STREETANTIPRO07

MUOVITI VELOCE... IL PROIBIZIONISMO E' SULLE TUE TRACCE
a cura di M.D.M.A. Roma

DROGA:INCENSURATO SUICIDA DOPO DENUNCIA,PROTESTA IN ROMAGNA
2007/07/14,17:33


 DROGA:INCENSURATO SUICIDA DOPO DENUNCIA,PROTESTA IN ROMAGNA
(ANSA) - CASTROCARO TERME (FORLÌ-CESENA), 14 LUG - 'Stop alle notizie che
uccidonò e 'Io non credo più ai giornalì. Firmato 'I giovani di CT
(Castrocaro Terme) e TDS (Terra Del Sole)'. Sono le due scritte, a caratteri
cubitali, che da ieri capeggiano su due lenzuoli appesi ad altrettante
finestre affacciate sulla piazza principale di Terra Del Sole, che venerdì
prossimo ospiterà la finalissima del festival 'Voci e Volti nuovì di
Castrocaro, con la ripresa televisiva della Rai. Le due frasi si riferiscono
al suicidio, avvenuto lunedì scorso in un podere della zona utilizzando il
gas di scarico della proprio vettura, di un ventottenne del posto, finito
nei guai con la giustizia per possesso di droga. Il giovane, laureato in
agronomia, senza precedenti e descritto come un tipo tranquillo e molto
schivo, era stato sorpreso dai carabinieri il 6 luglio a fumare uno spinello
in un parco pubblico. Una successiva perquisizione domiciliare aveva portato
al ritrovamento di un panetto di hascisc, del peso di circa sei etti,
nascosto in un ingegnoso incavo ricavato fra le pagine di un libro giallo. I
mass media, a seguito di una conferenza stampa dei Carabinieri in cui era
stata dato conto dell'accaduto senza fornire le generalità del giovane,
aveva riportato la notizia, più per l'originalità del nascondiglio che per
il fatto in sè. Pare però che il giovane, secondo quanto sarebbe riportato
in una lettera indirizzata ai genitori, non abbia retto alla vergogna,
decidendo di farla finita. Una tragedia che ha portato gli amici del giovane
a inscenare la protesta. (ANSA).
Una crociata bipartisan che fa male a tutto di Don Andrea Gallo
2007/07/14,14:26
war on drugs
Una crociata bipartisan che fa male a tutto
Don Andrea Gallo


Cammino da quarant'anni sulla strada e rispetto la fatica di chi deve
affrontare, con i propri figli, un percorso lungo e difficile. Mi sento
vicino
a coloro che non hanno mai la parola. Al contrario di molti che la
monopolizzano, esercitando un vero colonialismo nella società. E sento il
dovere di avvertire i giovani dei pericoli che corrono e delle risorse di
cui
possono disporre. Nei confronti degli altri (media, politici, benpensanti,
chiese, scuola) è mio diritto ridimensionare i problemi della dipendenza,
chiarendoli in modo lucido nelle analisi e nella sintesi. Bisogna
confrontarsi
lealmente, approfondire e non ritenere verità assoluta la propria visione
della
realtà «droga». In questo campo minato, le metodologie devono costruirsi
in
un
processo di trasformazione sociale collettiva.
L'allarme e l'emergenza di questi giorni costruiscono una deleteria
disinformazione. Circolano falsi miti e leggende che fanno notizia, come
«fuma
uno spinello e muore». E quasi sempre chi lancia allarmi non costruisce
politiche del bene comune. Si abbia il coraggio di affermare che le
«droghe»
non sono il vero e il primo rischio per la stragrande maggioranza dei
giovani.
Si ammetta il fallimento della guerra all'offerta. La «Merce» circola e
le
piantagioni in Afghanistan sono triplicate. Il mercato clandestino è
fiorente.
La Comunità San Benedetto al Porto ha ospitato l'assemblea «Dipende da
noi»,
che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone in rappresentanza di 40
centri sociali di tutta Italia.
La consapevolezza dei danni prodotti dalle leggi degli ultimi anni è stata
forte
e condivisa da tutti: nel 2006 spunta la Fini-Giovanardi, approvata a notte
fonda come emendamento al decreto delle Olimpiadi di Torino. Si è deciso
di
partire dal prodotto droghe, demonizzandole e scatenando una persecuzione
che
mette tutto nelle mani del circuito repressivo: Prefetture, Questure,
magistratura, carceri e quelle comunità aderenti all'impianto della nuova
repressione. La tolleranza zero continua a impedire un rapporto educativo e
sincero con i giovani. Si delinea un fronte bipartisan conservatore e
immobilista che dice di combattere una battaglia in difesa dei giovani e
finisce per conservare il nulla poiché il vecchio proibizionismo e lì
come un
ammasso di rottami in nome del quale non si va da nessuna parte. Non è
pedagogico definire una persona dal prodotto che usa. E' un concetto
limitato e
poco scientifico attribuire a un prodotto una dimensione morale. Il fronte
proibizionista (la droga fa male) cavalca questa corporativa nostalgia. E
non
pone alternative, che non siano le comunità terapeutiche, il privato
d'elite
finanziato dallo stato e un servizio pubblico depotenziato. Quest'ultimo
diventa manovalanza per i ceti e le aree deboli del paese, con il suo
ultimo
stadio, il carcere, come discarica sociale. La nuova maggioranza dopo le
promesse elettorali non ha affrontato la riforma della legge
Fini-Giovanardi.
Perché? E' un ritardo pesante.
La mitizzazione delle sostanze proibite aumenta l'attrazione, soprattutto
tra i
giovanissimi. Urge costruire una rete, con tutti quei soggetti che aspirano
ad
avere una funzione progettuale originale, non burocratica, che può essere
realizzata solo intorno a un servizio pubblico forte. Predisporre programmi
a
«bassa soglia», incrementare trattamenti sulle esigenze di percorsi
individualizzati, allestire interventi intermedi flessibili fra
l'ambulatoriale
e le comunità (unità di strada, centri diurni, attività sociali e
domiciliari,
lavoro, case alloggio, gruppi di auto-aiuto). Urge in primis la totale
depenalizzazione del consumo personale. Non spaventi la «legalizzazione»
quando
significa «darsi regole nuove». Governare un fenomeno complesso significa
renderlo gestibile da chi lo vive: abbiamo lasciato morire troppe persone.
La strategia che l'Ue propone si fonda su tre pilastri: lotta al traffico,
prevenzione-cura e riabilitazione-riduzione del danno. Resta nei fatti la
migliore strada percorribile. Questo processo deve coinvolgere tutti:
cittadini, gruppi spontanei e istituzioni. Dobbiamo sollecitare gli enti
locali
a favorire pratiche e politiche sociali che costruiscano spazi di
socializzazione nelle periferie, nei centri storici, nelle stazioni, nelle
città piccole e grandi. Le crociate e i cacciatori di streghe sono inutili
e
dannosi.

Il Manifesto - 12 Luglio 2007 - pag. 7
 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS Powered by NoBlogs.org and A/I Collective