò ricordiamo tutti le eloquenti foto delle forze dell'ordine
scelte con astuzia dai quotidiani, nelle quali i funzionari esibivano
orgogliosamente i ridicoli trofei della loro caccia, quasi a voler ostentare
la soddisfazione per la cattura di chissà quale narcotrafficante.
E' stata decisamente una "splendida" azione combinata di pressioni
psicologiche e mediatiche.
Tradito dai Carabinieri che l'hanno venduto alla stampa, che a sua volta,
l'ha prontamente crocifisso.
Qualcuno disse: "Le parole contano", ci permettiamo di aggiungere che ogni
tanto uccidono pure e concediamo, a chi le ha usate come arma, l'unica
attenuante possibile: "l'infermità mentale".
Le parole del giornalista cadono pesanti, ci fanno male, ci feriscono perché
sappiamo bene che Alberto non era un drogato e non era la persona descritta
da quelle parole fuorvianti.
Probabilmente, alla ricerca di una notizia sensazionale in questa calda e
piatta estate, il giornalista ha vergognosamente manipolato un'informazione
con l'intenzione di darla in pasto alle iene che, sedute comodamente al
tavolino di un bar, l'avrebbero poi divorata avidamente.
Questo non è giornalismo, ma il risultato di un sistema malato, marcio, i
cui meccanismi non vengono dettati dalla sensibilità e dalla comprensione
che gli esseri umani dovrebbero avere nei confronti dei propri simili, ma
piuttosto vengono dettati dai nostri atteggiamenti e comportamenti
superficiali e bigotti, dalle nostre corte vedute e dalle nostre opinioni
meschine.
Tutti noi siamo quindi indistintamente colpevoli di quello che è successo.
Alla base di una scelta estrema come quella fatta da Alberto, probabilmente
concorrono problemi di diversa natura, altre complicazioni di cui noi non
siamo al corrente.
Certo è che le parole diffamatorie del giornalista e la plateale azione
delle forze dell'ordine hanno colpito nel profondo, sono andate a toccare un
tasto che ha azionato un circuito di disperazione aumentando lo stato di
estrema fragilità in cui Alberto si trovava.
Noi, i suoi amici, singhiozzanti di rabbia davanti a questo gravissimo
episodio vogliamo in qualche modo "denunciare" questo dramma, vogliamo
urlare il nostro sdegno nei confronti di un sistema che non può continuare a
funzionare a senso unico, discriminando gratuitamente e senza nessun diritto
gli altri esseri umani.
Viviamo per il momento con la grande amarezza nel cuore di aver perso un
caro amico, un gran lavoratore, un buon studente ed un mediocre pescatore.
Al contempo, proviamo un gran rancore dato dalla quasi assoluta certezza che
poteva essere evitata una morte, se solo si fossero usati un pò di tatto e
discrezione nello svolgimento delle rispettive professioni di giornalista e
di militare, che peraltro riteniamo essere pilastri fondamentali della
democrazia.
Oggi per noi la notte scenderà due volte: per la morte evitabile di Alberto
e per l'assordante silenzio della stampa che lo ha già dimenticato.

Ciao Alberto!

Gli amici del Dottor Tosa

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